L’umanità dilapidata, la speranza sta nei “giusti”

Nel 2018 si sono celebrati i 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ma il verbo celebrare non è adeguato. Questa parola dovrebbe esprimere non solo l’ufficialità di un evento ma anche la gioia e partecipazione che dovrebbe accompagnarlo. E, invece, non c’è molto da gioire. L’erosione dei diritti è costante e sempre più rapida. Se c’è una cosa che accomuna molti Stati, Governi, Istituzioni è oggi la degenerazione della giustizia sociale. È proprio di questi tempi che bisogna alzare la testa. Diventare protagonisti di un cambiamento. Lo hanno fatto i premi Nobel per la Pace Denis Mukwege e Nadia Murad, ma anche uno sconosciuto, Omar Abdel Jabar.

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Homeless, non solo slum. I più poveri nelle città ricche

3.5 mln di senza tetto negli USA. E nel 2020 1mld e 400mln vivranno in baracche, 60% in Africa sub-sahariana. L’Art. 25, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani garantisce il diritto all’abitazione ma si tratta di un diritto negato in ogni parte del globo. Nessun continente è fuori dalle statistiche internazionali che riguardano il problema dei senza tetto. L’ultima raccolta dati dell’ONU risale a dieci anni fa, la stima era allora di 100 mln di homeless in tutto il mondo e un mld alloggiato in case e condizioni non adeguate agli standard minimi.

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Migliaia di senza tetto, ma la legge “garantisce” la residenza

Giovani e anziani, uomini e donne, analfabeti come laureati, italiani come stranieri: nel Belpaese – secondo il primo censimento MinWelfare, Fiopsd, Caritas, Istat del 2011, che ha preso a riferimento le persone che hanno usufruito di almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni oggetto dell’indagine – sarebbero più di 47.000 i senza dimora. E la maggioranza sarebbe costituita da stranieri (59,4%), con un titolo di studio più alto degli italiani.

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