Ghana, tutti gli uomini del presidente

[ Antonella Sinopoli, coordinatrice editoriale di Voci Globali, risiede attualmente in Ghana, nella Regione del Volta, per una permanenza di alcuni mesi. Oltre che partecipare da lì alla vita della nostra redazione, contribuisce alla pagina con articoli e aggiornamenti sulla realtà del Paese in cui vive e sul continente africano.]

Ormai sono settimane che i media ghanesi se ne occupano. Editoriali, articoli, news nei giornali radiofonici. E il titolo generale per tutti potrebbe essere: Tutti gli uomini del presidente. Il presidente è John Dramani Mahama, gli uomini sono il suo staff, 678. Una cifra sconsiderata per molti: commentatori, analisti, giornalisti o semplicemente cittadini attenti all’uso del denaro pubblico o solo scontenti dell’andamento del Paese. Ventiquattro milioni di abitanti e 678 tra ministri, consiglieri del presidente, staff dell’Ufficio di presidenza, del servizio pubblico (?), sanitario e igienico, della lavanderia (!).

Tutto questo personale è davvero necessario? Obiettare che nel 1998 lo staff del presidente Rawlings era di 754 persone, quello del presidente Kufuor nel 2002 di 750 e il predecessore di Mahama, Atta Mills, ne contava meno di 700, non serve per chi è convinto che molte di quelle persone stiano letteralmente succhiando soldi dello Stato (quindi di tutti) e per giunta senza merito. Perché il problema è proprio questo: chi sono i 678 dello staff? O, per dirla con un editorialista del Daily Graphic, K.B. Asante, “Che cosa realmente fanno tutte queste persone attorno al presidente?

Il punto è: come svolgono il loro lavoro, hanno competenze, sono insomma le persone giuste al posto giusto? Perché qui, come anche altrove e certo non solo in Africa, troppo spesso accade di trovare personale impreparato, incompetente e corrotto in posti chiave del settore statale e degli uffici pubblici. E purtroppo non sembra assurdo dichiarare – come accade sui media locali da cittadini comuni o personaggi noti intervistati – che almeno così si risolve per qualche centinaio di persone il problema della disoccupazione. “Come potrebbero altrimenti – si legge – sfamare sé stessi e la propria famiglia?” Non commentiamo…

Sfatiamo subito un luogo comune, a criticare modalità familistiche e logiche di clan nel sistema di assunzione del personale dello Stato e dello staff del presidente non è (solo) la stampa occidentale. Non c’è media in Ghana che ogni giorno non affronti la questione.

Clan e religione, sono i due principi con cui si risponde ad ogni problema: dalla mancanza di lavoro alla mancanza di corrente elettrica per giorni, dall’aumento dei prezzi all’attuale, seria svalutazione della moneta ghanese. Il fatto è che ad utilizzare l’ottica del clan e della religione sono proprio quelli che dovrebbero dare risposte serie, adeguate, concrete.


Mercato nella città di Mampong, Ashanti Region, foto di Antonella Sinopoli.

Scandagliare la stampa locale è un ottimo modo per venire a contatto con la mentalità (e le modalità) di politici e autorità. Leggere la stampa estera offre solo il lato ufficiale ed edulcorato di chi governa. Perché il linguaggio usato nei summit e incontri internazionali è profondamente diverso da quello utilizzato “in casa”.

Can we be a little more serious?” titolava qualche giorno fa l’opinionista Frankie Asare-Donkoh (ancora sul Daily Graphic). Un pezzo in cui venivano citate alcune dichiarazioni di membri e staff del Governo sulla crisi economica e la svalutazione del Ghana Cedi.

Del ministro delle Risorse dell’Acqua, Lavoro e Abitazione, Alhaji Collins Dauda, si riportano queste parole: “… la verità è che il Ghana non è nel terribile stato che si descrive e comunque non si può incolpare il presidente per le difficoltà che il Paese sta attraversando poiché sia la Bibbia che il Corano hanno predetto che alla fine del tempo ci sarebbero stati stenti e sofferenze e questo momento è arrivato”. Mentre la responsabile nazionale delle donne dell’NDC, nonché deputato e coordinatrice della gestione dei disastri naturali, Anita De Sooso, avrebbe detto che la svalutazione della moneta nazionale è dovuta alle ruberie di denaro dalle banche del Paese da parte dei dwarfs (nani, gnomi). E si cita questa dichiarazione: “Sapete da dove hanno preso i soldi questi nani? Sapete cosa ne fanno? Questi dwarfs, la loro magia nera… è questo che ha fatto perdere valore al Ghana Cedi”. Qualcuno mi ha spiegato che dichiarazioni come queste sono messaggi in codice e semplicemente mirano alla facile accusa dei problemi del Paese alla parte avversaria, soprattutto il maggior partito di opposizione l’NPP.

