Istruzione sotto attacco, quando la “guerra” entra nelle scuole

Sempre più spesso, in situazioni di conflitto armato, Failed States e laddove sussistono sistemi deboli di tutela dei diritti umani, le strutture educative vengono prese di mira da forze di sicurezza governative, ribelli, organizzazioni terroristiche. Gli “attacchi all’istruzione” costituiscono una violazione tanto del diritto internazionale umanitario che dei diritti umani dei soggetti coinvolti, studenti in primis. E hanno un impatto devastante sull’esistenza delle vittime, sui processi di pace, sullo sviluppo socio-economico dei Paesi interessati. Per l’ONU, si tratta di una nuova tattica di guerra.

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Figli di stupri di guerra, per la pace oltre la barriera dello stigma

A livello mondiale, i bambini nati durante i conflitti da madri vittime di violenza non emergono ancora come soggetti di giustizia e assistenza sanitaria. Considerati come “figli del nemico”, attorno alle loro storie vige indifferenza e confusione. La negligenza delle istituzioni li priva dei diritti fondamentali, vulnerabilità ed emarginazione caratterizzano i vissuti di questi bambini. Ma c’è tra loro chi racconta la propria storia e chi, tra la società civile, si batte per la loro protezione, e per la pace futura.

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Crittografia, dalla UE nuova minaccia alla tutela dei diritti umani

Il Consiglio dell’Unione Europea intende adottare “soluzioni tecniche” per consentire agli Stati membri l’accesso ai dati cifrati nell’ambito di procedimenti penali. A rischio il diritto alla privacy e non solo. Un gruppo di esperti evidenzia la necessità di garantire la fruizione a tutti dei potenziali vaccini Covid per debellare la pandemia. Aumenta l’inquinamento del bacino del Mara – tra Kenya e Tanzania – a causa delle attività umane. Pressioni sul Pakistan per il riconoscimento di Israele. La Tunisia vara nuove misure per salvare il settore turistico.

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Etiopia, quella Grande Diga che mette in conflitto tre Stati

Una guerra dell’acqua potrebbe esplodere tra Etiopia, Egitto e Sudan a causa della Grande Diga Africana. Addis Abeba vuole sfruttare il Nilo Azzurro per diventare un potente produttore di energia elettrica. L’imponente opera, però, sta suscitando l’irritazione soprattutto dell’Egitto, che si sente minacciato dalla possibile carenza idrica indotta dalla diga in funzione. Non c’è accordo fra i tre Stati sul progetto e su come gestire il flusso in caso di siccità. In più, la minaccia dei cambiamenti climatici rischia di compromettere ambiente, agricoltura e funzionamento della stessa diga. Sarà sviluppo o disastro per la regione?

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Patrasso e la rotta adriatica, il volto spietato dei confini europei

Il porto di Patrasso è uno dei punti di snodo fondamentali per i collegamenti marittimi fra Grecia e Italia. Ma non solo: ogni giorno, è teatro di innumerevoli tentativi di attraversamento illegale di quel confine che spacca a metà il Mar Adriatico. Tra invisibilità, attese sfibranti, condizioni abitative a malapena tollerabili e abusi quotidiani, il contesto in cui i migranti sono costretti a destreggiarsi è estremamente stratificato e complesso. Abbiamo passato tre giorni con No Name Kitchen, ONG indipendente che gestisce un progetto di supporto alle persone in movimento.

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Blockchain in Africa, tra criptovalute, diritti di proprietà, elezioni

In Africa questa tecnologia sta trovando svariati utilizzi. È infatti impiegata per garantire una maggiore trasparenza nelle consultazioni elettorali, aiutare contadini e abitanti delle zone rurali ad avere un titolo di proprietà delle loro terre, implementare futuristiche città tecnologiche, garantire più flessibilità ai giovani imprenditori. Tuttavia, gli ostacoli sono ancora molti. In primis, la mancanza di una normativa uniforme in materia. Tra (pochi) Stati che ne favoriscono l’utilizzo, una diffusa indifferenza e qualche ostilità, le legislazioni nazionali impediscono alle blockchain di realizzare il loro pieno potenziale.

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Angola, ancora proteste contro il carovita e la crisi economica

A Luanda, le manifestazioni di piazza si sono trasformate in scontri violenti. Il Senato italiano ha approvato un emendamento alla “Legge di delegazione europea” per anticipare la fine degli usi energetici dell’olio di palma e di quello di soia. Secondo il nuovo report dell’EIGE, la parità di genere nell’ambito dell’UE non sarà raggiunta prima di 60 anni. Il Qatar svolgerà il ruolo di mediatore nel processo di pace tra il Governo di Kabul e i Talebani. L’ONU denuncia possibili crimini di guerra nel conflitto del Nagorno-Karabakh.

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Le origini della xenofobia anti-africana in Cina, da Mao al Covid

In Cina, il coronavirus è diventato motivo per alimentare atteggiamenti razzisti nei confronti della comunità africana. Molti cittadini africani sono stati sfrattati da hotel e abitazioni, sottoposti forzatamente a test ed è stato rifiutato loro l’accesso a servizi essenziali. La xenofobia anti-africana in Cina risale agli anni ’70 quando proteste studentesche contro la crescente presenza di studenti africani nel Paese si diffusero in varie città, tra queste Nanchino e Shanghai. Come in Cina, anche in Africa negli ultimi anni sono nati forti sentimenti contro la “predatoria” presenza economica cinese nel continente.

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Pakistan, cambiamento climatico e disabilità: strategie e azioni

Secondo l’OMS, 1 miliardo di persone nel mondo convive con una forma di disabilità, di cui quasi 200 milioni, il 2-4% della popolazione mondiale, incontrano notevoli difficoltà. Attualmente la pianificazione e le politiche sul cambiamento climatico o la riduzione del rischio di catastrofi non accolgono con sufficiente efficacia le voci e le preoccupazioni delle persone disabili. Un esempio è quello del Pakistan, come altri Paesi asiatici particolarmente colpito dai mutamenti del clima, e dove la mancanza di politiche inclusive in risposta ai disastri sta rendendo le persone disabili particolarmente vulnerabili.

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Armi nucleari proibite, ma non per l’Italia. Il ruolo dell’Africa

Il 22 gennaio 2021 entrerà in vigore il Trattato di proibizione delle Armi Nucleari. Avrà valore però solo per i 50 Paesi che lo hanno ratificato, restano fuori le principali potenza mondiali, che sono anche quelle meglio armate anche per quanto riguarda gli ordigni nucleari. Chi in questi anni ha combattuto, e sta continuando a farlo, contro questo male assoluto, vedono segni di speranza. Fuori dal trattato c’è l’Italia. Brevemente, inoltre, ripercorriamo il ruolo del continente africano nella lotta all’atomica.

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