Dalle rotte dei Balcani storie di violenze e soprusi sui migranti

Respingimenti illegali, violenze fisiche, violazioni continue dei diritti umani: questa è l’accoglienza riservata ai richiedenti asilo che tentano di entrare in Croazia. L’Europa dell’Est continua ad essere teatro di sofferenze e di politiche severe. Dopo la chiusura dei confini ungheresi, chi arriva sulla rotta bosniaca si ritrova ammassato in campi ormai al collasso. Il “gioco” dell’attraversamento di foreste e fiumi verso il territorio croato si trasforma, infatti, in espulsioni coatte illegali e nella negazione della primaria assistenza. Tutto questo nel cuore dell’Unione Europea.

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La sfida dell’African style, per un mercato etico e identitario

Sono molti gli stilisti che hanno attinto dal bacino delle culture africane, traendovi ispirazione e spesso anche derubandole delle loro caratteristiche, per creare prodotti indirizzati al mercato occidentale. Da alcuni anni, però, sono molti anche i movimenti nati con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo non solo al tema dell’appropriazione culturale, ma anche al rispetto della manodopera che sta dietro alla realizzazione dei capi di abbigliamento, spingendo a un consumo più etico.

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Meglio prostitute che affamate. Report dall’Africa subsahariana

Un’inchiesta, svolta da giornaliste e a cura dell’African Investigative Publishing Collective apre uno scenario disperato ed eloquente sulla vita di migliaia di donne che si vendono per mantenere sé stesse e i figli laddove rimangono senza mezzi di sostegno. Spesso sono ragazze madri e donne con molti figli e il cui marito li ha abbandonati e non si cura di loro. “Se sei donna non c’è lavoro per te” dicono molte delle donne intervistate. Conoscono i rischi che corrono, ma – come dice Emma: “l’HIV ti ucciderà in vent’anni, la fame in due giorni”.

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Nigeria, gli Ogoni contro la Shell. Voglia di giustizia dal 1995

Negli anni Novanta lo Stato nigeriano dell’Ogoniland fu devastato dalle attività petrolifere della multinazionale. Le proteste pacifiche degli abitanti di questa terra, guidate da Ken Saro Wiwa, sfociarono presto in violente repressioni e gravi violazioni dei diritti umani. Da oltre un ventennio quattro donne Ogoni, rimaste vedove dopo l’impiccagione dei loro mariti in quanto sostenitori del Mosop (Movimento per la liberazione degli Ogoni), chiedono giustizia chiamando in causa il colosso petrolifero. Il Tribunale dell’Aja ha accettato la giurisdizione per il caso. Sono trascorsi 24 anni ma non c’è resa nella ricerca delle responsabilità.

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Khartoum, in una biblioteca all’aperto i libri negati da al-Bashir

Un libraio sudanese ha dato vita a un’iniziativa singolare tra le strade della capitale del Sudan: una distesa di libri messi sull’asfalto, alla portata di tutti – testi severamente vietati dal regime e finora introvabili. Questo curioso avvenimento ci ricorda quanto negli ultimi anni nel Paese sia stato difficile esprimere la propria opinione e avere libero accesso ad informazioni reali ed attendibili. Omar al-Bashir voleva un popolo ignorante e disinformato – ma oggi i sudanesi stanno tornando a nutrirsi della linfa vitale che per tanti anni gli è stata negata: il diritto di imparare, educarsi, pensare.

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Ex Africa, in mostra i capolavori universali dell'”arte negra”

Al Museo Civico Archeologico di Bologna fino all’8 settembre 2019, un allestimento che ha il merito di restituire dignità alla produzione artistica di tutti i tempi del continente. Lo chiarisce anche il sottotitolo dell’evento, “Storie e identità di un’arte universale”. Sotto l’occhio – a volte stupito – del visitatore ci sono oltre 270 capolavori provenienti da grandi musei e collezioni internazionali. L’esposizione, divisa in 9 sezioni, sfata pregiudizi e luoghi comuni sul continente, come quello che dall’Africa non sia emersa vera e propria arte ma produzioni di generici saperi collettivi. Emergono invece scuole, stili, manufatti del tutto originali.

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Matrimoni precoci, anche l’Occidente viola i diritti dei minori

Contrariamente a quanto si possa pensare, i matrimoni infantili non sono prerogativa esclusiva del Sud del mondo. La pratica esiste anche nei cosiddetti Paesi sviluppati, compresi gli USA. Il problema è che vi sono normative che, non rispettando gli standard internazionali, prevedono una serie di scappatoie volte a rendere legittime le unioni precoci. L’ONU considera il “child marriage” una violazione dei diritti umani e una pratica dannosa che impedisce, soprattutto alle donne, di vivere la propria vita libera da ogni forma di violenza. Per tale ragione, ha avviato una campagna volta a sradicare il fenomeno, a livello globale, entro il 2030.

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La fotografa bambinaia che fermava la vita ma restò nell’ombra

Si chiamava Vivian Maier (1926-2009), nata da madre francese e padre austriaco nel Bronx di New York. Una vita che definiremmo solitaria la sua. Certamente eccentrica. Per vivere non fece altro che la tata, cambiando case e quartieri. E ogni volta “imponendo” ai datori di lavoro la presenza delle sue scatole, dove poi sono state ritrovate 100.000 fotografie, alcune ancora nei rullini. Ma non pensò mai di utilizzare la fotografia come mestiere. Nonostante libri, mostre e documentari sulla sua arte e vita, non sapremo mai davvero cosa la spingesse. Forse voleva semplicemente fotografare la vita: fermarla, goderne almeno per un attimo, per lasciarla poi al suo destino.

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La società dello sfruttamento che genera 40 milioni di schiavi

Nel mondo esiste una significativa quantità di persone costrette a vivere in condizioni di schiavitù. Di queste, il 71% è costituito da donne e il 29% da uomini. Cittadini spesso considerati marionette nelle mani dei potenti e dello stesso Stato, obbligati ad offrire manodopera in modo disumano senza ricevere retribuzione. E tanti sono i bambini legati a sfruttamento e lavoro altamente pericoloso. I casi più emblematici in Corea del Nord, al primo posto di questa triste classifica. Mentre le nazioni sviluppate continuano incuranti ad importare prodotti che provengono dal lavoro coatto.

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Fatimah, l’artista irachena che insegna la libertà alle donne

Come si vive in Iraq nel 2019? Uno sguardo alla vita di tutti i giorni – quella della gente comune – filtrata attraverso gli occhi di un’artista ventiseienne nata in una delle città più conservatrici del Paese. Al di là del conflitto e dello Stato Islamico rimangono altri problemi irrisolti: dispotiche società tribali, oppressione delle donne, settarismo, acqua contaminata, navi che affondano e anarchia generale, situazioni che tengono la vita degli Iracheni continuamente appesa ad un filo.

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