Migrazioni, film e documentari africani che cambiano la narrazione

[Traduzione a cura di Gaia Resta dell’articolo originale di Liani Maasdorp e Julia Cain pubblicato su The Conversation]

Il progetto cinematografico Generation Africa dell’organizzazione sudafricana STEPS

Per troppo tempo l’Occidente ha parlato di Africa al posto dell’Africa. Ciononostante, 25 documentari – diretti da filmmaker del Continente e raggruppati sotto il nome di Generation Africa – stanno suscitando clamore nei festival cinematografici internazionali e offrono un importante cambio di prospettiva sulla migrazione interna ed esterna.

Si tratta dell’iniziativa più recente di un’organizzazione con sede a Città del Capo, STEPS. Per vent’anni questa ONG ha usato i film in maniera del tutto innovativa, come strumento per cambiare la società e coltivare i talenti locali. Si occupa di produrre di volta in volta una rosa di film su un dato argomento, in questo caso un tema scottante come la migrazione. I 25 documentari in questione presentano i punti di vista, diversificati e ricchi di sfumature, di chi si è spostato da un Paese africano all’altro o fuori dal Continente.

Registi di tutta l’Africa sono stati invitati a partecipare con film rappresentativi della prospettiva degli africani – in genere assente dal dialogo globale – su questo tema così controverso. Tra i film selezionati, alcuni hanno richiamato l’attenzione di festival di alto profilo.

La prima mondiale di The Last Shelter (Mali) ha avuto luogo al CPH:DOX in Danimarca nel 2021, dove ha vinto il premio più importante, il Dox:Award. No U-Turn (Nigeria) ha ricevuto la Menzione Speciale della giuria del Festival di Berlino a febbraio. No Simple Way Home (Sud Sudan) si è aggiudicato di recente il premio DOK.horizonte al DOK.fest di Monaco.

L’anteprima mondiale a un festival di prim’ordine è di per sé un grande successo per chiunque, ma in questo caso è soltanto l’inizio. Fin dall’inizio STEPS ha fortemente voluto storie avvincenti che restituissero un’immagine degli africani come fautori del cambiamento e del loro destino, sia che scelgano di spostarsi all’interno o fuori del Continente, sia che decidano di rimanere all’estero o di tornare.

Il cambiamento sociale

STEPS è l’acronimo di Social Transformation and Empowerment Projects [Progetti per il cambiamento sociale e l’empowerment]. L’organizzazione ha gettato le basi in Sudafrica per ciò che prima molti chiamavano “mobilitazione” e che ora è noto come impact producing, ossia l’ideazione e l’implementazione di una strategia per il cambiamento sociale a partire da un film.

Il primo progetto, svoltosi nel 2001 con il nome STEPS for the Future, si concentrava su storie dal Sudafrica di persone con HIV/AIDS ed è stato il primo a portare i cinema itineranti nelle zone rurali e semi-urbane. Sebbene spesso si occupi di realizzare film più brevi ma con la collaborazione delle comunità, STEPS vanta comunque una lunga storia di successi a livello internazionale, come la co-produzione del documentario Taxi to the Dark Side, vincitore di un Oscar nel 2008, facente parte dell’insieme di 27 film che costituiscono il progetto Why Democracy.

L’obiettivo dell’organizzazione è costruire una impact campaign – per ciascuno dei documentari di Generation Africa – centrata sui temi trattati nelle pellicole in modo da provocare un cambiamento sociale. Le crisi in ambito socio-politico, economico e climatico spingono molti africani a spostarsi in altri Paesi come migranti, rifugiati o richiedenti asilo. Molti di questi documentari possiedono il potenziale per contribuire alla pressione sulle istituzioni per cambiare le politiche, raccogliere fondi o assicurare il supporto materiale di cui necessitano le comunità in questione.

Il metodo creato da STEPS si basa sull’avvio di conversazioni costruttive con il pubblico al termine della proiezione. A volte vi partecipano anche i registi e i protagonisti, con lo scopo di innescare un cambiamento sociale a livello individuale, comunitario e politico.

Trailer ufficiale di No U Turn, dal sito di Cineuropa

Tre film del progetto

The Last Shelter si concentra su numerosi personaggi all’interno della Casa dei Migranti al confine del deserto del Sahara nella città di Gao in Mali. Alcuni stanno per intraprendere la pericolosa traversata del deserto, altri cercano rifugio dopo non essere riusciti nell’impresa; il regista maliano Ousmane Sammassekou ha avuto il privilegio di raccogliere le loro esperienze.

