Corea del Sud, la stanca tigre asiatica consumata dallo stress

Benvenuti a Seul, capitale dell’undicesima economia al mondo, esplosa negli ultimi decenni come un fuoco d’artificio. In città è giorno anche di notte: i mercatini e i centri commerciali rimangono aperti fino all’alba, i cartelloni pubblicitari e le luci al neon brillano come stelle, affiancati dalle insegne della Samsung e della Hyundai, mentre il K-Pop infuria in ogni karaoke bar. Tutto ciò ha però un prezzo: la Corea è il Paese che lavora di più al mondo, anche 14 o 15 ore al giorno, più del Giappone. La conseguenza è solitudine e alienazione. Spesso i lavoratori finiscono per isolarsi nella loro sofferenza, o per prendere decisioni drastiche. Gwarosa è il termine inventato per descrivere la morte dovuta al troppo lavoro, che sia per suicidio, incidenti sul lavoro, o estremi sforzi fisici. Benvenuti nel lato oscuro della Corea.

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Ciad, un anno di censura, il Governo vieta Internet e dissenso

Dal marzo 2018 è in corso nel Paese una delle più grandi repressioni della libertà di espressione. Blocco di Internet e quindi di Facebook, Whatsapp, Messenger. Anche il sito della BBC è interdetto. Il motivo è ovvio: bloccare il dissenso e le voci non conformi alle decisioni e al volere del Governo. Bloccare voci che vanno verso l’esterno, ma anche quelle che sono critiche nei confronti di ciò che accade nel Paese. Eppure c’è modo di aggirare l’ostacolo utilizzando le VPN, e Internet Senza Frontiere ha avviato una campagna per finanziare i collegamenti.

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Iran, la lunga lista di diritti e libertà soppressi con violenza

La repressione del dissenso nel Paese sta diventando sempre più radicale e diffusa. L’anno appena trascorso si è chiuso con il triste bilancio di 7.000 persone arrestate solo per aver manifestato contro politiche economiche inefficaci, povertà, diritti umani negati. L’uso della violenza per fermare scioperi e dimostrazioni di piazza è diventato sistematico, traducendosi in frustate, arresti arbitrari, maltrattamenti, torture in carcere. Ad essere colpiti sono stati – e continuano ad essere – lavoratori, attivisti, avvocati, giornalisti, donne che osano opporsi alle restrizioni.

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Street magazine, i mensili di strada a cui lavorano i senza tetto

Il panorama dei giornali di strada, testate fatte e distribuite dai senzatetto, in Italia non è particolarmente florido, ma resiste. Rappresenta una preziosa opportunità di informazione che racconta storie quasi sempre invisibili, narrate da chi quelle stesse storie le vive dal di dentro. Stefano Lampertico è direttore responsabile dell’unico street magazine italiano a carattere nazionale. A lui abbiamo rivolto alcune domande, per conoscere più da vicino l’interessante realtà editoriale di cui è attualmente al timone.

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“Tutto è politica”. No, “tutto è consenso e tutto si fa per esso”

La mia prof di italiano delle superiori diceva “Tutto è politica”. Quella breve frase sembra quasi un haiku (particolare forma di poesia giapponese). Se non fosse che per essere tale avrebbe bisogno di almeno altre due strofe. Allora magari posso provarci io. “Tutto è politica. Ma la politica è amore. Amore per il prossimo. Amore per il vicino. Amore per il lontano”. Naturalmente è poesia – e anche un po’ improvvisata – e come tale rimane un’emozione personale. Ma partiamo da questo per riflettere su come è ridotta la sacralità della politica oggi in Italia.

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Seychelles, quando un paradiso tropicale nasconde l’inferno

Sono circa 350.000 i turisti d’élite che ogni anno atterrano a Mahé – perlopiù francesi, tedeschi, italiani e russi – pronti a crogiolarsi nel torpore tropicale. L’articolo porta il lettore in un viaggio oltre le mura dei resort, a scoprire come vivono gli abitanti delle isole, facendo emergere le verità scomode che non si leggono di certo sui dépliant. Tra bancarelle, spiagge, mercati e strade, i Seychellois si raccontano con semplicità, rivelando una realtà tutt’altro che rosea: eroina, furti e apatia generale sembrano immobilizzare il Paese, impedendogli di sviluppare le proprie risorse e capacità.

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Afghanistan, Maryam Sama: dalla politica in tv al Parlamento

Emersi i risultati elettorali del voto parlamentare in Afghanistan dove i cittadini sono andati al voto per eleggere i candidati della Wolesi Jirga, la Camera bassa del Parlamento. Tra loro anche una donna, la più giovane che siederà sugli scranni dell’istituzione del Paese. Si chiama Maryam Sama, è una giornalista e conduce le tribune elettorali di un’emittente televisiva. Il suo messaggio all’Occidente: “Non soffermatevi sulla questione velo. Qui i problemi veri sono evitare gli stupri, evitare le violenze, non essere declassate o discriminate sul lavoro solo per il fatto di essere una donna”.

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Ancora silenzio e più dubbi sul rapimento di Silvia Romano

Silvia Romano, la giovane volontaria rapita in Kenya a novembre, è ancora nelle mani dei suoi sequestratori. Dopo due mesi dall’agguato di uomini armati che l’hanno portata via dal villaggio Chakama, non ci sono sviluppi concreti. Le indagini svolte finora hanno portato all’individuazione di una banda di delinquenti locali e ad alcuni arresti. Di liberazione, però, non si parla. La Farnesina invita al riserbo e le autorità kenyote tengono blindata la foresta di Tana River. Il silenzio, intanto, sembra allontanare la soluzione di questa vicenda.

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Africa, le aree di crisi che segneranno la stabilità del continente

Se lo Yemen, la Siria, l’Afghanistan sono i Paesi i cui ormai lunghi anni di guerra stanno contribuendo a devastare il sempre precario equilibrio geopolitico in Medio Oriente, è l’Africa che continua ad alimentare il numero di conflitti nel mondo. E il 2019 si annuncia come un periodo alquanto complesso. Sul fronte della sicurezza molti i Paesi in aperto conflitto o che manifestano forte tensioni. Riuscire a ristabilire la pace, che parte soprattutto dallo stato di diritto e dalla giustizia sociale, è la sfida del continente per questo nuovo anno. In questo articolo i Paesi e le situazioni da tenere sotto osservazione.

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Le donne e la filosofia, molte dimenticate tante da riscoprire

Sarà sempre incompleto un elenco delle donne filosofe. Eppure ce ne sono state – e ce ne sono – moltissime. In ogni angolo del pianeta. Spesso attiviste, qualche volta religiose, sempre anche scrittrici o saggiste. Di tanto in tanto iniziative accademiche provano a ridare vigore e risalto alla presenza e al contributo delle donne nell’ambito del pensiero filosofico. Una recente viene dall’Inghilterra. Un lavoro in 21 capitoli, ogni filosofa raccontata da un’altra filosofa o ricercatrice. Un modo per riportare alla luce pensieri e personalità che hanno lasciato il segno.

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