Mozambico, dal sogno socialista alla corruzione e poi all’ISIS

Nella seconda parte del diario di viaggio di un’infermiera italiana viene ripercorso il periodo storico che va dagli anni ’80 fino ad arrivare ad oggi. Quello descritto è un contesto difficile ed eterogeneo, che passa anche attraverso la guerra civile e le gravi conseguenze umanitarie da essa generate. L’accordo di pace del 1992 segna l’inizio dello sviluppo economico a beneficio esclusivo delle grandi potenze mondiali e dell’élite corrotta mozambicana. E in tempi recenti, molti giovani si sono avvicinati ai gruppi terroristici. Ma legami umani forti, saldi, autentici, rendono impossibile lasciare questa terra martoriata.

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Costa d’Avorio, torna lo spettro del terrorismo islamico

Gli esperti di sicurezza temono una nuova ondata terroristica in Africa occidentale dopo l’attentato lungo il confine tra Costa d’Avorio e Burkina Faso. Il Segretario Generale ONU chiede sbarchi immediati per gli equipaggi navali, in mare da troppo tempo a causa del Covid-19. Human Rights Watch, attraverso un dettagliato report, accusa la polizia francese di razzismo contro africani e arabi. Intanto, l’Iran si oppone a una nuova ispezione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Mentre in Italia, vengono presentati i risultati di un progetto quadriennale sulle specie aliene invasive, ritenute tra le principali cause di perdita della biodiversità.

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Guerre e clima, un nuovo studio conferma il pericoloso legame

Un team di ricercatori del PIK, dopo aver esaminato una serie di dati scientifici, ha ribadito la stretta connessione tra catastrofi ambientali e insorgenza di conflitti armati. Cento ONG, intanto, hanno chiesto alle istituzioni europee di vigilare per garantire l’accesso, da parte degli Stati, ai servizi abortivi durante la pandemia da Covid-19. Il Pakistan, invece, pretende l’estradizione del leader dell’ISIS-K, arrestato dalle forze di polizia afghane. Mentre un altro giornalista viene assassinato in Messico, si rinnova la tensione tra Marocco e Sudafrica in relazione alla questione del Sahara Occidentale.

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Iraq, carcere e torture a bimbi di 9 anni. L’accusa è terrorismo

Migliaia di bambini presunti collaboratori dell’ISIS vengono arrestati e detenuti in condizioni inumane nelle carceri irachene. Succede soprattutto nella parte settentrionale del Paese e nelle zone intorno a Mosul, citta dalla quale nel 2014 è stata annunciata la nascita dello Stato Islamico. I minori vengono sottoposti a maltrattamenti, abusi e tortura per estorcere loro false confessioni di partecipazione ad attività terroristiche. Questo approccio radicale è stato criticato da più parti. L’ONU ha invitato il Governo di Baghdad a cercare soluzioni alternative alla detenzione in quei casi in cui sussista soltanto il sospetto di affiliazione all’ISIS.

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ISIS, la controversa politica dei rimpatri in Asia Centrale

Si stima che tra il 2011 e il 2018 un numero di cittadini asiatici compreso tra 2.000 e 5.000 si siano trasferiti in Siria o in Iraq per sostenere lo Stato Islamico. Alcuni si sono sposati lì e hanno avuto dei figli, altri sono andati via con le famiglie e hanno avuto poi altri bambini. Ora che i gruppi armati estremisti hanno perso gran parte del loro territorio, molti di questi soggetti sono nei campi rifugiati, e si pone la questione di se e in che modo rimpatriare queste persone nei Paesi di origine cercando di reintegrarli nel modo migliore. La questione è importante anche per le molte donne, e i loro bambini, coinvolti.

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Fatimah, l’artista irachena che insegna la libertà alle donne

Come si vive in Iraq nel 2019? Uno sguardo alla vita di tutti i giorni – quella della gente comune – filtrata attraverso gli occhi di un’artista ventiseienne nata in una delle città più conservatrici del Paese. Al di là del conflitto e dello Stato Islamico rimangono altri problemi irrisolti: dispotiche società tribali, oppressione delle donne, settarismo, acqua contaminata, navi che affondano e anarchia generale, situazioni che tengono la vita degli Iracheni continuamente appesa ad un filo.

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Iraq, la vita senza patria degli Yazidi. Voci dal campo di Shari

Tra il 2014 e il 2017, in Iraq l’Isis massacrava migliaia di Yazidi. Senza parlare dell’orrore per centinaia e centinaia di donne, come Nadia Murad, rapite per diventare schiave del sesso. Ma dove sono oggi tutti i sopravvissuti? Come sono scampati al genocidio? Li abbiamo intervistati nei campi profughi e nei luoghi dove sono rifugiati. Ci hanno raccontato le loro storie e come cercano di dimenticare le tragedie vissute. Ma non è facile. La vita nei in questi luoghi è al limite delle condizioni umane e non c’è ancora speranza di tornare a casa. Ammesso che una casa ci sia ancora.

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Isis, in Iraq restano impuniti i crimini verso le donne Yazide

In territorio iracheno la guerra contro l’ISIS è finita, ma non le conseguenze devastanti per il popolo degli Yazidi, in particolare per le donne, da anni vittime di violenze atroci da parte dei membri dello Stato Islamico. Ora è necessario che il Governo iracheno garantisca tutela adeguata a queste vittime e un sistema giudiziario appropriato e in linea con la comunità internazionale, che punisca i responsabili di questi crimini contro l’umanità. Solo allora, per questo popolo sarà possibile andare oltre gli orrori della guerra e sperare in un futuro migliore.

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Migliaia di bombe e di morti, ma lo Stato Islamico resiste

Lo scorso ottobre il presidente americano Donald Trump dichiarava trionfante la sconfitta del Califfato islamico in seguito alla caduta della sua roccaforte, Raqqa, in Siria. Nonostante le migliaia di bombe e missili sganciati negli ultimi anni, i movimenti estremisti non hanno tuttavia smesso di diffondersi. Visti i precedenti dopo l’11 settembre e le recenti missioni in diversi territori africani, occorre che le forze internazionali si concentrino più sui disagi sociali ed economici che alimentano questi movimenti, piuttosto che su continui interventi militari di ampia portata.

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Siria, le “voci di dentro” delle donne che descrivono la guerra

In mezzo alle notizie che quotidianamente giungono dal Paese in guerra, scrittrici, giornaliste e sopravvissute stanno dando voce alla gente comune tramite storie che raccontano il costo reale del conflitto siriano. Se questo è un corpo di letteratura che, purtroppo, può solo continuare a crescere, questi libri rappresentano un punto di partenza vitale per fornire prove cruciali in tempo di guerra o cronache di cambiamenti sociali e storici che portano alla luce narrazioni reali a volte in contrasto con quelle ufficiali.

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