India, donne ai margini di una società maschilista e settaria

[Traduzione a cura di Luciana Buttini dall’articolo originale di Rahul Goel pubblicato su The Conversation]

In India, tra uomini e donne regna una forte disuguaglianza, una condizione, questa, percepita soprattutto nelle strade delle sue città, che risultano essere senza alcun dubbio territori maschili. Sicuramente, la ragione in parte risiede nel fatto che la popolazione è costituita da un numero inferiore di donne. Con 940 donne ogni 1.000 uomini, si può affermare che la nazione registra un basso rapporto numerico tra i sessi e che ciò è il frutto del comportamento delle stesse famiglie indiane, le quali prediligono i bambini maschi, lasciando le donne in balia della malnutrizione e della malasanità.

Inoltre, solo il 27% delle donne indiane fa parte della forza lavoro del Paese, rispetto al 79% degli uomini. Una tendenza, questa, più evidente che mai nelle aree urbane. Sebbene, infatti, le donne in India vadano, generalmente, a lavoro a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici, si vedono comunque meno nei luoghi pubblici rispetto agli uomini e questo perché molte di loro non svolgono lavori che richiedono di viaggiare. Tutto ciò ha un impatto significativo sulla loro salute e sulle loro opportunità future.

Rapporto tra uomini e donne pendolari nei vari Paesi

Gli uomini indiani effettuano almeno cinque viaggi di lavoro in più rispetto alla controparte femminile.

Secondo un censimento condotto nel 2011, solo il 17% di tutti i pendolari nelle aree urbane sono donne. Persino nelle grandi città metropolitane, come Delhi, Mumbai, Kolkata e Chennai, la percentuale di pendolari donne non supera mai il 20%. Complessivamente, quasi cinque uomini per ogni donna fanno i pendolari.

Restare a casa

Tale disuguaglianza si riflette anche nei dati raccolti dal Governo sui titolari di patente di guida. Le statistiche mostrano che gli uomini superano le donne di nove a uno rispetto a ciò che si registra negli Stati Uniti, in cui il sesso femminile prevale sul maschile (benché di poco). Sebbene, infatti, il Paese stia assistendo a una rapida crescita economica, il numero di persone che possiedono un veicolo resta ancora molto basso. In India, ci sono solo 20 automobili ogni 1.000 abitanti, rispetto alle oltre 400 presenti nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito.

Ciò significa che la stragrande maggioranza della popolazione va a piedi, in bici o con mezzi pubblici: l’83% delle donne fa ricorso a una delle tre soluzioni. In Inghilterra, solo il 27% delle donne utilizza uno di questi modi di trasporto per andare a lavoro, e negli USA sono ancora meno.

Stazione ferroviaria di Chhatrapati Shivaji, Mumbai. Immagine ripresa da Flickr/Hetarllen Mumriken in licenza CC.
Stazione ferroviaria di Chhatrapati Shivaji, Mumbai. Immagine ripresa da Flickr/Hetarllen Mumriken in licenza CC.

Da un sondaggio condotto nel 2013 a Delhi insieme ai miei colleghi e riguardante tutti gli spostamenti effettuati in India, non soltanto quelli professionali, si evince che gli uomini viaggiando riescano a raggiungere livelli di attività fisica simili agli abitanti dei Paesi Bassi, Nazione in cui il ciclismo rappresenta uno sport molto popolare (al contrario di Delhi dove prevale la camminata). Le donne, invece, rispetto al sesso opposto, svolgono metà dell’attività fisica.

Alla luce di questi dati, è evidente che tale condizione non è dovuta al fatto che le donne viaggiano di più in auto ma perché molte non viaggiano proprio in città. La nostra ricerca ha, inoltre, rivelato che solo il 20% di tutti i viaggi a Delhi sono fatti da donne e soltanto il 25% nella città di Bengaluru. Con livelli più bassi di attività fisica, le donne rischiano maggiormente di ammalarsi di malattie cardiache, tumori al seno e depressione.

Strade più sicure

Inoltre, più di un terzo delle donne che lavorano in India lo fanno da casa. Confinate tra le mura domestiche, sono socialmente escluse, il che equivale alla perdita dei vantaggi derivanti, spesso, dalla creazione di una rete di rapporti sociali, come il sostegno emotivo e finanziario, l’accesso alle opportunità, o la partecipazione alla vita sociale o politica della comunità locale. Pertanto, affinché le donne possano prendere parte volentieri alle attività fuori casa, le strade, i quartieri e le infrastrutture di trasporto devono essere progettati in modo da rispondere sensibilmente ai bisogni femminili.

Donne indiane. Immagine ripresa da Flickr/Christian Haugen in licenza CC.
Donne indiane. Immagine ripresa da Flickr/Christian Haugen in licenza CC.

La garanzia di una maggiore sicurezza negli spazi pubblici non dovrebbe basarsi esclusivamente sull’emanazione di leggi più severe in materia di violenza contro le donne oppure su una loro migliore applicazione – sebbene ciò giochi già un ruolo importante. Il diritto delle donne di potersi muovere nei luoghi pubblici senza alcuna paura può essere salvaguardato attraverso la costruzione di un ambiente basato sul principio degli “occhi sulla strada” elaborato dall’urbanista e scrittrice Jane Jacobs. Secondo questo concetto, gli individui si sentono più al sicuro a muoversi su strade aperte e attraenti frequentate da molte persone, mentre quelle isolate incutono paura.

Offrire strade più sicure contribuirebbe anche a rendere più accessibili i trasporti pubblici, visto che i viaggi in autobus o in treno implicano, generalmente, spostamenti in entrambe le direzioni. Le fermate e le stazioni dovrebbero essere situate in zone trafficate e ben illuminate di notte. Visto, inoltre, che le molestie sugli autobus e sui treni restano una questione sociale importante non solo per l’India, al fine di garantire alle donne viaggi più sicuri con i mezzi pubblici, bisogna attuare molte altre misure, quali corsi di formazione per il personale dei trasporti e l’assunzione di più donne.

Con la presenza di venditori ambulanti, un’alta densità di popolazione, strade strette e moltissime persone che si spostano a piedi o in bicicletta, le città indiane dispongono di alcuni dei più animati quartieri del mondo, in cui le donne possono sentirsi al sicuro. Ma poiché le città crescono in termini di dimensione, spesso, questi quartieri restano isolati. Oggi, pertanto, la sfida è quella di garantire la sicurezza nelle città attraverso progettazioni su più vasta scala.

Luciana Buttini

Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica, frequenta l'ultimo anno di specialistica in Lingue per la cooperazione e la collaborazione internazionale presso l'Università di Bologna. Nel frattempo lavora come traduttrice freelance dal francese e dall'inglese in vari ambiti.

Luciana Buttini

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