Limiti e precarietà dei confini, chiusi solo per gli indesiderati

Il costante flusso di migranti e rifugiati nel Mediterraneo ha comportato una crisi nella gestione degli immigrati in Europa. I confini sono considerati come la prima linea difensiva per risolvere il problema, da qui la chiusura della Fortezza. I singoli Stati europei hanno attuato diverse politiche per chiudere i propri confini: L’Ungheria, ad esempio, ha costruito un muro lungo il confine meridionale, l’Austria ha seguito la stessa tendenza erigendo barriere ai valichi di frontiera e il confine tra Grecia e Macedonia è stato chiuso, lasciando più di 50.000 immigrati bloccati nel Paese.

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Rifugiati africani, gli intoccabili della nostra era

Le cifre di migranti africani che perdono la vita nel Mar Mediterraneo sono spaventose, e forse ancora più scioccante è il fatto che le storie di questo tipo sono diventate vicende ordinarie. A parole l’UE pare sensibile alle richieste di asilo provenienti dall’Africa ma spesso si contraddice con le misure messe in atto. Il cambiamento potrebbe iniziare attraverso emendamenti ai trattati e alle convenzioni internazionali spesso obsoleti.

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Selam, il palazzo simbolo di un’Africa dimenticata

Rifugiati sudanesi, etiopi, eritrei, somali, per lo più: questo palazzone fatiscente dal “prestigioso” passato (era l’ex facoltà di lettere di Tor Vergata), ribattezzato “citta invisibile” (l’omaggio a Calvino è involontario) è il simbolo di un’Africa dimenticata. Un noto scandalo di inefficienza tutta italiana che perdura da anni. Onore al merito dei volontari dell’Associazione Cittadini del Mondo, organizzazione indipendente e senza fini di lucro che da anni vi opera e ha recentemente presentato un report dettagliato sulla situazione.

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Transmigrations, un viaggio infinito dal Sahara al Mediterraneo

“Il deserto s’allarga davanti a noi, il sole è a picco e il calore discendente avvolge tutto come un fluido dalla consistenza indefinita. La canicola asciuga la pelle da qualsiasi traccia di sudore, fino al tramonto, che procurerà un po’ di sollievo, temporaneo, prima del ghiaccio della notte Sahariana.
È in queste condizioni che migliaia di persone stipate sopra carichi merci di vecchi camion Mercedes percorrono per giorni l’ultima tappa di un viaggio epico, d’altri tempi…”. Così racconta il fotogiornalista Alfredo Bini, che ha testimoniato l’odissea dei migranti e rifugiati.

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