Giordania, quelle inondazioni che portano morte e paura

[Traduzione a cura di Elena Intra dall’articolo originale di Jonathan Bridge pubblicato su The Conversation]

L’antica città di Petra è famosa per le sue spettacolari gole che hanno fatto da sfondo a film di Hollywood e a innumerevoli opuscoli turistici. Tuttavia, di recente quasi 4.000 turisti che si trovavano in visita alle rovine giordane hanno rischiato di essere spazzati via quando intense piogge hanno trasformato i canali asciutti in torrenti impetuosi.

Più a Nord, vicino alla capitale Amman, quello stesso giorno 13 persone sono morte in seguito a inondazioni improvvise che hanno sommerso i terreni agricoli lungo i canali effimeri e asciutti – conosciuti come wadi – spazzando via strade e ponti. Questi recenti eventi arrivano in seguito a una perdita di vite umane ancora peggiore avvenuta a ottobre, quando più di 20 scolari giordani sono rimasti uccisi da inondazioni improvvise in un wadi vicino al Mar Morto, provocando dimissioni al Governo e proteste diffuse.

Uno Wadi, ossia un letto di un fiume con corso d'acqua a carattere non perenne (effimero), in Giordania. Shutterstock
Uno Wadi, ossia un letto di un fiume con corso d’acqua a carattere non perenne (effimero), in Giordania. Shutterstock

Questo non è un problema limitato alla Giordania. Solo nell’ultimo anno le inondazioni hanno causato vittime negli Stati Uniti, in Italia, Israele e altrove. La frequenza, la diffusione e l’ampiezza di queste tragedie pone la domanda: perché così tante persone, in così tanti posti, sembrano così impreparate?

Non ci manca la conoscenza riguardo le inondazioni improvvise nelle regioni aride o semi-aride. I flussi intermittenti e ad alto volume sono comuni nei deserti, dove la pioggia rara, ma intensa, cade su versanti asciutti e ripidi. Queste drenano reti di canali asciutti, erodendo, trasportando e depositando grandi quantità di sedimenti di dimensioni variabili, da particelle di limo microscopiche a enormi massi. Le piene improvvise sono la regola, non l’eccezione nelle terre aride.

Gli ultimi eventi in Giordania si concentrano in un’area di 2.000 km², denominata spartiacque Wala, appena a Sud di Amman. La regione ha subito l’arrivo di rifugiati dalla guerra civile siriana e dalla precedente migrazione proveniente dall’Iraq, appena ad Est, negli anni ’90 e primi 2000.

Nel 2002 Wadi Wala è stato arginato con l’obiettivo di pompare l’acqua immagazzinata verso le falde acquifere sotterranee per assicurare l’approvvigionamento idrico alla popolazione in crescita nella capitale e per espandere l’agricoltura e l’industria. Ma la rete di drenaggio trasporta così tanto sedimento che il serbatoio di 9 metri cubi si sta riempiendo rapidamente. Sono già in corso lavori per innalzare la diga al fine di aumentare la capacità del giacimento.

La capitale della Giordania, Amman, una città di 4 milioni di persone, ha bisogno di più acqua per sostenere la sua popolazione sempre più in crescita. Shutterstock
La capitale della Giordania, Amman, una città di 4 milioni di persone, ha bisogno di più acqua per sostenere la sua popolazione sempre più in crescita. Shutterstock

Alcuni indicano l’intensificazione agricola, lo sviluppo incontrollato e la crescita della popolazione come le cause principali dei recenti costi umani dovuti alle inondazioni. Altri invece i temporali sempre più intensi. In effetti, entrambi i fattori hanno implicazioni significative, non solo per i rischi di alluvione, ma anche per la gestione delle risorse idriche scarse e sempre più sotto pressione della Giordania.

In un studio del 2016, abbiamo sostenuto che la modellazione idrologica dettagliata dei bacini idrografici, nonostante la mancanza di dati di alta qualità in Giordania, rappresenta l’unico modo per districare le complesse interazioni tra lo sviluppo umano – urbanizzazione, intensificazione agricola – e l’aumento di precipitazioni estreme dovute ai cambiamenti climatici.

Le nostre ultime modellazioni suggeriscono che l’intensificazione dell’agricoltura gioca un ruolo nel modificare l’idrologia dell’area. Tuttavia, un effetto molto più significativo sul volume di acqua emessa, la ferocia delle inondazioni e la quantità di sedimenti trasportati, è correlato alla gestione e il coordinamento – o la mancanza di essi – dell’acqua in tutta la regione.

Un rapporto della FAO delle Nazioni Unite ha approvato diverse piccole misure, dalla perforazione del terreno e dighe di terra per trattenere l’acqua nei campi, fino a controllare dighe e depositi di piccole dimensioni distribuiti lungo i più piccoli affluenti, al fine di rallentare il flusso e prevenire sovraccarichi che si accumulano a valle.

Un esempio di diga di terra. Shutterstock
Un esempio di diga di terra. Shutterstock

Le modellazioni e i modesti progetti di infrastrutture da soli però non risolveranno il problema. La comunicazione e l’istruzione del pubblico e delle autorità, informate proprio dai risultati di dette modellizzazioni, rappresentano il vero modo per raggiungere il livello di cooperazione necessario per ridurre la portata di queste inondazioni.

Sfortunatamente, le inondazioni improvvise – passando da lunghi periodi senza acqua a improvvisi, brevi ed estremi pericoli – giocano secondo le stesse regole di condizionamento psicologico negativo degli altri rischi ambientali intermittenti. Le popolazioni locali sono quindi riluttanti a investire nella protezione contro una minaccia che raramente si manifesta.

Gli studi di tutto il mondo evidenziano l’importanza della memoria e del linguaggio culturale nel determinare la nostra capacità di recupero e preparazione nei confronti delle inondazioni. In Cile, i sottili cambiamenti nel senso delle parole usate localmente per descrivere canali intermittenti o effimeri sono visti come correlati alle variazioni nell’ingegneria delle infrastrutture locali e nell’organizzazione dello sviluppo. A Sheffield, nel Regno Unito, lavori recenti hanno identificato l’importanza della memoria culturale nel determinare la capacità di ripresa tra le imprese e i distretti colpiti da grandi alluvioni nel 2007.

In Giordania, molti hanno cinicamente notato il contrasto tra le vittime dei turisti internazionali a Petra, protetti da un sistema di allarme per le alluvioni ad alta tecnologia, e la popolazione rurale locale di Wala. Lontano dai siti turistici, non servono sirene e piani di evacuazione, ma istruzione e gestione integrata dei bacini idrografici. Le morti causate da inondazioni improvvise e le risorse idriche in diminuzione sono in realtà entrambi sintomi di una fondamentale disconnessione tra lo sviluppo umano e i sistemi naturali in alcuni degli ambienti più stressati e precari della Terra.

Elena Intra

Laureata in Lingue e successivamente in Giurisprudenza, lavora come traduttrice freelance da dieci anni. Appassionata in particolare di diritti delle donne e tematiche ambientali, spera attraverso il suo lavoro di aiutare a diffondere conoscenza su questi argomenti.

Elena Intra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *