Gli animali devono restare selvaggi, a chiederlo è l’ecosistema

Siamo anche noi parte di questo magnifico algoritmo chiamato ecosistema. Siamo parte di un sistema fragile che si basa sui vermi, sui ragni, sui lupi, sugli avvoltoi, sui fiori, i fiumi, le pietre, gli elefanti, i gorilla”. Con questa frase l’etologa Chiara Grasso ci ricorda una delle verità più preziose di sempre.

Una premessa fondamentale per comprendere a fondo perché il nostro atteggiamento verso gli animali, erroneamente considerato amorevole, può essere sbagliato. E sta mettendo in pericolo non solo diverse specie della fauna terrestre e marina, ma tutto l’equilibrio dell’ecosistema che ci dà sostentamento.

Sull’argomento, Voci Globali ha intervistato la giovane etologa Chiara Grasso, pioniera dell’Etologia Etica® in Italia e fondatrice e presidente dell’Associazione di divulgazione naturalistica ETICOSCIENZA®.

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche si lascia guidare dalla passione per il mondo animale, specializzandosi al corso di laurea magistrale di Evoluzione del Comportamento Animale e dell’Uomo (Etologia) presso l’Università di Torino.

Attualmente Chiara si occupa di educazione ambientale, divulgazione, ricerca scientifica nella zoo-antropologia (rapporto Uomo e altri animali). Guida ambientale in Piemonte e guida Safari in Africa, offre consulenza scientifica per viaggi ambientali etici, ovvero: “come essere viaggiatori sostenibili, senza sfruttare animali, persone e natura”.

Entrambe le ultime due foto: Chiara durante la sua formazione di 5 mesi nella savana per diventare guida safari
Chiara durante la sua formazione di 5 mesi nella savana per diventare guida safari

Perché, oggi, è così importante l’approccio etologico-etico che lei propone? Sembrerebbe che siamo ormai giunti a livelli estremi di comportamento sbagliato dell’uomo nei confronti del mondo animale

I livelli estremi di comportamento sbagliato nei confronti degli animali sono dettati da due grandi problemi. Innanzitutto, l’eccessivo “amore” verso questi, spesso superando il limite, pensando che gli animali vadano amati nel nostro concetto di amore, non rispettando la loro biologia, credendo che un leone sia amato se viene accarezzato e coccolato e non comprendendo che questa è una forma di abuso che parte da un nostro desiderio di contatto e interazione. Il vero amore è quello che rispetta la selvaticità e non trasferisce all’animale i nostri desideri ed egoismi.

L’altro problema è vedere gli animali come oggetti. Oggetti di divertimento, oggetti da utilizzare per i nostri piaceri, per le nostre comodità e profitti.

L’ETOLOGIA ETICA®  è una disciplina scientifica che si occupa di tutte le questioni morali riguardanti l’ecologia, la conservazione, la gestione, la ricerca, l’utilizzo e il benessere degli animali. Una materia che nasce dalla necessità di trovare una mediazione tra un animalismo estremista ed una parte del mondo scientifico che ha una visione della Natura (in particolare degli animali) di tipo antropocentrico e utilitaristico.

Chiara nell’orribile esperienza in Namibia nel falso santuario
In Namibia, l’esperienza nel falso santuario

A questo proposito lei ha fatto un’esperienza sul campo che le ha fatto capire quanto sfruttamento e crudeltà ci sia da parte degli uomini nei confronti degli animali per puro business. Ce ne parla brevemente?

Era il 2015, presa dalla passione e dalla voglia di dare amore agli animali “in pericolo”, decisi di partire un mese per un progetto di volontariato con animali in Namibia. La destinazione era un “santuario” sponsorizzato ovunque in Namibia. Per stare lì pagavo 400 $ a settimana. Per un mese alla fine avevo investito circa 2000 €.

Le mansioni che ci avevano assegnato erano di pura manovalanza. In cambio, ci veniva “regalata” l’esperienza di dormire con una scimmia a testa ogni notte, di poter essere spulciati durante le uscite con i babbuini e di camminare con i ghepardi. Per tutta la mia permanenza, ho avuto un Herpes virus labiale enorme e ben visibile. Bene, questo virus è asintomatico per l’essere umano ma può essere letale per le scimmie. Nessuno dei responsabili mi disse niente.

Tornata a casa, dopo qualche mese scoprii dai social che una delle scimmiette con cui avevo dormito era morta. Sarà stato il mio Herpes? Questa domanda ancora oggi mi tormenta. Ancora non riesco a perdonare quel falso santuario, che teneva decine e decine di babbuini dentro gabbie minuscole, che si riforniva di cuccioli sempre nuovi, che reclutava volontari inesperti, veterinari incompetenti, che ancora oggi guadagna migliaia di dollari sulla pelle degli animali.

