Lavoro minorile, i benefici al di là dei luoghi comuni occidentali

[Traduzione a cura di Benedetta Monti, dall’articolo originale di Michael Bourdillon pubblicato su openDemocracy]

Lavoro minorile in Ecuador. Foto dell'utente Flickr Maurizio Costanzo. Licenza CC.
Lavoro minorile in Ecuador. Foto dell’utente Flickr Maurizio Costanzo. Licenza CC.

In molte parti del mondo e all’interno di molte culture, i minori crescono imitando e contribuendo progressivamente alle attività che si svolgono attorno a loro, compreso il lavoro. Il lavoro fa parte della vita quotidiana e i minori vi partecipano in misura crescente per diventare persone integrate nella società.

Esistono numerosi esempi di minori le cui vite sono state turbate e danneggiate nel tentativo di proteggerli proibendo loro di lavorare, gran parte dei quali sono stati discussi su questa pagina web. Molti altri minori crescono privi dei vantaggi che un lavoro appropriato avrebbe potuto trasferire loro. Troppo spesso sono proprio i minori a pagare un prezzo quando le figure che governano le politiche e gli interventi sono così attente ai rischi percepiti del lavoro minorile da ignorarne i benefici. In questo articolo esaminerò il motivo per cui questo accade, ma prima di tutto riassumerò brevemente alcuni dei vantaggi fondamentali del lavoro per i minori e per i giovani.

Vantaggi economici

Il vantaggio più ovvio derivato dal lavoro minorile è quello economico, e l’importanza di questo vantaggio per le persone che si trovano in stato di povertà estrema o in situazioni di crisi gravi, quando quest’attività diventa necessaria per la sopravvivenza, è evidente. Però è proprio in questi casi che il lavoro diventa spesso eccessivo e pericoloso, e le organizzazioni che si occupano dei minori sono vincolate: il lavoro minorile indica che c’è qualcosa di sbagliato, e che è necessario intervenire per ridurre la povertà e le esigenze materiali che si trovano alla base del lavoro minorile. L’Organizzazione internazionale del Lavoro ha in corso programmi per la lotta contro la povertà, l’unico modo per migliorare la situazione dei minori.

Non è tuttavia sufficiente concentrarsi solamente su ciò che è ritenuto necessario alla sopravvivenza: tutti desiderano e hanno diritto a qualcosa di più della mera sopravvivenza. Oltre a ridurre la povertà, il lavoro minorile può consentire miglioramenti alla qualità di vita dei minori e delle loro famiglie (a volte persino permettendo la scolarizzazione). Hanno evidenziato un aumento del lavoro minorile soprattutto i progetti per lo sviluppo della famiglia, come ad esempio la tecnologia per l’agricoltura e il microcredito. In tali situazioni, il lavoro minorile indica che il programma è efficace e migliora la qualità della vita, ma il lavoro potrebbe essere eccessivo e interferire con la scolarizzazione. La questione riguarda il come consentire ai minori di conservare i vantaggi dell’essere coinvolti nei progetti per lo sviluppo senza pregiudicare le opportunità offerte dalla scuola.

Esistono metodi per farlo senza proibire l’attività lavorativa. Ad esempio, in Egitto è stato avviato un progetto insieme ad imprenditori (spesso membri della famiglia) per garantire la comprensione delle esigenze dei minori (in particolare riguardo alla scolarizzazione), e tale progetto ha fornito vantaggi apprezzati dai minori, incluse le capacità imprenditoriali. Ciò ha consentito ai minori di prendere parte allo sviluppo della propria comunità e, allo stesso tempo, di sviluppare le proprie capacità.

Anche nelle comunità più benestanti, i minori possono ottenere vantaggi reali dal reddito da lavoro, aiutare le proprie famiglie e crescere con autonomia e in modo responsabile. Tuttavia questi vantaggi economici del lavoro non devono distrarre dagli altri vantaggi: la vita vale di più del solo denaro.

Vantaggi psicologici e sociali

Quando i minori prendono parte in modo positivo alle attività lavorative che li circondano, sono orgogliosi di quello che fanno. Molti di noi hanno potuto vedere il modo in cui il lavoro promuove l’autostima dei minori, specialmente in quelli che sono emarginati. Infatti, quando si verificano tensioni a casa o a scuola, il lavoro può fornire una sorta di tregua. Coloro che vedono il lavoro come una parte della propria vita, considerano la privazione di questa opportunità di crescita come un enorme rischio. Al contrario, abbiamo anche riscontrato o sentito parlare di casi in cui i minori hanno subito umiliazioni o abusi sul lavoro, e coloro che non vedono il lavoro come una componente dell’infanzia considerano tali abusi come un enorme rischio.

