Donne a capo di una nazione, in Africa si può

Regine, imperatrici, guerriere e diplomatiche, le donne africane hanno ricoperto ruoli di comando e di primo piano fin dall’antichità. Hanno guidato i loro popoli e hanno combattuto contro i colonizzatori per la libertà dei propri territori, per difendere la propria cultura e la propria gente. In epoca contemporanea la prima presidente (ad interim) è stata nominata nel 1984 in Guinea, poi ne sono venute altre nove, di cui due elette dal popolo. Altre sono state ministro e vicepresidente. Il Rwanda è al primo posto nella classifica mondiale della presenza femminile nei Parlamenti nazionali, nel 2015 nel Congresso USA su 535 membri solo 104 erano donne.

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Lingue africane, per tenerle vive si imparano online

Meno male che c’è Internet. E quello spazio di diffusione generalista che è YouTube. Che può essere usato per le motivazioni più disparate e riempito di contenuti di ogni tipo. Come anche tutorial e corsi per imparare le lingue africane. E qui scopriamo un mondo di opportunità. Come il canale ideato da una mamma nigeriana che attraverso storie, filastrocche, canzoni, insegna lo yoruba a bambini “espatriati”. In Africa ci sono sono tra 1.250 e 2.100 lingue, alcune sono in via di estinzione, ma la maggior parte sono lingue vivissime, parlate comunemente anche nei mass media con pubblicazioni, quotidiani e programmi radiofonici e televisivi.

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Elezioni in Ghana e promesse non mantenute, il caso di Keta

Il 7 dicembre di quest’anno si terranno le elezioni presidenziali e parlamentari in questo Paese dell’Africa occidentale. I due partiti principali l’NDC e l’NPP devono fare i conti con la disillusione della popolazione alle prese con la scarsità di lavoro e l’aumento dei costi, soprattutto dell’elettricità. Così anche dalle roccaforti ci si aspetta delle sorprese, come un alto astensionismo, visto come forma di protesta. Da una di queste aree ci arriva il contributo di uno studente dell’Università di Copenaghen, impegnato in uno stage con la nostra testata.

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Emigrazione e omosessualità, accoglienza e asilo per i LGBT

In più di 70 Paesi del mondo l’omosessualità è ritenuta un reato e penalizzata, e preoccupa la diffusione di leggi fortemente omofobe in Gambia, Nigeria, Kenya, Uganda. Per la persona gay, lesbica, bisessuale, transgender o transessuale rimangono solo due possibilità: una vita di occultamento del proprio orientamento sessuale o identità di genere, oppure la fuga. Una volta in Europa, esistono norme e sentenze che dovrebbe garantirgli asilo politico o una forma di protezione internazionale. L’UNHCR è, da anni, in prima linea affinché queste richieste vengano trattate in maniera corretta. Nello stesso senso, spingono alcune associazioni come MigraBO LGBT di Bologna.

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La tratta arabo-islamica e l’odio per gli africani neri

Il termine inglese rende bene, “uncomfortable truth”. E di verità sgradevoli, scomode ce ne sono a bizzeffe. Soprattutto le verità storiche. Una di queste riguarda la schiavitù, la tratta degli schiavi. C’è però una sottile e immensa questione, perché della tratta europea non si fa fatica a parlare mentre molto meno accade per quella perpetrata dal mondo arabo/islamico? Sembra – almeno nella memoria di molti – che addirittura non sia mai esistita. Molti ne ignorano l’entità, le motivazioni, i luoghi. Eppure è durata quattordici secoli – e ne esistono forme attuali – e avrebbe prodotto tra i 20 e i 30 milioni di schiavi.

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Rotte del terrore, nuovi campi di tortura a scopo di estorsione

Nel periodo tra il 2009 e il 2014, nella penisola del Sinai si verifica una nuova forma di tratta: i migranti, principalmente di origine eritrea, vengono rapiti e portati nei cosiddetti “campi di tortura” a scopo di estorsione. La mancanza di interesse internazionale sulle atrocità avvenute nella regione e la violenza sancita dagli Stati in forma di politiche anti-immigrazione hanno impedito di combattere in modo efficace le violenze contro i migranti, quando invece ci sarebbe soprattutto bisogno di vie legali e sicure per l’immigrazione. Oggi questo tipo di rapimenti si verificano anche in altre aree incluse Libia, Sudan e Yemen.

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Irokotv, il successo della Netflix africana che parla ai giovani

Fondato da Jason Njoku, il primo servizio di streaming africano non teme la concorrenza. Nollywood – come è facile intuire – fonde la Nigeria con l’industria cinematografica hollywoodiana: è lì che dagli anni ’60 ha preso piede una produzione incredibile di film prodotti low-budget. E oggi il mercato di video on demand nel continente viene sempre più trainato dalla diffusione degli smartphone. Non a caso è nei telefonini che avviene la gran parte del consumo dei film di prodotti per Nollywood. E il pubblico è costituito soprattutto da giovani.

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Africa, dove vivere a lungo spesso non è un vantaggio

In Africa, come nel resto del mondo, le persone vivono sempre più a lungo. Nel continente questo non costituisce tuttavia sempre un vantaggio. Gli africani anziani sono infatti troppe volte soggetti a isolamento, povertà, abusi e violenze, e hanno un accesso piuttosto limitato ai servizi sanitari. Molto diffuse anche le credenze tradizionali che implicano per molte donne in età avanzata l’accusa di “stregoneria” e trattamenti particolarmente violenti da parte delle comunità in cui vivono. Sarebbe utile uno sforzo educativo rivolto a diffondere maggiore consapevolezza sui diritti umani e degli anziani.

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Agenzia umanitaria africana, sfide e opportunità

Quasi il 30% dei 41 milioni di sfollati e circa il 20% dei rifugiati di tutto il mondo sono in Africa. La causa principale delle migrazioni in tutto il continente sono i conflitti, ma anche altri fattori, come il cambiamento climatico, influiscono. L’Unione africana ha riconosciuto la necessità di una risposta urgente a tale crisi umanitaria. Recentemente è stata avanzata la proposta di un organismo ad hoc, prima però bisogna interrogarsi e risolvere alcune questioni che vanno dalla selezione del personale, alla capacità di collaborazione tra gli Stati; dal finanziamento, alla divisione dei compiti e alla capacità di farsi percepire positivamente dall’opinione pubblica con azioni concrete.

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