Polonia, inarrestabile cammino verso l’autocrazia conservatrice

Lo Stato polacco sta prendendo una strada pericolosa in termini di convivenza civile e sociale. Il recente risultato elettorale, che ha riconfermato alla presidenza il conservatore Duda, ha evidenziato un Paese spaccato in due, diviso non solo su lavoro e giustizia, ma anche su tematiche come parità di genere e orientamento religioso e sessuale. Si è creata una forte polarizzazione sociale, culturale e politica, alle quale la nazione sembra essere assolutamente impreparata. Manca, infatti, la capacità di evitare o superare le tensioni. E, in questo scenario, l’agenda politica autocratica-conservatrice di Duda si rafforza sempre di più.

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Amnesty denuncia le condizioni dei migranti nei centri di Melilla

La Sezione spagnola dell’ONG chiede l’immediato trasferimento dei migranti dagli attuali centri di accoglienza siti nell’enclave iberica in “alloggi più dignitosi”. Le loro condizioni sono inaccettabili. Il Relatore Speciale per i diritti delle persone con disabilità ha presentato le prime Linee guida internazionali in materia di accesso alla giustizia per i disabili. Secondo un nuovo report, lo sviluppo di sistemi alimentari sostenibili può ridurre il surriscaldamento globale. Si è svolto a Mosca, l’incontro sino-indiano sulla disputa territoriale in Himalaya. Mentre in Marocco, è iniziato il cosiddetto “dialogo libico” tra le fazioni rivali.

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Esternalizzazione delle frontiere, storia dal carattere ideologico

Il trasferimento del controllo delle proprie frontiere a Paesi terzi per impedire l’accesso delle persone straniere al proprio territorio è da tempo uno strumento strategico con cui l’Europa gestisce i flussi migratori. Una strategia che risale all’inizio del ‘900, alla Conferenza di Evian-les-Bains in Francia, dove gli Stati democratici decisero di chiudere le loro frontiere ai rifugiati ebrei in fuga dalla persecuzione nazista e negoziarono con Hitler il controllo del flusso di migranti. Una strategia che oggi viene riutilizzata nella gestione della migrazione dall’Africa e dal Medio Oriente.

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Terra e diritto di proprietà in Africa, Il caso di Eritrea e Ghana

Il tema del diritto fondiario e della proprietà terriera è uno dei più importanti quando si parla di diritto in Africa. Esso ha implicazioni economiche, politiche ed etiche estremamente rilevanti, soprattutto per quanto riguarda l’accaparramento delle terre da parte di grandi investitori. Per quanto i sistemi giuridici del continente siano vari e numerosi, il dato storico e sociale è tuttavia fondamentale per approcciarsi al tema e capirne le dinamiche di fondo. Gli esempi di Eritrea e Ghana, con l’avvicendamento e la sovrapposizione di numerose soluzioni e regimi giuridici, possono aiutare a capire la complessità della situazione.

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Colombia, da campione di biodiversità a territorio sotto assedio

La Colombia è tra i Paesi più dotati di biodiversità al mondo, ma i suoi ricchi ecosistemi boscosi stanno affrontando nuove minacce esistenziali, anche in seguito alla pandemia di Covid-19 che mette a rischio soprattutto le comunità indigene. Si stanno tentando una serie di strategie per rallentare i crescenti tassi di deforestazione ma è necessario comprendere e combattere con successo i complessi fattori sociali, politici, economici di larga scala, che sono interconnessi e sono alla base del fenomeno che ha ormai determinato l’ingresso in un punto critico per l’eco-ambiente.

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Centri di detenzione in Libia, dove la vita vale meno di niente

Vendute come merci, costrette ai lavori forzati, picchiate e lasciate morire: questa è la sorte che spetta alle persone in cerca di fortuna in Europa e avvistate dalla Guardia Costiera libica. La loro destinazione sono gli ormai noti centri di detenzione del Paese nordafricano, finanziati anche dall’Italia grazie al controverso Memorandum d’intesa del 2017. Qui si incrociano storie di negazione assoluta della dignità e dei diritti umani, giustificata dall’ipocrita lotta all’immigrazione clandestina e ai traffici di esseri umani.

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Grecia, Piazza Victoria e il doloroso fallimento del diritto di asilo

L’attuale sistema di asilo greco affonda le sue radici in una legge approvata nel 2016 per gestire i massicci flussi migratori provenienti dalla regione mediorientale. Il quadro normativo, già di per sé controverso e lacunoso, ha subito un processo di revisione peggiorativa per mano del nuovo Governo conservatore entrato in carica nel 2019. Gli effetti di tali modifiche, lungi dall’essere mere clausole messe nero su bianco, sono oggi visibili in una delle piazze centrali di Atene: Piazza Victoria, lì dove le politiche europee in fatto di immigrazione mostrano il loro vero volto.

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Senegal, l’esperimento dei 4 Comuni dove tutti erano francesi

A partire dalla metà del XIX secolo, la politica coloniale francese in Africa cercò di imporre sempre di più l'”assimilation” alla cultura della metropoli. Questo portò, dopo varie tappe, al riconoscimento di quattro città del Senegal come comuni francesi a tutti gli effetti, estendendo agli abitanti la cittadinanza e una serie di diritti e doveri nonchè l’applicazione del Code Civil. Tuttavia, essi crearono e difesero una loro identità culturale propria, sviluppatasi in contesti urbani e commerciali a contatto con gli Europei ma legata all’Islam e a elementi rivisitati delle tradizioni culturali e giuridiche precedenti.

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“Black Lives Matter” nell’indifferenza sugli abusi sui neri d’Africa

Se il movimento Black Lives Matter ha finalmente solcato i confini degli Stati Uniti, dove è nato, una domanda ora è necessaria: i corpi neri hanno tutti lo stesso valore? Contano davvero in quanto black lives o ce ne sono alcuni (moltissimi) che rimangono nascosti in quella loro oscurità, invisibili, o semplicemente ignorati? Questo è quanto sembra. E allora, quando si comincerà a parlare anche a nome dei milioni di fratelli e sorelle che sul suolo africano subiscono la violenza di Stato tutti i giorni, in un luogo o in un altro, nel silenzio degli attivisti occidentali, compresi gli afro-discendenti?

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Delta del Niger, giovani senza futuro tra esclusione e violenza

Decenni di esplorazioni petrolifere hanno prodotto ampi redditi per lo Stato nigeriano, rendendo però questo luogo uno dei più inquinati della Terra. La devastazione ambientale ha danneggiato molti residenti che per sopravvivere dipendono dalla pesca o dall’agricoltura, in un contesto in cui non vi sono neppure prospettive diverse di occupazione. Molti giovani si sono dati alla violenza terroristica, violenza spesso indirizzata all’industria petrolifera. Per restituire un futuro a questa regione servono cambiamenti radicali.

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