Il modo in cui il lavoro influisce sulle relazioni sociali dei minori è importante almeno quanto il loro sviluppo psicologico individuale. Esiste una crescente consapevolezza riguardo al fatto che le relazioni sociali sono fondamentali per il benessere delle persone, sia nel breve che nel lungo termine. In molte società, il lavoro minorile è importante per relazionarsi con chi li circonda, migliorando la cooperazione e l’interdipendenza stabile nelle famiglie e nelle comunità. Tuttavia l’importanza delle relazioni sociali nelle società e nell’educazione occidentali spesso si perde concentrandosi sui diritti e sullo sviluppo dell’individuo.

Uno studio recente ha dimostrato che nelle culture in cui i minori sono accettati come partecipanti collaborativi nei propri nuclei familiari viene incoraggiato un comportamento pro-sociale con la disponibilità all’aiuto spontanea. Al contrario, la ricerca suggerisce che dove la scolarizzazione è stata prevalente per generazioni, i minori potrebbero essere tenuti separati dalle attività più mature e sono meno disponibili ad offrire un aiuto spontaneo.

Ponendo l’accento sullo sviluppo individuale, le élite non considerano il rischio che porre fine al lavoro minorile potrebbe danneggiare seriamente le relazioni sociali dei bambini e il tessuto sociale intorno a loro. Dobbiamo convincere le persone che non conoscono i benefici del lavoro minorile che impedire ai minori di lavorare nelle piantagioni di tè o di caffè della famiglia, o persino di soddisfare le proprie aspettative di un lavoro part-time, potrebbe danneggiare i rapporti i familiari e il benessere dei minori sia a breve che a lungo termine.

Vantaggi educativi

Insieme ai benefici economici e psico-sociali, il lavoro può essere importante per l’apprendimento, in quanto può conferire ai minori dei vantaggi educativi.

L’educazione al di fuori degli Istituti ordinari

Prima di tutto dobbiamo comprendere che l’educazione non deve essere identificata con la scolarizzazione ordinaria. L’educazione comprende la scolarizzazione come elemento principale nel mondo moderno, ma va al di là della scolarizzazione rivolta allo sviluppo della personalità dei minori, dei talenti e delle capacità mentali e fisiche al massimo delle potenzialità (vedi Articolo 29 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia [UNCRC]). Ben lungi dall’essere in competizione con l’educazione, il lavoro può contribuire all’educazione nel senso più completo. In particolare, studi antropologici hanno dimostrato che il lavoro è una parte integrante dell’apprendimento della cultura in cui si cresce e di come relazionarsi con le persone e con l’ambiente.

Il lavoro può anche fornire capacità e conoscenze specifiche. Alcuni studi hanno dimostrato come le persone che lavorano per strada abbiano acquisito le abilità matematiche necessarie a successive loro attività imprenditoriali. Altri studi hanno evidenziato come abbiano acquisito l’abilità di comunicare e altre abilità che possono aiutarli a progredire in tipologie lavorative più redditizie. Possiamo sfruttare questo tipo di apprendimento a favore dei minori e della società. Nelle aree urbane povere ci sono molti esempi di educazione informale che non solo fanno fronte alle necessità lavorative dei minori, ma li aiutano a sfruttare la loro esperienza lavorativa. Ad esempio, esiste un programma in Canada in cui le abilità tradizionali e della comunità acquisite dai minori sono riconosciute a livello formale.

Cooperazione tra lavoro e scuola

Esistono possibilità di incontro tra la scuola e il lavoro. Le scuole possono prendere in considerazione il lavoro dei minori attraverso orari più flessibili, consentendo agli alunni di lavorare prima o dopo le lezioni oppure durante le vacanze programmate in modo opportuno. Questi aspetti sono stati documentati nei dettagli in uno studio chiamato “Young Lives”, ma è stato notato anche in altri studi che orari scolastici appropriati migliorano la compatibilità tra lavoro e scuola. Ad esempio è possibile rendere le date del periodo scolastico più flessibili in funzione del lavoro stagionale degli alunni.

Da tempo ci sono idee riguardo al modo in cui gli Istituti scolastici possono includere le esperienze lavorative nell’apprendimento degli alunni. In particolare negli anni ‘80 in Sud Africa i programmi di education with production [educazione e produzione, NdT] hanno introdotto le attività produttive nel processo educativo come formazione per contribuire ai costi degli Istituti, sebbene tali programmi siano diminuiti a fronte delle procedure burocratiche inflessibili.

