In Africa la malaria continua ad uccidere, e anche più del Covid

[Traduzione a cura di Luciana Buttini dall’articolo originale di Fredros Okumu pubblicato su The Conversation]

A Bungoma in Kenya, una donna incinta dorme sotto la sua zanzariera per proteggersi dalla malaria. Immagine ripresa da Flickr/Allan Gichigi MCSP in licenza CC.
A Bungoma in Kenya, una donna incinta dorme sotto la sua zanzariera per proteggersi dalla malaria. Flickr/Allan Gichigi MCSP in licenza CC

Oggi, la malaria causerà altre 1.100 vittime e lo stesso accadrà domani e dopodomani.

In veste di ricercatore della sanità pubblica, sono convinto che tutte le vite abbiano lo stesso valore e che il nostro obiettivo risieda molto di più nel ritardare i decessi piuttosto che fermarli, visto che la morte resta inevitabile. Pertanto, in occasione della Giornata mondiale contro la malaria di quest’anno [25 aprile, NdR], dobbiamo insistere sulla necessità di costruire sistemi sanitari più forti e realizzare ingenti investimenti al fine di combattere la malaria con maggiore aggressività.

Un messaggio, questo, che deve essere trasmesso con più urgenza del solito nel bel mezzo della pandemia di coronavirus. Data la situazione in Europa, Cina e Stati Uniti, è chiaro che l’emergenza Covid-19 ha compromesso in maniera significativa i sistemi sanitari e la crescita economica.

Inoltre, la paura vera è che il propagarsi del virus possa avere in Africa un impatto ancora peggiore, a causa della precarietà dei sistemi sanitari del continente. Una delle maggiori preoccupazioni riguarda il probabile spostamento di attenzione e di risorse da quelli che sono i programmi di controllo di altre infezioni, come la malaria.

Sin dal 2000, l’Africa ha beneficiato di alcuni dei maggiori sforzi compiuti dalle Nazioni per combattere la malaria. Tra questi spicca l’iniziativa di una coalizione globale che ha distribuito più di 2 miliardi di zanzariere trattate con insetticida a quei Paesi in cui la malaria è endemica.

Visti i notevoli traguardi sanitari raggiunti, gli esperti sostengono sempre di più l’idea che l’eradicazione della malaria, seppur ambiziosa, rappresenti un obiettivo al tempo stesso realizzabile e necessario. E, dunque, sempre valido.

Di recente è stato reso noto un rapporto, frutto di tre anni di studi e pubblicato da un gruppo consultivo strategico istituito cinque anni fa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in cui si analizzano i vantaggi, gli scenari futuri e la possibilità di debellare la malaria.

Le principali raccomandazioni indicate nel documento suggeriscono di: migliorare l’accesso ai servizi sanitari di alta qualità incentrati sulle persone; favorire finanziamenti e risorse adeguate per sostenere i programmi contro la malaria e, allo stesso tempo, stimolare un maggiore coinvolgimento delle comunità.

Sfortunatamente, però, nel contesto dell’emergenza Covid-19, molte di queste raccomandazioni non saranno realizzabili nel breve e medio periodo. Le risorse verranno riallocate per combattere la pandemia e le iniziative di impegno comunitario saranno ridotte al minimo indispensabile al fine di raggiungere il distanziamento sociale.

Inoltre, l’accesso alle strutture sanitarie potrebbe essere limitato anche per quegli individui affetti da altre malattie comuni, come la malaria. La quale, così come altre infezioni, causerà molte più vittime.

È già successo in passato. Le prove raccolte durante la lotta africana all’Ebola, infatti, dimostrano come durante le epidemie, molte più persone vengano uccise indirettamente da altre malattie quali la malaria, l’HIV e la tubercolosi piuttosto che dallo stesso focolaio epidemico.

Spetta, pertanto, alle autorità sanitarie africane premunirsi seriamente contro tali conseguenze e fornire risposte più razionali.

Proteggere i progressi fatti nella lotta contro la malaria

Gli ultimi vent’anni hanno visto importanti sviluppi scientifici, grazie ai quali è stata possibile una riduzione delle vittime di malaria, passate da oltre un milione a 405.000 all’anno.