Una volta a settimana, ci facevamo spulciare durante il “grooming” da babbuini giovani, che venivano bastonati se cercavano di scappare. Un’attività estremamente pericolosa per noi e per loro, vista l’aggressività dei babbuini e l’inutilità di far fare grooming a volontari che non hanno nessun ruolo nel loro gruppo sociale, oltre al rischio di trasmissione di zoonosi (malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo).

Parlando invece di ghepardi e del vero e proprio commercio che c’è dietro, vi racconto semplicemente del giorno in cui, eravamo in una riserva del santuario e il ranger scoprì che una femmina aveva partorito. Non ci pensò due volte a sedarla e prendere i 3 cuccioli che aveva appena dato alla luce. Quello che ci dicevano era che la mamma non era in grado di prendersi cura dei piccoli e che non aveva latte perché era vecchia. I cuccioli non vennero portati nel centro di recupero o dai veterinari, né in quarantena: bensì a casa della proprietaria del santuario. In camera sua.

Un anno dopo, venni a sapere che la mamma dei piccoli era in realtà giovanissima, sana e di latte ne aveva in abbondanza. Ora questi sono i ghepardi che utilizzano per far passeggiare i turisti e che spacciano per “salvati e recuperati”.

Dopo tutti questi segnali e queste strane coincidenze, iniziai ad informarmi, a leggere blog, articoli scientifici, a parlare con professori, e guardare documentari e anche grazie agli approfondimenti all’Università ho potuto capire di cosa si trattava: ero stata vittima e carnefice di un turismo fatto sulla pelle di animali e di volontari e turisti ingenui.

Quali conseguenze, secondo la sua esperienza sul campo, sta dunque causando la prevaricazione dell’uomo sul mondo animale e sulla natura in generale?

Gli animali selvatici si stanno estinguendo, li stiamo catturando per portarceli a casa come animali da compagnia. Uccelli che dovrebbero volare liberi nelle foreste sudamericane finiscono per fare viaggi intercontinentali dentro bottiglie di plastica per finire dentro una gabbia a riprodursi e sfornare nuovi pappagallini da vendere nei negozi.

Rinoceronti, elefanti, giraffe, tigri, orsi, pangolini stanno scomparendo silenziosamente per essere utilizzati come medicine tradizionali in un mercato nero (e a volte non troppo nascosto) che vive di credenze e tradizioni. Migliaia di leoni ogni anno vengono allevati per essere coccolati dai turisti e poi uccisi dai cacciatori. D’altra parte stiamo riempiendo il mare di inquinamento e petrolio per trasportare prodotti esotici sulle nostre tavole. Stiamo disboscando per produrre olio di palma, riso, olio di cocco, datteri, banane, allevamenti di bestiame.

Ma sono positiva: le nuove generazioni stanno comprendendo il male che abbiamo fatto al pianeta negli scorsi decenni. I giovani sanno quanto sia importante il riciclo, il non spreco, la cura dell’ambiente, il rispetto degli animali.

Chiara durante le ricerche di benessere animale con i lemuri in un VERO santuario in Africa dove non era possibile interagire con gli animali
Chiara durante le ricerche di benessere animale con i lemuri in un vero santuario in Africa dove non era possibile interagire con gli animali

Dopotutto la pandemia di coronavirus ha un legame con questo atteggiamento umano di sfruttamento egoistico degli animali…

Esattamente! Se non si consumassero animali selvatici come i pipistrelli e i pangolini non saremmo arrivati dove siamo arrivati oggi. Se avessimo rispettato gli animali selvatici nel loro habitat senza portarli a casa come animali da compagnia o come bistecche sui piatti ora saremmo tutti più sani.

Cosa significa, nei fatti, “conservazione dell’ambiente” e in quali termini è ormai una questione cruciale?

Conservare l’ambiente vuol dire essere consci delle proprie azioni, dalla più minima e quotidiana alla più filosofica e generale. Vuol dire pensare prima di buttare una cicca per terra, pensare prima di accendere una lampada, vuol dire staccare il riscaldamento, vuol dire pensare agli altri. Ai nostri figli, ai nostri nipoti.

Vuol dire educare. Perché come dico sempre, non può esistere conservazione senza educazione e se per ogni bracconiere che viene ucciso, il mercato asiatico continua a chiedere corni di rinoceronte, siamo punto e a capo. Un fucile può uccidere un bracconiere, ma l’educazione può uccidere il bracconaggio.

Perché gli animali liberi e selvaggi sono una risorsa alla quale non si può rinunciare? Quali legame ha questo con la vita e il benessere dell’uomo?

Ci sarebbe da scrivere un libro per rispondere a questa domanda, ma provo a semplificarla così: siamo animali. Siamo anche noi parte di questo magnifico algoritmo chiamato ecosistema. Siamo parte di un sistema fragile che si basa sui vermi, sui ragni, sui lupi, sugli avvoltoi, sui fiori, i fiumi, le pietre, gli elefanti, i gorilla. La volpe mangia la lepre, la volpe fa la cacca, la cacca viene mangiata dai vermi, dalle formiche, dalla terra. Le formiche fanno i tunnel, questo permette all’acqua di arrivare sottoterra, nutre la terra che insieme alla cacca della volpe fa crescere l’erba, che attira le api, che impollinano i fiori e i campi, vicino ci sono i grilli e quindi gli uccellini e quindi le aquile, e gli alberi… grazie alla cacca di volpe.

