Mafia nigeriana, prima il rito di iniziazione, poi gli affari

I riti di affiliazione sono una parte fondamentale della criminalità organizzata made in Africa: una volta entrati nei vari culti, gli iniziati sono sottoposti a un rigido silenzio, un’omertà che fa sì che ancora oggi si sappia molto poco di questo fenomeno. Ma non solo: la mafia di origine nigeriana nel nostro territorio evolve e si trasforma, ed è anche la prima organizzazione criminale ad aver instaurato rapporti con quella italiana, un legame che ha permesso a questi due fenomeni malavitosi di collaborare e creare una rete di attività losche – tra cui prostituzione e traffico di organi – che sono molto difficili da combattere.

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Quando gli orfanotrofi sono un’industria a danno dei bambini

Molti bambini non avrebbero altri luoghi per vivere e crescere, ma di questi luoghi si fa anche abuso. Ne fanno abuso i Governi locali che delegano a privati, ONG e Charity di supplire a carenze di strutture sociali; ne fanno abuso i genitori che spesso esistono ma non hanno mezzi di sussistenza adeguati a prendersi cura dei propri figli; ne fanno persino abuso i volontari che non sanno – o fingono di non sapere – quanto può essere dannoso spendere un tempo brevissimo con questi bambini e poi tornarsene a casa. Alcuni Paesi stanno cercando di mettere un freno al “traffico di orfani”.

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Cyber-violenza, sotto attacco giornaliste e libertà di espressione

La violenza online minaccia la libertà di espressione assumendo una connotazione sempre più di genere. Bersaglio prediletto dei troll e dell’hate speech sono soprattutto le giornaliste, vittime di attacchi in Rete di stampo misogino a sfondo sessuale e sessista. L’obiettivo è quello di ridurle al silenzio, limitandone la visibilità e la piena partecipazione alla vita pubblica in quanto donne. Le conseguenze per le vittime sono devastanti sia sul piano professionale che personale. L’OSCE, preoccupata per le proporzioni assunte dal fenomeno, ha istituito un progetto al fine di individuare soluzioni atte a garantire più sicurezza.

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Tribunale Permanente dei Popoli, 40 anni in difesa dei diritti

Era il 1979 e a Bologna nasceva il TPP per opera del senatore Lelio Basso. Ancora oggi i diritti umani non rivestono un ruolo centrale né in Europa né in Italia. L’anniversario che cade quest’anno è un’occasione infatti per ricordare come sia stata inascoltata la sentenza del suddetto tribunale i cui membri si sono incontrati – un’ultima volta – a Palermo nel dicembre 2017. La sessione affrontava la questione migranti, tanto centrale oggi nella politica italiana ed europea, e il tribunale elencava i responsabili della situazione attuale proponendo già allora azioni risolutive. Il testo della sentenza resta tuttavia lettera morta e rimane inascoltata.

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Trump e l’ossessione della guerra all’Iran “per stabilire la pace”

La situazione in Medio Oriente si fa sempre più tesa. Dopo il vertice di Varsavia è sempre più netta la posizione del presidente USA e dei suoi falchi rispetto a quello che ora è considerato il Paese più pericoloso, capace di destabilizzare l’intero scacchiere mediorientale. Alla retorica americana la comunità internazionale non sembra riuscire a contrapporsi altrettanto nettamente, anche se appare chiaro che l’ipotesi di un forte fronte anti-iraniano è al momento sempre più lontano. Come uscire da una situazione che per certi versi sembra riproporre quanto già accaduto con la guerra in Iraq?

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Repubblica della Macedonia del Nord, il nuovo volto dei Balcani

Il 2019 si è aperto con eventi storici per Skopje. La Grecia ha riconosciuto finalmente il nome ufficiale di quest’area dei Balcani. Per la Macedonia, quindi, si sono succeduti fatti importanti: la ratifica degli Accordi di Prespa, la firma del protocollo con la Nato, l’avvicinamento all’UE. Dopo le tensioni con Atene scoppiate nel 1991 a causa della scelta del nome del neonato Paese indipendente dalla federazione jugoslava, oggi Grecia e Macedonia celebrano la pace. Che per il Governo di Skopje significa entrare ufficialmente nell’influenza euro-atlantica. Con preoccupazione della Russia.

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Corea del Sud, la stanca tigre asiatica consumata dallo stress

Benvenuti a Seul, esplosa negli ultimi decenni come un fuoco d’artificio. In città è giorno anche di notte: i mercatini e i centri commerciali rimangono aperti fino all’alba, i cartelloni pubblicitari e le luci al neon brillano come stelle, affiancati dalle insegne della Samsung e della Hyundai, mentre il K-Pop infuria in ogni karaoke bar. Tutto ciò ha però un prezzo: la Corea è il Paese che lavora di più al mondo, anche 14 o 15 ore al giorno. La conseguenza è solitudine e alienazione. Spesso i lavoratori finiscono per isolarsi nella loro sofferenza, o per prendere decisioni drastiche.

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Ciad, un anno di censura, il Governo vieta Internet e dissenso

Dal marzo 2018 è in corso nel Paese una delle più grandi repressioni della libertà di espressione. Blocco di Internet e quindi di Facebook, Whatsapp, Messenger. Anche il sito della BBC è interdetto. Il motivo è ovvio: bloccare il dissenso e le voci non conformi alle decisioni e al volere del Governo. Bloccare voci che vanno verso l’esterno, ma anche quelle che sono critiche nei confronti di ciò che accade nel Paese. Eppure c’è modo di aggirare l’ostacolo utilizzando le VPN, e Internet Senza Frontiere ha avviato una campagna per finanziare i collegamenti.

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Iran, la lunga lista di diritti e libertà soppressi con violenza

La repressione del dissenso nel Paese sta diventando sempre più radicale e diffusa. L’anno appena trascorso si è chiuso con il triste bilancio di 7.000 persone arrestate solo per aver manifestato contro politiche economiche inefficaci, povertà, diritti umani negati. L’uso della violenza per fermare scioperi e dimostrazioni di piazza è diventato sistematico, traducendosi in frustate, arresti arbitrari, maltrattamenti, torture in carcere. Ad essere colpiti sono stati – e continuano ad essere – lavoratori, attivisti, avvocati, giornalisti, donne che osano opporsi alle restrizioni.

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Street magazine, i mensili di strada a cui lavorano i senza tetto

Il panorama dei giornali di strada, testate fatte e distribuite dai senzatetto, in Italia non è particolarmente florido, ma resiste. Rappresenta una preziosa opportunità di informazione che racconta storie quasi sempre invisibili, narrate da chi quelle stesse storie le vive dal di dentro. Stefano Lampertico è direttore responsabile dell’unico street magazine italiano a carattere nazionale. A lui abbiamo rivolto alcune domande, per conoscere più da vicino l’interessante realtà editoriale di cui è attualmente al timone.

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