“Fake news”, perché ci si crede e come frenarne la diffusione

Come possiamo distinguere tra fatti, dibattito legittimo e propaganda? Dopo il voto sulla Brexit e la vittoria di Trump i giornalisti hanno versato fiumi d’inchiostro per discutere la diffusione di notizie false nei social media e il loro impatto sul funzionamento della democrazia e sul giornalismo. Ancora non c’è sufficiente ricerca su queste tematiche ma molto si può imparare dagli studi già esistenti sui comportamenti online e offline. E cominciare ad applicare qualche regola per essere meno ingenui o stroncare le falsità.

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Pedofili on line, come parlano ai bambini

Internet ha cambiato radicalmente le nostre vite. Al luglio scorso risultava connessa alla Rete circa il 40% della popolazione mondiale, quasi 3,5 miliardi di utenti. Oggi Internet viene tuttavia utilizzato anche per commettere crimini terribili come lo sfruttamento sessuale dei bambini. Questo tipo di violenza può assumere diverse forme, proprio come nel mondo reale. Tra queste, la pedopornografia e l’adescamento di minori. Una ricerca sul’uso delle parole per irretire i bambini.

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L’Arte Digitale Africana, il futuro della creatività del Continente

Un ambito con molte potenzialità di sviluppo, visto che i consumi culturali del continente passano sempre più attraverso web e smartphone. La piattaforma African Digital Art è stata pensata per fornire una vetrina delle migliori produzioni del Continente, che attraverso la Rete allargano lo spazio di conoscenza. Ma anche se già oggi sono tanti gli artisti digitali africani, il futuro della creatività online è tutto da scrivere e da scoprire. Nell’articolo una breve carrellata che fa presagire l’arrivo di altri interessanti progetti.

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Trump e Brexit, giornalismo di qualità per evitare nuovi errori

Le autocritiche non bastano. Per evitare distorsioni della realtà e previsioni totalmente sbagliate, come è accaduto per le elezioni del presidente Usa e il referendum Brexit, bisogna tornare a un giornalismo di qualità e di verifica delle fonti. C’è da rafforzare il rigore e l’indipendenza rispetto alle influenze della politica e occorre promuovere la qualità degli spazi pubblici di dibattito, contribuendo a una crescita nell’uso dei social. Altrimenti si rischia di tornare – ma già in realtà ci siamo dentro – al giornalismo scandalistico del passato.

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Lingue africane, per tenerle vive si imparano online

Meno male che c’è Internet. E quello spazio di diffusione generalista che è YouTube. Che può essere usato per le motivazioni più disparate e riempito di contenuti di ogni tipo. Come anche tutorial e corsi per imparare le lingue africane. E qui scopriamo un mondo di opportunità. Come il canale ideato da una mamma nigeriana che attraverso storie, filastrocche, canzoni, insegna lo yoruba a bambini “espatriati”. In Africa ci sono sono tra 1.250 e 2.100 lingue, alcune sono in via di estinzione, ma la maggior parte sono lingue vivissime, parlate comunemente anche nei mass media con pubblicazioni, quotidiani e programmi radiofonici e televisivi.

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Democrazia aperta, nuove forme politiche nell’era di Internet

“L’intero sistema della democrazia moderna è orientato ad assicurarsi che le masse non partecipino. Quindi, le masse non sono preparate. Abbiamo poi un gruppo di soggetti che si dedicano completamente ad essa, mentre il resto della popolazione si dedica alla propria attività economica privata. Il risultato è il tipo di cittadini che abbiamo: cittadini che non hanno mai partecipato.” Un’intervista all’attivista argentina Pía Mancini sul ruolo che possono assumere le tecnologie nello sviluppo dei sistemi democratici, attraverso la partecipazione attiva e critica delle singole persone.

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Irokotv, il successo della Netflix africana che parla ai giovani

Fondato da Jason Njoku, il primo servizio di streaming africano non teme la concorrenza. Nollywood – come è facile intuire – fonde la Nigeria con l’industria cinematografica hollywoodiana: è lì che dagli anni ’60 ha preso piede una produzione incredibile di film prodotti low-budget. E oggi il mercato di video on demand nel continente viene sempre più trainato dalla diffusione degli smartphone. Non a caso è nei telefonini che avviene la gran parte del consumo dei film di prodotti per Nollywood. E il pubblico è costituito soprattutto da giovani.

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Asoriba, l’app per chiese e fedeli. E per pagare la “decima”

In Africa, che segue il modello USA, essere un pastore oggi è un vero e proprio business. E la tecnologia aiuta una relazione “moderna” con i propri seguaci. In Ghana è boom di download e accessi ad un’applicazione progettata da 4 giovani intraprendenti e che si è aggiudicata il premio per la migliore start up africana. Da uno smartphone è possibile seguire la messa, “prenotare” preghiere, aggiornarsi sugli eventi della propria congregazione e, naturalmente, versare l’obolo. Va da sé che Asoriba ha anche una pagina facebook ed è su tutti i principali social.

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“Pocket Stories”, chi viaggia è a suo modo un migrante

Migranti e viaggiatori, sono davvero così lontani gli uni dagli altra? Dopo gli uccelli, gli uomini sono gli esseri che più di tutti migrano: è un’esigenza naturale che prende diverse forme. Chi si muove per cercare lavoro, chi per studio, chi per tutta la vita, chi per qualche settimana di scoperta. Per poter godere di tutte le sfumature del muoversi umano è però necessario un rovesciamento del proprio punto di vista. Ed è proprio questa l’intuizione di Ingi Mehus, fondatrice del web project Pocket Stories, che vive sulla sua pelle molte delle contraddizioni e pregiudizi sullo straniero.

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Un libro per ogni Paese al mondo contro il pregiudizio

Pronti a conoscere il mondo attraverso i libri che raccontano ogni singolo Paese? Progetto ambizioso – e che richiederebbe molte vite – ma che ha trovato un’originale sintesi nel lavoro di una readaholic londinese. Lei si chiama Ann Morgan e fa la scrittrice freelance. Ma soprattutto legge. Non un libro ogni tanto ma, almeno 4 a settimana! Questo almeno è stato nel 2012, quando ha realizzato A year of reading the world. Da allora il suo blog continuato a crescere: la sua esperienza serve a interrogarci sul nostro sapere, e su mondi che spesso trascuriamo.

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