Tale forma di apprendimento è stata inclusa nella scolarizzazione ordinaria in molti Paesi industrializzati, prendendo atto che le esperienze lavorative possono aiutare nella scelta di una carriera e nello sviluppo delle abilità per la futura occupazione. Piuttosto che percepire una transizione lineare dalla scuola al lavoro, i giovani sviluppano il proprio lavoro attraverso una combinazione di esperienze lavorative e scolastiche. Un gruppo di studio a St. Paul’s, in Minnesota, ha dimostrato che esiste una correlazione tra il lavoro part-time costante e i risultati successivi.

Di recente, lo Stato dell’Ontario in Canada ha formulato un documento politico per introdurre l’apprendimento sperimentale connesso alla comunità per gli alunni dall’asilo all’ultimo anno di scuola secondaria. Le opportunità comprendono la piena partecipazione degli studenti alle attività purché tutte le parti ne traggano beneficio, includendo sia gli alunni sia coloro che forniscono l’esperienza. La partecipazione deve essere accompagnata dalle riflessioni su quello che gli alunni apprendono e la relativa applicazione. In questo modo è messa in atto una collaborazione tra gli educatori e le persone nella comunità che forniscono l’esperienza. Le possibilità per questo tipo di apprendimento sono molteplici e varie, comprendono le opportunità di affiancamento nell’ambiente di lavoro, le esperienze lavorative a breve termine e l’inserimento a lungo termine per gli studenti della scuola secondaria. Ciò suggerisce che il lavoro minorile potrebbe essere incoraggiato e controllato dal personale dell’educazione piuttosto che da coloro che si occupano del lavoro.

Lavoro minorile in Mongolia. Foto dell'utente Flickr CIFOR. Licenza CC.
Lavoro minorile in Mongolia. Foto dell’utente Flickr CIFOR. Licenza CC.

Lavoro nelle aziende di famiglia

Secondo l’Organizzazione internazionale del Lavoro, oltre due terzi dei minori che lavorano nella fascia di età che va dai 5 ai 17 anni sono lavoratori non retribuiti che operano nelle aziende a conduzione familiare e il 70% nel settore dell’agricoltura, nelle fattorie di proprietà della famiglia. Questo facendo riferimento solamente al lavoro minorile nelle aziende di famiglia delle regioni in via di sviluppo. Le aziende di famiglia di qualsiasi tipo forniscono l’opportunità ai minori di acquisire abilità sociali e lavorative in un ambiente protetto. In tali circostanze i minori possono partecipare in modo collaborativo, instaurando buoni rapporti sociali e sviluppando una responsabilità sociale.

Distruggere questo sistema a favore della scuola e dei lavori impiegatizi nel contesto economico reale è come lasciare molti minori senza lavoro e senza abilità e potrebbe anche minacciare le future forniture alimentari. E non si tratta di un problema che riguarda solo i minori delle comunità povere. Quando nel 2011 il Dipartimento del Lavoro americano ha proposto di porre delle restrizioni al lavoro minorile nel settore dell’agricoltura, ci sono state molte proteste da parte dei giovani che lavoravano nei campi, che chiedevano di imparare a coltivare partecipando alle attività delle fattorie. Esiste tuttavia anche un lato negativo: secondo alcune ricerche il lavoro in famiglia non retribuito è maggiormente correlato alla scarsa frequenza scolastica rispetto al lavoro al di fuori del nucleo familiare. Pertanto dobbiamo trovare soluzioni in cui il lavoro in famiglia possa essere incoraggiato senza interrompere la frequenza scolastica. Inoltre i minori talvolta subiscono abusi proprio all’interno della famiglia e quindi si rende necessario un monitoraggio.

I pregiudizi nei confronti del lavoro

Devono essere eseguite ricerche su come aumentare i vantaggi del lavoro – sulle condizioni che favoriscono i diversi vantaggi. Il fatto che il lavoro possa trasferire giovamento è consolidato, anche se nella maggior parte dei dibattiti contro il lavoro minorile questi concetti di utilità vengono spesso ignorati. Per quale motivo?

