Qatar oltre i Mondiali: no ai diritti, alleanze scomode, accordi sul gas

Tra alleanze esclusive con i talebani, amicizie strategiche con Iran e Turchia, accordi per le forniture di gas e profonde ombre su un ampio spettro di diritti umani e civili, l’emirato qatarino è al centro della scena globale. I campionati di calcio hanno acceso i riflettori su un piccolo Stato che ha molto da mostrare oltre a stadi scintillanti e tifosi in festa. Donne senza libertà, lavoratori schiavizzati e blogger incarcerati per aver espresso i propri pensieri sono soltanto alcune vittime di un sistema di potere opprimente. Con la solita complicità delle grandi potenze affamate di risorse.

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Zimbabwe, violenza di genere è strumento di repressione politica

In questo Paese dell’Africa meridionale sono ancora troppe le attiviste e le donne in politica vittime di violenza sessuale e di genere. Il problema risiede nel persistere di un clima politico sfavorevole ma soprattutto nella presenza di uomini al potere con visioni conservatrici e patriarcali, al punto da ritenere che le donne possano fare carriera in politica solo vendendo il loro corpo. Da qui la nascita di violenze psicologiche e verbali sia in Rete che nella vita reale. Tutto questo rappresenta un ostacolo enorme per le donne ma anche una minaccia all’uguaglianza di genere.

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I 27 anni della Bosnia Erzegovina: tra recessione, corruzione, paure

A circa un mese dall’anniversario dell’Accordo di Dayton del 1995, l’ex-Repubblica yugoslava si è recata alle urne in un clima ricco di tensione e disillusione dei suoi cittadini. Scarsa affluenza e totale sfiducia nei confronti della politica sono trend che continuano a crescere nel Paese. Nonostante la sconfitta dei candidati nazionalisti, lo strappo tra la politica e la popolazione appare sempre più grande e difficile da ricucire. L’assenza di crescita economica e il clientelismo hanno prostrato la società bosniaca, che nel frattempo si prepara a un inverno rigido e in piena crisi energetica.

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Gli afghani nel mirino di truffe online. Visti falsi per lasciare il Paese

Mentre nel mondo occidentale basta adempiere a pochi step burocratici per ottenere il passaporto o un visto, altrove la situazione è diversa. Dopo il ritorno al potere dei Talebani, in Afghanistan i social media sono stati inondati da annunci di privati o sedicenti agenzie che assicuravano visti per poter partire, dietro cospicuo pagamento. Chi è caduto nel tranello si è ritrovato derubato di migliaia di dollari e, nei casi peggiori, obbligato a intraprendere viaggi pericolosi alla mercé dei trafficanti, per poi finire in Paesi esteri, abbandonato al proprio destinato e ricercato dalle autorità locali.

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Il Qatar continua ad abusare le persone LGBT prima dei Mondiali

Tra le notizie di questo mese: gli esperti internazionali denunciano il collasso dei diritti civili in Nicaragua. L’accordo Turchia/Libia sugli idrocarburi suscita la reazione negativa dell’Europa. Intanto, Russia e Marocco raggiungono un’intesa sul nucleare civile. In Sudan ribelli e forze governative si accusano reciprocamente della violazione del cessate il fuoco. Mentre le Nazioni Unite esortano l’Iran a porre fine alle violenze contro i bambini. In Italia, riparte la campagna “Save the Queen” a sostegno degli apicoltori contro lo spopolamento degli insetti impollinatori.

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Accordi Italia-Libia, 5 anni di morte e sofferenza nel Mediterraneo

Il Memorandum d’Intesa siglato nel 2017 dal Governo italiano sta per rinnovarsi automaticamente per altri tre anni. Dalla sua firma si è assistito a un drammatico peggioramento del rispetto dei diritti umani nel Paese nordafricano. In aggiunta, l’UE ha irrigidito la sua politica migratoria. Dinanzi agli abusi delle milizie e ai continui respingimenti in mare, alcune realtà associative europee hanno intrapreso un’attività di search and rescue civile e indipendente. Voci Globali ha raccolto la testimonianza di Luca Casarini, uno dei fondatori di Mediterranea Saving Humans e capomissione sulla Mare Jonio.

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Generazione di poveri. E in Italia cresce anche la povertà educativa

Un milione e 400mila minori in povertà assoluta, la più alta percentuale di bambini sotto i sei anni a rischio di povertà ed esclusione sociale dal 1995, e una scuola che non c’è, incapace di colmare le disparità socio-territoriali e di farsi presidio di futuro contro le catene di marginalità che diventano quasi un’eredità familiare nel Bel Paese. Della generazione di poveri che cresce in Italia abbiamo parlato con la sociologa e filosofa Chiara Saraceno, con la professoressa di Psicologia generale dell’Università di Parma, esperta di Psicologia Cognitiva, Olimpia Pino e il direttore di Caritas Italiana Don Marco Pagniello.

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Tratta degli esseri umani, in Italia cresce la capacità di adescamento

Minori e donne, ma anche persone particolarmente vulnerabili come transgender, disabili, analfabeti, disperati senza nulla da perdere: sono tutti potenziali e reali vittime dello sfruttamento a scopo sessuale o lavorativo per mano dei trafficanti, ben radicati anche in Italia. Il nostro Paese non fa ancora abbastanza per fermare il vergognoso fenomeno, troppo spesso legato anche a norme sull’immigrazione e sull’accoglienza inadeguate e terreno fertile per gli sfruttatori. La tratta inoltre rischia di proliferare attraverso strade nuove, più sofisticate, come l’e-trafficking. Il richiamo all’azione politica è più urgente che mai.

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Africa, i matrimoni precoci che cancellano il futuro delle bambine

Nonostante le campagne per l’abolizione dei matrimoni precoci messe in atto dall’Unicef e altri enti istituzionali, questa usanza – profondamente radicata nelle tradizioni locali – continua a essere praticata in molti Paesi del mondo. Un recente studio ha analizzato i dati relativi a quattro Stati dell’Africa sub-sahariana che detengono i tassi più alti di matrimoni infantili, cercando delle risposte al motivo del perdurare di tale pratica. Ne è emersa una chiara correlazione tra livello d’istruzione ed età delle prime nozze che indica, tra le soluzioni, un percorso scolastico più lungo per le ragazze.

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Difensori della Terra, il “decennio mortale” secondo Global Witness

Il nuovo rapporto dell’ONG internazionale documenta come, negli ultimi dieci anni, oltre 1.700 persone sono state uccise per proteggere la loro terra e le loro comunità dalla distruzione ambientale. Oltre la metà degli attacchi ha avuto luogo in Brasile, Colombia e Filippine; nel 2021, oltre tre quarti degli omicidi sono avvenuti in America Latina. A essere presi di mira sono spesso piccoli agricoltori o comunità indigene, minacciate dall’agrobusiness su larga scala, dallo sfruttamento di risorse minerarie o legname. Si temono futuri accaparramenti di terre per la crescita del mercato del carbonio. Nel report vengono citati alcuni progressi compiuti da Governi e aziende, la strada è però ancora lunga.

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