E l’Uomo in tutto questo? Pensiamo davvero che l’uomo sia fuori da tutto questo? Come pensiamo che crescano le nostre carote, le mele, il grano per la nostra pasta? L’ossigeno che respiriamo, l’acqua che beviamo? Dalla terra. Dalla cacca di volpe. Vogliamo uccidere la volpe, inquinare la terra, i mari e poi mangiare i pesci pieni di mercurio e le carote piene di pesticida?

Cosa si può fare per cambiare la tendenza alla distruzione dell’ambiente e allo stravolgimento dei suoi equilibri? Ci faccia degli esempi che, con la sua associazione Eticoscienza sta mettendo in atto

Noi ci occupiamo da anni di educazione ambientale gratuita per bambini, ragazzi e adulti – siamo volontari e il tempo, la passione e l’energia che ci mettiamo è solo per piantare un seme di coscienza nelle nuove generazioni.

Facciamo ricerca scientifica nel campo dello sfruttamento degli animali nel turismo, teniamo congressi, conferenze e seminari per educare al giusto approccio scientifico nei confronti della Natura e iscrivendosi, è possibile contribuire a 5 progetti diversi: piantare un albero di caffè in Africa per salvare gli ultimi scimpanzé rimasti; salvare il nostro orso italiano, quello marsicano; aiutare nella conservazione delle tartarughe marine, dei licaoni dello Zimbabwe vittime di bracconaggio e contrastare i falsi santuari e lo sfruttamento dei leoni insieme all’Associazione Africana Blood Lions.

È davvero possibile, dopo i danni che sono stati fatti finora, un turismo responsabile legato agli animali? L’uomo non ha già fatto abbastanza danni?

Bella domanda! Insieme al mio compagno Christian Lenzi, abbiamo appena scritto un libro, per Edizioni Sonda che dovrebbe essere pubblicato entro l’anno che si intitola proprio: “Viaggiare Green nella Natura”. Riassumere tutto in una breve domanda è davvero complicato ma ci provo.

In mezzo a tutto questo marasma di attività e strutture a cui frega poco o niente del benessere animale e della Natura, ci sono anche attività turistiche che apportano benefici agli animali, alle popolazioni e alla conservazione! In molti Paesi, per esempio, viene richiesto il pagamento di un ticket per l’ingresso nei Parchi Naturali. Con il ricavato si fa fronte alle spese di mantenimento e di gestione delle squadre antibracconaggio, ai progetti di ricerca e conservazione delle specie a rischio e alla promozione delle attività di educazione ambientale per le popolazioni locali a costo zero.

Negli ultimi anni, nuovi studi scientifici hanno dimostrato l’effetto positivo dell’ecoturismo sulla fauna selvatica e sulle popolazioni locali. Il turismo responsabile ed ecosostenibile ha migliorato lo stato di conservazione di diverse specie a rischio d’estinzione (ad esempio per i pinguini africani e per molte specie di grandi mammiferi).

Pensate che 8.000 leoni vivono in cattività, solo in Sudafrica, per il terribile business dei falsi santuari. Questi leoni vengono allevati, vengono abituati all’uomo, spacciati per orfani e fatti allattare e coccolare da turisti e volontari. Una volta giovani, dal biberon, si passa alle camminate. Le leonesse vengono usate per la riproduzione e poi quando non servono più, insieme agli individui maschi, vengono portati nelle riserve private. E qui il cerchio si chiude: ricchi turisti da tutto il mondo arrivano e pagano per uccidere i leoni e portarsi a casa i trofei. Questa caccia è conosciuta con il nome di “Canned Hunt”: dal biberon al fucile.

Questi falsi santuari, tra Africa, Thailandia, Sudamerica e USA sono ancora purtroppo molto frequenti e la possibilità che i turisti vengano fregati è sempre parecchio alta. Solo in Brasile, secondo una recente indagine scientifica, il 75% delle attività turistiche prevede l’interazione con gli animali selvatici.

Pensiamo poi in Asia dove le tigri vengono sedate per i selfie e gli elefanti dapprima cavalcati ora vengono obbligati ad essere lavati dai turisti. Pensiamo alle scimmie al guinzaglio nelle spiagge, ai rapaci incappucciati per volare solo dove dice il falconiere, agli uccelli in gabbia, ai pesci negli acquari. L’amore per un animale selvatico non si dimostra con le carezze, ma con l’assenza di interazione. Si dimostra con il rispetto del limite, nel rispetto della loro biologia.

Violetta Silvestri

Copywriter di professione mantiene viva la passione per il diritto internazionale, la geopolitica e i diritti umani, maturata durante gli studi di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, perché è convinta che la conoscenza sia il primo passo per la giustizia.

Violetta Silvestri

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