Fuori la guerra dalla Storia, donne e movimenti per la pace globale

La guerra ci riguarda, nonostante una parte di mondo non sembri esserne toccata: la cultura militare plasma le strutture sociali e l’educazione, entra nelle spese nazionali e ne sostiene l’economia attraverso la produzione di armi e sistemi militari. I conflitti nel mondo sono ancora tanti e portano con sé violenza e distruzione. In occasione della Giornata Internazionale per la Pace – 21 settembre – Voci Globali ricorda i movimenti di resistenza contro la guerra e per una cultura di pace e solidarietà, condotti da donne nei territori bellici e in tutto il mondo.

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Crimea, annessione alla Russia ha moltiplicato gli arresti di attivisti

Alla fine di agosto i media crimeani hanno dato la notizia del danneggiamento non meglio specificato di un gasdotto nelle vicinanze del villaggio di Perevalnoye. Nonostante la vaghezza di queste prime informazioni, dopo pochi giorni le forze di sicurezza russe hanno arrestato più di 40 persone, tutti tatari crimeani, principalmente con l’accusa di sabotaggio del gasdotto. Secondo alcune testimonianze, le persone trattenute hanno subito violenze e anche torture. Tra loro, Nariman Dzhelyal, portavoce del movimento tataro crimeano, aperto sostenitore di metodi di lotta non violenta.

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Rohingya, a 4 anni dalla “fuga” dal Myanmar nessuna giustizia

Proteste nei campi profughi in Bangladesh per “celebrare” il quarto anniversario della repressione birmana contro la minoranza musulmana. Costa Rica e Panama firmano accordo di cooperazione contro il crimine organizzato. Secondo i dati dell’ILO oltre 4 miliardi di persone nel mondo sono prive di “protezione sociale”. L’ONU lancia l’allarme per il Tigray: “catastrofe imminente”. E chiede al Governo etiope di non ostacolare gli aiuti umanitari. Al Parco Nazionale Arcipelago Toscano va la certificazione della IUCN: l’area protetta è tra le eccellenze green mondiali.

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Amazzonia, riforestazione spontanea non compensa aumento CO₂

L’incremento dei terreni agricoli per le coltivazioni intensive è la principale causa del vasto disboscamento in Amazzonia. Non sempre, tuttavia, i bulldozer rappresentano la fine della storia: quasi il 30% della terra disboscata viene abbandonata dopo il suo utilizzo, rigenerando nuova vegetazione. Questi habitat, noti come foreste secondarie, sono in grado di assorbire CO₂ dall’atmosfera ma, come dimostra un recente studio, riescono a compensare solo il 9% delle emissioni generate dal disboscamento. Servono cambiamenti drastici per non fallire gli obiettivi fissati nell’Accordo di Parigi.

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Lago Ciad, tra prosciugamento e sfruttamento privato delle acque

Il lago Ciad è una fonte essenziale di sostentamento per la popolazione del nord-est della Nigeria e per le comunità dei Paesi limitrofi. Negli ultimi decenni, tuttavia, gli abitanti di queste zone si sono trovati ad affrontare grandi sfide come l’abbassamento del livello delle acque e il degrado ambientale. Tra le tante soluzioni proposte c’è quella del Progetto Transaqua, che prevede la deviazione al lago delle acque di alcuni affluenti del fiume Congo. Attraverso un accordo con Power China, l’Italia ha appoggiato tramite Bonifica S.p.A. il colossale progetto, riaprendo però la complessa disputa tra i diversi attori statali e non statali interessati allo sfruttamento del bacino.

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USA, migranti: non si fermano le espulsioni verso il sud del Messico

L’UNHCR accusa Washington di sfruttare la pandemia da Covid-19 per “allontanare” dal proprio territorio migranti e richiedenti asilo. In Spagna, il ministro dei Diritti Sociali chiede di vietare le corride dei nani: “spettacolo degradante”. Un nuovo studio scientifico conferma il calo degli impollinatori e il conseguente effetto nefasto su economia e umanità. L’Indonesia sventa un possibile attacco terroristico programmato da Jemaah Islamiyah per la festa dell’Indipendenza nazionale. Intanto, l’Etiopia sta sviluppando piattaforme social locali per sostituire Facebook e Twitter.

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La crisi in Afghanistan, quali scenari si aprono per il Medio Oriente

Il ritorno al potere dei talebani in territorio afghano sta scuotendo il mondo. Sebbene l’avanzata stesse proseguendo da qualche tempo, la presa di Kabul si è consumata nel giro di poche ore lasciando alle autorità statunitensi – presenti nel Paese da 20 lunghi anni – solo la possibilità di una fuga precipitosa. E lasciando ai cittadini ben poche, e disperate, possibilità di salvezza. Tutto questo si sta consumando all’interno di un quadro politico ed economico complesso che coinvolge l’intera regione mediorientale. Gli interessi in gioco sono molteplici e le conseguenze, per lo più nefaste, sono visibili all’orizzonte.

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Quando l’acqua provoca dei disastri: dalle inondazioni alla siccità

Le piogge torrenziali e devastanti che hanno colpito la Germania a metà luglio hanno impressionato il mondo. Il messaggio è stato chiaro: il cambiamento climatico sta estremizzando qualsiasi evento meteorologico, con l’acqua come elemento distruttivo sempre più in primo piano. Dagli allagamenti fino all’opposta desertificazione, le anomalie legate a questa risorsa hanno causato negli ultimi 20 anni migliaia di vittime. E lo scenario è cupo: più di 2 miliardi di persone rischieranno la vita per piogge violente o carenza d’acqua nei prossimi decenni.

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Indigeni, 370 mln di persone che vogliono preservare Madre Terra

Sebbene il massacro dei nativi e dei territori da essi abitati continui – spesso alla luce del sole e con l’appoggio degli Stati – oggi in prima linea sono presenti sempre più collettivi, associazioni e movimenti di resistenza, che operano anche attraverso l’arte e la valorizzazione del sapere ancestrale indigeno. Le prospettive indigene, femministe e ambientaliste sono oggi necessarie per ripensare la convivenza sul pianeta. La Casa Comunitaria Itzpapàlotl, collettivo indipendente di arte popolare, cultura indigena e sapere alternativo di Città del Messico, si racconta in un’intervista.

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Repubblica Ceca, saranno risarcite le rom sterilizzate forzatamente

Il Senato ceco ha approvato una legge per compensare le rom sottoposte a sterilizzazioni illegali tra il 1996 e il 2012. Israele ha “riconquistato” lo status di osservatore all’interno dell’Unione Africana con grande disappunto del Sudafrica. In Tanzania, il leader dell’opposizione Freeman Mbowe è stato incriminato per terrorismo: per la comunità internazionale è un mero tentativo di reprimere il dissenso politico. Cresce la vulnerabilità delle persone con albinismo per la crisi economica generata dalla pandemia. Greenpeace France accusa Parigi di inerzia sul tema della deforestazione importata.

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