Raccontare la Siria, il ruolo di social, reportage 2.0 e archivi

Dopo lo scoppio della rivoluzione siriana nel 2011, quante sono le testate giornaliere o periodiche che hanno raccontato e raccontano un Paese in sempre più profonda crisi? E’ possibile catalogarle? La Rete è terreno di comunicazione allargata ma facilita anche la dimenticanza. Quale storytelling perseguire per sfruttarne le potenzialità, evitando di cancellare la memoria di quanto sta accadendo? Nell’articolo una rassegna di esperienze provenienti da ambiti diversi della comunicazione e del giornalismo.

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Africa saccheggiata, lo dice la Banca Mondiale. Ecco le prove

Una recente relazione della Banca Mondiale fornisce prove sull’impoverimento dell’Africa a causa dell’estrazione sfrenata di risorse naturali tra cui minerali, petrolio e gas. Ma le politiche e le pratiche della Banca Mondiale si dimostrano schizofreniche restando nel complesso orientate alla restituzione dei prestiti esteri e al rimpatrio dei profitti delle multinazionali, consentendo così la continua depredazione del patrimonio del continente.

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Amazzonia, si decide senza il consenso dei popoli indigeni

Il governo del Perù ha chiari programmi di sviluppo per le regioni delle foreste pluviali. L’estrazione di petrolio sta già avvenendo su ampia scala e quest’ultima sarà sostenuta da importanti investimenti in nuovi gasdotti, in proposte di dighe per la produzione di energia idroelettrica e altri vasti piani per i trasporti. Questi progetti stanno tuttavia deliberatamente limitando il potere di consenso delle comunità indigene, quando servirebbero invece più adeguati meccanismi di consultazione per ascoltare e rispettare le loro voci.

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Donne, africane, femministe: un lungo percorso di riscatto

In numerosi dibattiti, articoli e conversazioni sui social media, si sente e si legge l’idea secondo la quale ‘il femminismo è non – africano’. Sappiamo tuttavia come la Storia venga distorta e rimodellata per favorire gli interessi di chi la racconta. E invece le donne africane sono femministe, sostiene l’autrice di questo articolo, e il loro femminismo non è a sé stante – è nato dal femminismo africano del passato: madri che hanno salvato ragazze, insegnanti che hanno insegnato l’uguaglianza, e molte altre, in un lungo percorso storico che porta fino ad oggi.

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Amazigh, i berberi che in Libia rivendicano diritti e libertà

La comunità berbera insediata nel territorio Gebel Nefusa e nella città di Zuara, in Libia, avanza richieste di legittimo riconoscimento nel Paese. Dopo la violenta repressione negli anni del regime di Gheddafi, questa minoranza si è impegnata nel movimento rivoluzionario e di lotta contro il Rais. L’obiettivo è di conquistarsi un posto nella società libica dove poter esprimere la propria cultura ed identità. La strada, però, sembra ancora in salita, e le prospettive di questa comunità -come peraltro dell’intera Libia – restano incerte.

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Africa tech, il digitale per la salute, i soldi e l’educazione

L’innovazione sta di casa nel continente nero: satelliti, reti mobili, mobile money transfer, applicazioni per smartphone, progetti di e-health e di e-learning, sono tante e diverse le realtà aziendali che ruotano attorno al tech in Africa. Per questo, i database in Rete che riguardano l’economia africana e non solo, utili a organizzare in modo quanto più ordinato possibile ed utile le tantissime informazioni che riguardano l’Africa e i suoi rapidi mutamenti sono sempre più utili e consultati.

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Siria, nessuno sta vincendo una guerra destinata a continuare

Mentre il conflitto sta per entrare nell’ottavo anno molti commentatori, tra cui leader di governo, vogliono far passare il messaggio che la guerra stia volgendo al termine. Queste indicazioni sono fuorvianti. La guerra in Siria – di fatto – continua, nonostante la sconfitta territoriale dello Stato Islamico. Centinaia di migliaia di persone continuano a subire la fame e la guerra e la situazione di questa nazione divisa sembra essere bloccata in una sanguinosa violenza che probabilmente andrà avanti anche nel 2018. Più la situazione cambia più sembra rimanere la stessa.

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Kabul, il respiro del sangue e le urla del dolore e della morte

È blindata Kabul, c’è un check point quasi ogni 500 metri, posti di blocco, barriere di cemento, filo spinato, hummer e mitragliatrici a tagliare in due le strade. In Occidente arriva una piccolissima percentuale di notizie, ma qui c’è un attentato in media ogni tre giorni, le vittime sempre e solo afghane, una strage che porta via ogni speranza. Le forze internazionali si occupano solo di determinate missioni, e di fornire addestramento, ma nelle strade ci sono sempre e solo loro, gli Afghani, ancora una volta soli contro il terrore e a respirare sangue.

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Elefanti che piangono, topi che ridono. La forza dei sentimenti

Anni fa, credevamo – noi esseri umani – di non essere, noi stessi, animali e che questi fossero qui sulla Terra solamente per essere sfruttati. Una mucca era considerata un hamburger che cammina, disponibile non appena avessimo avuto fame. Le cose sono un po’ cambiate e ora riconosciamo il fatto che gli animali possano provare emozioni, dalle più semplici alle più complesse. Anche se la strada da fare è ancora lunga per riconoscere che noi umani facciamo parte di quello stesso mondo animale che non rispettiamo, In questo articolo vengono analizzati i modi di comunicare di alcuni animali, dai pesci ai mammiferi.

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Dimenticare per sopravvivere: i traumi silenti dei migranti

Cristiano Draghi, psicologo e giornalista, racconta a Voci Globali la ricerca realizzata per Psicologo di strada sulle condizioni psicologiche di richiedenti asilo e rifugiati: 1 su 10 ha, fin da subito, bisogno di un tipo di sostegno psicologico personalizzato, la metà degli intervistati accusa sintomi fisici connessi a condizioni di stress, il 60% è considerato a rischio di Disturbo post-traumatico da stress. Esistono delle linee guida ministeriali per far fronte a questo tipo di necessità all’interno del sistema di accoglienza, ma l’emergenzialità dell’intera gestione fa sì che vengano applicate in maniera residuale.

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