Guerra Russia-Ucraina, debolezza e crisi del diritto internazionale

[Traduzione a cura di Gaia Resta dell’articolo originale di Juliette McIntyre, Douglas Guilfoyle e Tamsin Phillipa Paige pubblicato su The Conversation]

La sala del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a New York. Da Wikimedia Commons con licenza CC BY-SA 2.0

Questa settimana il mondo ha assistito a uno spettacolo grottesco: la Russia, che attualmente presiede il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ha dato inizio all’invasione dell’Ucraina mentre il Consiglio stesso era riunito in via emergenziale per risolvere la crisi in questione.

Questo ha portato molti a domandarsi quale sia il senso del diritto internazionale e se abbia potere sul comportamento degli Stati.

La Russia ha infranto la legge?

Sì. Non c’è alcun dubbio che la Russia abbia violato le norme del diritto internazionale, così come che l’Ucraina abbia diritto all’integrità territoriale e all’indipendenza politica. Il “riconoscimento” da parte della Russia delle repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk non cambia queste certezze, tantomeno la rivendicazione del territorio ucraino – basata su ragioni storiche – da parte della Russia.

Inoltre, la Russia ha commesso un’aggressione nei confronti dell’Ucraina. E quello dell’aggressione è un concetto antico nel diritto internazionale, antecedente la fondazione delle Nazioni Unite.

La guerra è stata dichiarata un’azione illegale fin dal patto Briand-Kellogg del 1928. Tale documento, con il quale fu istituito il Tribunale Militare Internazionale a Norimberga nel 1945, definisce “la progettazione, la preparazione, lo scatenamento e la continuazione di una guerra di aggressione” come crimini contro la pace.

Infine, le azioni compiute dalla Russia costituiscono una grave violazione dello Statuto delle Nazioni Unite che stabilisce quanto segue:

I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato.

Cosa può fare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU?

Che senso hanno queste norme internazionali se la Russia può comunque invadere l’Ucraina? Dove va a finire l’applicazione della legge?

L’articolo 24 dello Statuto dell’ONU attribuisce al Consiglio di Sicurezza la responsabilità primaria del “mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”. A tal fine è previsto l’impiego di misure collettive per prevenire e contrastare le minacce alla pace e la repressione degli atti di aggressione.

L’ONU è stato fondato specificamente per evitare che si ripetesse una guerra mondiale tra grandi potenze. E poichè un evento del genere non si è verificato negli ultimi 75 anni, si può dire che l’ONU ha lavorato efficacemente per raggiungere il suo obiettivo primario.

Ma c’è un ostacolo: il Consiglio di Sicurezza (e lo Statuto, più in generale) è stato creato dalle potenze alleate che hanno “vinto” la Seconda guerra mondiale. Quando hanno fondato le Nazioni Unite, queste potenze (Cina, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Russia in quanto Stato successore dell’URSS) sono state posizionate tecnicamente al di sopra delle legge.

Hanno ricevuto lo status di membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (noto come P5) e il potere di veto sulle azioni delle Nazioni Unite.

Ciò è stato stabilito espressamente per impendire all’ONU di intrapendere azioni contro di loro e di mettere loro nella posizione di poter bilanciare le reciproche ambizioni. Questo sistema, però, funziona soltanto se i membri del P5 rispettano le regole.

Il sistema ha funzionato durante la Guerra Fredda perché nessun membro del P5 si sentiva forte abbastanza da agire unilateralmente e rompere quell’equilibrio. Quando quel precario equilibrio di potere è venuto meno con il crollo dell’Unione Sovietica, la volontà dei membri del P5 di agire con moderazione ha cominciato a vacillare.

Negli anni ’90 gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno usato il Consiglio di Sicurezza per approvare automaticamente la loro ampia attività militare. In seguito, quando la Russia e la Cina si sono sentite sicure abbastanza da impiegare il loro potere di veto (significativamente in occasione dell’invasione dell’Iraq nel 2003), gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno agito unilateralmente. Il Consiglio di Sicurezza – per come è concepito – non aveva alcun potere per impedirlo.

Lo scenario è lo stesso di quello di oggi, con la Russia nel ruolo dell’aggressore. La cautela del P5 nell’impiego di azioni militari è stata appesa a un filo per decenni. Ora quel filo potrebbe essersi spezzato definitivamente.

Il diritto internazionale prevede altre possibili reazioni?

La faccenda non si conclude con la violazione della legge da parte della Russia. Il diritto internazionale prevede delle modalità – oltre all’imposizione di sanzioni economiche – sia per difendere l’Ucraina che per punire la Russia.

