Migranti climatici, urge una protezione giuridica internazionale

A causa del cambiamento climatico, o per disastri ambientali quali uragani e tempeste, o l’innalzamento del livello dei mari e la desertificazione, le migrazioni causate da calamità naturali sono un fenomeno destinato a diventare sempre più importante. Per affrontare questo tipo di emergenze serve l’adozione di nuove normative sovranazionali a tutela dei rifugiati ambientali, attualmente del tutto carenti. Gli Stati, soprattutto quelli più vulnerabili, dovranno inoltre anticipare risposte, sia in ottica preventiva di riduzione dei rischi che in chiave di adattamento.

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Nigeria del Nord, il volto femminile del desiderio di pace

I dati pubblicati nel giugno 2016 dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni parlano di 2 milioni di nigeriani costretti ad abbandonare le proprie case. La violenza continua e i disastrosi danni ambientali hanno avuto serie ripercussioni soprattutto sulla popolazione femminile. Nel nord del Paese più della metà degli sfollati – per la precisione il 53% – sono donne. Vi sono poi le sopravvissute alle violenze di Boko Haram, che tornano a casa ma che vengono poi emarginate, assieme ai figli avuti dai ribelli. A tutto ciò si aggiungono gli enormi problemi emotivi per i maltrattamenti, gli abusi fisici e psicologici subiti.

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Colombia e i figli della coca, storie del dopo Escobar

Negli ultimi anni, grazie alle piattaforme online sono state proiettate diverse serie tv ispirate a eventi del passato colombiano. Nonostante i fatti siano romanzati e portino a mitizzarne i protagonisti, queste serie hanno portato gli spettatori a conoscenza di moltissimi fatti per anni ignorati. Nella realtà, le vittime di questo lucrosissimo traffico che è arrivato a coinvolgere anche i clan di camorra sono lontani dai miti delle serie tv e continuano a pagare un prezzo in dolore altissimo ancora oggi, in un Paese che ha il primato mondiale nel numero di sfollati interni.

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Agenzia umanitaria africana, sfide e opportunità

Quasi il 30% dei 41 milioni di sfollati e circa il 20% dei rifugiati di tutto il mondo sono in Africa. La causa principale delle migrazioni in tutto il continente sono i conflitti, ma anche altri fattori, come il cambiamento climatico, influiscono. L’Unione africana ha riconosciuto la necessità di una risposta urgente a tale crisi umanitaria. Recentemente è stata avanzata la proposta di un organismo ad hoc, prima però bisogna interrogarsi e risolvere alcune questioni che vanno dalla selezione del personale, alla capacità di collaborazione tra gli Stati; dal finanziamento, alla divisione dei compiti e alla capacità di farsi percepire positivamente dall’opinione pubblica con azioni concrete.

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Dall’orrore alla disperazione: la crisi dei rifugiati in Kenya

La decisione del governo kenyota di chiudere i campi profughi che ospitano centinaia di migliaia di persone provenienti da Paesi limitrofi rappresenta una chiara violazione del diritto internazionale. Il provvedimento non risolve peraltro il problema della sicurezza, minacciata dalla presenza delle milizie di Al Shabaab. Molti profughi costretti a tornare in Somalia saranno facilmente conquistati dai reclutatori del terrorismo.
Il dilemma tra l’accoglienza dei rifugiati e la difesa della sicurezza nazionale affligge il governo. Quale sarà ora il destino di 600.000 profughi che non saranno più ospitati sul suolo del Paese?

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“Rifugiato” non equivale a “vittima”, contro un luogo comune

Con il susseguirsi delle situazioni di crisi nel Mediterraneo o altrove, l’attenzione dell’opinione pubblica viene richiamata dalle sempre più numerose persone in fuga dalla guerra, dalla povertà o dalle persecuzioni. Tuttavia, le rituali manifestazioni di compassione sui media e sulla scena politica svolgono un cattivo servizio alle attività in favore dei rifugiati perché involontariamente – e falsamente – li rappresentano in uno stato di inazione e passività. Descrivere i rifugiati in questa chiave non favorisce cambiamenti sociopolitici significativi.

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Colombia, l’amore ai tempi della guerra

La Storia recente del Paese attraverso la vicenda di un ex guerrigliero,un racconto (vero) che pare sospeso tra realtà e fantasia. “All’inizio del 1964 dopo anni di guerre intestine tra conservatori e liberali, dove anche girare con un vestito di un colore sbagliato poteva significare la morte, nascono i gruppi di guerriglieri. Contrapposti ai guerriglieri di sinistra ci sono i paramilitari (…) In mezzo a questo caos chi ne paga le conseguenze è sempre la povera gente: questa è la storia di uno di loro.”

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India, il costo umano dello sviluppo

La vicenda del progetto di costruzione di un’acciaieria a Jagatsinghapur, area rurale nello stato dell’Orissa, rappresenta un tipico caso di conflitto tra le necessità macroeconomiche di sviluppo e i diritti di proprietà nonché le esigenze di sviluppo umano delle comunità fragili. Da anni, molti abitanti dell’area sono stati sfollati e costretti a vivere in povertà presso un campo di transito sovraffollato e in condizioni non idonee dal punto di vista sanitario.

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