La società dello sfruttamento che genera 40 milioni di schiavi

Nel mondo esiste una significativa quantità di persone costrette a vivere in condizioni di schiavitù. Di queste, il 71% è costituito da donne e il 29% da uomini. Cittadini spesso considerati marionette nelle mani dei potenti e dello stesso Stato, obbligati ad offrire manodopera in modo disumano senza ricevere retribuzione. Purtroppo, tanti sono i bambini legati a sfruttamento e lavoro altamente pericoloso. I casi più emblematici avvengono in Corea del Nord, al primo posto della triste classifica per quantità di schiavi. Mentre le nazioni sviluppate continuano incuranti ad importare prodotti che provengono dal lavoro coatto e sfruttato.

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Fatimah, l’artista irachena che insegna la libertà alle donne

Come si vive in Iraq nel 2019? Uno sguardo alla vita di tutti i giorni – quella della gente comune – filtrata attraverso gli occhi di un’artista ventiseienne nata in una delle città più conservatrici del Paese. Al di là del conflitto e dello Stato Islamico rimangono altri problemi irrisolti: dispotiche società tribali, oppressione delle donne, settarismo, acqua contaminata, navi che affondano e anarchia generale, situazioni che tengono la vita degli Iracheni continuamente appesa ad un filo.

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Bisogno d’acqua. Il cambiamento climatico e i danni nel Sahel

Il Sahel è da sempre colpito da siccità cicliche che in passato si presentavano ogni dieci anni. Da qualche tempo, però, le cose stanno peggiorando. I periodi di pioggia sono sempre più rari e Paesi come ad esempio la Mauritania e il Ciad ne risentono profondamente. La carenza idrica rende difficile sia l’agricoltura che gli allevamenti e aumenta il tasso di mortalità infantile. Secondo alcuni studi esisterebbe un legame diretto tra lo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia e la mancanza d’acqua nella regione africana.

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Tecnologia e armamenti, nuove minacce alla sicurezza globale

Il mondo sembra essere sempre più sotto minaccia. Ad aggravare lo scenario globale così afflitto dalle guerre, infatti, ci sono gli sviluppi tecnologici e scientifici. Perchè? L’evoluzione biotecnologica, robotica, dell’industria additiva e dell’intelligenza artificiale potrebbe diventare una nuova miscela esplosiva. Studi dimostrano come questi avanzati settori possiedono in potenza la capacità di rendere armi e conflitti sempre più letali e difficili da controllare. Una prospettiva poco rassicurante, che si affianca ad un clima poco incline al disarmo sia nucleare che convenzionale.

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Arabia Saudita: diritti delle donne, attiviste detenute e torturate

Per quasi un anno, 11 attiviste per i diritti umani sono state detenute arbitrariamente e, secondo diverse fonti, hanno subito torture e abusi sessuali da parte dei loro carcerieri. La loro “colpa” è aver promosso e sostenuto il movimento di protesta nato nel 2016 sotto lo slogan #IamMyOwnGuardian con l’obiettivo di abolire il cosiddetto “sistema di sorveglianza maschile” vigente nel Paese. Un sistema che opprime le donne ponendole sotto l’assoluto controllo del proprio “guardiano”. Tre di loro sono state temporaneamente rilasciate grazie alla forte pressione della comunità internazionale. Ricostruiamo qui la vicenda.

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Christian Rocca, regolamentare Internet per salvare la società

Con l’approvazione della Direttiva UE in materia di diritto d’autore nel mercato online, lo scenario editoriale è destinato a cambiare in profondità. In attesa di vedere come le singole nazioni recepiranno la direttiva, non si placa il dibattito su come tutelare correttamente il copyright senza mettere il bavaglio alla Rete. Quella che segue è una breve intervista al giornalista e scrittore sul suo nuovo testo-pamphlet dal titolo provocatorio: “Chiudete Internet – Una modesta proposta”. Ecco cosa ci ha detto, guardando al fenomeno in una prospettiva storica.

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Alzarsi da soli, un atto di coraggio per sé e per gli altri

Ce ne sono molti di esempi al mondo – in tutte le epoche – di persone che hanno contribuito a mutamenti epocali. Battaglie civili, sociali, politiche, ambientali… Lo hanno fatto senza aspettare gli altri, senza la paura del giudizio o del fallimento. Sono gli uomini e le donne che sono passati alla Storia. Poi, ci sono le “storie di tutti i giorni”, di chiunque prenda in mano il proprio destino, che lotta per la propria “rivoluzione umana”, per quel cambiamento interiore che determinerà il cambiamento dell’ambiente che lo circonda.

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Malesia, la tolleranza e il rispetto come esempio per il mondo

Un tuffo in questo Paese del Sud-Est asiatico, dove tre grandi gruppi etnici, malay, cinese, e indiano, convivono senza osteggiarsi gli uni con gli altri. Dove le moschee sorgono accanto ai templi indù, e al capodanno cinese seguono i festeggiamenti del Ramadan e del Diwali. Una breve analisi di come la gente gestisce questa storica coesistenza, nell’assenza di violenza da ormai cinquant’anni, dei problemi sociali che tuttavia ne scaturiscono, delle soluzioni adottate dal Governo e soprattutto delle lezioni che se ne possono trarre.

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Iraq, la vita senza patria degli Yazidi. Voci dal campo di Shari

Tra il 2014 e il 2017, in Iraq l’Isis massacrava migliaia di Yazidi. Senza parlare dell’orrore per centinaia e centinaia di donne, come Nadia Murad, rapite per diventare schiave del sesso. Ma dove sono oggi tutti i sopravvissuti? Come sono scampati al genocidio? Li abbiamo intervistati nei campi profughi e nei luoghi dove sono rifugiati. Ci hanno raccontato le loro storie e come cercano di dimenticare le tragedie vissute. Ma non è facile. La vita nei in questi luoghi è al limite delle condizioni umane e non c’è ancora speranza di tornare a casa. Ammesso che una casa ci sia ancora.

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A Hebron tutto è diviso, anche la tomba di Abramo

Per comprendere la difficile convivenza tra israeliani e palestinesi bisogna andare in questa città della Cisgiordania. Qui ebrei e musulmani dovrebbero ritrovare l’unità in nome di Abramo, sepolto nel complesso sacro della Tomba dei Patriarchi. Invece, proprio a seguito di un attentato del 1994 nella moschea, è iniziata la storia della città divisa, dove la quotidianità è fatta di checkpoint, militari israeliani schierati, strade interdette alle attività palestinesi, attacchi terroristici. E, naturalmente, rivendicazioni territoriali faziose. E ora che la missione di protezione internazionale TIPH è stata allontanata da Israele, Hebron è ancora più insicura.

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