Bangladesh, tra contrasti economici e conflitti religiosi

Un territorio con una superficie grande circa la metà di quella italiana ma con una popolazione, stimata per difetto, di 150 milioni di persone. Tra loro molta gente dedita al lavoro che, nonostante le lotte di indipendenza, le catastrofi naturali e la povertà, prova a rialzare la testa piegata dagli ultimi conflitti religiosi e dagli attentati. L’articolo descrive i contrasti di un Paese in pieno sviluppo, dove però “qualcuno ha dimenticato di includere chi rimane per strada, chi rimane immobile e aspetta di trovare qualcosa da mangiare, chi aspetta il suo momento finché questo arriva, il turno del corvo”, nelle parole di un anziano incontrato dall’autore durante il viaggio.

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Bangladesh, piantagioni di tè e sfruttamento

Le piantagioni di tè in Bangladesh sono state, per decine d’anni, quasi di esclusiva proprietà della Corona inglese. Dopo l’indipendenza del 1971 hanno oggi nuovi proprietari: bengalesi, pakistani, indiani e ancora inglesi, scozzesi. Tuttavia le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici non sono migliorate molto da allora.

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Diritti umani e religione in Bangladesh, un difficile equilibrio

La recente ondata di uccisioni cruente di blogger critici dell’Islam – la religione di stato del Bangladesh, indica i crescenti rischi che gli attivisti per i diritti e lo sviluppo devono affrontare in questa nazione mentre si muovono in un contesto sempre più intollerante e pericoloso. In realtà, nel corso del decennio precedente, il Bangladesh avrebbe potuto rivendicare il proprio ruolo come nazione portavoce di una società relativamente più tollerante e pluralista all’interno del mondo islamico.

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