Secondo gli psicologi ci sono alcuni fattori che limitano la nostra capacità di prendere decisioni in modo razionale sulla base delle prove e delle argomentazioni. Questo modo di ragionare è lento e inefficiente nella nostra vita quotidiana. Per la maggior parte del tempo, facciamo affidamento all’intuito, che è più veloce e solitamente efficiente: le esperienze passate, i valori, la cultura, le persone che ci circondano e le diverse associazioni mentali ci forniscono delle “scorciatoie” per prendere decisioni in modo rapido, che solitamente funzionano. Ma l’intuito è soggetto ad errore. Di tanto in tanto abbiamo bisogno di pensare in modo più riflessivo prendendo in considerazione tutte le prove disponibili. Questo è il concetto che gli “economisti comportamentali” spiegano nella loro critica alla teoria economica classica, secondo cui, erroneamente, le persone agiscono “in modo razionale” e secondo una valutazione accurata delle circostanze in cui si trovano. Le opinioni che derivano da questa letteratura possono dirci molto riguardo al motivo per cui le organizzazioni internazionali per la protezione dei minori spesso si sbagliano quando trattano il lavoro minorile.

Uno dei pregiudizi più importanti è l’avversione istintiva al rischio o al danno, con l’associazione della perdita o del danno che produce nel cervello risposte dirette. Gli psicologi hanno dimostrato che l’avversione al rischio agisce come una forza motivante, spesso portando le persone ad evitare opzioni razionali dal punto di vista economico se potrebbero comportare un rischio di perdita. Questo riguarda anche il lavoro minorile e le relative risposte politiche poiché spesso il lavoro minorile viene spesso descritto come nocivo o in termini di “perdita dell’infanzia”. Anche se tali descrizioni sono sensazionalistiche e spesso inaccurate, influenzano le opinioni pubbliche e politiche, facendo sì che molti non riescano a vedere i vantaggi potenziali e reali del lavoro minorile.

Connessa all’avversione al rischio, la protezione dei minori spesso è associata alla vulnerabilità. Di conseguenza i politici si concentrano solamente sul modo in cui proteggere i minori dai rischi specifici piuttosto che sullo sviluppo della loro vita, ignorando l’organizzazione autonoma che impiegano per migliorare le loro realtà.

Un altro pregiudizio psicologico comune è quello di conservare ciò che abbiamo. Sembra che parte del nostro istinto di sopravvivenza seguito all’evoluzione non sia solamente relativo all’accettazione di quello che abbiamo ma allo sviluppo di una preferenza verso ciò a cui siamo abituati. Tale preferenza si applica alle cose materiali e alla conoscenza. Perciò ci sforziamo di adattare i nuovi dati alla nostra comprensione, piuttosto che mettere in discussione e riformulare le nostre convinzioni e i nostri orientamenti. Cerchiamo argomentazioni che sostengano la constatazione che si adatta alla nostra usuale prospettiva, facendo più attenzione alle opinioni che confermano il nostro punto di vista, e siamo pronti a criticare coloro che vi si oppongono.

Ciò si manifesta nell’inclinazione delle persone che sono all’interno di organizzazioni per la protezione dei minori ad accettare i punti di vista e le dottrine dell’organizzazione in cui lavorano. Di conseguenza molte persone cercano informazioni che consolidano quello in cui già credono e rifiutano le alternative che mettono in discussione e delegittimano le loro concezioni.

Inoltre le nostre idee sono influenzate dalle nostre esperienze e di quelle delle persone che conosciamo e con cui trascorriamo del tempo. Tuttavia esistono le differenze. Molte persone nel mondo crescono in culture in cui il lavoro minorile è una parte normale della vita familiare. Ma le persone che hanno un’influenza sulla politica e sugli interventi in linea di massima provengono da famiglie benestanti, che hanno fornito loro una conoscenza e le competenze per un lavoro sicuro e auspicato. Il loro pregiudizio si trova nel ritenere che la loro esperienza abbia valore universale. Gran parte dell’élite politica considera i vantaggi della scuola piuttosto che quelli del lavoro, e il rendimento scolastico è diventato una sorta di status, mentre il lavoro minorile è a un livello inferiore.

Le discipline accademiche che coinvolgono i ricercatori nella vita dei minori oggetto del loro studio possono aiutare a superare i limiti posti dall’esperienza personale. Tuttavia questo coinvolgimento non è disponibile per coloro che si occupano dei dati quantitativi, come gli economisti. Ed è per questo motivo che questi ultimi e gli antropologi hanno spesso interpretazioni diverse riguardo al lavoro minorile.

Gli antropologi sono consapevoli della diversità tra le vite dei minori all’interno delle differenti comunità e comprendono i diversi modi in cui le vite dei minori possono essere influenzate dal lavoro, mentre gli economisti, al contrario, sono condizionati dai numeri disponibili e possono non considerare le esigenze individuali negli schemi più grandi prodotti dai numeri.

