Ungheria di Orban, banco di prova per la democrazia in Europa

L’Unione Europea, con la votazione in Parlamento del ettembre scorso, ha avviato la procedura prevista dall’art.7 del Trattato Ue contro l’Ungheria. Lo Stato governato dal conservatore Viktor Orban è sotto osservazione per una serie di politiche e leggi considerate poco democratiche. La mozione presentata e votata in Parlamento richiama l’attenzione su metodi illiberali e soprusi contro i migranti. Il Consiglio europeo, formato da Capi di Stato e di governo, dovrà pronunciarsi all’unanimità per far scattare le sanzioni. L’Unione europea riuscirà a porsi come baluardo della democrazia?

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Molestie online, giornalisti sotto attacco, le donne soprattutto

Account social falsi, troll e mercenari del web, pagati da politici e governatori, sono gli ultimi protagonisti del fenomeno delle molestie online. Reporters without borders ha diffuso una preoccupante inchiesta sul cyber harassment, che prende di mira i giornalisti impegnati in inchieste spesso scomode per il potere. Diffamarli, intimidirli, ridurli al silenzio attraverso calunnie e falsificazione della realtà sono gli obiettivi degli attacchi. Troppo spesso raggiunti. Una tendenza che non conosce confini, con Europa e Italia non esenti da gravi casi di molestie che minacciano non solo la persona ma la libertà di espressione e di stampa.

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Turchia, difendere il giornalismo in un clima di terrore

Negli ultimi anni il numero di giornalisti arrestati con false accuse è cresciuto notevolmente nel Paese e molti media ritenuti critici dalle autorità sono stati chiusi. Per superare questa situazione, il giornalismo turco ha bisogno della solidarietà dei media di tutto il mondo per ribadire che il giornalismo non è un crimine. Questa solidarietà si sta manifestando attraverso la campagna #FreeTurkeyMedia lanciata da alcune delle più importanti organizzazioni per la libertà di espressione. Intanto, dal 2016, 120 giornalisti sono stati imprigionati e 180 organi di stampa sono stati chiusi.

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Burundi: Iwacu, gli eroi dell’informazione che sfidano il potere

Questa è la testimonianza di un giornalista burundese in esilio, Antoine Kaburahe, fondatore e direttore del settimanale Iwacu, l’unico media indipendente di informazioni di carattere generale che non sia stato distrutto nel tentato golpe del maggio 2015. Il giornale ha continuato le pubblicazioni in condizioni estremamente difficili. Al momento Antoine è in esilio in Belgio, dopo essere stato più volte convocato dalla giustizia del Burundi. Dirige a distanza la testata e incoraggia i suoi colleghi a lavorare nonostante il contesto molto pericoloso. Moltissimi altri giornalisti burundesi sono stati costretti all’esilio, e dal luglio 2016 uno di loro risulta scomparso.

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Usa: agenda della resistenza e libertà di stampa a rischio

La settimana pre-natalizia è stata caratterizzata, a livello mainstream, dalle nuove nomine del Trump Team e dal voto degli Electoral College, che ne ha convalidato la vittoria nonostante diffusi richiami al “voto di coscienza“. Passata la paura con riferimento ai collegi, prende dunque forma l’Amministrazione “più ricca della storia Usa”. Sul fronte dell’attivismo, emerge intanto una dettagliata agenda per la “resistenza dei primi 100 giorni”.

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Giornalisti nel mirino, i Paesi con crimini rimasti impuniti

Il nuovo report Impunity Index, curato dal Commitee to Protect Journalist (CPJ), evidenzia come svolgere la professione del giornalista nel mondo sia sempre più difficile. Sono 13 i Paesi che presentano più di cinque casi di crimini di operatori dell’informazione rimasti impuniti. Messi insieme costituiscono l’80% degli omicidi irrisolti avvenuti in tutto il mondo negli ultimi dieci anni. Presente in classifica anche l’Africa con la Somalia, il Sud Sudan e la Nigeria. Questo per fermarsi agli omicidi. Ma a essere primi nella lista sono l’Iraq, con 71 casi di omicidio rimasti irrisolti, seguito dalle Filippine (41 casi).

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Media nel mirino, la lotta quotidiana dei giornalisti afghani

La libertà di stampa e di informazione faticosamente conquistata, soprattutto dalle donne è messa sempre più a repentaglio dagli attacchi dei Taliban. Quello afgano è un contesto nel quale competenza, indipendenza e una relativa libertà di stampa si sono affermate dopo la cacciata dei Taliban nel 2001, e la conclusione di lunghi anni di repressione ha risvegliato la fame di informazione della popolazione. Proprio la crescente influenza degli attori mediatici mette in pericolo i giornalisti, e spesso gli obiettivi sono i reporter indipendenti.

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‘Africanews is on air’, il primo canale pan-africano all news

Un miliardo e 100 milioni di abitanti, 54 Paesi, oltre 30 milioni di chilometri quadrati, e migliaia e migliaia di storie ed eventi da raccontare ogni giorno. L’immensità del continente africano e dei suoi protagonisti è ora sugli schermi 24 ore su 24, tutti i giorni. È stato lanciato Africanews, primo canale di informazione pan-africano multilingue dell’Africa sub-sahariana.
Una vera e propria rivoluzione dell’informazione nel continente, dove ogni giorno si copriranno gli avvenimenti africani, ma si porteranno in Africa anche gli eventi internazionali. Un progetto sul modello di Euronews. Quartier generale Congo-Brazzavile. 50 professionisti in sede e 45 corrispondenti.

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Giornalisti in prima linea, un 2014 di esecuzioni e violenze

Pubblicato l’ultimo rapporto di Reporters Sans Frontières: 66 giornalisti uccisi che, aggiunti agli omicidi degli ultimi dieci anni, portano a 720 il numero dei giornalisti uccisi per motivi legati alla professione; 178 risultano gli arrestati, mentre 119 sono stati rapiti. Il 2014 si conferma l’anno degli abusi.

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