Sud Sudan, scaduti termini accordo di pace. Speranza in bilico

Costruire la strada verso la stabilità non è affatto semplice per il più giovane Stato africano, un territorio distrutto da una guerra etnica violenta e lunga. L’intesa raggiunta con l’ultimo accordo tra le parti prevede il ripristino di un equilibrio istituzionale, territoriale ed economico su base etnica e la fine di ogni violenza. Scontri e aggressioni, però, non si placano e il Paese resta impantanato in una grave emergenza umanitaria. Circa 400.000 sono le persone rimaste uccise l 2013, anno di inizio del conflitto. Più di 4 milioni gli sfollati. Sette milioni di persone necessitano di aiuti umanitari urgenti e l’80% vive al di sotto della soglia di povertà assoluta.

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L’umanità dilapidata, la speranza sta nei “giusti”

Nel 2018 si sono celebrati i 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ma il verbo celebrare non è adeguato. Questa parola dovrebbe esprimere non solo l’ufficialità di un evento ma anche la gioia e partecipazione che dovrebbe accompagnarlo. E, invece, non c’è molto da gioire. L’erosione dei diritti è costante e sempre più rapida. Se c’è una cosa che accomuna molti Stati, Governi, Istituzioni è oggi la degenerazione della giustizia sociale. È proprio di questi tempi che bisogna alzare la testa. Diventare protagonisti di un cambiamento. Lo hanno fatto i premi Nobel per la Pace Denis Mukwege e Nadia Murad, ma anche uno sconosciuto, Omar Abdel Jabar.

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Infanzia “periferica”, povertà e sfide per riqualificare i territori

Nell’ultimo report di Save The Children sulle condizioni dei minori sul territorio italiano, sempre più numerosi risultano i bambini e gli adolescenti che vivono in periferia, non soltanto in senso fisico. C’è una grande differenza di stimoli, opportunità e prospettive a seconda del contesto in cui si nasce. Le disuguaglianze sono dunque il frutto di uno scarso investimento sui giovanissimi in un’epoca in cui l’ascensore sociale sembra essersi bloccato in maniera irreversibile. Per fortuna si può contare ancora sul lavoro di diverse Onlus e Associazioni che vanno controcorrente. Ma sono sufficienti queste iniziative della società civile?

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Il naufragio fantasma che anticipò la tragedia dei migranti

Era la notte tra il 25 e il 26 dicembre 1996. Quella notte sarebbero morte annegate 283 persone. Clandestini, secondo una dicitura che rende a priori i migranti dei criminali. Gente che cercava di raggiungere l’Italia, l’Europa. Ognuno disperato a suo modo. Ognuno con la sua storia. Pakistani, indiani, cingalesi. Molti i ragazzi giovanissimi, dei bambini. Fu la più grande tragedia del Mediterraneo e ne avrebbe anticipato altre analoghe e anche più terribili, come quella di Lampedusa. Ma i trafficanti di uomini continuano ad agire e si nutrono di questo: chiusura delle frontiere, povertà, malaccoglienza, marginalità…

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Tirana, con uno sguardo all’Europa e uno alla propria identità

Racconto fotografico dalla capitale dell’Albania, una città che si ispira all’Europa mantenendo una propria personalità. In un continuo evolversi tra arte urbana, attrazioni turistiche e cultura, il Paese è candidato ad entrare nella comunità Europea e tra i giovani cresciuti e formati all’estero c’è chi torna, sperando di poter migliorare il volto della città. E il boom turistico della costa sud degli ultimi anni ha fatto sì che diventasse una nuova meta di interesse culturale, attirando turisti e curiosi da ogni parte del mondo. Anche l’arte urbana ha fatto la sua parte nella trasformazione della metropoli con diversi progetti di street art.

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Città del futuro, in Asia e Africa la sfida dei prossimi anni

Nel mondo l’urbanizzazione sarà sempre più massiccia, veloce e impattante. Entro pochi decenni, tra il 2030 e il 2050, molte città asiatiche e africane vedranno crescere in modo esponenziale la propria popolazione. Gli abitanti, giovanissimi in Africa, chiederanno più alloggi, servizi, trasporti, risorse. Le metropoli del futuro saranno in grado di garantirlo? Solo una sostenibile pianificazione urbana salverà le prossime generazioni cittadine dal collasso. Inondazioni e disastri di oggi sono, infatti, spesso causati da città in crescita in modo caotico e insicuro.

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Diritti Umani, 70 anni fa la promessa di giustizia sociale

La Dichiarazione universale dei diritti umani compie settant’anni. Un tempo enorme, soprattutto perché a cavallo di due secoli. Fatto di cambiamenti, nelle società, ma anche nel modo di pensare. Ma i diritti no, non dovrebbero cambiare, sono universali. Sono stati scritti per essere tali. Anzi, come certa filosofia ci spiegherebbe, sono universali perché sono inerenti all’essere umano. A tutti gli esseri umani. Eppure, specialmente in certe aree del mondo, i diritti “universali” continuano ad essere negati e calpestati. E i principali responsabili sono gli stessi Governi che dovrebbero difendere e tutelare i propri cittadini.

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La natura non ha bisogno dell’uomo. L’uomo sì. Ma la distrugge

Siamo esseri finiti, non infiniti – anche se non ci piace soffermarci a pensarlo. Ma ad essere segnata non è solo la fine della singola vita. Ad avere un tempo – a scadenza non programmabile – è l’intera razza umana. La sola razza in grado di autodistruggersi. È così infatti che sta accadendo. Non un Dio implacabile, non una natura folle, non un insieme di circostanze ineluttabili e imprevedibili. No, semplicemente una serie continua di azioni e scelte ottuse e dettate dall’ansia di potere e dall’avidità. È questo che sta cambiando il pianeta su cui si viviamo e che, presto o tardi, non reggerà più il peso di tanta follia.

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L’Italia vista dagli altri: populismo, razzismo, incompetenza

I media internazionali e, soprattutto, i giornalisti europei stanno dedicando molta attenzione alle scelte politiche italiane. La particolare formazione dell’esecutivo – con Lega e Movimento 5 Stelle unite dal professore Giuseppe Conte – ha sin da subito suscitato perplessità e riflessioni nella stampa estera. I commenti si traducono in considerazioni non positive sull’Italia, qualificata come populista, con sentimento razzista in crescita, nazionalista e, per alcuni, tendente al neo-fascismo. Il nostro Paese ha, così, conquistato prime pagine tra ironia e pessimismo.

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Rinnovabili, la Svezia capofila del rinnovamento green

Il Paese scandinavo sta producendo buoni risultati in termini di investimenti in energia pulita. Ma sono diversi i Paesi che hanno già raggiunto gli obiettivi 2020. Ora, la Svezia punta a diventare carbon free a partire dal 2045. Sperando che siano molti altri a seguire il suo esempio. L’Italia, anche grazie all’idroelettrico, è nel gruppo di Paesi che risultano più “meritevoli”, insieme ad altri dieci Stati. Ma è opportuno non abbassare la guardia e puntare ancora più in alto. Perché quello del cambiamento climatico è uno dei problemi, non più rinviabile, che affligge il pianeta

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