Libano, “ci ribelliamo contro corruzione, tasse e malgoverno”

Il Paese dei cedri è ormai da mesi teatro di una forte agitazione popolare. Oltre 1 milione di persone è sceso ripetutamente in piazza per protestare contro il rincaro di una serie di tasse. Il rafforzamento dell’austerity interviene nell’ambito di un contesto economico già di per sé molto fragile. Intanto, il 19 dicembre, Hassan Diab è stato incaricato di formare un nuovo Governo tecnico. Decisione che ha suscitato un’ulteriore ondata di malcontento. La nostra intervista a Nizar Hassan, giornalista, ricercatore, cofondatore del movimento politico LiHaqqi e attivista per i diritti umani.

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La nuova India, femminilità e conflitto identitario e religioso

Il nazionalismo indù – attraverso l’ideologia Hindutva – sta plasmando un Paese sempre più orientato alla rigorosa classificazione religiosa e di genere della società indiana. In questa visione radicale dello Stato, tutto, dalla politica alla vita quotidiana, prende spunto da una concezione fortemente maschilista, dove la donna è relegata alla sottomissione o alla militanza in nome della difesa del puro nazionalismo. Le conseguenze pericolose sono la marginalizzazione delle minoranze, come i musulmani, e la cancellazione delle libertà, soprattutto per le donne.

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Crisi USA-Iran, escalation contraria alle norme internazionali

Il 3 gennaio scorso, il generale Soleimani, comandante della forza iraniana Quds, ha trovato la morte in un attacco mirato condotto dagli Stati Uniti in Iraq. La reazione iraniana non si è fatta attendere. Nella notte tra il 7 e l’8 gennaio, una pioggia di missili ha colpito le basi americane di Ayn al-Asad e di Erbil. Lo “scontro” in atto tra i due Paesi, al di là delle considerazioni geopolitiche, solleva importanti questioni di carattere giuridico attinenti, in primis, alle norme sull’uso della forza armata. Voci Globali ne ha parlato con il professore Carlo Focarelli, titolare della cattedra di diritto internazionale presso l’Università di Roma Tre.

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Dieci anni di Voci Globali, l’informazione con i piedi nel mondo

Mi è rimasto fisso nella memoria il momento in cui un gruppetto di persone, che per inciso si incontravano per la prima volta di persona, hanno deciso di fondare VG. La nostra poteva sembrare una decisione irrazionale, senza un editore pagante alle spalle e un panorama dell’informazione che sembrava saturo. E invece l’assenza di qualcuno che pretendesse e magari censurasse è stata la nostra forza, e di storie trascurate nel mondo ce n’erano (e continuano ad essercene) tante. Continuiamo a fare giornalismo “di resistenza”, legato a progetti sul campo nel continente africano. Per mischiarci con le realtà del mondo e così raccontarvele.

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Crisi climatiche ostacolo al progresso verso la parità di genere

Agricoltori e pescatori che per la loro sussistenza dipendono direttamente dal mondo naturale, saranno tra le principali vittime dell’emergenza climatica. Con l’accumularsi dei problemi ambientali si disgregano infatti le reti di sostegno delle comunità. E a causa della disparità di genere, nelle regioni del mondo che sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici, le donne rischiano di soffrire più degli uomini. Occorre sempre più il concreto sostegno delle comunità internazionale sia nel superamento degli stereotipi di genere che nella ricerca di nuove soluzioni.

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Crisi climatica e scomparsa delle specie: le sfide del XXI secolo

Oltre un milione di specie vegetali e animali sono a rischio e i ritmi di estinzione sono almeno 10 volte superiori alla media degli ultimi dieci milioni di anni. La comunità scientifica lancia continuamente allarmi sulle preoccupanti conseguenze dei cambiamenti climatici, in gran parte provocati dall’uomo, ma i Governi stentano ad affrontare l’emergenza. Anche la recente conferenza sul clima di Madrid COP25, importante per l’attuazione delle regole dell’Accordo di Parigi, è da considerarsi fallita, con le questioni rinviate a Glasgow 2020.

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Bambini migranti tenuti in gabbia. Storie di “occidentale” follia

Detenuti in ragione del loro status di “migranti”. È questo il triste destino condiviso da moltissimi minori trattenuti in strutture di vario genere nelle more delle procedure per l’espulsione ovvero per il riconoscimento della protezione internazionale. Non esistono dati ufficiali per chiarire la portata del fenomeno assai diffuso soprattutto in Occidente. La pratica è contraria alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo e viola i diritti fondamentali dei bambini. Le loro condizioni di vita all’interno dei centri sono pessime. E le conseguenze sul piano psicologico ed emotivo devastanti. Eppure nulla si muove, mentre la propaganda nazionalista imperversa.

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Sudan, immagini dal sit-in che ha segnato la rivoluzione

Il sogno di un Paese diverso, in cammino verso una democrazia stabile dopo decenni di dittatura e repressione militare, ha fatto sbocciare e dato finalmente spazio ad artisti e movimenti popolari rimasti nell’ombra per moltissimi anni. I giorni delle proteste a Khartoum, tra l’aprile e il giugno di quest’anno, hanno rappresentato un momento di forte liberazione e creatività tra i giovani sudanesi, e non solo, culminati in espressioni artistiche quali poesie e graffiti sui temi del cambiamento e della rivoluzione. Proseguono le corrispondenze di Michele Pasquale.

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Attesa nel 2020 ondata di austerity nei Paesi in via di Sviluppo

In ogni parte del mondo, le politiche economiche restrittive sono quasi diventate la “nuova normalità” con conseguenze gravi su quasi 6 miliardi di persone. Il rigore, in passato, ha permesso di ridurre la spesa pubblica degli Stati. Adesso però mette a rischio il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile incidendo, in particolare, sui più poveri. I leader mondiali dovrebbero individuare nuove soluzioni funzionali per la prosperità di tutti, Paesi in via di Sviluppo compresi. Tuttavia, non sembrano essere orientati in questa direzione.

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Cile, l’ombra di Pinochet sulla repressione violenta della piazza

Violenza, frustrazione, rabbia: questo sta esprimendo da quasi due mesi la piazza cilena. Quello che finora era considerato lo Stato modello della democrazia capitalista in America Latina , oggi è un Paese a pezzi. Il Cile, attraverso le manifestazioni esplose il 18 ottobre, chiede un cambio di rotta radicale. E, soprattutto, l’eliminazione dei segni della dittatura di Pinochet, ancora troppo evidenti nella Costituzione del 1980 e nel modello economico liberista. Dopo circa 30 anni di vita senza regime, infatti, il Cile primeggia per disuguaglianza sociale e iniqua distribuzione della ricchezza.

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