Amazon, lavoratori senza diritti. Il lato oscuro dell’e-commerce

L’aggressiva politica aziendale messa in atto dal colosso del commercio elettronico nei confronti dei propri dipendenti ha determinato la progressiva erosione dei loro diritti. Gli “Amazon Workers” sono costretti a condizioni di lavoro deplorevoli, a tratti disumanizzanti. E al contempo, incontrano gravi difficoltà a esercitare le proprie libertà sindacali. Il tutto in nome della “velocità”, che costituisce una vera e propria ossessione per Amazon. Nel corso della pandemia, l’approccio dei lavoratori nella difesa dei propri diritti è cambiato, virando verso una dimensione più internazionale.

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Rifugiati, come funziona l’accoglienza SPRAR per l’inserimento

Negli ultimi anni abbiamo assistito e letto dei continui sbarchi sulle coste italiane e dei terribili esiti delle traversate nel Mediterraneo. C’è però un mondo, quello dei programmi di inclusione e integrazione sociale dei migranti, che viene raccontato meno. Si tratta di un mondo fatto di limiti ma anche di possibilità concrete che va indagato per limitare i primi e valorizzare le seconde. Esistono buone pratiche che nel tempo sono state rodate, ma anche cattive abitudini dalle quali è stato bene affrancarsi. Vediamo come funziona, quali sono i numeri e le possibilità che offre la rete SIPROIMI in Italia.

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Corea del Sud, la stanca tigre asiatica consumata dallo stress

Benvenuti a Seul, esplosa negli ultimi decenni come un fuoco d’artificio. In città è giorno anche di notte: i mercatini e i centri commerciali rimangono aperti fino all’alba, i cartelloni pubblicitari e le luci al neon brillano come stelle, affiancati dalle insegne della Samsung e della Hyundai, mentre il K-Pop infuria in ogni karaoke bar. Tutto ciò ha però un prezzo: la Corea è il Paese che lavora di più al mondo, anche 14 o 15 ore al giorno. La conseguenza è solitudine e alienazione. Spesso i lavoratori finiscono per isolarsi nella loro sofferenza, o per prendere decisioni drastiche.

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Migrantour, il mondo intero in una città interculturale

Viaggio alla scoperta di mondi paralleli e nascosti con un progetto che prevede passeggiate interculturali guidate da cittadini stranieri. In una società apparentemente sempre più aperta, pur non conoscendo molto delle culture migranti le viviamo quotidianamente e non ci rendiamo conto che le nostre città sono diventate negli ultimi anni un mix di differenze e tradizioni. Oltre che un’esperienza di formazione, l’attività di questa cooperativa – nata come costola di Viaggi Solidali – consente anche uno sbocco lavorativo per gli accompagnatori.

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Giovani africani: disoccupazione, schiavismo e leader silenziosi

I leader africani e occidentali condividono le responsabilità per la pratiche di schiavitù e tratta particolarmente deplorevoli e degradanti che stanno avvenendo in Libia. I giovani africani subiscono più in generale la violazione dei propri diritti: dal diritto al lavoro al diritto alla vita, dalla dignità alla sicurezza. L’Unione Africana e l’Unione Europea non stanno affrontando con la dovuta serietà una pianificazione strategica del futuro economico e sociale del continente, che non può basarsi solo su misure di controllo e confinamento.

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Lavoro minorile, i benefici al di là dei luoghi comuni occidentali

Nel mondo occidentale l’impegno dei bambini è considerato una violazione dei loro diritti, ma sono diversi i vantaggi che esso può offrire ai minori, compresa l’educazione nel senso di apprendimento di nuove conoscenze e di sviluppo delle proprie capacità, e l’approfondimento della propria cultura. Non solo può aiutare a ridurre lo stato di povertà, ma può anche essere d’aiuto a livello psicologico per lo sviluppo delle relazioni sociali. Il punto di vista antropologico tiene conto di questi fattori, quello economico si concentra invece esclusivamente sui rischi e ragiona sulle basi di normative e concetti spesso imposti da altri modelli.

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Migranti, quando il lavoro è la strada verso la normalità

Se promosso in maniera coerente con le capacità individuali e finalizzato all’inserimento nella società, il “lavoro socialmente utile” per i richiedenti asilo può rappresentare una concreta opportunità e la chiave di volta per uscire dalla perenne politica dell’emergenza con cui si affronta l’immigrazione. Inoltre permette da un lato di superare alcuni dei traumi subiti durante la migrazione che spesso emergono durante l’accoglienza; dall’altro di abbattere le barriere fondate su pregiudizi ed etichette che separano il migrante dal suo vicino di casa. Ecco alcune esperienze e storie concrete che dimostrano come offrire un’occupazione al richiedente asilo aiuta tutti: il rifugiato, il datore di lavoro, la comunità, lo Stato.

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Lavoro e migranti, “sfruttamento di Stato” vs integrazione

Il Piano immigrazione promosso dal ministro dell’Interno Minniti prevede “lavori socialmente utili” e senza paga per i richiedenti asilo in attesa del riconoscimento dello status di protezione internazionale. Secondo alcuni, il provvedimento favorisce lo sfruttamento di persone private dei diritti fondamentali e non mira all’effettiva integrazione dei migranti. Intanto, già esistono alcune best practice di tipo privato come “Calcioxenia” che promuove l’integrazione attraverso il calcio e “Radio Alta Frequenza” che permette ai richiedenti asilo di esprimersi ai microfoni. Abbiamo incontrato alcuni dei partecipanti e chiesto loro cosa significa il lavoro e quanto sia importante.

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Bangladesh, piantagioni di tè e sfruttamento

Le piantagioni di tè in Bangladesh sono state, per decine d’anni, quasi di esclusiva proprietà della Corona inglese. Dopo l’indipendenza del 1971 hanno oggi nuovi proprietari: bengalesi, pakistani, indiani e ancora inglesi, scozzesi. Tuttavia le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici non sono migliorate molto da allora.

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