Etenesh, l’odissea di una migrante

Questo il titolo dell’ultimo libro a fumetti del giovane autore milanese Paolo Castaldi, pubblicato dalla casa editrice Becco Giallo.
L’opera racconta la storia vera del viaggio di Etenesh, una ventenne etiope che un giorno decide di lasciare il suo Paese e affrontare le rischiose rotte dei migranti al fine di raggiungere la Libia, dove spera di condurre una vita migliore. Ma la Libia sarà per lei nient’altro che un girone infernale: dopo oltre un anno di sofferenze, giunta sulla soglia della follia, verrà salvata da alcuni amici che le pagano la traversata del Mediterraneo in gommone. Si troverà quindi a sbarcare in Italia, dove ha tuttora l’opportunità di vivere e lavorare. Le cicatrici che porta sotto gli occhi, causate dal sale delle lacrime versate nel carcere libico di Sabha, come diagnosticato dal medico che la curò a Lampedusa, restano tuttavia una traccia indelebile della sua odissea.

Paolo Castaldi, che abbiamo conosciuto alla presentazione del suo libro, ha disegnato e raccontato tutto questo con semplicità, riflesso del suo sentimento di rispetto per Etenesh, ma anche con grande forza espressiva: tra le immagini in bianco e nero che descrivono la storia, ciò che ci è rimasto più impresso è proprio il biancore delle tante lacrime. La loro chiarezza contrasta in maniera quasi espressionista con il fitto buio delle lunghissime notti che compongono il percorso della protagonista e dei suo compagni di viaggio. Come l’autore stesso ha spiegato, l’intenzione è stata quella di rendere il buio oscurità autentica, spazio-tempo della paura, dello spaesamento e della sofferenza. L’esito produce un forte impatto sul lettore, che in diverse tavole fatica a orientarsi nel buio denso.

Riportiamo una nostra breve intervista a Paolo Castaldi.

Sappiamo che la visione del film “Come un uomo sulla terra“, tra i cui protagonisti compare Etenesh, è alla base della tua decisione di raccontare l’odissea di un migrante; sappiamo anche che per tutto il lavoro preliminare di ricerca è stato importante il tuo rapporto con il co-regista Dagmawi Yimer. Ci puoi raccontare qual’è stato il suo ruolo e come ha contribuito alla maturazione della tua poetica?

“Dagmawi è stato fondamentale per la realizzazione del racconto. Innanzitutto per motivi ‘logistici’ legati all’incontro con Etenesh, nel corso del quale è stato un traduttore molto paziente e preciso, ha interloquito gentilmente con lei, anche nei momenti più delicati, dove il dolore dei ricordi sembrava prendere il sopravvento sulla voglia di raccontare.
Ma soprattutto perché è stato in grado di farmi ‘vedere’ cose che mai avrei immaginato, descrivendomi sensazioni, odori, emozioni che ti accompagnano in un viaggio terribile come quello che descrivo nel racconto. (Dagmawi è arrivato in Italia proprio compiendo un viaggio simile, n.d.a.)
Per un autore di fumetto è fondamentale conoscere la materia trattata nel proprio racconto. Solo così si può coinvolgere il lettore, catapultarlo dentro le pagine, vignetta dopo vignetta, facendolo riemergere solo dopo aver concluso la lettura. Dagmawi è andato a colmare quel vuoto che esisteva tra me e la storia che volevo raccontare, ha creato un ponte che ha ricucito questa distanza. Ripeto, è stato fondamentale, e lo vorrei ringraziare ancora una volta.
Inoltre mi ha fornito numerosi elementi visivi che sono stati molto utili durante l’illustrazione delle tavole. Mi ha spiegato nei dettagli come erano le divise dei soldati libici, come erano i camion e le prigioni, e così via. Persino il pullman e altri elementi che compaiono all’inizio del racconto. Tutte informazioni che non sono riuscito a ottenere durante l’intervista a Etenesh, già molto turbata nel dover raccontare il suo viaggio così come lo ricordava.

La sofferenza di Etenesh trova il suo simbolo nelle cicatrici lasciatele sul volto dal sale delle lacrime versate nel carcere di Sabha: immaginiamo che sia stato molto difficile trovare il modo giusto per rapportarsi a Etenesh e affrontare insieme a lei la memoria del suo calvario. Come si è riflesso questo nella costruzione della tua opera?

“E’ stato in assoluto il ‘muro’ più difficile da superare. Mentre ero seduto al tavolo, con davanti questa piccola ragazza dai lineamenti gentili che riversava tutto il suo dolore dentro il mio registratore acceso, ho pensato per un attimo di non avere la forza né il ‘titolo’ necessari per poter raccontare tutto quanto. Insomma, un ragazzotto milanese, piccolo borghese, come può anche solo permettersi di pensare di poter lucrare su esperienze di questo tipo?
Grazie al cielo, è stato solo un flash passeggero. Una volta finita l’intervista ho sentito la voglia, l’urgenza di dar voce a questa storia, di raccontarla e farla conoscere al più vasto numero di persone possibile. La stessa urgenza che mi ha spinto a proporre il progetto a Becco Giallo.
L’ho sentito subito mio, e durante la costruzione dell’opera pensavo e ripensavo a quelle due ore seduti a quel tavolo, agli occhi di Etenesh che trattenevano a stento le lacrime, alla sua voce rotta da un pianto imminente ma che per fortuna non è mai arrivato, a quelle cicatrici sulle guance. E soprattutto alle sue parole. Erano sempre lì con me, vicino al tavolo da disegno, fino alla fine. Penso che saranno con me per sempre. E ne sono felice.
Questa esperienza mi ha reso più uomo, in molti sensi. Una sensazione splendida.

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Abbiamo colto l’occasione della presentazione del libro per conoscere, e successivamente intervistare, Guido Ostanel, uno dei fondatori di Becco Giallo, casa editrice con sede a Padova che richiama l’esperienza dell’omonima rivista satirica antifascista. Becco Giallo utilizza in maniera originale lo strumento del fumetto per narrare storie di impegno civile (qui il catalogo), sfruttando l’espressività “pop” del mezzo per raggiungere le fasce più giovani di lettori e rendere loro più facilmente comprensibili determinate storie, biografie o fatti. Nel video che segue si svolge la nostra conversazione con Guido Ostanel, condotta nella sede della redazione.

Davide Galati

Dedicatosi in passato all’economia internazionale, coltiva la sua apertura al mondo attraverso i social media. Editor della testata nonché presidente dell’omonima A.P.S.

3 pensieri riguardo “Etenesh, l’odissea di una migrante

  • 14 marzo 2011 in 09:30
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    Mi è venuta voglia di leggerlo Etenesh! Grazie

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  • 1 aprile 2011 in 15:53
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    Un’altra storia importante, un’donna in lotta contro tutto e tutti per la sopravvivenza, un’altra importante testimonianza di speranza e tenacia.
    Ho finalmente visto Persepolis, il film d’animazione -tratto dal fumetto- che racconta la storia di un’altra donna, questa volta iraniana, che riesce a sconfiggere i sensi di colpa, la tristezza e la solitudine per raccontare la sua storia di esule.
    Etenesh sarà il prossimo racconto sul mio comodino.

    Risposta

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