L’impatto della povertà e stati d’ansia sulla salute delle donne

[Traduzione a cura di Luciana Buttini dall’articolo originale di Olivia Remes pubblicato su The Conversation

I disturbi mentali come l'ansia possono portare alla frustrazione. Scattata il 1 luglio 2014. Immagine ripresa da Flickr/amenclinicsphotos ac. Alcuni diritti riservati.
I disturbi mentali come l’ansia possono portare alla frustrazione. Immagine ripresa da Flickr/amenclinicsphotos ac. Alcuni diritti riservati.

Le donne che vivono nei luoghi più deprivati hanno oltre il 60% di probabilità in più di soffrire di ansia rispetto a coloro che abitano nelle zone più ricche. Tuttavia, da un nuovo studio dell’Università di Cambridge, è emerso che per gli uomini il fatto di vivere in zone più o meno ricche sembra influire davvero poco sui loro livelli di ansia.

Nel nostro studio, che ha visto come protagonisti più di 18.000 cittadini britannici, abbiamo preso in esame il Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG). Esso si caratterizza per la presenza di preoccupazioni eccessive e incontrollabili circa una serie di condizioni di vita, che vanno dal lavoro alle risorse economiche e dalle relazioni alla salute. Tali preoccupazioni possono anche riguardare questioni di maggiore o minore importanza. In altre parole, potrebbero sorgere per qualsiasi motivo e sono davvero difficili da gestire.

Spesso, le persone affette da tale disturbo credono che qualcosa di negativo possa accadere in futuro senza che tale convinzione sia necessariamente fondata nella realtà. Questi individui soffrono anche di altri sintomi quali nervosismo, insonnia e irritabilità. A loro volta, tali disturbi rendono difficoltosa la concentrazione sul posto di lavoro o a scuola e, se accompagnati da contrazioni muscolari, sono anche la causa di frequenti mal di testa, mal di schiena o dolori articolari. Inoltre, potrebbero far fatica a dormire o perfino ad addormentarsi durante la notte, il che può renderli molto stanchi il giorno dopo compromettendo ulteriormente la loro concentrazione.

Ma sebbene alcuni studi abbiano esaminato fattori personali, quali il reddito e l’istruzione, considerati responsabili dell’aumento del rischio di ansia, scarseggiano quelli che analizzano gli effetti negativi dei luoghi sulla salute mentale degli individui.

Dagli studi condotti sappiamo che l’ambiente in cui si vive ha un effetto significativo sulla salute più in generale. Gli studi hanno anche rivelato come gli individui che vivono in luoghi caratterizzati da forti disparità di reddito corrano maggiormente il rischio di soffrire di gravi condizioni di salute o addirittura di andare incontro a una morte precoce.

Ma che dire, invece, dell’ansia?

I risultati dello studio

Beh, adesso lo sappiamo. Il nostro studio rivela come i luoghi in cui abitiamo possano aumentare il rischio di ansia – soprattutto tra le donne. Nel breve video che segue, realizzato in collaborazione con il regista Ryd Cook, sono riassunti i risultati della nostra ricerca.

 

Ma perché la salute mentale delle donne che vivono in luoghi deprivati è più vulnerabile all’ansia rispetto a quella degli uomini? Ci sono una serie di motivi che possono spiegare tale fenomeno. In primo luogo, le donne tendono a trascorrere più tempo nel loro ambiente residenziale, poiché hanno maggiori probabilità, rispetto all’altro sesso, di avere lavori part-time, di doversi occupare dei loro figli e di svolgere le consuete faccende domestiche, come ad esempio andare a fare la spesa. Così, se oltre a trascorrere più tempo in casa, vivono anche in un luogo povero e deprivato, allora avranno certamente più probabilità di essere soggette a stress e tensione.

Non c'è futuro senza luce. Scattata l'11 maggio 2014. Immagine ripresa da Flickr/Hernán Piñera. Alcuni diritti riservati.
Non c’è futuro senza luce. Immagine ripresa da Flickr/Hernán Piñera. Alcuni diritti riservati.

In secondo luogo, i vari aspetti dell’ambiente quotidiano sembrano influenzare in maniera diversa i due sessi. Ad esempio, la sicurezza del vicinato e la paura di essere aggredite rappresentano due particolari preoccupazioni per le donne. Infatti, qualora capissero che i loro quartieri o le loro comunità sono insicure, è meno probabile che escano per una passeggiata o semplicemente per fare attività fisica. E quest’ultima ha dimostrato di avere enormi vantaggi sulla salute mentale.

Inoltre, anche il fatto di iscriversi a social network rappresenta un beneficio importante per la loro salute . Se queste, infatti, vivono poi in ambienti deprivati e si sentono insicure all’interno delle loro comunità, è anche meno probabile che si facciano avanti per conoscere i loro vicini e instaurare, così, dei rapporti, il che può avere un ulteriore impatto negativo sulla loro salute mentale.

Infine, il sesso femminile e quello maschile sembrano subire e manifestare gli effetti dello stress in maniera diversa. Se da un lato, le donne esposte allo stress hanno più probabilità di interiorizzare i suoi effetti e mostrare in seguito problemi di salute mentale, gli uomini, dall’altro, sembrano esternarli sviluppando altri disturbi, come quello dell’abuso di alcol.

Prossimi passi

È chiaro che tale questione richiederebbe maggiori studi, tuttavia i risultati ottenuti finora circa il reale legame tra il vivere in luoghi deprivati e l’insorgenza di ansia, oltre all’analisi dei presunti meccanismi che ne sono alla base, sono già di per sè interessanti. Ciò significa che d’ora in avanti investire nelle aree urbane non avrà gli stessi vantaggi per gli uomini e per le donne che vivono in quei luoghi. E questo è importante da sapere, a maggior ragione in un momento di scarse risorse economiche.

Nel nostro studio, abbiamo anche scoperto che non è un aspetto specifico della deprivazione a essere dannoso per la salute mentale delle donne, quanto si tratta piuttosto dell’effetto complessivo causato dal vivere in luoghi deprivati ad aumentare il rischio di ansia in quest’ultime.

Nella società moderna, infatti, le donne ricoprono sempre più ruoli – molte lavorano a tempo pieno, si occupano dei loro figli e a volte anche dei loro genitori o parenti anziani. Tutto ciò si aggiunge al fardello delle loro responsabilità e dello stress, e questo può accentuarsi ancor di più se vivono anche in luoghi deprivati.

Non c’è da stupirsi, dunque, se le donne che vivono in luoghi poveri sono soggette a Disturbo d’Ansia Generalizzato. Credo, piuttosto, che tale questione debba essere esaminata dai decisori politici e dagli urbanisti, per due principali ragioni: la grande presenza a livello mondiale del numero di donne che vivono in ambienti deprivati e il fatto che oggi l’ansia rappresenta uno dei più comuni disturbi di salute mentale.

Luciana Buttini

Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica, ha in programma di specializzarsi in Lingue per la cooperazione e la collaborazione internazionale. Nel frattempo lavora come traduttrice freelance dal francese e dall'inglese in vari ambiti.

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