Samos chiama l’Europa, nell’hotspot emergenza fuori controllo

È trascorso quasi un mese dal terribile incendio che nella notte di lunedì 14 ottobre ha devastato la “giungla”, vasta area dove risiedono i migranti che non hanno beneficiato di una collocazione all’interno dell’hotspot nella piccola isola greca. La realtà è che l’hotspot è al collasso, incapace di tutelare sia i rifugiati, di cui calpesta dignità e diritti, che i locali, che lamentano il forte calo nel turismo, di cui di fatto vive l’isola. Entrambi – rifugiati e popolazione di Samos – sembrano uniti dallo stesso destino: l’impossibilità di un futuro migliore, ed è sempre più urgente la necessità di un intervento da parte della UE.

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Samos, l’hotspot dove l’Europa calpesta i diritti e l’umanità

Una della più belle isole del mar Egeo (anche Lesvos e Chios) è in realtà un incubo per i molti rifugiati che vivono in condizioni peggiori di una prigione. Le denunce di ONG, giornalisti, attivisti e della stessa UNHCR segnalano una situazione al collasso. Sovraffollamento, servizi igienici inesistenti, scarsità di cibo e trasferimenti coatti senza preavvisi e senza spiegazioni. Voci Globali ha visto cosa accade e ha ascoltato persone che sperano solo di diventare visibili in un luogo in cui la politica europea li tratta come merce usata.

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Repubblica della Macedonia del Nord, il nuovo volto dei Balcani

Il 2019 si è aperto con eventi storici per Skopje. La Grecia ha riconosciuto finalmente il nome ufficiale di quest’area dei Balcani. Per la Macedonia, quindi, si sono succeduti fatti importanti: la ratifica degli Accordi di Prespa, la firma del protocollo con la Nato, l’avvicinamento all’UE. Dopo le tensioni con Atene scoppiate nel 1991 a causa della scelta del nome del neonato Paese indipendente dalla federazione jugoslava, oggi Grecia e Macedonia celebrano la pace. Che per il Governo di Skopje significa entrare ufficialmente nell’influenza euro-atlantica. Con preoccupazione della Russia.

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Grecia, gelo e incertezza per migliaia di rifugiati senza speranza

L’inverno è arrivato anche in Grecia dove, nonostante la chiusura formale della Balkan Route e lo smantellamento del campo di Idomeni, sono ospitati più di 75.000 richiedenti asilo di varie nazionalità. La situazione è particolarmente delicata poiché le tutele assicurate ai migranti cambiano in base alla loro nazionalità, al momento dell’arrivo nel Paese e al campo dove si trovano. Infatti, l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia dello scorso marzo ha congelato una situazione che si fa di giorno in giorno più insostenibile.

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Grecia, migranti intrappolati e senza via d’uscita

Secondo l’Alto Commissariato UN per i rifugiati sono circa 46.000 i migranti abbandonati in Grecia. Le persone sono bloccate da quando lo scorso 9 marzo la Macedonia ha chiuso ai migranti il suo confine con il Paese. Allo stesso tempo per molte persone risulta impossibile presentare domande d’asilo in Grecia – e perciò non hanno alcuna possibilità di essere trasferiti in un altro Paese europeo. Infatti il piano per trasferire i rifugiati in altri Paesi dell’Unione sembra essersi arenato. Testimonianze dai campi di Idomeni.

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La Grecia in vendita, sul mercato i beni pubblici del Paese

In atto la svendita del Paese: porti, aeroporti, società di telecomunicazioni, autostrade, poste e molto altro. È evidente che le privatizzazioni non sono state progettate per aiutare la Grecia. I beneficiari sono le società di tutto il mondo, in particolare europee – dagli operatori aeroportuali e società di telefonia tedeschi alle ferrovie francesi – che stanno mettendo le mani sull’economia della Grecia. Per non parlare delle banche di investimento e degli studi legali che in questo percorso stanno facendo soldi facili. L’interesse personale dei Governi europei nell’imporre queste politiche alla Grecia lascia un sapore particolarmente sgradevole.

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Crowdfunding per la Grecia, l’idea di un calzolaio inglese

Un ventinovenne britannico, impiegato di un negozio di calzature, ha lanciato una campagna di raccolta fondi su Indiegogo con l’obiettivo di raccogliere $1,6mld per sostenere la Grecia. Il numero di donazioni alla campagna, che ha occupato i titoli dei giornali in tutto il mondo, è stato notevole, al momento sono stati raccolti circa due milioni di euro. Ma si è lontani dal raggiungere l’obiettivo.

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Le rivolte inglesi nel contesto internazionale

Per quanto il governo e l’apparato politico inglese vogliano relegare le rivolte scoppiate a Londra e in altre città a puri episodi di delinquenza comune, occorre un’analisi più attenta della situazione. Non solo il Nord Africa e il Medio Oriente, ma anche l’Europa, stanno attraversando un periodo di crisi economiche e sociali. Non basterà il giro di vite dei governi per risolvere i problemi.

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