Sudafrica, ritorna a vivere la musica di un’antica pittura rupestre

Un team di archeologi sudafricani è riuscito a ricreare con metodi di ricerca archeoacustica la musica raffigurata in una pittura rupestre sulle montagne del Cederberg, nord-ovest del Paese, dove sono dipinte persone che tengono in mano dei frustini, finora interpretati come scacciamosche. La ricerca rivela invece il loro probabile utilizzo come strumenti musicali aerofoni, suonati in gruppo durante l’esecuzione di danze rituali di trance al fine di ricreare suoni di origine naturale, percepiti ad esempio come ronzio di api nella fase allucinatoria, ma anche per l’invocazione della pioggia.

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Popoli e Terra, quando interessi e clima distruggono le comunità

La storia dei popoli indigeni è attraversata da secoli di invasione, oppressione e violenze. Ma quello che essa ci racconta, e che ancora oggi fotografa, è una realtà in cui l’interesse verso i profitti economici si traduce in espropriazione delle terre ed esili forzati. Il legame che questi popoli hanno con la Terra spesso è minato da apparenti motivazioni di conservazione della biodiversità. Così, vittime dei cambiamenti ambientali ma anche di un falso ambientalismo, le comunità indigene oggi lottano per la propria autodeterminazione e per un posto ai tavoli negoziali per salvare la Terra.

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New Development Bank, se mancano trasparenza e responsabilità

L’istituto rappresenta, oltre che un’enorme novità nel settore, una delle alternative più ampiamente condivise alla Banca Mondiale, offrendo anche la possibilità di apportare una nuova visione al finanziamento dello sviluppo, guidata dai Paesi del Sud Globale. Ciò non toglie che siano necessarie modifiche strutturali volte a garantire maggiore chiarezza nelle operazioni, in modo tale che alle comunità interessate dai progetti della Banca sia garantito l’accesso a informazioni fondamentali e abbiano voce in capitolo su questioni che riguardano direttamente il loro territorio e la loro vita.

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Riad, manovre commerciali e politiche sul quinto pilastro dell’Islam

Il periodo dedicato al pellegrinaggio alla Mecca si è concluso da poche settimane, ma le critiche continuano a pesare sul Governo saudita. Le nuove normative, imposte ufficialmente per combattere le truffe, hanno tagliato fuori un gran numero di fedeli. Inoltre, la rigidità e la stretta sorveglianza delle autorità saudite hanno sollevato forti sospetti su un possibile uso dei luoghi sacri come strumento di pressione e di politica estera. L’Arabia Saudita negli ultimi anni ha mostrato una spiccata propensione per la realpolitik e sembra essere destinata a influenzare gli scenari futuri nella regione.

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Colombia, “falsi positivi”: ancora accuse per crimini internazionali

Tra le notizie di questo mese: Fawzia Koofi – ex portavoce del Parlamento afghano – chiede immediato intervento della comunità internazionale a tutela della disperata condizione delle donne nel Paese. In Olanda, i gruppi ambientalisti denunciano KLM per “greenwashing”. La CEDU condanna la Grecia per il respingimento mortale dei migranti avvenuto nel 2014. Kenya, la tribù degli Ogiek vince la battaglia per i suoi diritti territoriali. Primo vertice Arabia Saudita-Grecia dall’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi nel 2018.

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Libia, corridoi umanitari: come funzionano, chi sono i protagonisti

Il 30 giugno scorso, 95 rifugiati provenienti da Africa sub-sahariana e Siria arrivano in Italia con un (raro) volo da Tripoli. Persone che hanno subito “orrori inimmaginabili” all’interno e all’esterno dei campi di detenzione. Proviamo a capirne di più raccontando anche la storia di due di loro, Hasan e Irene, e del loro atipico salvataggio. Lo facciamo grazie alla collaborazione di Morena La Rosa, attivista per i diritti delle persone migranti presenti nel Paese nordafricano, Edmond Tarek Keirallah, coordinatore del progetto SIV di MSF, ed Ezio Savasta, operatore volontario della Comunità di Sant’Egidio.

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Colombia, le mille ferite che il presidente di sinistra dovrà curare

La popolazione colombiana ha voglia di voltare pagina e lasciarsi alle spalle tutto il dolore causato da troppi anni di guerra tra gruppi armati, non ancora del tutto sconfitti, nonostante la pace firmata nel 2016 tra Governo e FARC. A margine del conflitto c’è un’agricoltura da far fiorire, strappandola alle piantagioni di coca, una profonda povertà da sradicare, una disuguaglianza endemica da sconfiggere, un tessuto sociale da emancipare e appacificare. Compiti difficili, in un Paese dove ancora si subiscono violenze. La missione del neoeletto presidente Petro è ricominciare dai diritti calpestati.

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Nigeria, 14 anni di prigione per aborto e parti a rischio per le madri

Il recente ribaltamento della sentenza Roe vs Wade ha annullato le leggi federali statunitensi che garantivano l’accesso all’aborto. Nonostante il successivo ordine esecutivo firmato da Biden per porvi rimedio, si sta aprendo la strada a nuove norme che limiteranno la possibilità di interrompere una gravidanza in modo legale e sicuro. In Nigeria, vige da tempo una legge che punisce duramente chi ricorre all’aborto in casi diversi da quelli salvavita. Parallelamente si riscontra un alto tasso di mortalità materna, risultato delle leggi “pro-vita” che invece compromettono la salute e la vita stessa delle donne.

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Grecia, l’illogica procedura del diritto d’asilo: parlano i protagonisti

Il 7 giugno 2021 la Grecia ha adottato una decisione ministeriale che ha completamente tramutato la legislazione in materia di diritto d’asilo. I richiedenti asilo provenienti da Siria, Afghanistan, Somalia, Pakistan e Bangladesh sono sottoposti ad una procedura di ammissibilità. Tale procedura presuppone che Ankara esamini le richieste d’asilo e che sia ritenuto un Paese terzo sicuro. Ma le partenze verso la Turchia sono sospese da anni e le violazioni dei diritti umani rappresentano un rischio grave per queste popolazioni. Ce ne parlano alcuni giovani migranti, in questo articolo.

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Brasile, le vittime invisibili di uno Stato che fa guerra alle favelas

A distanza di un anno dal raid di polizia più violento della storia di Rio de Janeiro, le madri e i parenti delle vittime non hanno ancora ottenuto giustizia. Queste persone, non potendosi permettere di cambiare casa, sono obbligate a rimanere nelle favelas, convivendo con la costante paura che altri familiari possano rimanere uccisi in simili operazioni. La violenza della polizia brasiliana non è una novità: secondo i dati, gli omicidi per mano delle forze di pubblica sicurezza sono quasi triplicati tra il 2013 e il 2020. E l’agenda pro armi di Bolsonaro complica ulteriormente la situazione.

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