Hate speech, le responsabilità di cittadini, Stati e social media

Il Consiglio d’Europa e la UE chiedono con sempre maggior vigore agli Stati europei di agire contro l’hate speech. Contemporaneamente rinviano la gestione del problema alle grandi aziende della Rete come Facebook, Google o Twitter, demandando di fatto il compito di censurare e cancellare i contenuti ritenuti illegali. Tuttavia la mancanza di definizioni giuridiche chiare e la conseguente soggettività dell’azione di censura fa temere che così si vada a ledere la libertà di espressione dei cittadini. Il problema, anche in Italia, rimane la carenza di attenzione e fondi devoluti a un’azione preventiva, svolta nelle scuole e orientata alla promozione del rispetto reciproco e dei diritti umani.

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Hate speech, tecniche educative e di controllo del fenomeno

Cresce il volume e l’intensità dei commenti di odio pubblicati in Rete. Si tratta di un fenomeno definito dal Consiglio d’Europa come “hate speech” e che, come tale, va contrastato. Il compito è affidato a giornalisti, social media manager, scuole e cittadini. Cosa possiamo fare, dunque, quando ci imbattiamo in un commento che istiga all’odio e alla discriminazione? Dialogo, rispetto e informazione sono gli strumenti che abbiamo a disposizione. Nell’articolo sono elencati alcuni strumenti utili per combattere un'”abitudine” che sembra diffondersi a macchia d’olio.

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Un’enciclopedia sull’arte africana, il progetto parte dal Ghana

A concepire il progetto una donna. Africana, ghanese. Si tratta di Nana Oforiatta-Ayim, scrittrice, storica dell’arte e filmmaker. Il progetto è ambizioso: raccogliere online le forme artistiche dei secoli passati e quelle contemporanee di ogni Paese del continente. La Cultural Encyclopaedia sarà – ha già cominciato ad essere – un contenitore di arte ed artisti. Diviso in sezioni, comprende dunque arte visiva, architettura, letteratura, musica, teatro, cinema, fashion, design. C’è anche spazio per le scienze sociali: sociologia, psicologia, antropologia, politica.

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Brexit e Trump: se fossero solo una simulazione virtuale?

I recenti eventi politici che pare abbiano capovolto il mondo erano inimmaginabili 18 mesi fa. In effetti, sono così straordinari che alcuni hanno iniziato a chiedersi se potrebbero essere un indizio del fatto che in realtà viviamo in una qualche simulazione virtuale o in un esperimento alieno. Questi eventi inattesi potrebbero essere degli esperimenti per vedere come i sistemi politici reagiscono sotto stress. Oppure degli scherzi crudeli fatti a nostre spese dai nostri guardiani alieni. O magari sono soltanto dei bug informatici che non sarebbero mai dovuti accadere.

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L’Intelligenza Artificiale e le implicazioni sui diritti umani

Nel 1984, William Gibson scriveva un romanzo rivoluzionario, “Neuromante”. Allora l’IA rientrava quasi interamente nel regno della fantascienza. Oggi, tuttavia, la convergenza di algoritmi complessi, lo sviluppo di Big Data e la potenza di calcolo hanno dato vita a un mondo in cui l’IA solleva una serie di problemi importanti nel campo dell’etica e dei diritti. Dai sistemi di armamento a quelli automatici di analisi predittiva utilizzati anche dalle forze dell’ordine, l’IA sta mostrando gravi rischi quando applicata nella vita reale e quotidiana degli individui.

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I comics africani e la sfida di un linguaggio cosmopolita

L’arte dello storytelling africano che riesce a unire tematiche autoctone con stili di narrazione tipicamente americani ed europei può ritagliarsi un suo mercato, e non solo entro i confini del Continente Nero. Il recente successo di Comic Republic, sturtup con base a Lagos, non è che un recente esempio. La generazione dei ventenni e dei trentenni cresciuta con Internet e la tv satellitare ha molto da poter raccontare attraverso un medium, il fumetto, che può ambire ad essere cosmopolita pur trattando temi locali. Quale sarà il prossimo futuro del fumetto africano?

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“Fake news”, perché ci si crede e come frenarne la diffusione

Come possiamo distinguere tra fatti, dibattito legittimo e propaganda? Dopo il voto sulla Brexit e la vittoria di Trump i giornalisti hanno versato fiumi d’inchiostro per discutere la diffusione di notizie false nei social media e il loro impatto sul funzionamento della democrazia e sul giornalismo. Ancora non c’è sufficiente ricerca su queste tematiche ma molto si può imparare dagli studi già esistenti sui comportamenti online e offline. E cominciare ad applicare qualche regola per essere meno ingenui o stroncare le falsità.

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Pedofili on line, come parlano ai bambini

Internet ha cambiato radicalmente le nostre vite. Al luglio scorso risultava connessa alla Rete circa il 40% della popolazione mondiale, quasi 3,5 miliardi di utenti. Oggi Internet viene tuttavia utilizzato anche per commettere crimini terribili come lo sfruttamento sessuale dei bambini. Questo tipo di violenza può assumere diverse forme, proprio come nel mondo reale. Tra queste, la pedopornografia e l’adescamento di minori. Una ricerca sul’uso delle parole per irretire i bambini.

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L’Arte Digitale Africana, il futuro della creatività del Continente

Un ambito con molte potenzialità di sviluppo, visto che i consumi culturali del continente passano sempre più attraverso web e smartphone. La piattaforma African Digital Art è stata pensata per fornire una vetrina delle migliori produzioni del Continente, che attraverso la Rete allargano lo spazio di conoscenza. Ma anche se già oggi sono tanti gli artisti digitali africani, il futuro della creatività online è tutto da scrivere e da scoprire. Nell’articolo una breve carrellata che fa presagire l’arrivo di altri interessanti progetti.

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Trump e Brexit, giornalismo di qualità per evitare nuovi errori

Le autocritiche non bastano. Per evitare distorsioni della realtà e previsioni totalmente sbagliate, come è accaduto per le elezioni del presidente Usa e il referendum Brexit, bisogna tornare a un giornalismo di qualità e di verifica delle fonti. C’è da rafforzare il rigore e l’indipendenza rispetto alle influenze della politica e occorre promuovere la qualità degli spazi pubblici di dibattito, contribuendo a una crescita nell’uso dei social. Altrimenti si rischia di tornare – ma già in realtà ci siamo dentro – al giornalismo scandalistico del passato.

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