La crisi climatica cambierà la nostra dieta e alcuni cibi spariranno

La lotta al riscaldamento globale si sta traducendo, con sempre più urgenza, in lotta per la sopravvivenza. E l’allarme è più forte se si parla della nostra alimentazione. Innalzamento delle temperature, eventi atmosferici più violenti e distruttivi, forte riduzione della biodiversità ci costringeranno – e di fatto hanno già iniziato – a modificare le nostre abitudini alimentari. Ma se dovremo cambiare il nostro modo di mangiare e abituarci all’assenza di alcuni cibi, sarà necessario anche rivedere in senso più sostenibile le modalità di produzione alimentare, per assicurarci la conservazione della vita sul Pianeta.

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In piedi per la Terra, giovani e società civile in lotta per l’ambiente

Storicamente l’opinione pubblica è scesa in strada per difendere i propri diritti e, rivendicandoli, si è vestita anche di istanze in difesa dell’ambiente e di tutte le questioni ad esso legate. L’evoluzione delle proteste ha seguito il corso degli eventi: partendo dalla conservazione della Natura, passando per la paura per l’impatto della crescita economica incontrollata fino alla crisi climatica di oggi. Alcune voci attuali, che si levano per invertire la rotta del disastro, raccontano a Voci Globali l’urgenza dell’azione, il coraggio della disobbedienza, la forza del cambiamento.

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Spagna, proposta di legge per punire i crimini dell’era franchista

Psoe e Unidas Podemos hanno presentato un emendamento alla “Legge sulla Memoria Democratica”, volto a permettere la perseguibilità dei crimini commessi durante la dittatura franchista. In Somalia, il cambiamento climatico sta determinando una gravissima siccità. La CEDU ha chiesto alla Russia di porre fine alla discriminazione verso le donne in materia di affidamento dei figli. Mentre 193 Stati hanno adottato il primo accordo globale sull’etica dell’Intelligenza Artificiale. In Senegal si è svolto il vertice Africa-Cina: commercio e sicurezza i principali temi degli incontri.

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Ecocidio, violentare la natura può diventare crimine internazionale

A chi rispondono coloro – individui, aziende, fabbriche, multinazionali, Stati – che irresponsabilmente hanno causato disastri ambientali irreparabili, distruggendo ecosistemi e compromettendo l’esistenza degli esseri viventi? Si può continuare ad agire nell’impunità? Che ruolo può avere il diritto internazionale nella salvaguardia della Terra? L’Indipendent Expert Panel for the Legal Definition of Ecocide, comitato indipendente avviato nel novembre 2020, dopo svariati confronti pubblici ha redatto la definizione legale di ecocidio, con l’obiettivo di renderlo punibile dalla Corte Penale Internazionale.

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Delta del Niger, giovani senza futuro tra esclusione e violenza

Decenni di esplorazioni petrolifere hanno prodotto ampi redditi per lo Stato nigeriano, rendendo però questo luogo uno dei più inquinati della Terra. La devastazione ambientale ha danneggiato molti residenti che per sopravvivere dipendono dalla pesca o dall’agricoltura, in un contesto in cui non vi sono neppure prospettive diverse di occupazione. Molti giovani si sono dati alla violenza terroristica, violenza spesso indirizzata all’industria petrolifera. Per restituire un futuro a questa regione servono cambiamenti radicali.

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Cambiamento climatico: prevenzione, la chiave per affrontarlo

Per superare le sempre più frequenti emergenze alimentari dovute a eventi estremi legati ai disastri ambientali, i Paesi africani stanno investendo in innovativi sistemi di allerta preventiva. Ma non basta: occorre sostenere soprattutto la ricerca applicata all’agricoltura cosiddetta intelligente, in grado di offrire colture resistenti a siccità e inondazioni. La speranza è che i Governi e le popolazioni africane siano resilienti, senza piombare in ulteriore insicurezza alimentare che oggi come oggi è comunque già un’emergenza.

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Siria, è allarme per gli effetti della guerra su ambiente e salute

Nel Paese mediorientale si sta consumando un disastro ecologico sotto lo sguardo indifferente delle istituzioni statali, della comunità internazionale e anche dei mass media. La crisi che imperversa ormai da oltre otto anni ha, infatti, avuto un impatto devastante sugli ecosistemi siriani e sulla biodiversità. E l’inquinamento di aria, acqua e suolo che ne è derivato sta avendo gravi ripercussioni sulla salute pubblica e sulla qualità di vita dei siriani, aggravando l’emergenza umanitaria già di per sé drammatica. Una panoramica dei fattori che hanno determinato la catastrofe ambientale.

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Nigeria, con la pesca in crisi a rischio la sicurezza del Paese

Nel giro di qualche anno la popolazione nigeriana conterà circa 200 milioni di persone, diventando entro il 2050 la terza a livello mondiale. Ciò comporta grosse sfide. Milioni di nigeriani dipendono dalle attività ittiche che ora sono minacciate da fenomeni quali cambiamento climatico, inquinamento e pesca illegale. Al fine di migliorare la situazione ed evitare conflitti – alcuni dei quali già emersi – bisogna passare ai fatti. In particolare, serve una chiara strategia nazionale mirata a salvaguardare i cittadini più vulnerabili e la già precaria condizione ambientale.

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Giordania, quelle inondazioni che portano morte e paura

Sempre più spesso, eventi metereologici estremi accadono in modo allarmante in tutto il mondo. Solo in Giordania, negli ultimi mesi pesanti alluvioni hanno colpito diverse zone tra cui la famosa antica città di Petra, causando vittime e disagi. L’intensificazione agricola, lo sviluppo incontrollato e la crescita della popolazione, insieme ai fenomeni dei cambiamenti climatici, contribuiscono al verificarsi di questi disastri. Al fine di prevenire ulteriori peggioramenti, è ora fondamentale migliorare la gestione delle risorse e istruire maggiormente le popolazioni, specialmente nelle aree rurali.

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Migranti climatici, urge una protezione giuridica internazionale

A causa del cambiamento climatico, o per disastri ambientali quali uragani e tempeste, o l’innalzamento del livello dei mari e la desertificazione, le migrazioni causate da calamità naturali sono un fenomeno destinato a diventare sempre più importante. Per affrontare questo tipo di emergenze serve l’adozione di nuove normative sovranazionali a tutela dei rifugiati ambientali, attualmente del tutto carenti. Gli Stati, soprattutto quelli più vulnerabili, dovranno inoltre anticipare risposte, sia in ottica preventiva di riduzione dei rischi che in chiave di adattamento.

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