Turchia: un modello per il Mediterraneo delle rivoluzioni?

Esiste un modello turco, e come si configura? Il leader del Movimento della rinascita islamica (Ennahda), Rashid Al-Ghannushi, non ha dubbi: per la Tunisia post-rivoluzionaria, è la Turchia il modello da seguire. La Turchia del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp), guidato dal premier Erdogan, che ha reso virtuosamente compatibili l’Islam e la democrazia, la tradizione e la modernità (EaST Journal).

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America Latina: buoni propositi per l’anno in corso

In America Latina la sinistra si allontana dalla gente, e la destra “assistenzialista” ne trae guadagno. Vi è una crisi di fondo che riguarda tutti i Governi e i processi progressisti. Una nuova élite il cui vantaggio comparativo e competitivo all’interno del sistema è il discorso di sinistra, la sua origine popolare e il suo operare da destra pragmatica. Sono alcune delle riflessioni di Manuel Rozental, chirurgo e attivista colombiano, che proponiamo in questo post (Caposud).

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Testimonianze dal Marocco tra manifestazioni e repressione

Nonostante le riforme promesse dal re Mohammed V, in molte città del Paese proseguono le manifestazioni pacifiche organizzate dal “movimento del 20 febbraio”, spesso accompagnate da azioni di repressione da parte delle forze dell’ordine. In questo post raccogliamo una selezione di articoli marocchini tradotti dalla blogger italiana Incapervinca, espatriata in Marocco da diversi anni.

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Esponenti delle arti performative intorno alla rivoluzione

Dal 21° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina che si è concluso ieri a Milano, un’istantanea del dibattito ‘Tunisia e le altre. Storie in parole e immagini dai Paesi del Mediterraneo in rivolta’, moderato da Mohamed Challouf, regista tunisino e storico collaboratore del Festival nel quadro del programma ‘Mondo arabo: segnali da una rivoluzione contagiosa’.

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Libia: può esistere un’era post-Gheddafi?

Mentre continuano gli attacchi contro le forze del raìs, è importante chiedersi quali potranno essere i futuri assetti sociali e istituzionali del Paese. Al momento non sembra esserci una chiara linea di condotta da parte della coalizione, e soprattutto lo Stato libico è una realtà assai più debole e frammentata di quelli tunisino ed egiziano. Cosa ne sarà dunque della Libia?

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Mercenari per soldi o per "passione"?

La rivolta in Libia è anche segnata dalla denuncia della presenza di mercenari al soldo di Gheddafi. Ma i mercenari hanno combattuto e continuano a combattere fianco a fianco di eserciti regolari soprattutto dei paesi occidentali, come gli USA. E questo nonostante una Convenzione ONU che ne vieta l’utilizzo e l’addestramento. Molti lo considerano un “mestiere” come un altro. Tanto è vero che esistono agenzie di reclutamento e siti che dispensano consigli e informazioni.

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Bosnia: nasce il partito neonazista bosniaco, a maggioranza musulmano

Inauguriamo con un post dedicato alle tensioni identitarie della Bosnia una nuova, importante, collaborazione con la testata EaST Journal. Mirata all’Europa centro-orientale e balcanica e basata sul giornalismo partecipativo, EaST Journal vuole sensibilizzare sui temi dell’integrazione europea, raccontando le mille minoranze dimenticate e in via di estinzione dei Paesi che furono al di là della Cortina di Ferro.

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La società civile afgana: la ricostruzione parte da qui

L’indagine “La società civile afgana. Potenzialità e limiti” è la prima ricerca di questo tipo presentata in Italia. I suoi risultati fanno luce sul ruolo della società civile come potenziale soggetto protagonista del processo di pace e ricostruzione in Afganistan: un ruolo non facile da sostenere in un Paese provato dalla guerra, dal terrorismo, dalla povertà e dagli interessi internazionali…

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Libia, una testimonianza in diretta della follia di queste ore

Pubblichiamo una mail arrivata da Tripoli dalla quale si comprende quanto drammatica sia la situazione in Libia in queste ore. A scriverla è un cittadino che si appella agli italiani e alla comunità internazionale per fermare quello che definisce un genocidio. Il dittatore Gheddafi non si arrende e sta mettendo in atto la sua minaccia: mi batterò fino all’ultimo sangue. Così fa sparare sulla folla e su chiunque lo ostacoli.

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