Addiopizzo, a scuola di antiracket

“Pago chi non paga”: l’obiettivo del comitato antiracket Addiopizzo è promuovere il consumo critico per una economia libera dalla mafia.
Ma, a giudicare dai numeri, l’attività dell’associazione sembra però ancora una goccia nel mare: appena 1000 circa le imprese e le attività commerciali che fanno parte della rete.

Certo, può sembrare poco, per una realtà nata nel 2004 – dice a Voci Globali Alessandra Celesia, una delle volontarie che nell’Associazione opera dal 2011 – ma se si considera anche che alcune denunce sono state fatte pubblicamente, mi sembra che ci siano comunque dei segnali incoraggianti“. Il caso dell’ex Presidente di Confcommercio Roberto Helg, accusato di estorsione dall’imprenditore Santi Palazzolo, è uno di questi. “La denuncia che ha visto Helg arrestato a Palermo per tangenti – ricorda Alessandra – è partita proprio da un imprenditore che aderisce alla nostra rete“.

Rete che è fatta da imprese e imprenditori che per essere “ammessi” nel circuito di Addiopizzo sono sottoposti prima a dei controlli sul passato delle persone e delle aziende. E Addiopizzo ha conquistato nel tempo una sua riconoscibilità. “I commercianti cominciano ora a vivere il percorso di denuncia come una cosa che fa parte della normalità: più che coraggio, cosa per cui veniamo apprezzati nei tanti messaggi di sostegno che ci arrivano da fuori, crediamo piuttosto che ci voglia una cultura della responsabilità“.

(Video curato da Addiopizzo, in lingua inglese.)

E l’attività nella rete di scuole di Palermo e provincia punta proprio a questo: “da quando ho partecipato alla vita dell’Associazione – racconta Alessandra, entrata come volontaria del Servizio Civile Nazionale e rimasta anche dopo – ho subito lavorato all’interno del Gruppo Scuola e da allora questa è la mia attività principale“. Ottima, sottolinea, la risposta del corpo docente come degli studenti rispetto ai progetti sviluppati negli anni, come gli incontri spot a “Palermo vista racket” o i fortini della legalità, fino ai cortei della “strada della denuncia”.

L’attività con i bambini è sempre molto delicata, ed è veramente una bella soddisfazione vedere mille o millecinquecento studenti partecipare ad un corteo organizzato da noi“. Specie quando poi la partecipazione viene anche da chi non ti aspetteresti. “Mi è capitato – continua – di conoscere un bambino che ha avuto problemi ad avere l’autorizzazione per partecipare ad una delle nostre iniziative, visto che il padre era in quel momento all’interno del circuito penale, e si parlava proprio di estorsione. Alla fine il bambino è riuscito a partecipare dicendo alla madre che non l’avrebbe fatto sapere al padre. Ecco, questo bambino è riuscito a rompere un codice culturale perché anche la madre ha capito l’importanza che aveva per il figlio aderire alla nostra iniziativa“.

Addiopizzo è fatta da uno zoccolo di quaranta soci, età media intorno ai 30 anni (più donne che uomini), con percorsi professionali differenti, e da parecchi simpatizzanti che gravitano attorno al comitato, e che, di volta in volta, sostengono le diverse attività: “tutti però accomunati dalla fiducia nella possibilità di cambiare la realtà“.

E passi avanti ne sono stati fatti, dal giorno in cui Palermo si trovò costellata di adesivi listati a lutto con un messaggio-slogan che andava diritto al punto: “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

Possiamo crescere ancora molto – dice Alessandra – ma la testimonianza che un percorso di antimafia dal basso è percorribile è ormai una realtà“.

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