Land grabbing, ONU denuncia progetto turistico in Indonesia

Comunità locali cacciate dalle proprie case, territori e corsi d’acqua distrutti per la realizzazione di un mega progetto che trasformerà “Mandalika in una nuova Bali”. Il Consiglio d’Europa invita i suoi Stati membri a vietare il commercio di strumenti di tortura. L’Angola commemora il 19esimo anniversario della fine della guerra civile. Il Congresso USA inizia l’esame della Legge sulle riparazioni per la schiavitù. Il gruppo Tehreek-E-Kashmir chiede al Governo britannico di escludere il premier indiano Modi dal G7 per la grave situazione dei diritti umani in Kashmir.

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Grecia: violenza di Stato, da Alexis ai fatti di Nea Smyrni

Il pestaggio avvenuto a marzo in un quartiere periferico di Atene per mano di alcuni agenti di polizia ha avuto risonanza internazionale, gettando luce su un contesto contrassegnato da un’esasperazione che ha radici ben più profonde di quanto possa apparire. A partire dall’uccisione del quindicenne Alexandros Grigoropoulos nel 2008, il modus operandi della polizia greca è infatti andato delineandosi con sempre più brutale precisione. E il Governo conservatore di Mitsotakis, entrato in carica nel 2019 al grido di “law and order“, non ha fatto altro che acutizzare la tensione.

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Amazzonia, la lotta dei nativi per proteggerla dalla distruzione

Agevolate da politiche che sembrano non preoccuparsi del deterioramento ambientale e dei problemi sociali ad esso legati, le attività di estrazione mineraria e l’industria agro-alimentare minacciano la sopravvivenza della Foresta Amazzonica e dei popoli che la abitano da secoli. I Guardiani della Foresta del popolo Guajajara, nel Nord-Est brasiliano, sono uno tra gli esempi di resistenza quotidiana attuata dalle comunità native nel mondo. Senza alcun supporto dal Governo, si trovano a dover contrastare un sistema criminoso. In gioco c’è la stessa vita degli attivisti, alcuni assassinati nell’impunità.

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Perù: sterilizzazioni forzate, donne indigene esigono giustizia

Negli anni ’90, oltre 250.000 persone sono state sterilizzate forzatamente per ordine del Governo peruviano, guidato dall’ex presidente dittatore Alberto Fujimori. Molte migliaia di queste sterilizzazioni hanno coinvolto donne indigene di umili origini e sono state illecitamente realizzate senza il loro consenso, costituendo un crimine contro l’umanità. A oggi, le vittime e le loro famiglie, che non hanno più timore di raccontare pubblicamente le loro storie, chiedono giustizia contro quella che viene ritenuta una delle più gravi violazioni istituzionalizzate dei diritti riproduttivi avvenute in America Latina.

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Acqua, quando un bene vitale genera diseguaglianza globale

Secondo il presidente dell’Assemblea Generale ONU è un “fallimento morale” il fatto che miliardi di persone vivano ancora senza acqua pulita o potabile. Timide ammissioni del Governo etiope circa la possibile commissione di crimini di guerra in Tigray. La Corte Suprema canadese dichiara la legittimità costituzionale della “carbon tax” contro il cambiamento climatico. Intanto, si complica il dialogo tra NATO e Russia. Mentre, l’Arkansas approva una legge per impedire ai minori transgender di sottoporsi a trattamenti di “affermazione del genere”.

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Mine anti-uomo, dai pappagalli verdi a quelle costruite in casa

“Ho visto intere famiglie distrutte dalle mine, rovinate da amputazioni di gambe e braccia operate al fine di salvare vite”. Con queste parole Emanuele Nannini – Director Emergency and Development Area di Emergency – ci ha introdotto alla sua lunga esperienza sul campo in Paesi martoriati dalle presenza di mine anti-uomo. Ordigni utilizzati ancora oggi in aree del mondo coinvolte in conflitti interminabili o disseminati in un passato di violenza. Esistono le armi – e le mine – perché esiste la guerra, la guerra va ripudiata come strumento di risoluzione delle controversie. Perché la guerra – per dirla con Erasmo da Rotterdam – “piace solo a chi non la conosce”.

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Cina, Uiguri oppressi in nome di una strana “guerra al terrore”

La minoranza turcofona di religione islamica è vittima – sin dagli anni ‘90 – di una violenta repressione da parte del Governo cinese. Pechino, dopo l’11 settembre, ha giustificato i provvedimenti adottati contro gli Uiguri (e non solo) in termini di misure legittime all’interno dell’ampia “campagna antiterroristica” tesa a fermare – tra l’altro – ogni aspirazione separatista. In realtà, la lista dei diritti umani violati dalle autorità cinesi è lunga e articolata. Un recente report indipendente si spinge a definire la persecuzione contro gli Uiguri “genocidio” in senso giuridico.

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El Salvador, la terribile legge contro l’aborto viola i diritti umani

Sebbene molti Paesi dell’America Latina abbiano depenalizzato l’aborto, almeno in circostanze come lo stupro o l’incesto, El Salvador resta una delle poche nazioni in cui vige il divieto assoluto. In questa nazione sono ancora tante le donne che, a seguito di un aborto spontaneo o di un parto di un feto morto, vengono accusate di omicidio aggravato e sono costrette a scontare anni di reclusione. Azioni penali di questo tipo costituiscono una violazione dei diritti umani. L’articolo analizza la questione citando i casi di alcune donne salvadoregne accusate e processate ingiustamente.

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Libertà di espressione: il caso Hasél, come l’Europa limita l’arte

La controversa figura di un cantautore arrestato in Spagna per insulti alla monarchia, alle forze dell’ordine e per aver glorificato il terrorismo, fornisce lo spunto per una riflessione sui “crimini ideologici” a livello continentale. Il dibattito sulla libertà di espressione, tra leggi che mandano in galera i rapper, mirano a controllare le discussioni negli Atenei e puniscono le rappresentazioni dissacranti, ha molto più a che fare con l’esercizio del potere che con i limiti da imporre all’estremismo. La sicurezza nazionale è troppo spesso il pretesto per limitare il dissenso politico radicale, la satira ma anche l’attivismo.

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Uganda, ecofemministe in lotta contro l’industria petrolifera

In alcune zone del Paese le ricche risorse naturali del territorio, come il petrolio grezzo di recente scoperta, fanno gola alle grandi multinazionali. I Governi stringono accordi con le società per la cessione delle terre senza tenere in considerazione il parere delle comunità che abitano quei territori e che ne traggono sussistenza tramite l’agricoltura. Gli sfratti – senza un’adeguata successiva ricollocazione – sono molto comuni e le donne, principali responsabili del sostentamento dei gruppi famigliari, subiscono in misura maggiore le conseguenze di questi progetti di “sviluppo” senza scrupoli.

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