Migrazioni, Stati africani fanno resistenza ai rimpatri dall’UE

Il rientro forzato dei migranti dall’UE viene, in maniera più o meno esplicita, ostacolato dai Paesi d’origine, soprattutto quelli dell’area occidentale del Continente, che in modalità e per ragioni diverse rallentano o bloccano i tentativi di cooperazione sulle espulsioni. Già molto esigui, i tassi di rimpatrio in Africa dai Paesi europei sono persino diminuiti. Uno studio spiega i motivi alla base dell’insuccesso degli attuali partenariati per la migrazione, illustra le strategie adottate dai Governi di Nigeria, Senegal e Gambia rispetto al rientro dei cittadini espulsi e propone una soluzione per il miglioramento della cooperazione sul tema.

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Sahara occidentale sotto attacco, aumenta numero saharawi in fuga

Le recenti azioni con droni da parte delle forze marocchine stanno costringendo una moltitudine di persone a fuggire dalla Regione alla volta dei campi profughi in Algeria o delle città al confine con la Mauritania. Queste offensive sono mirate a colpire il Fronte Polisario ma stanno anche causando lo spopolamento dei sahwari dalla regione desertica. Per questi ultimi l’obiettivo dell’esercito marocchino sarebbe quello di svuotare le zone controllate dal Polisario. Mentre per il Marocco solo l’imposizione della propria sovranità garantirebbe la soluzione a una delle crisi di più lunga data al mondo.

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Cina e calo demografico, in gioco opportunità e rischi per l’Africa

Se fino ad oggi la Terra del Dragone ha detenuto il record della Nazione più popolosa del globo, da quest’anno non sarà più così. Sarà infatti superata dall’India con una popolazione stimata a 1,42 miliardi. Nel frattempo, il Continente africano si conferma quello con una popolazione in più rapida crescita. Tuttavia, questo cambiamento porterà con sé anche molti rischi: infatti un rallentamento dell’economia cinese potrebbe mettere a dura prova gli esportatori africani di materie prime provocando conseguenze piuttosto serie in tutto il resto del pianeta nell’ambito del commercio e degli investimenti.

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Nigeria, una crisi umanitaria conseguenza dell’industria petrolifera

L’industria petrolifera nigeriana, sebbene rappresenti gran parte della ricchezza del Paese, è anche motivo di disastri ambientali, fonte di violenti disordini e oggetto di diverse cause legali. Infatti, i numerosi sversamenti avvenuti nel corso degli anni hanno devastato l’ecosistema della Regione del Delta e ora, a causa del crollo della produzione, le cinque compagnie energetiche principali operanti nel Paese hanno manifestato l’intenzione di svendere numerosi giacimenti. Ma i cittadini chiedono di essere risarciti per i danni ambientali subiti e il ripristino dell’ambiente allo stato originario.

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Sudan, si allontana la speranza di una transizione democratica

Nello Stato arabo-africano è in corso una spirale di violenza che vede i soldati dell’esercito regolare guidati dal generale Abdel Fattah al-Burhan contro le Forze di Sostegno Rapido guidate dal generale Hemeti. Dal 2019 il Paese ha conosciuto due colpi di stato in pochi anni. Nonostante ciò, la sua società civile si è battuta in prima linea per un futuro migliore e una società libera. Le proteste del 2019 sono passate alla storia come la Rivoluzione Sudanese. Oggi, l’eredità delle piazze e la voglia di libertà delle nuove generazioni rischiano di soccombere sotto i colpi dell’autoritarismo.

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Libia in un limbo, secondo esperti il voto non risolverà l’instabilità

Un Paese diviso in due Governi, uno Stato unitario inesistente, la fragilità economica, una società ormai stanca della violenza, i crimini contro l’umanità verso i migranti, il petrolio e il gas ad attrarre le potenze internazionali assetate di energia, Italia in primis: questa è la Libia di oggi, che ancora rincorre elezioni nazionali diventate quasi un miraggio. Dal 2011 questo Paese nordafricano non trova pace e tenta di sopravvivere intrappolato nelle macerie di conflitti e violenze. Con la complicità degli attori esterni alla ricerca di una sfera di influenza.

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Ghana, il patriarcato impera: poche donne su cattedre universitarie

Da un rapporto dell’UNESCO è emerso che globalmente gli uomini sono maggiormente presenti nell’ambito dell’istruzione terziaria. I dati dimostrano che meno di 2 accademici senior su 5 e meno del 30% dei ricercatori mondiali sono donne. Il Ghana, seppure abbia compiuto progressi nel campo della parità di genere e dell’inclusione, non lo ha fatto nel settore dell’istruzione superiore. La questione risiede principalmente nell’esistenza di idee radicate che evocano stereotipi di genere limitanti per le donne. Per cambiare rotta sono necessarie politiche trasparenti che incidano sul cambiamento di visione.

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Nigeria, diritti delle donne riconosciuti solo sulla carta, non nei fatti

Nonostante le norme internazionali e le leggi della Costituzione nigeriana prevedano la tutela dei diritti delle donne, nel Paese dell’Africa occidentale spesso questi non vengono messi in pratica. Ciò accade in vari campi della sfera pubblica e privata: l’istruzione, la violenza di genere, la politica, la salute materna, le risorse economiche che le donne hanno a disposizione. Il nuovo Governo dovrebbe agire subito per permettere alle cittadine e ai cittadini nigeriani di avere pari opportunità in ogni ambito e far sì che le leggi a tutela delle donne e delle madri vengano applicate davvero.

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Tunisia, una politica discriminatoria verso i migranti sub-sahariani

Le recenti dichiarazioni di stampo razzista del presidente tunisino Saied sui migranti provenienti dall’area occidentale del Continente hanno destato scalpore in tutto il mondo. Il Paese maghrebino non rappresenta però un’eccezione nel panorama internazionale in quanto a politiche migratorie basate sulla discriminazione: vi sono infatti elementi comuni a nazioni lontane e diverse – come disoccupazione giovanile, crisi economica, tensioni sociali – che portano alla colpevolizzazione dei migranti, i quali finiscono per diventare i capri espiatori di problemi interni che i Governi non riescono a risolvere.

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Migrazioni, così la Germania agevola la fuga dei cervelli dall’Africa

Il Governo tedesco ha proposto un progetto riguardante l’apertura di centri per la migrazione in cinque Paesi del Continente volto a offrire a determinate categorie l’opportunità di trasferirsi sul suolo tedesco. Marocco, Tunisia, Egitto, Ghana e Nigeria sono i Paesi finora presi in considerazione. Tuttavia dietro questa “cultura dell’accoglienza” si cela una ragione tutt’altro che umanitaria. Il piano finirà infatti per aumentare la carenza di manodopera qualificata a cui molti Paesi africani fanno fronte e si ripercuoterà su questi ultimi per i quali sarebbe molto più vantaggiosa una migrazione circolare.

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