Gli economisti sono spesso influenzati dalle correlazioni tra il lavoro e gli scarsi risultati scolastici e tra la scuola e il reddito successivo, mentre gli antropologi richiedono di esaminare le variabili estranee (ad esempio la povertà o la predisposizione all’apprendimento scolastico dei minori) e criticano la validità degli strumenti utilizzati dagli economisti. Sfortunatamente, i dati antropologici hanno poco valore all’interno delle principali organizzazioni, dove esiste un pregiudizio, a volte sbagliato, verso le argomentazioni che utilizzano i grandi numeri.

Lavoro minorile in Burkina Faso. Foto dell'utente Flickr ILO in Asia and the Pacific. Licenza CC.
Lavoro minorile in Burkina Faso. Foto dell’utente Flickr ILO in Asia and the Pacific. Licenza CC.

Prospettive per il futuro

I pregiudizi possono essere superati con le prove, ma non sempre si tratta di una procedura lineare. Non sarà facile giungere ad un cambiamento del modo di pensare semplicemente impegnandosi in un dibattito e presentando dati che per noi sono convincenti. Dobbiamo trovare il modo di parlare e di convincere le persone che desideriamo cambiare mettendole davanti a dati che potrebbero trovare convincenti; in sintesi, dobbiamo lavorare per cambiare i loro pregiudizi.

Chi fa parte del mondo accademico e desidera tutelare le opportunità di sviluppo del lavoro per i minori ha due compiti: il primo è quello di elaborare una ricerca che dimostri questo vantaggio in termini di sviluppo; il secondo è quello di scoprire e di rivelare le condizioni nelle quali il lavoro è una forza positiva per lo sviluppo – le tipologie di lavoro e le condizioni che favoriscono lo sviluppo, gli orari di lavoro adeguati per i minori in fasce d’età diverse, il tipo di orientamento da parte degli adulti che incrementa lo sviluppo attraverso il lavoro, i rapporti con i lavoratori e i compagni, la relazione tra il lavoro e il curriculum scolastico, e così via.

Credo che il modo migliore per aiutare il lavoro minorile sia quello di concentrarsi sui vantaggi relativi allo sviluppo connesso al lavoro, che spesso sono evidenti anche per i minori. La questione sarebbe poi un problema di educazione e di sviluppo, che dovranno essere sostenuti e monitorati dalle organizzazioni e dai ministeri appropriati piuttosto che dai ministeri del lavoro, che non hanno sufficiente interesse. Tale approccio avrebbe conseguenze importanti per le politiche nei confronti del lavoro minorile, che verrebbe incoraggiato con forme di sostegno appropriato invece di essere abolito.

Possiamo considerare la questione anche in una prospettiva più ampia presentando il lavoro in funzione dei diritti dei minori piuttosto che come esclusiva violazione. Ad eccezione del diritto al lavoro formulato nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948, articolo 23,1), possiamo esprimerci a favore di un lavoro appropriato citando l’articolo 27 (1) della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia, che riconosce “il diritto di ciascun minore ad uno standard di vita adeguato al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.”. Oppure l’articolo 20(1) in cui si afferma che l’educazione dovrebbe essere diretta “allo sviluppo della personalità, del talento e delle capacità mentali e fisiche del minore alla loro massima potenzialità.”

L’articolo 30 afferma che i minori (nelle minoranze etniche) hanno il diritto di beneficiare della propria cultura, e molte di queste culture includono il lavoro minorile. L’articolo 32(1) afferma che i minori dovrebbero essere tutelati dal lavoro che interferisce con lo sviluppo, ma è sottinteso che quando il lavoro promuove lo sviluppo e gli standard di vita necessari, tale lavoro dovrebbe essere incoraggiato in quanto costituisce un adempimento dei loro diritti – e le politiche che allontanano i minori da un’occupazione formale positiva spingendoli ad un lavoro caratterizzato dallo sfruttamento violano il diritto alla relativa tutela.

Se riconosciamo lo sviluppo, nonché i “vantaggi materiali” che il lavoro offre ai minori, possiamo distogliere l’attenzione dall’abolizione del lavoro minorile, concentrandoci invece sul compito urgente di eliminarne i danni e di garantire che i minori ricevano veramente dei vantaggi dalla propria attività.

Benedetta Monti

Traduttrice freelance dal 2008 (dall’inglese e dal tedesco) soprattutto di testi legali, ama mettere a disposizione le sue competenze anche per fini umanitari e traduzioni volontarie.

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