Sud Sudan, è tragedia umanitaria. Si spera nel tavolo di pace

Nel Paese si sta consumando la peggiore crisi umanitaria della storia africana dopo il genocidio del Ruanda. L’Autorità intergovernativa per lo sviluppo del Corno d’Africa sta tentando di riaprire il dialogo, chiamando tutte le forze politiche, militari e sociali a collaborare. Cessate il fuoco, accordo per nuove elezioni, rilancio dell’economia, ripristino della giustizia, demilitarizzazione: questi sono gli obiettivi del processo di pace. Intanto il più giovane Stato africano è in preda a violenza, scarsità di cibo, malnutrizione.

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Ghana, una legge per depenalizzare l’uso e possesso di droghe

Il Paese potrebbe essere il primo nel continente, ma anche il primo fuori l’Europa e le Americhe, a depenalizzare il possesso e uso personale di droghe. Questo se sarà approvata la Narcotics Bill, già passata in seconda lettura al Parlamento. La legge prevede anche la creazione di una Commissione di Controllo delle Droghe che avrà l’obiettivo di coordinare il trattamento e la riabilitazione delle persone con problemi di dipendenza e di assicurare che i casi siano trattati come una questione che rientra nella politica della salute pubblica. Intanto ha ripreso vigore il dibattito sulla legalizzazione della marijuana di cui il Paese è il terzo consumatore al mondo.

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Kinshasa, gli orti nelle discariche e la diossina al posto dell’aria

Un breve reportage da una delle capitali più inquinate e pericolose al mondo. Un cooperante che da anni vive e lavora nella Repubblica Democratica del Congo ed esperto di tematiche ambientali ci porta tra le strade e tra la gente di questo inferno abbandonato a se stesso dove il “progresso” ha portato alla crescita di una sorta di “consumismo di sussistenza”. La nube tossica che avvolge la città è tra le cause di malattie fisiche e mentali. E non si sa neanche il numero esatto degli abitanti, forse addirittura 20 milioni, di questa “megalopoli insaziabile” di disagio e sofferenza.

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Presentazione della IX edizione, 6 – 11 novembre 2017

Tra le contraddizioni di un’Europa divisa e ferocemente arroccata nei suoi confini e di un Mediterraneo solcato da barche piene di disperati fuggiaschi, “Mari, muri e filo spinato” prova a rilanciare l’idea di una nuova solidarietà con le immagini e le parole del IX Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli.

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Quando la protesta nasce sui social e i governi li oscurano

Cresce il malcontento contro politiche e governi, e corre veloce sui canali che le persone usano quotidianamente, ormai in tutto il mondo. Ma la risposta, in molti Paesi, dalla Turchia all’Etiopia, dal Brasile al Vietnam, è oscurare i canali social: bloccare Facebook, Twitter, YouTube per far sì che le criticità non emergano, che gli attivisti non si organizzino, che un movimento di protesta non si possa costituire. E non è solo una questione di diritti politici e di espressione, uno studio sottolinea – infatti – come questi blocchi abbiano anche un grave impatto sull’economia dei Paesi in questione.

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L’Africa cresce ma gli africani si impoveriscono. Rimane la fuga

Mentre aumentano gli investimenti esteri nel continente africano, le possibilità di lavoro per i giovani rimangono enormemente insufficienti. Intanto l’Europa, Italia in testa, stringono accordi con i leader dei Paesi di partenza o transito di chi è disperatamente alla ricerca di un futuro diverso, che non sia fatto di indigenza, conflitti sociali, frustrazioni. Cresce la popolazione giovanile, spesso senza prospettive, e crescono anche i rischi legati alle crisi ambientali – dovute anche allo sfruttamento selvaggio delle multinazionali – con tutto ciò che ne consegue. C’è chi suggerisce un Piano Marshall per l’Africa, ma un nuovo afflusso di denaro sarebbe sufficiente senza un reale cambiamento di rotta?

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Impegno armato e petrolio, la forza dei curdi indipendentisti

Determinanti nella guerra aI califfato nero, i curdi iracheni e siriani sono al centro della geopolitica del Medio Oriente e il ridisegno dei suoi confini, tra nuove e vecchie alleanze e inveterati interessi economici. Le aspirazioni di autonomia in Siria e il recente referendum in Iraq, sulla scia del sacrificio di tanti miliziani e miliziane, pongono alla comunità internazionale, Italia compresa, una questione di ordine etico. Intanto, negli ultimi anni il loro ruolo nello scacchiere mediorientale si è rinforzato.

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Cina, civiltà ecologica in patria, distruzione ambientale altrove

Il colosso asiatico pare seriamente impegnato nella protezione del proprio ambiente attraverso nuove politiche orientate alla realizzazione di una ‘civiltà ecologica’. Alla luce di un recente articolo di The Guardian sui recenti interventi del Governo cinese, l’autore del pezzo si chiede come mai, nonostante questo apparente impegno, le autorità cinesi consentano invece ad aziende e privati di praticare la devastante pratica dell’estrazione mineraria illegale in Ghana che tanti danni sta causando in questo Paese.

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Le madri di Plaza de Mayo: “siamo nate per marciare”

Il foulard bianco è diventato un simbolo della lotta alla dittatura in Argentina, di un movimento per i diritti umani che ha avuto inizio quasi per caso. Dal loro primo raduno nell’aprile 1977, le Madri si trovano ogni giovedì nella storica piazza a Buenos Aires per unire le proprie voci e chiedere al Governo informazioni sui propri figli scomparsi durante la dittatura. Nel corso degli anni questi raduni hanno avuto un ampio consenso, fino a culminare in un’enorme manifestazione di massa – quest’anno – alla quale hanno partecipato quasi mezzo milione di persone.

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Venti di secessione in Africa, il caso Camerun e l’Ambazonia

Anche il continente africano ha le sue tensioni separatiste. Una di queste riguarda la Repubblica del Camerun. Anglofoni contro francofoni. Opposizione che è naturalmente molto più che una questione puramente linguistica e affonda le sue radici nelle spartizioni coloniali. I separatisti hanno un sito web una bandiera, un inno nazionale, un leader e già il nome di quello che dovrebbe nelle loro intenzioni essere uno Stato indipendente o federato. Una protesta per dire basta alla marginalizzazione e allo strapotere della parte francofona del Paese e del presidente Paul Biya, al potere da 35 anni. Ma i problemi del Paese riguardano anche Boko Haram e la difficile gestione dei rifugiati.

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