No U-Turn, diretto dal produttore di Nollywood Ike Nnaebue, segue il viaggio migratorio che lui stesso ha intrapreso da giovane spostandosi dalla Nigeria al Marocco, sperando di arrivare in Europa.

No Simple Way Home di Akuol de Mabior è una riflessione sui genitori della regista, leader politici nel Sud Sudan di ieri e di oggi. Nel film l’autrice esplora il complesso rapporto che la lega al suo Paese.

Concentrando l’attenzione sulla struttura e sulla narrazione, i film di Generation Africa costituiscono un’occasione di approfondimento in quanto mostrano le storie personali, le circostanze, le sfide e le conquiste di alcuni tra gli individui che compongono le anonime statistiche sulla migrazione.

Questi film sono in grado di scuotere le coscienze degli spettatori a un livello tale che la possibilità di innescare un cambiamento è reale. Ma la strategia d’impatto deve basarsi su molto più che una semplice proiezione.


Trailer ufficiale di The Last Shelter

Strategie d’impatto

Per avviare la costruzione della strategia d’impatto, STEPS ha ospitato un laboratorio con i registi di Generation Africa durante il quale sono state analizzate le migliori pratiche relative alla facilitazione dei dibattiti con il pubblico, al lavoro con i partner, alla creazione degli obiettivi d’impatto per i registi attivisti e al coinvolgimento dei decisori politici.

L’impact producer di The Last Shelter, Giulia Boccato-Borne, ha già avviato una campagna. Il film offre spunti significativi per aprire un dialogo con potenziali migranti prima che lascino il loro Paese d’origine, e anche con le comunità che incitano i giovani a migrare perché supportino finanziariamente le loro famiglie allargate.

Un esempio di impatto a livello individuale è il caso di Esther, una ragazza di 16 anni che – come documentato nel film – scappa da una situazione famigliare così terribile da voler tentare la rischiosa traversata del deserto. La ragazza è riuscita ad arrivare in Algeria, al termine delle riprese del film, ma è poi finita nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Khadidja Benouataf, che fa parte dello staff, ha sfruttato le sue conoscenze in Algeria per trovare la ragazza e collocarla in affido. Al momento stanno lavorando per garantirle asilo.

No U-Turn, la cui strategia d’impatto è ancora in via di elaborazione, è particolarmente adatto al pubblico europeo in quanto rivela i sogni e gli obiettivi che spingono le persone a migrare. Dopo aver visto il lavoro è molto difficile considerare la migrazione dall’Africa come un problema sistemico che va “risolto”. Lo spettatore, invece, viene portato a sognare insieme ai personaggi durante gli episodi di cui si compone il loro viaggio. Nel finale, il regista pone questa riflessione:

I nostri Paesi d’origine non ci offrono sufficienti opportunità di sognare. Così attraversiamo il confine, sperando di trovare altrove lo spazio per i nostri sogni.

La campagna d’impatto per No Simple Way Home ha ricevuto il sostegno di organizzazioni autorevoli come DocuBox Kenya, DocSociety, The Good Pitch e The Wickers. Le proiezioni per le comunità cominceranno a luglio in Sud Sudan sotto la guida del produttore Jacob Bul. Gli obiettivi d’impatto riguardano l’avvio di una conversazione intergenerazionale sul futuro del Sud Sudan e il consolidamento delle leadership femminili in Africa.

I film di Generation Africa contribuiscono quindi alla conversazione in Africa e a livello globale sul tema dell’identità, della casa e l’esperienza di essere fisicamente distanti dal proprio Paese di origine. In questo modo i documentari svolgono un ruolo importante nel modificare l’attuale narrazione sulla migrazione e le persone che si spostano tra un Paese e l’altro, e da un continente all’altro, sognando un futuro migliore.

Gaia Resta

Traduttrice, editor e sottotitolista dall'inglese e dallo spagnolo in ambito culturale, in particolare il cinema e il teatro. L'interesse per un'analisi critica dell'attualità e per i diritti umani mi ha avvicinato al giornalismo di approfondimento e partecipativo.

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