Un’opzione è quella di invocare l’Articolo 51 dello Statuto dell’ONU, che conferisce agli Stati il diritto all’auto-difesa individuale e collettiva.

L’Ucraina è legalemente autorizzata a usare la forza per difendersi dall’attacco e, inoltre, a richiedere l’aiuto militare di altri Paesi. Quando l’Iraq invase il Kuwait nel 1990, quest’ultimo emanò un certo numero di richeste per ricevere aiuto.

Ci si è domandati anche se sia possibile privare la Russia del suo status di membro permamente del Consiglio di Sicurezza.

La risposta è no. Molti stanno contestando il fatto che la Russia abbia ereditato il seggio dell’URSS al Consiglio di Sicurezza, ma tutti i Paesi nati in seguito al crollo dell’Unione Sovietica (Ucraina inclusa) dichiararono il loro accordo nel 1991.

Per quanto riguarda la possibilità di riformare lo Statuto per rimuovere la Russia, è invece tecnicamente impossibile.

L’Articolo 108 dello Statuto dell’ONU non consente emendamenti, ma richiede il consenso di tutti i membri del P5. Quindi, per escludere la Russia dal Consiglio di Sicurezza, la Russia stessa dovrebbe dichiararsi d’accordo ed è impossibile che accada.

Anche questo aspetto è previsto dallo Statuto stesso per tutelare la sicurezza dei membri del P5 nel loro compito di sorveglienza. Purtroppo, non si può far rispettare la pace quando è proprio il tutore dell’ordine a violare la pace.

Putin può essere perseguito per i suoi crimini?

Bisogna considerare anche il diritto penale internazionale. Putin ha commesso un crimine di aggressione dando inizio a una guerra illegale, e qualsiasi crimine di guerra commesso dalla Russia su territorio ucraino ricade sotto la giurisdizione della Corte Penale Internazionale (in inglese, ICC).

Ma Putin non può essere processato davanti alla Corte per aggressione, per via della ristretta sfera di competenza della Corte stessa.

In maniera del tutto singolare, sia lo Stato aggressore che la vittima devono accettare lo Statuto di Roma (il trattato che ha fondato la Corte) e la sua giurisdizione riguardo l’aggressione. Mentre l’Ucraina ha accettato la giurisdizione della Corte, la Russia non fa parte dello Statuto di Roma.

Quindi l’aggressione russa non rientra nella sfera di competenza della Corte Penale Internazionale, a meno che il Consiglio di Sicurezza non segnali la Russia alla Corte come un non membro. E, naturalmente, la Russia può porre il veto su questa azione in quanto è un membro permanente del Consiglio.

Sebbene la Corte abbia giurisdizione sui crimini di guerra, attribuire a un presidente i crimini di un soldato di fanteria è un’impresa complessa in cui la Corte non è mai riuscita.

Comunque, la Corte non rappresenta l’unica via possibile. Qualsiasi Paese del mondo può perseguire gravi crimini di guerra, come l’attacco intenzionale di civili.

E un Paese può perseguire i cittadini di altri Stati per aggressione, se dispone di leggi a questo proposito. La Germania, i Paesi Bassi, l’Ucraina e perfino la Russia dispongono di leggi di “giurisdizione universale” che si applicano agli atti di aggressione.

In modo simile, anche la dottrina della responsabilità di comando è soggetta alla giurisdizione universale. Per questo motivo i soldati di prima linea non possono essere perseguiti per crimini di guerra.

Tuttavia, la difficoltà per quanto riguarda la giurisdizione universale risiede nel prendere in custodia i sospettati. I capi di Stato, in particolare, godono di solito dell’immunità dalle accuse di crimini di guerra nei tribunali esteri.

E non solo: perché tali processi abbiano luogo, i leader politici e militari russi dovrebbero essere rimossi dai loro ruoli, arrestati e poi estradati.

In breve: qualcuno verrà portato in tribunale nel prossimo futuro? No. E in un futuro più lontano? Forse.

Nel frattempo, il compito della comunità internazionale è quello di raccogliere le prove dei crimini nel momento in cui accadono, e di sostenere il diritto dell’Ucraina di difendersi. Il diritto internazionale esiste ed è dovere degli Stati applicarlo.

Gaia Resta

Traduttrice, editor e sottotitolista dall'inglese e dallo spagnolo in ambito culturale, in particolare il cinema e il teatro. L'interesse per un'analisi critica dell'attualità e per i diritti umani mi ha avvicinato al giornalismo di approfondimento e partecipativo.

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