Il Paese in questo è abbastanza polarizzato con l’area Ashanti, parte della capitale e l’Eastern Region che portano voti all’NPP e la Regione del Volta e del Nord che invece parteggiano per l’NDC, attualmente in carica. Qui – mi hanno detto in molti – non si vota per le qualità del rappresentante politico o per i programmi, ma per l’appartenenza tribale e territoriale. “Abitudine” che va avanti qualunque sia il risultato alla fine del periodo di governo.

Ma la cosa più sconcertante – e pericolosa – sono i giudizi e le decisioni condite di una religiosità tribale e superstiziosa.

Non c’è discorso ufficiale, intervento, lettere di sostegno al Governo – come questa pubblicata su My Joy Online, una delle testate più seguite – che non siano accompagnati da preghiere e Amen finali.

Lo stesso è per il discorso tenuto dal presidente Mahama pochi giorni fa a metà mandato. “Non possiamo vacillare e non dobbiamo aver paura perché il Signore è dalla nostra parte e la sacra Bibbia dice ‘Se Dio è con noi, noi non possiamo essere contro noi stessi’”. Una frase anticipata da promesse e positive interpretazioni dalla situazione corrente, ma qualcuno tra i commentatori del discorso sottolinea che l’80% dei ghanesi vive al di sotto della soglia di povertà. Una cifra che non corrisponde ai dati ufficiali ma rappresenta la percezione dei cittadini e fatti che sono più reali delle cifre diffuse.

Perché mentre Mahama e il Governo promettono educazione gratuita per le scuole secondarie, in moltissimi villaggi non ci sono scuole o gli edifici vecchi e mal costruiti nella stagione delle piogge sono impraticabili e rischiano di crollare da un momento all’altro, così insegnanti e alunni fanno lezione sotto gli alberi.


Scuola materna e primaria in un villaggio rurale dell′Ashanti Region. Foto di Antonella Sinopoli

E ancora: mentre Mahama ricorda i benefici di un’economia che può contare sul petrolio e sulla stabilità democratica del Paese, milioni di ghanesi devono fare i conti con aumenti pressoché mensili – e incontrollabili – del costo del cibo e del trasporto. Per non parlare dell’accesso alle cure mediche, vero e proprio lusso per la maggior parte della popolazione. E mentre Mahama assicura la lotta alla corruzione e una guida di comportamento per il personale del settore pubblico, la realtà è che molti ghanesi devono “comprarsi” un posto di lavoro, devono pagare servizi che lo Stato dovrebbe assicurare e le occasioni di richiesta di piccole o sostanziose bribe sono decine ogni giorno.

Però si continua a parlare come nell’epoca del medioevo africano, con riferimenti a maledizioni, riti magici, azioni diaboliche per combattere gli avversari politici. Come nel caso di un deputato dell’NDC che ha accusato la parte avversa di aver creato false prove e registrazioni per danneggiare la sua immagine, ma – il deputato in questione ha risposto: “quelle azioni sono state tali da provocare la collera di Dio e per invocare la maledizione su quel partito”.

La campagna elettorale per le elezioni 2016 sembra già cominciata, le migliaia e migliaia di pastori nelle varie chiese sono già all’opera con i loro strali e omelie che durano ore. Spesso – mi è stato detto – dietro richiesta specifica di preghiere e sollecitazioni da parte dei politici e la promessa di un buon posto in caso di vittoria. Nella messa domenicale l’arcivescovo Nicholas Duncan-Williams ha detto: “In nome di Dio dì a Satana di lasciar libero il presidente, la Banca centrale, il governatore della Banca del Ghana, il ministro delle Finanze. Nel nome di Gesù Cristo, figlio di Dio, chiediamo un miracolo per la nostra economia e che il Cedi riacquisti valore”. Per fortuna c’è chi senza mezze parole replica: “Nessun potere spirituale, nessun fervore religioso, nessun super potere, può fermare la svalutazione del Cedi, perché questo non ha niente a che fare con la spiritualità”.

Presto alle messe domenicali si affiancheranno i rally e quelli sono fondamentali per raggiungere quella fetta (povera) della popolazione che i giornali non li compra e non naviga su Internet.

Sarà lì che si ricomincerà a parlare – tra un accenno e l’altro ai programmi – di cose senza senso e ad istigare le divisioni tribali. La fortuna del Ghana è che si rimane alle chiacchiere, poi si torna a casa e si cerca un modo per tirare avanti.

Antonella Sinopoli

Giornalista professionista e blogger su Ghanaway. Si interessa e scrive di Africa, diritti umani, questioni sociali. Ha viaggiato molto prima di fermarsi in Ghana e decidere di ripartire da lì. Ma continua ad esplorare, in uno stato di celata, perenne inquietudine. Poiché il mondo è troppo grande per una vita sola, ha scelto di viverne tante. Direttore responsabile di Voci Globali.

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