Conflitto maoisti e Stato indiano, al centro donne e bambini

[Traduzione a cura di Luciana Buttini dall’articolo originale di Pratibha Singh pubblicato su openDemocracy]

 Donne e bambini delle popolazioni tribali indiane sono intrappolati in una mortale linea di fuoco tra lo Stato indiano e i maoisti. Non esiste parità di genere, naturalmente, e gli abusi sessuali sono dilaganti.

Ribelli maoisti nel distretto di Dantewada. Demotix/JasonM. Tutti i diritti riservati.

Una larga parte delle popolazioni tribali indiane subisce le conseguenze più pesanti del sanguinoso conflitto – in corso da anni – tra lo Stato indiano e i maoisti. Raramente tale conflitto è emerso nell’agenda riguardante programmi di sicurezza globale. Sia il Governo indiano che le compagnie minerarie hanno portato avanti politiche basate sullo sfruttamento per appagare l’appetito sulle vaste riserve di foreste e i giacimenti minerari. È a causa di queste politiche che le tribù che vivevano in quei luoghi sono state costrette a spostarsi in campi di insediamento, azioni portate avanti sventolando la bandiera dello “sviluppo”.

La milizia locale Salwa Judum, sponsorizzata dallo Stato – che ha attuato l’operazione di contro-offensiva contro i Naxaliti – è responsabile del deterioramento di una situazione già fragile e, attraverso quest’operazione, dell’aver aiutato i maoisti ad assicurarsi gran parte dei consensi fra le tribù. I tentativi poco convinti dello Stato di rimediare alle ingiustizie che esistono nel campo dello sviluppo e della sicurezza hanno permesso di fatto ai maoisti di impossessarsi della causa dei diritti delle popolazioni tribali.

In India su 3.000 bambini soldato, 2.500 sono coinvolti in questa guerra e continuano a essere usati come giovani braccia nel conflitto sia dalle forze di sicurezza dello Stato sia dai maoisti. Quest’ultimi sono ricorsi a un dilagante reclutamento di bambini soldato nei loro gruppi per operazioni segrete. I bambini sono diventati facili prede poiché possono essere terrorizzati e influenzati molto più facilmente. I bambini soldato hanno il compito di minacciare la quotidianità delle persone attraverso una serie di azioni: dal trasportare esplosivi pericolosi all’essere usati come scudi umani. Nonostante prove più che sufficienti, in un rapporto del 2011 il Governo indiano ha negato il coinvolgimento dei bambini soldato nei conflitti armati e ha affidato il caso alla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

I  maoisti hanno seguito una politica di arruolamento forzato di almeno un bambino a famiglia. Hanno bombardato le scuole, spesso in un deliberato tentativo di distruggere le principali infrastrutture statali. L’occupazione delle scuole da parte delle forze di sicurezza per operazioni anti rivolta rappresenta una grave violazione della legge internazionale. Infatti, non solo ha portato a un aumento significativo del tasso di abbandoni scolastici ma è anche responsabile della diffusione di diversi disturbi psicologici tra i bambini.

La crescente presenza delle donne nei ranghi minori maoisti non ha ottenuto l’attenzione che merita nei dibattiti sulla sicurezza nello Stato. Il sostegno maoista sta vivendo una fase di declino da quando molti uomini hanno perso la loro vita nella guerra contro lo Stato indiano.  I maoisti che affermano di reintrodurre i diritti delle tribù sono accettati di più a livello sociale e ciò è dovuto alla partecipazione crescente delle donne.  Nel  60- 70% dei gruppi minori maoisti sono presenti donne impiegate per eseguire attività di corriere. Sebbene per molte donne il movimento potrebbe rappresentare un cammino libero dalle restrizioni della società patriarcale e dagli abusi sessuali, la realtà non sembra essere tale. La parità dei sessi è rimasta un argomento secondario, in subordine ai più vasti ideali, sostenuti dal Movimento, relativi all’uguaglianza di classe.

I casi di abusi sessuali nei confronti delle donne sia da parte dei maoisti che dalle forze di sicurezza sono dilaganti. Poiché il corpo femminile è legato alle norme sociali e culturali dell'”onore” e della “dignità”, le donne dopo aver subito violenza non riescono a reintegrarsi nella società. Il numero crescente di famiglie che si trovano ad essere guidate da donne, in seguito alla perdita degli uomini nel conflitto, rappresenta un’altra sfida imminente e irrisolta. E il fatto che non esistano strutture finanziarie e sociali specifiche a cui potersi rivolgere fa sì che le donne sole non siano in grado di mantenere le proprie famiglie.

Allo stato attuale, una risoluzione pacifica del conflitto rimane ancora un sogno lontano. Se il Governo indiano ottenesse l’appoggio delle tribù, dovrebbe iniziare ad adottare un duplice approccio al fine di migliorare le condizioni di sicurezza e portare le regioni colpite a uno sviluppo sociale e infrastrutturale.  Spetta tuttavia alla comunità internazionale fare pressione sul Governo indiano affinché adotti tutte le misure necessarie prima che le classi emarginate indiane perdano questa battaglia.

Luciana Buttini

Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica, ha in programma di specializzarsi in Lingue per la cooperazione e la collaborazione internazionale. Nel frattempo lavora come traduttrice freelance dal francese e dall'inglese in vari ambiti.

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