Migrazioni, film e documentari africani che cambiano la narrazione

Se molti viaggi migratori hanno i Paesi africani come punto di partenza, è purtroppo vero che nella narrazione globale sulle migrazioni manca proprio il punto di vista di chi questi viaggi li affronta. Questo è invece l’obiettivo della Ong STEPS che si occupa di portare la prospettiva degli africani sulla scena internazionale, producendo film e documentari su temi d’attualità che siano strumenti di cambiamento sociale e sensibilizzazione. Tramite l’impact producing, è infatti possibile agire concretamente per migliorare la vita degli individui, delle comunità e delle politiche documentate nelle pellicole.

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RDC e Belgio, il passato e il tentativo di costruire nuove relazioni

La storia del colonialismo europeo in Africa è piena di punti oscuri: sfruttamento, schiavitù e accuse di genocidio hanno segnato quella tra Belgio e Congo. Negli ultimi anni sono stati compiuti alcuni passi verso il riconoscimento dei crimini commessi nella ex colonia anche al fine di ricostruire legami diplomatici più forti. Se è vero che il Belgio ha espresso rammarico per quanto avvenuto nella attuale Repubblica Democratica del Congo, è necessario che lo Stato dell’Africa centrale sia parte attiva del dialogo e delle trattative, non ultime quelle sui possibili risarcimenti economici.

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In piedi per la Terra, giovani e società civile in lotta per l’ambiente

Storicamente l’opinione pubblica è scesa in strada per difendere i propri diritti e, rivendicandoli, si è vestita anche di istanze in difesa dell’ambiente e di tutte le questioni ad esso legate. L’evoluzione delle proteste ha seguito il corso degli eventi: partendo dalla conservazione della Natura, passando per la paura per l’impatto della crescita economica incontrollata fino alla crisi climatica di oggi. Alcune voci attuali, che si levano per invertire la rotta del disastro, raccontano a Voci Globali l’urgenza dell’azione, il coraggio della disobbedienza, la forza del cambiamento.

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Bambini e conflitti armati, inaugurata a Sarajevo la mostra “LISTEN”

Tra le notizie di questo mese: Bangladesh, riflettori puntati sulla sicurezza dei luoghi di lavoro dopo l’esplosione nel porto di Chittagon. Il principale gruppo pro-democrazia sudanese incontra per la prima volta i vertici della giunta golpista. Cambio di rotta degli Stati Uniti sull’omicidio Khashoggi per riallacciare i rapporti con Arabia Saudita. Il Sudafrica chiede alla comunità internazionale di porre fine all’apartheid israeliana contro i palestinesi Ritrovati i resti del giornalista inglese Dom Phillips e dell’antropologo Bruno Pereira, impegnati a indagare sullo sfruttamento illegale dell’Amazzonia.

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Criminalizzazione della solidarietà, quando è cominciata e perché

Soccorrendo migranti in pericolo in mare o sulle montagne, offrendo loro riparo e cibo, documentando gli abusi delle polizie e opponendosi alle espulsioni, i difensori dei diritti umani hanno svelato la crudeltà causata dalle politiche europee (e italiane) sull’immigrazione e sono diventati essi stessi bersagli delle autorità. Analizziamo, insieme all’avvocato Fulvio Vassallo Paleologo e al capomissione di Mediterranea, Luca Casarini, il fenomeno dell’attacco alle organizzazioni che operano nel sociale, specie nel campo delle migrazioni, soffermandoci tra l’altro sul tipo di linguaggio discriminatorio usato quando si parla di migranti.

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Cannabis, in Africa produzione per uso medico penalizza i locali

La coltura della cannabis ha una lunga storia nel Continente africano e, sebbene in passato molti Paesi perseguissero i reati legati alla coltivazione clandestina, ora si sta promuovendo la produzione legale. Sono dieci le nazioni che ne hanno approvato la legalizzazione per usi medici e scientifici. Tuttavia, i processi che regolano la coltivazione e la distribuzione sono così lunghi e costosi che solo le grandi aziende possono permettersi di entrare in quest’industria emergente a discapito dei piccoli produttori che invece restano esclusi. E il settore rischia di essere fagocitato dalle multinazionali.

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Schiavizzate, stuprate, umiliate: la vita buia di badanti e braccianti

Raccolgono fragole e pomodori in turni estenuanti, vivono rinchiuse in casolari lontani da tutto, sono sottopagate, subiscono violenze sessuali e ricatti da parte dei loro padroni, vengono sorvegliate anche durante il riposo, non hanno accesso all’acqua per bere o per lavarsi: sono colf, badanti e braccianti agricole, spesso migranti, sfruttate nei Paesi europei mediterranei, anche in Italia, invisibili per la legge, le istituzioni, la società. Il racconto di Stefania Prandi, giornalista e fotografa, che queste donne le ha incontrate durante diverse inchieste sul campo e ne ha testimoniato le sofferenze, la vita senza dignità, le deboli speranze.

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Nicaragua, il Governo Ortega mette fuori legge i gruppi femministi

Dal 2018, il regime di Ortega ha obbligato 267 ONG nicaraguensi a chiudere, dopo averle sottoposte a forti limitazioni. Chi ne paga le conseguenze sono le parti sociali più vulnerabili come donne e giovani LGBTQI che vedono cadere, con le organizzazioni, anche la protezione dei propri diritti. In un Paese in cui sessismo e omofobia dilagano, una grossa parte della popolazione si ritrova scoperta da qualsiasi tutela. Su 13 rifugi destinati a donne e bambini vittime di violenza di genere, solo 3 sono ora attivi ma costretti a operare clandestinamente pur di non abbandonare i loro assistiti.

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Deportazioni e storie che nessuno ricorderà. Quei rifugiati sbagliati

Un rifugiato non è mai al sicuro in quest’Occidente malato e sbagliato. O meglio, dipende da quale parte del mondo proviene. Ci sono due foto che in questi giorni hanno fatto il giro dei social (e una è stata rimossa in tutta fretta). Quella del diciannovenne del Darfur che oscilla da una trave di un centro di prigionia di Tripoli e quella della ragazza ucraina, più o meno coetanea di Mohamed Aziz (questo il nome del ragazzo), che indossa il suo abito da cerimonia tra le macerie della sua scuola. Foto che incarnano il modo in cui vediamo e interpretiamo medesime sciagure. E intanto si dà il via a operazioni di deportazione dalla GB al Rwanda.

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Clima e giustizia sociale, la leadership delle donne del Sud globale

Una vasta documentazione testimonia che la crisi ambientale grava, in misura maggiore, sulle spalle dei Paesi cosiddetti ‘in via di sviluppo’. Per realizzare un miglioramento delle condizioni climatiche, è necessario un cambiamento di narrativa che possa assicurare maggiore giustizia sociale, lasciando spazio alle categorie tradizionalmente oppresse. Per questo motivo, le prospettive e le azioni di alcune leader femministe, provenienti dal Sud del mondo, vengono sottolineate in questo articolo. Queste donne costituiscono la chiave per un’azione collettiva a favore della giustizia climatica.

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