Ciad, un anno di censura, il Governo vieta Internet e dissenso

Dal marzo 2018 è in corso nel Paese una delle più grandi repressioni della libertà di espressione. Blocco di Internet e quindi di Facebook, Whatsapp, Messenger. Anche il sito della BBC è interdetto. Il motivo è ovvio: bloccare il dissenso e le voci non conformi alle decisioni e al volere del Governo. Bloccare voci che vanno verso l’esterno, ma anche quelle che sono critiche nei confronti di ciò che accade nel Paese. Eppure c’è modo di aggirare l’ostacolo utilizzando le VPN, e Internet Senza Frontiere ha avviato una campagna per finanziare i collegamenti.

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Abiy Ahmed, giovane leader a confronto con vecchi problemi

In un continente dove i vecchi leader faticano a staccarsi dal potere, il nuovo primo ministro etiope è presto diventato un’icona di riferimento per molti africani. Se da un lato sta cercando di far uscire il Paese dal passato liberando i prigionieri politici e mettendo fine al conflitto ventennale con l’Eritrea, dall’altro fronteggia il malcontento di molti gruppi etnici che sono stati a lungo ignorati. Come se non bastasse, nonostante il progresso registrato negli ultimi anni, la società è ancora afflitta da povertà e disuguaglianza. Sono quindi molte le sfide per il nuovo giovane leader.

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Iran, la lunga lista di diritti e libertà soppressi con violenza

La repressione del dissenso nel Paese sta diventando sempre più radicale e diffusa. L’anno appena trascorso si è chiuso con il triste bilancio di 7.000 persone arrestate solo per aver manifestato contro politiche economiche inefficaci, povertà, diritti umani negati. L’uso della violenza per fermare scioperi e dimostrazioni di piazza è diventato sistematico, traducendosi in frustate, arresti arbitrari, maltrattamenti, torture in carcere. Ad essere colpiti sono stati – e continuano ad essere – lavoratori, attivisti, avvocati, giornalisti, donne che osano opporsi alle restrizioni.

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Nigeria, con la pesca in crisi a rischio la sicurezza del Paese

Nel giro di qualche anno la popolazione nigeriana conterà circa 200 milioni di persone, diventando entro il 2050 la terza a livello mondiale. Ciò comporta grosse sfide. Milioni di nigeriani dipendono dalle attività ittiche che ora sono minacciate da fenomeni quali cambiamento climatico, inquinamento e pesca illegale. Al fine di migliorare la situazione ed evitare conflitti – alcuni dei quali già emersi – bisogna passare ai fatti. In particolare, serve una chiara strategia nazionale mirata a salvaguardare i cittadini più vulnerabili e la già precaria condizione ambientale.

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Afghanistan, pace difficile senza apporto negoziale delle donne

Dopo anni di conflitto, i colloqui di pace tra il Governo afgano e i Talebani rappresentano un punto di svolta fondamentale nella storia della regione. Un aspetto essenziale per garantire e mantenere la pace è l’inclusione delle donne nei negoziati. Già da tempo esse svolgono un ruolo cruciale a più livelli per raggiungere la stabilità. Non basta però una rappresentazione formale, occorre che svolgano un ruolo attivo e influente all’interno del processo al fine di assicurare una concreta parità di diritti e un vero cambiamento nella futura società afgana.

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Brasile, Bolsonaro fa guerra all’ambiente in nome del progresso

Da poco in carica, il neo presidente brasiliano sta già mettendo in pratica le sue preoccupanti politiche in materia ambientale. Ancora prima del suo insediamento, il tasso di deforestazione dell’Amazzonia è tornato a crescere dopo anni di incoraggiante diminuzione, e si teme andrà solo peggiorando. Dalla costruzione di dighe, allo sfruttamento di terreni e sempre meno diritti per gli indigeni, le premesse sono allarmanti. Ma la strada non è spianata, gli ambientalisti brasiliani e internazionali sono infatti sempre più determinati a salvaguardare questa regione, fondamentale per la sopravvivenza di tutto il pianeta.

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Seychelles, quando un paradiso tropicale nasconde l’inferno

Sono circa 350.000 i turisti d’élite che ogni anno atterrano a Mahé – perlopiù francesi, tedeschi, italiani e russi – pronti a crogiolarsi nel torpore tropicale. L’articolo porta il lettore in un viaggio oltre le mura dei resort, a scoprire come vivono gli abitanti delle isole, facendo emergere le verità scomode che non si leggono di certo sui dépliant. Tra bancarelle, spiagge, mercati e strade, i Seychellois si raccontano con semplicità, rivelando una realtà tutt’altro che rosea: eroina, furti e apatia generale sembrano immobilizzare il Paese, impedendogli di sviluppare le proprie risorse e capacità.

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Yemen, accordi in corso ma nessuno si aspetta ancora la pace

Lo scorso dicembre è stato raggiunto un accordo, seguito poi da una Risoluzione dell’ONU, sulla situazione nel Paese, da anni lacerato da un sanguinoso conflitto. L’accordo, seppur debole, rappresenta un barlume di speranza per i milioni di yemeniti che stanno affrontando le devastanti conseguenze, a breve e lungo termine, di una guerra apparentemente senza fine. In particolare, la malnutrizione e la quasi totale mancanza di istruzione stanno creando una nuova generazione di traumatizzati e analfabeti, persone quindi che difficilmente saranno in grado di ricostruire il Paese, almeno in tempi brevi.

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Afghanistan, Maryam Sama: dalla politica in tv al Parlamento

Emersi i risultati elettorali del voto parlamentare in Afghanistan dove i cittadini sono andati al voto per eleggere i candidati della Wolesi Jirga, la Camera bassa del Parlamento. Tra loro anche una donna, la più giovane che siederà sugli scranni dell’istituzione del Paese. Si chiama Maryam Sama, è una giornalista e conduce le tribune elettorali di un’emittente televisiva. Il suo messaggio all’Occidente: “Non soffermatevi sulla questione velo. Qui i problemi veri sono evitare gli stupri, evitare le violenze, non essere declassate o discriminate sul lavoro solo per il fatto di essere una donna”.

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Africa, le aree di crisi che segneranno la stabilità del continente

Se lo Yemen, la Siria, l’Afghanistan sono i Paesi i cui ormai lunghi anni di guerra stanno contribuendo a devastare il sempre precario equilibrio geopolitico in Medio Oriente, è l’Africa che continua ad alimentare il numero di conflitti nel mondo. E il 2019 si annuncia come un periodo alquanto complesso. Sul fronte della sicurezza molti i Paesi in aperto conflitto o che manifestano forte tensioni. Riuscire a ristabilire la pace, che parte soprattutto dallo stato di diritto e dalla giustizia sociale, è la sfida del continente per questo nuovo anno. In questo articolo i Paesi e le situazioni da tenere sotto osservazione.

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