Lampedusa, i libri senza parole che parlano a tutti

Sull’isola siciliana esiste una biblioteca stabile dal settembre del 2017, grazie alla volontà dell’organizzazione Ibby. L’ente non profit lavora da decenni per la diffusione della lettura anche tra i piccoli più disagiati. La biblioteca isolana oggi è una realtà positiva, dove i ragazzi stessi gestiscono le attività e si integrano con i migranti di passaggio. Con il progetto Silent Books, infatti, i libri perdono le parole per fare spazio alle immagini, universali nel loro linguaggio. La lettura diventa, così, concreto strumento di condivisione, amicizia, inclusione.

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Internet, chi vince e chi perde nella corsa a ostacoli dei megabit

Quanto è lungo il tempo per connettersi alla Rete? E ci sono metodi per testare in maniera scientifica la capacità della nostra connessione? In un mondo che corre, le risposte arrivano da ogni parte, ma con ritmi ben diversi da Paese a Paese. Ecco la fotografia del digital divide secondo alcuni rapporti che analizzano la Rete secondo questo aspetto, con particolare attenzione al caso italiano ma anche a quanto avviene più in generale in Europa o in realtà emergenti com’è nel caso dell’Africa.

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Mila, un cartoon per spiegare la guerra ai bambini

Un linguaggio come quello dei filmati d’animazione ha una ricchezza enorme, ancora in gran parte inesplorata. Al di là dello sviluppo del mercato, crescente negli ultimi trent’anni, sono i film indipendenti, creati dal basso, a farsi portavoce di storie fuori dall’ordinario, parlando ai bambini anche di temi forti ma in maniera dolce. Ne è un esempio il cortometraggio sulla seconda guerra mondiale ambientato a Trento nel 1943, firmato da Cinzia Angelini, a capo di un team nutrito di 350 artisti provenienti da ogni parte del mondo.

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Raccontare la Siria, il ruolo di social, reportage 2.0 e archivi

Dopo lo scoppio della rivoluzione siriana nel 2011, quante sono le testate giornaliere o periodiche che hanno raccontato e raccontano un Paese in sempre più profonda crisi? E’ possibile catalogarle? La Rete è terreno di comunicazione allargata ma facilita anche la dimenticanza. Quale storytelling perseguire per sfruttarne le potenzialità, evitando di cancellare la memoria di quanto sta accadendo? Nell’articolo una rassegna di esperienze provenienti da ambiti diversi della comunicazione e del giornalismo.

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Africa tech, il digitale per la salute, i soldi e l’educazione

L’innovazione sta di casa nel continente nero: satelliti, reti mobili, mobile money transfer, applicazioni per smartphone, progetti di e-health e di e-learning, sono tante e diverse le realtà aziendali che ruotano attorno al tech in Africa. Per questo, i database in Rete che riguardano l’economia africana e non solo, utili a organizzare in modo quanto più ordinato possibile ed utile le tantissime informazioni che riguardano l’Africa e i suoi rapidi mutamenti sono sempre più utili e consultati.

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Facebook, l’hate speech e la censura contro l’attivismo nero

La pubblicazione di alcuni documenti interni dell’azienda californiana da parte della piattaforma di giornalismo indipendente ProPublica, ha acceso il dibattito sull’hate speech con riferimento al mondo nero. L’autrice dell’articolo – membro del Black First Land First, in Sud Africa – considera le linee guida impiegate dal colosso digitale nella lotta contro l’incitamento all’odio come razziste, discriminatorie e incoerenti. Si sostiene dunque, nonostante il grosso utilizzo di questo social da parte degli attivisti neri, la necessità di una forte mobilitazione a livello globale.

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Esodi, la web map sulle rotte dei migranti e delle loro tragedie

Duemilaseicento testimonianze di persone che dall’Africa subsahariana hanno affrontato – negli ultimi quattro anni – pericoli ed esperienze drammatiche di viaggio pur di sfuggire a situazioni di vita in cui la violazione dei diritti umani è all’ordine del giorno. Purtroppo, per moltissimi di loro l’esito dei tentativi di fuga è stato altrettanto tragico. Come emerge da un progetto interattivo curato da Medici per i diritti umani, che si è incaricata di raccogliere e mettere in Rete le loro storie. Eccone alcune.

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I social e la dopamina che ci esalta. Riappropriarsi della mente

Le piattaforme online governano sempre di più le nostre vite e la nostra psiche, perché ci conoscono molto bene. Informazioni su di noi, sul nostro orientamento sessuale e su molto altro possono essere evinti dai nostri ‘mi piace’ su Facebook. Le macchine che utilizzano i dati provenienti dalle nostre tracce digitali conoscono la nostra personalità meglio dei nostri amici o dei nostri familiari. Presto l’intelligenza artificiale potrà conoscerci ancora più profondamente. Cosa possiamo fare per riprenderne il controllo e sfruttarne i benefici?

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Economia digitale, tra sfide tecnologiche e nuove disparità

Il Global Information Technology Report del World Economic Forum monitora annualmente lo stato di salute del digitale nel mondo. Chi sale e chi scende in classifica quanto a sviluppo tecnologico? Un appuntamento periodico importante per fare il punto – cifre alla mano – sulla capacità dei singoli Paesi di stare al passo con le nuove opportunità offerte dall’economia digitale. Ma troppe sono ancora le criticità, soprattutto a livello di infrastrutture. E non è più una sorpresa che l’Africa faccia passi da gigante rispetto ad altre aree del mondo. In Italia, invece, aziende e PA dimostrano ancora una certa lentezza.

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Iran, quando la tua identità sui social ‘appartiene’ allo Stato

A sostegno della libertà di espressione i social media offrono, tra i vari strumenti introdotti in questi anni, la verifica del profilo, ovvero l’apposizione di un simbolo ufficiale sul profilo degli utenti, che ne assicura l’autenticità e ne certifica l’identità. Ciò consente maggiore protezione contro la diffusione di notizie false e la segnalazione dei contenuti per motivi politici, che spesso affliggono figure pubbliche socialmente impegnate. In Paesi come l’Iran molti attivisti non riescono ad ottenere il badge, anche per le barriere linguistiche esistenti sui social.

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