Marocco, lo sviluppo che aumenta marginalità e disuguaglianze

Nel Paese del Nord Africa il processo di urbanizzazione prosegue senza sosta così come la realizzazione di nuove grandi opere. Il porto Tanger Med o il primo treno ad alta velocità del continente sono solo alcuni esempi degli sviluppi in corso. Tuttavia, senza interventi sociali adeguati, si assiste all’aumento delle disparità tra campagna e città nonché tra centro e periferie. Casablanca, in particolare, presenta le più evidenti contraddizioni: cuore bancario e locomotiva dell’economia marocchina con elevati tassi di povertà, problemi sociali e mancanza di servizi.

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Sudan, dove le donne non hanno ancora smesso di lottare

L’universo femminile di questo grande Paese è impegnato da anni nella riforma delle leggi che regolano i diritti personali e civili, in particolare quelli delle donne. Una riforma difficile, in quanto le norme sono basate sulla sharia ed è difficile superare le barriere religiose e della tradizione. Ma è questa la battaglia su cui si sta concentrando l’impegno di persone come Alaa Salah, icona della rivoluzione che insieme ad altre attiviste e femministe sta accompagnando il movimento verso un nuovo Sudan, libero da oppressioni e da ingiustizie. Alcuni risultati sono già stati raggiunti, dopo la caduta di al-Bashir.

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Bosnia, la politica continua a negare il genocidio di Srebrenica

Il Parlamento bosniaco ha nuovamente bocciato la legge volta a criminalizzare il negazionismo sul genocidio del 1995. Dall’altra parte del globo, nel corso del Sundance Festival è stato presentato il documentario “Welcome to Chechnya” dedicato alle purghe contro gli omosessuali avviate dal presidente Kadyrov nel 2017. Intanto, la Gran Bretagna si trova a dover affrontare lo “scandalo” dei sussidi sociali negati o revocati a disabili e malati. Mentre il mondo celebra la Giornata Internazionale delle Zone umide ricordando l’importanza di queste aree per la salute umana e ambientale, in Sudan continuano i negoziati per l’accordo conclusivo di pace che dovrebbe essere siglato entro febbraio.

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Egitto, non si ferma la violenza di Stato, il mondo sta a guardare

Lo Stato egiziano versa in pessime condizioni per quanto riguarda il rispetto dei fondamentali diritti umani e delle libertà. Il dissenso è preso di mira attraverso metodi di repressione brutale e violenta, al di fuori di ogni confine di legalità. La lotta al terrorismo è diventata uno strumento per giustificare arresti di massa di attivisti civili, oppositori politici, giornalisti, pacifici manifestanti. al-Sisi ha instaurato un regime di oppressione pericoloso, che non sembra smuovere le reazioni dei capi di Stato del resto del mondo.

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Migranti, in Grecia il Governo vuole un muro in mezzo al mare

Il primo gennaio scorso è entrata in vigore la riforma del sistema di accoglienza, che prevede lo smantellamento degli hotspot e la creazione dei cosiddetti centri chiusi pre-partenza. La nuova politica ellenica è stata fortemente criticata sia dall’UE che dalle organizzazioni internazionali, preoccupate di ulteriori violazioni dei diritti fondamentali dei migranti. Intanto, la situazione umanitaria sulle isole dell’Egeo continua a essere drammatica, gli sbarchi proseguono e le traversate spesso si trasformano in tragedia. Mentre il governo greco ha previsto la creazione di un muro in mezzo al Mediterraneo.

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Africa, la cera pongo per costruire immaginari e titoli di stampa

L’informazione sull’Africa e sugli africani, le storie che da lì provengono, sono molto spesso viziate da un pregiudizio di fondo. Quello che – coscientemente o meno – ci porta a giudicare tutto con una lente distorta. La lente del vecchio concetto – prima schiavista, poi missionario, poi coloniale dell’Africa come dark continent. E così i nostri media continuano a pubblicare solo le questioni più “succulente”, a evidenziare il ruolo degli occidentali nella sua rinascita o salvezza o – al contrario – a pubblicare articoli sottolineando con enfasi il cambiamento epocale che il continente sta vivendo nel secolo in corso.

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Media e diversità, in Italia redazioni prive di giornalisti stranieri

Interculturalità, mobilità e plurilinguismo sono tratti caratterizzanti delle società odierne, eppure troppo spesso i media non riflettono questa eterogeneità. È necessario introdurre la diversità nella programmazione, nella copertura delle notizie e nelle politiche di assunzione. La nozione di diversità come risorsa fa ancora fatica a entrare nelle redazioni italiane ed europee, tanto che gli aspiranti giornalisti di origine straniera in Italia incontrano notevoli difficoltà a esercitare la professione e spesso si muovono sulla soglia tra giornalismo e attivismo.

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Iraq, carcere e torture a bimbi di 9 anni. L’accusa è terrorismo

Migliaia di bambini presunti collaboratori dell’ISIS vengono arrestati e detenuti in condizioni inumane nelle carceri irachene. Succede soprattutto nella parte settentrionale del Paese e nelle zone intorno a Mosul, citta dalla quale nel 2014 è stata annunciata la nascita dello Stato Islamico. I minori vengono sottoposti a maltrattamenti, abusi e tortura per estorcere loro false confessioni di partecipazione ad attività terroristiche. Questo approccio radicale è stato criticato da più parti. L’ONU ha invitato il Governo di Baghdad a cercare soluzioni alternative alla detenzione in quei casi in cui sussista soltanto il sospetto di affiliazione all’ISIS.

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Europa, migranti: Stati screditano e rallentano lavoro delle ONG

Si è così espresso il Consiglio di Esperti del CoE sul diritto delle ONG in uno studio tematico pubblicato lo scorso 8 gennaio. Intanto, il presidente senegalese ha promulgato la legge in materia di “stupro e pedofilia”, che costituisce un ulteriore passo in avanti nella lotta globale contro la violenza di genere. Mentre la Colombia vede minacciato il proprio processo di pace ad opera di gruppi armati irregolari che hanno ripreso le armi, la disoccupazione cresce in modo allarmante in ogni parte del mondo mettendo a rischio la coesione sociale. E la non profit CDP Global rende nota la sua “A List” 2019 sulle imprese più eco-friendly del pianeta.

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Riso e petrolio, il fiorente contrabbando tra Nigeria e Benin

I due Paesi, nonostante la firma – lo scorso luglio – di un accordo per la libera circolazione di beni e servizi nel continente (AfCFTA – African Continental Free Trade Agreement), continuano ad essere protagonisti di un fruttuoso commercio illegale. Dalla Nigeria parte la benzina, raffinata clandestinamente nelle cosiddette “firewood distilleries“, venduta per le strade del Benin in bottiglie di plastica. In cambio, i porti beninesi, grazie a costi di importazione inferiori, servono ai nigeriani da punto di approdo per il riso del sud-est asiatico destinato al mercato nero. Il governo nigeriano tenta di reagire attraverso un blocco al confine tra i due Paesi.

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