La Turchia di Erdoğan sta cancellando diritti e libertà

Il più alto numero di giornalisti condannati e in detenzione: questo è il triste ed allarmante primato dello Stato turco. Dopo il fallito golpe del 2016 e lo stato di emergenza fino al 2018, il presidente Erdoğan continua la sua politica di controllo repressivo del Paese. Ad oggi sono ancora molti i difensori di diritti umani, gli attivisti civili e gli operatori della stampa libera a subire ingiusti processi. Il popolo turco sta rischiando di perdere le basilari libertà, subendo persino l’oscuramento di Wikipedia.

Leggi il seguito

Diamanti e violenza, i rimpatri forzati dei congolesi dall’Angola

L’ex colonia portoghese è caratterizzata da un crescendo di violenza nei confronti degli immigrati congolesi, spesso vittime di attacchi xenofobi e rimpatri forzati verso il loro Paese d’origine a partire dall’ottobre dello scorso anno. Migliaia di donne vittime di abusi, crudeltà e stupro, uomini mutilati e sottoposti a vere e proprie torture umilianti come la cucitura delle labbra con il filo di ferro. Centinaia le famiglie, spesso ben radicate in Angola, che hanno subito azioni punitive contro i propri negozi, case e beni. Sullo sfondo il lucroso traffico di diamanti di cui è ricco il Nord del Paese, unito all’instabilità del confinante territorio congolese.

Leggi il seguito

Repubblica Centrafricana, se la giustizia è affidata ai criminali

L’accordo di Khartoum ha segnato, sotto il profilo formale, la fine della guerra civile iniziata nel 2012 ad opera dei ribelli del gruppo di miliziani della Séléka. Il processo di riconciliazione nazionale sembra però inficiato dal persistente clima di impunità verso i gravi crimini perpetrati dalle parti in lotta, anche perché il sistema giudiziario centrafricano è collassato a causa della crisi. Le istituzioni statali avrebbero in realtà a loro disposizione dei validi strumenti di giustizia transitoria che, forse per ragioni politiche, non sono stati ancora utilizzati appieno.

Leggi il seguito

Tamil Nadu, dove è netto il divario tra Nord e Sud del mondo

Il massacro di Thootukudi dell’agosto 2018 racconta di violenza su pacifici manifestanti e di pericolo che grava sull’ambiente. Proprio in questo distretto del sud dell’India, infatti, industrie estrattive stanno inquinando il fiume Thamirabarani, fonte di sostentamento per la popolazione locale in gran parte dedita all’agricoltura e la pesca. Gli interessi governativi e dei privati, più forti delle voci della gente che vive di pesca e agricoltura, rischiano di prevalere su ogni legge e giustizia ambientale. Aumentando, così, il gap tra ricchi e poveri. Cronaca sulle conseguenze di quell’evento.

Leggi il seguito

Africa e Medio Oriente, la calda estate all’insegna della violenza

Il bilancio dei fatti accaduti durante l’estate è drammatico. Il terrorismo radicale jihadista ha fatto vittime in Egitto, Somalia, Nigeria, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo. Le lunghe e violente guerre civili in Siria e Yemen hanno registrato nuovi attacchi e offensive distruttive, mentre nel territorio libico le truppe di Haftar hanno ripreso l’avanzata. Le proteste in Malawi contro l’irregolare elezione presidenziale e le tensioni mortali tra Israeliani e Palestinesi chiudono un quadro davvero preoccupante.

Leggi il seguito

Sudan, al club “Mellow” i giovani talenti che guardano al futuro

“Durante il sit-in la gente ha iniziato ad accettarsi a vicenda senza badare all’appartenenza ad un gruppo sociale, al proprio aspetto, alla propria provenienza.” Così ci racconta la giovane Majda sui giorni delle proteste a Khartoum prima della destituzione di Omar Al-Bashir. I suoi sono desideri di libertà, pace, giustizia per il suo Paese, e così per gli altri giovani incontrati. Per loro, democrazia significa una società inclusiva e non classista, il superamento delle forme di pensiero legate a certe tradizioni sociali o religiose, e un impegno per la difesa di tutti diritti. Testimonianze da un Sudan che guarda al futuro con speranza.

Leggi il seguito

Rifugiati siriani in Libano, crescono l’intolleranza e il rifiuto

Il governo libanese ha ordinato agli sfollati siriani presenti sul proprio territorio di demolire tutte le abitazioni che non sono conformi al codice abitativo del Governo centrale. Questa imposizione significa per molte famiglie rifugiate la distruzione di alloggi in mattoni e l’allestimento di abitazioni in legno e teli di plastica. L’ordine libanese è entrato in vigore dal 1 luglio, a conferma di una politica di intolleranza e violenza nei confronti dei circa 1,5 milioni di siriani ospitati nel Paese. Povertà e condizioni economiche drammatiche stanno colpendo siriani e libanesi. Cacciare i rifugiati è la risposta politica di Beirut.

Leggi il seguito

Muri e recinzioni: ecco come e dove il mondo si sta chiudendo

Botswana e Zimbabwe, India e Bangladesh, Francia e Inghilterra, Bulgaria e Turchia, USA e Messico, ma anche Italia e Slovenia: sono soltanto alcuni degli Stati che hanno deciso di chiudere i propri confini con vere e proprie fortificazioni. Con l’obiettivo di proteggere i cittadini e di eliminare l’illegalità, molti Paesi nel mondo stanno adottando la politica “dei muri”. Bloccare materialmente il passaggio delle persone sembra, dunque, la soluzione migliore per eliminare i problemi. Alle storiche diatribe territoriali di Cipro, Marocco, Irlanda si affiancano le nuove emergenze migranti per giustificare fili spinati ad alta sorveglianza.

Leggi il seguito

Lo strano legame tra HIV, Miss Vergine, ricostruzione dell’imene

Una ricerca compiuta in Togo da una studiosa italiana per l’Università di Aix-Marsiglia, porta a galla l’influenza negativa delle politiche statunitensi pensate per combattere l’AIDS in Africa, che in realtà si sono dimostrate una costrizione sociale e culturale per le donne. I gruppi religiosi evangelici hanno contribuito a creare modelli e comportamenti che si allontanano dalle tradizioni delle popolazioni locali. Tutto ciò sta facendo crescere la tendenza ad usi e abusi sulle donne: tra questi l’uso di sostanze per restringere la vagina e i controlli per verificare che non sia stata violata.

Leggi il seguito

Alla ricerca degli ultimi ‘hutong’, custodi della Pechino imperiale

Su, una giovane cinese cresciuta durante la politica del figlio unico, racconta della sua infanzia nelle case tradizionali, e di come la sua sia stata poi rasa al suolo durante il boom economico degli anni ’90. Ricorda di come migliaia di persone siano state costrette ad andarsene, a reinventarsi e a ricominciare da zero nelle periferie della città, e di come ci sia ancora una generazione di anziani che sceglie di resistere al progresso e di mantenere vivo il ricordo di quella Cina antica, preferendo un vecchio siheyuan ad un moderno appartamento.

Leggi il seguito