21 Giugno 2024

post VG

Migrazioni, l’Italia rimane la porta d’Europa. Ma poco accogliente

I migranti giungono nel nostro Paese attraverso viaggi estenuanti, via mare o via terra. Affrontano il Mediterraneo con pericolose barche o i Balcani, che d’inverno diventano un luogo gelido e inospitale. Sia lungo la rotta che una volta giunti a destinazione, si trovano in una condizione di forte vulnerabilità: infatti il sistema di accoglienza è perennemente sovraccarico e non riesce a far fronte al costante afflusso di persone. Ciò che perpetua tutto questo è la difficoltà a ottenere la protezione internazionale.

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Sudan, calamità umanitaria ormai sparita dai radar internazionali

Sono ormai oltre 200 i giorni di sangue nel Sudan che non fa più notizia. Mentre altri, altrettanto drammatici teatri di guerra s’impongono al centro dell’attenzione mediatica (e quindi politica) globale, nel cuore del continente africano “una catastrofica crisi dei diritti umani” va in scena a riflettori spenti. Almeno 10 mila morti e quella che per Unicef è la più grave crisi di sfollamento infantile del Pianeta sono il risultato di sette mesi di un conflitto brutale che si combatte senza quartiere e senza regole. Nel Darfur, a vent’anni dal genocidio, infuria la violenza etnica. L’UNHCR: “il mondo deve prestare attenzione”.

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Tigray, a un anno dall’accordo di Pretoria pace tutt’altro che certa

La guerra civile che ha insanguinato il Nord dell’Etiopia tra il 2020 e il 2022 ha trovato una risoluzione nel cessate il fuoco firmato nel novembre dello scorso anno. Grazie alle soluzioni concordate, la regione sembra aver trovato un’intesa con la federazione, ma la situazione risulta ancora estremamente fragile: dopo gravi massacri e violenze di ogni genere, il Paese pare sull’orlo di una nuova crisi, potenzialmente sostenuta dalle tensioni presenti tra le varie etnie della nazione. Secondo l’analista William Davison, da noi intervistato, solo il dialogo può portare a una vera e duratura stabilità.

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Giustizia sociale, quanto è attuale oggi la teologia della liberazione

Vivere la fede cristiana come lotta per l’emancipazione, i diritti degli oppressi, il riscatto dalla povertà è quanto si prefigge uno specifico movimento del cattolicesimo sviluppatosi soprattutto in America Latina, ancora attivo oggi. Dall’esperienza di Viviana Premazzi, che ha scritto un libro su questo approccio teologico, approfondiamo il tema di come la dimensione religiosa possa sconfinare nell’azione politica e sociale in modo costruttivo. Anche tra le tante difficoltà nell’interpretare i testi sacri in termini di inclusione e di accoglienza delle diversità.

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Israele-Gaza, il dramma dei profughi in un contesto così disperato

Dopo l’attacco di Hamas, Tel Aviv ha risposto con pesanti bombardamenti sulla Striscia: le vittime della guerra sono migliaia, sia da parte palestinese che israeliana, ma a ciò si aggiunge il dramma degli sfollati in un’area tra le più complesse e povere al mondo. Al già altissimo numero di rifugiati presenti nella Striscia si aggiungono anche coloro che scappano dalle bombe ma non riescono a trovare un passaggio che li porti lontano dalla guerra. Intanto, salgono le tensioni anche in Cisgiordania, area in cui gli scontri tra palestinesi e coloni avevano toccato un picco già nell’anno passato.

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India, il sistema delle caste tra abolizione formale e pratiche attuali

Il più grande Stato dell’Asia meridionale è ancora oggi afflitto dai problemi dovuti a decenni di convenzioni e divisioni sociali, perpetrate in varie maniere a livello formale e non. Ciò porta la società ad essere frammentata invece che unita, in un Paese che è già molto diverso e con un grande attaccamento alle tradizioni. La strada per l’uguaglianza è ancora lunga e vede davanti a sé numerosi ostacoli, sia dal punto di vista legislativo che delle relazioni informali tra individui. Voci Globali ha intervistato Krishna, attivista che lavora nell’ambito del sociale per eliminare le disuguaglianze.

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Il “miracolo Ruanda” sarebbe frutto della repressione del dissenso

Human Rights Watch accusa il Ruanda a guida Kagame e Fronte patriottico ruandese di dare la caccia alle voci dissenzienti anche oltre confine. Proteggere l’immagine internazionale del Paese varrebbe ogni abuso. Omicidi, rapimenti, sparizioni forzate, aggressioni. I parenti rimasti in patria che diventano bersaglio per silenziare gli altri fuori dal Paese. E la manipolazione dell’Interpol per ottenere arresti ed estradizioni dei dissidenti, reali o presunti. L’indagine “Unisciti a noi o muori” raccoglie 150 testimonianze dal mondo e dichiara il fallimento di comunità internazionale e Nazioni Unite: è inaccettabile che restino ancora a guardare.

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Venezuela, il decennio della crisi: dall’economia al settore sanitario

Un tempo uno dei Paesi più prosperi dell’America Latina, si trova in un momento storico particolarmente concitato: a un decennio dalla morte di Hugo Chavez il suo successore Maduro è ancora il presidente della nazione, ma essa fatica a riprendersi dal crollo degli ultimi anni. Il settore pubblico è in ginocchio, con una settore sanitario che arranca e malattie credute sconfitte che riemergono; la malnutrizione interessa una grossa fetta della popolazione e la scolarità è sempre più bassa. Per molti l’emigrazione è la soluzione.

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Nagorno-Karabakh, resta alto rischio scontri. Civili ancora in fuga

Il 19 settembre, le truppe azere hanno lanciato un’operazione militare contro l’auto-proclamata Repubblica dell’Artsakh. Un numero ingente di rifugiati si sta muovendo verso l’Armenia. Il numero elevato di persone in fuga e la situazione critica sul campo rischiano di aggravare una situazione umanitaria già da tempo compromessa. Voci Globali ripercorre la spirale di violenza che dagli anni Novanta ha interessato i due Paesi. Legate da una storia di nazionalismo esasperato e azioni di pulizia etnica, Baku e Yerevan sembrano essere nuovamente sull’orlo di guerra allontanando le speranze di pace nel Caucaso.

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Libia, a un mese dalle inondazioni la situazione rimane drammatica

Il crollo di due dighe in seguito a piogge torrenziali di eccezionale portata hanno spazzato via città, quartieri, strade, edifici, industrie oltre a provocare migliaia di vittime, come in un bollettino di guerra: questa la situazione nel Nord-Est libico dopo la tempesta di metà settembre. Con ancora 10.000 e oltre persone disperse, il bilancio dei morti potrebbe superare i 15.000. In un Paese politicamente instabile e diviso, con i segni ancora vivi di una guerra e di scontri violenti tra fazioni, la catastrofe umanitaria non può che aggravarsi. Intanto, i sopravvissuti hanno perso tutto.

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