Europa, migranti: Stati screditano e rallentano lavoro delle ONG

Si è così espresso il Consiglio di Esperti del CoE sul diritto delle ONG in uno studio tematico pubblicato lo scorso 8 gennaio. Intanto, il presidente senegalese ha promulgato la legge in materia di “stupro e pedofilia”, che costituisce un ulteriore passo in avanti nella lotta globale contro la violenza di genere. Mentre la Colombia vede minacciato il proprio processo di pace ad opera di gruppi armati irregolari che hanno ripreso le armi, la disoccupazione cresce in modo allarmante in ogni parte del mondo mettendo a rischio la coesione sociale. E la non profit CDP Global rende nota la sua “A List” 2019 sulle imprese più eco-friendly del pianeta.

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Riso e petrolio, il fiorente contrabbando tra Nigeria e Benin

I due Paesi, nonostante la firma – lo scorso luglio – di un accordo per la libera circolazione di beni e servizi nel continente (AfCFTA – African Continental Free Trade Agreement), continuano ad essere protagonisti di un fruttuoso commercio illegale. Dalla Nigeria parte la benzina, raffinata clandestinamente nelle cosiddette “firewood distilleries”, venduta per le strade del Benin in bottiglie di plastica. In cambio, i porti beninesi, grazie a costi di importazione inferiori, servono ai nigeriani da punto di approdo per il riso del sud-est asiatico destinato al mercato nero.

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Nel Nagorno Karabakh si cerca ancora la pace dal lontano 1991

Nel Caucaso, un piccolo territorio ancora in cerca delle propria identità potrebbe iniziare un nuovo capitolo della sua travagliata storia. Il Nagorno Karabakh, indipendente ma non riconosciuto, è chiamato alle urne e il risultato delle elezioni potrebbe favorire il rafforzamento della rivendicata autonomia. In questo territorio, infatti, sono ancora tangibili le fratture etniche e di confine risalenti ai tempi dell’URSS. Dopo guerre e persecuzioni a danno di armeni e azeri, la regione del Caucaso vuole liberarsi dalle rivendicazioni di potere di Yerevan e Baku.

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Libano, “ci ribelliamo contro corruzione, tasse e malgoverno”

Il Paese dei cedri è ormai da mesi teatro di una forte agitazione popolare. Oltre 1 milione di persone è sceso ripetutamente in piazza per protestare contro il rincaro di una serie di tasse. Il rafforzamento dell’austerity interviene nell’ambito di un contesto economico già di per sé molto fragile. Intanto, il 19 dicembre, Hassan Diab è stato incaricato di formare un nuovo Governo tecnico. Decisione che ha suscitato un’ulteriore ondata di malcontento. La nostra intervista a Nizar Hassan, giornalista, ricercatore, cofondatore del movimento politico LiHaqqi e attivista per i diritti umani.

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Crisi USA-Iran, escalation contraria alle norme internazionali

Il 3 gennaio scorso, il generale Soleimani, comandante della forza iraniana Quds, ha trovato la morte in un attacco mirato condotto dagli Stati Uniti in Iraq. La reazione iraniana non si è fatta attendere. Nella notte tra il 7 e l’8 gennaio, una pioggia di missili ha colpito le basi americane di Ayn al-Asad e di Erbil. Lo “scontro” in atto tra i due Paesi, al di là delle considerazioni geopolitiche, solleva importanti questioni di carattere giuridico attinenti, in primis, alle norme sull’uso della forza armata. Voci Globali ne ha parlato con il professore Carlo Focarelli, titolare della cattedra di diritto internazionale presso l’Università di Roma Tre.

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Dieci anni di Voci Globali, l’informazione con i piedi nel mondo

Mi è rimasto fisso nella memoria il momento in cui un gruppetto di persone, che per inciso si incontravano per la prima volta di persona, hanno deciso di fondare VG. La nostra poteva sembrare una decisione irrazionale, senza un editore pagante alle spalle e un panorama dell’informazione che sembrava saturo. E invece l’assenza di qualcuno che pretendesse e magari censurasse è stata la nostra forza, e di storie trascurate nel mondo ce n’erano (e continuano ad essercene) tante. Continuiamo a fare giornalismo “di resistenza”, legato a progetti sul campo nel continente africano. Per mischiarci con le realtà del mondo e così raccontarvele.

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Bambini migranti tenuti in gabbia. Storie di “occidentale” follia

Detenuti in ragione del loro status di “migranti”. È questo il triste destino condiviso da moltissimi minori trattenuti in strutture di vario genere nelle more delle procedure per l’espulsione ovvero per il riconoscimento della protezione internazionale. Non esistono dati ufficiali per chiarire la portata del fenomeno assai diffuso soprattutto in Occidente. La pratica è contraria alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo e viola i diritti fondamentali dei bambini. Le loro condizioni di vita all’interno dei centri sono pessime. E le conseguenze sul piano psicologico ed emotivo devastanti. Eppure nulla si muove, mentre la propaganda nazionalista imperversa.

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Sudan, immagini dal sit-in che ha segnato la rivoluzione

Il sogno di un Paese diverso, in cammino verso una democrazia stabile dopo decenni di dittatura e repressione militare, ha fatto sbocciare e dato finalmente spazio ad artisti e movimenti popolari rimasti nell’ombra per moltissimi anni. I giorni delle proteste a Khartoum, tra l’aprile e il giugno di quest’anno, hanno rappresentato un momento di forte liberazione e creatività tra i giovani sudanesi, e non solo, culminati in espressioni artistiche quali poesie e graffiti sui temi del cambiamento e della rivoluzione. Proseguono le corrispondenze di Michele Pasquale.

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Cile, l’ombra di Pinochet sulla repressione violenta della piazza

Violenza, frustrazione, rabbia: questo sta esprimendo da quasi due mesi la piazza cilena. Quello che finora era considerato lo Stato modello della democrazia capitalista in America Latina , oggi è un Paese a pezzi. Il Cile, attraverso le manifestazioni esplose il 18 ottobre, chiede un cambio di rotta radicale. E, soprattutto, l’eliminazione dei segni della dittatura di Pinochet, ancora troppo evidenti nella Costituzione del 1980 e nel modello economico liberista. Dopo circa 30 anni di vita senza regime, infatti, il Cile primeggia per disuguaglianza sociale e iniqua distribuzione della ricchezza.

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India e crisi ambientale, informazione soffocata dalla censura

Se è vero che la democrazia si misura anche attraverso la libertà e l’indipendenza dell’informazione, allora lo Stato indiano è in allarme. Troppo spesso, infatti, i giornalisti vengono messi a tacere e le notizie “scomode” per il Governo non vengono diffuse. Dai gravi problemi ambientali del Tamil Nadu alla carenza di acqua nei piccoli villaggi fino ai casi di suicidi in aumento, molti eventi dell’India sono mal documentati. Diminuisce, così, la qualità della democrazia e la possibilità di avere una popolazione davvero consapevole.

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