In parte, questo risultato è stato raggiunto tramite progressi in campo terapeutico. Ad esempio, i trattamenti a base di artemisinina hanno sostituito le precedenti monoterapie come la clorochina.

I nuovi farmaci sono rimasti efficaci in tutta l’Africa, che rispetto ai Paesi del sud-est asiatico, non è stata particolarmente colpita dai fallimenti terapeutici. Sono state somministrate circa 4 milioni di dosi di Coartem ai bambini e questo ha permesso di salvare altre 850.000 vite.

Anche per quanto concerne le misure preventive sono stati compiuti passi in avanti. Al fine di mitigare la minaccia della resistenza agli insetticidi delle zanzare portatrici di malaria, gli scienziati provenienti da istituzioni pubbliche e private hanno messo a punto nuovi tipi di zanzariere da letto  e altri insetticidi da spruzzare in casa.

Inoltre, Paesi come la Tanzania stanno ricorrendo a una distribuzione innovativa che coinvolge le scuole, in modo da mantenere un’elevata copertura tra la popolazione e l’accesso diffuso ai prodotti indispensabili per proteggersi dalla malaria.

I Paesi africani, tuttavia, non dispongono di comunità resilienti e di solidi sistemi sanitari e ciò significa che i progressi fatti finora devono essere protetti con forza.

Non sempre la febbre è sintomo di Covid-19

I sintomi iniziali della malaria, come la febbre alta, possono essere simili a quelli dell’influenza e di altre infezioni virali come il Covid-19.

Ciò sottolinea l’esigenza di avere, nelle comunità colpite dalla malattia, dei responsabili di programmi contro la malaria, dei leader comunitari e degli operatori sanitari che possano ribadire l’importanza del ricorso a diagnosi tempestive, trattamenti efficaci e prevenzioni migliori.

Tuttavia, gli operatori sanitari e le comunità non dovrebbero correre alcun rischio ed è per questo che bisogna fornire informazioni essenziali sia sulla malaria che sul Covid-19.

Oltre a ciò, sarà necessario compiere degli sforzi particolari per evitare le morti indirette. Ad esempio, durante l’epidemia di Ebola, per prevenire i decessi la Sierra Leone ha messo in atto una distribuzione di massa di farmaci antimalarici.

Allo stesso modo, altri Paesi richiederanno degli approcci innovativi per garantire la consegna continua di zanzariere trattate con insetticida. L’OMS ha già lanciato un avvertimento ai Paesi endemici su come adattare le loro azioni di controllo durante la pandemia da Covid-19. Senza questo sforzo, l’Africa pagherà le conseguenze di entrambe le malattie.

Dal momento che arrivare a “Zero malaria inizia con me” parte da ognuno di noi anche sotto la nube del Covid-19, dobbiamo continuare a lottare contro questa malattia.

Luciana Buttini

Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica e Specializzata in Lingue per la cooperazione e la collaborazione internazionale, lavora come traduttrice freelance dal francese e dall'inglese in vari ambiti.

Luciana Buttini

2 thoughts on “In Africa la malaria continua ad uccidere, e anche più del Covid

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    10 Maggio 2020 in 19:20
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    Ottimo articolo, portato poi tra l’altro in un momento delicato come questo, dove tutta l’attenzione viene deviata sul COVID-19, facendo tralasciare sempre più spesso malattie, come la malaria, che esistono da molto più tempo, ma che allo stesso modo se non ancor di più sono letali. Basti pensare al fatto che la malaria non miete vittime solo tra gli anziani come accade con il COVID-19, ma colpisce indiscriminatamente persone di ogni età. Quindi a questo punto sorge spontanea una domanda;
    Per far si che un problema diventi di interesse mondiale bisogna sperare che colpisca tutto il mondo e si parli di esso come PANDEMIA?
    Con tutto il cuore spero di no, ma purtroppo fino quando un problema resta segregato all’interno di un continente, in questo caso povero e poco conosciuto agli occhi dei più ,il problema stesso sarà destinato a persistere e mai affrontato in maniera efficace ed esaustivo.

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