La Casa Bianca alimenta divisioni, l’attivismo non demorde

Altra settimana caotica per il nuovo corso presidenziale. Dagli sviluppi sempre più intricati del ‘Russiagate’, con le rivelazioni di Assange sul cyber-arsenale segreto della Cia e il suo incontro con Farage, alla richiesta al Congresso di indagare sulla denuncia di Trump, secondo cui il predecessore Obama lo avrebbe fatto spiare (ma a cui non crede proprio nessuno). Intanto il movimento delle donne ha dimostrato una forte presenza di piazza per l’8 marzo e lo stesso si apprestano a fare i Nativi Americani con quattro giorni di proteste e dimostrazioni culturali nella capitale Washington.

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Lavoro e migranti, “sfruttamento di Stato” vs integrazione

Il Piano immigrazione promosso dal ministro dell’Interno Minniti prevede “lavori socialmente utili” e senza paga per i richiedenti asilo in attesa del riconoscimento dello status di protezione internazionale. Secondo alcuni, il provvedimento favorisce lo sfruttamento di persone private dei diritti fondamentali e non mira all’effettiva integrazione dei migranti. Intanto, già esistono alcune best practice di tipo privato come “Calcioxenia” che promuove l’integrazione attraverso il calcio e “Radio Alta Frequenza” che permette ai richiedenti asilo di esprimersi ai microfoni. Abbiamo incontrato alcuni dei partecipanti e chiesto loro cosa significa il lavoro e quanto sia importante.

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Voci dalla Siria. Ricostruire partendo dalle piccole comunità

La guerra civile ha prodotto tante storie di distruzione, povertà, disperazione, ma anche di determinazione nel ricostruire case e relazioni umane. Suor Deema, monaca siriana della comunità Deir Mar Musa, ci parla della vita quotidiana a Nebek, città tra Damasco e Homs, e della sfida fondamentale per far ripartire la Siria nel segno della pace, educando alla solidarietà e al rispetto tra cristiani e musulmani. Diffondere piccole storie di convivenza e collaborazione è molto importante in questa terra lacerata da gravi difficoltà economiche e sentimenti di diffidenza verso l’altro.

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Trump & co. tra rating al ribasso e scandali alle porte

Meno undici: questo l’indice di approvazione politico di Trump nel suo primo mese da presidente, il più basso da quando la Gallup ha iniziato a registrarli, nel 1953. E nei rating TV il primo intervento al Congresso ha registrato il meno 17% rispetto a quello di Obama nel 2009. Emergono altri dettagli sul “Russiagate” che pare estendersi a macchia d’olio. Crescono gli appelli alle dimissioni per il fresco Attorney General, John Sessions, mentre si preparano altre mega-manifestazioni per l’8 marzo (“A Day Without A Woman”).

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Iran, le sfide del presente e del futuro. Un libro per raccontarle

In vista delle ormai prossime elezioni presidenziali di maggio sono numerosi gli interrogativi che si affacciano: come sta cambiando il Paese, oggi così centrale nel determinare gli equilibri in Medio Oriente? Ci risponde il giornalista Antonello Sacchetti, che conosce a fondo l’Iran, a cui ha dedicato diversi viaggi e libri, e dal 2012 cura anche il blog “Diruz. L’Iran in italiano” (www.diruz.it), che ha fondato. Con lui proviamo a ragionare sulla posizione del Paese sciita nello scenario internazionale, sulla sua politica e sulla sua economia nel presente e nel futuro.

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Tanto fumo, poco arrosto: i primi trenta giorni di Trump

Il primo mese del nuovo corso alla Casa Bianca si chiude con un fardello di “fake news” e contraddizioni, lasciando scontenti un po’ tutti. Le contestazioni arrivano anche dalla base repubblicana, nelle bollenti “town hall” dei parlamentari GOP, rispetto all’Obamacare, alle restrizioni anti-immigrazione e al potenziale “Russiagate”. Sgomberati definitivamente i dimostranti contro la Dakota Pipeline Access, il nuovo corso lascia prevedere ulteriori conflitti tra il Presidente in carica e una cittadinanza che, una volta tanto, va diventando sempre più attenta e informata.

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Le metropoli africane: costose, affollate, disconnesse

È la fotografia delle città dell’Africa sub-sahariana che emerge dal nuovo rapporto della World Bank. Continua il trend dell’urbanizzazione, 472 milioni di persone vivono oggi nei grandi centri e si calcola che saranno un miliardo entro il 2050. Il mito del grande centro urbano attrae in modo inesorabile, ormai, gli abitanti delle aree rurali. Le ragioni sono diverse, la ricerca di una vita migliore e di un lavoro stabile prima di tutto. Ma da qualche tempo anche le conseguenze dei cambiamenti climatici stanno provocando una fuga dalle aree interne o costiere. E poi ci sono gli investitori stranieri. Ma per rendere vivibili le metropoli africane occorre una maggiore pianificazione.

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Lavoratori e immigrati in piazza, contro le bugie di Trump

Cresce la mobilitazione sul campo, da scioperi localizzati alla “Giornata senza immigrati” nella capitale, Washington DC. La vasta comunità latino-americana e le strutture occupazionali danno man forte alle proteste a livello nazionale. Pur se certe analisi segnalano la crescente somiglianza tra l’America Latina e gli Stati Uniti odierni, dove il populismo è il prodotto dell’ineguaglianza sociale, non mancano venti di ottimismo. E anche le testate mainstream iniziano a chiamare tali le bugie di Trump, ribadendo che “la verità è importante”.

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CIE e accordi con la Libia, il déjà-vu della politica migratoria

Il piano immigrazione promosso dal ministro Minniti e avallato dal governo Gentiloni si focalizza sul controllo frontaliero e su una stretta riguardo ai rimpatri. Di fatto, nei provvedimenti echeggiano politiche passate che hanno già dimostrato di essere fallimentari e lesive dei diritti umani. Il Memorandum firmato con il governo libico demanda la tutela del diritto d’asilo ad un Paese minato da una profonda crisi interna che, per altro, non riconosce la Convenzione di Ginevra. L’avvocato Guido Savio dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione commenta per Voci Globali le nuove politiche.

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Colpi di scena e nuovi conflitti per la Casa Bianca

Arrivano le prime sconfitte giuridiche e possibili violazioni etiche per l’Amministrazione Trump, con effetti-boomerang e strascico di polemiche. L’uscita di un documentario su James Baldwin ne rilancia la previsione fatta negli anni ’60 sull’ “inevitabile arrivo di un instabile demagogo alla Casa Bianca”. Riparte la mobilitazione contro la Dakota Access Pipeline e ci si prepara per tornare a difendere la Net Neutrality. Un messaggio di resistenza diffusa che deve abbracciare anche le sponde europee, sostiene Der Spiegel.

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