Tradizioni locali e diritti umani, un dialogo difficile

[Traduzione a cura di Benedetta Monti, dall’articolo originale di Leo Igwe pubblicato su openDemocracy]

‘Il modo africano tradizionale’ non è un monolite. È evoluto nel tempo e, per adattarsi ai diritti umani, deve continuare ad evolversi. I diritti umani non dovrebbero essere sottoposti a tradizione e religione.

In un suo articolo, Simon Ssenkaayi afferma che i diritti umani non possono avere valore in Africa se non  “rispettano le tradizioni africane”. Questa argomentazione spesso è stata usata per rifiutare il riconoscimento dei diritti, come quelli degli LGBT e delle donne.  Io ritengo che tale argomentazione è profondamente errata e inefficace.

In primo luogo, l’Africa non è una società omogenea ma un continente vario, composto da fedi, gruppi e pratiche diverse; infatti il concetto di ‘tradizioni africane’ rappresenta una combinazione fuorviante, fallace che deve essere analizzata nelle sue varie componenti perché assuma significato.

Per esempio, soltanto in Nigeria esistono più di 200 gruppi etnici, che hanno costumi e fedi diversi, religioni simili e divergenti allo stesso tempo. In Africa ci sono oltre 50 nazioni, quindi quando Ssenkaayi parla del “rispetto delle tradizioni africane“, a quali tradizioni si riferisce? Sta parlando delle tradizioni nigeriane, o di quelle del Kenya, del Sud Africa, del Senegal, dell’Etiopia, o del Ruanda?

Queste tradizioni, o le loro varianti, esistono o sono esistite in altre società che non sono africane; infatti alcuni ‘costumi’ africani provengono da Paesi stranieri, sono stati presi in prestito e adattati attraverso i secoli. In che modo allora Ssenkaay determina che cosa costituisce le “tradizioni africane”? Ciò che l’autore considera “tradizioni africane” oggi probabilmente è stato preso in prestito da culture straniere di decenni e secoli fa. Quale arco temporale sta prendendo in considerazione per esprimere il suo giudizio?


The Alliance of Religion and Conservation - Foto dell'utente Flick ARC (alcuni diritti riservati) - Pellegrinaggio di musulmani in Nigeria. Le tradizioni cambiano nel tempo e questo è vero per l'Africa come per il resto del mondo.

La cultura è dinamica e le tradizioni cambiano nel tempo. Questo è vero per l’Africa come per il resto del mondo. Che cosa fa pensare all’autore che la ‘cultura africana’ non possa cambiare? Nelle culture, le persone inventano e innovano per adattarsi ai nuovi cambiamenti e alle nuove realtà.

Le tradizioni africane – come le chiama Ssenkaay – non sono mai state uguali, ma sono cambiate e continueranno a cambiare. Cambiano perché sono basate sulla conoscenza e sulle nozioni che cambiano nel tempo. Se le “tradizioni africane” fossero un ostacolo delle credenze moderne, sarebbe giunto il momento di operare una riforma per renderle compatibili ai diritti umani. Non è il momento di aprire una controversia tra le tradizioni africane e i diritti umani.

Se alcuni aspetti della tradizione sono in conflitto con i diritti umani, sono le tradizioni che devono rispettare i diritti umani, non viceversa. I diritti umani non devono essere sacrificati sull’altare delle fedi religiose, infatti è da tempo che sono state abolite alcune tradizioni come la mutilazione genitale femminile, l’omicidio rituale, l’omofobia, l’uccisione delle ‘streghe’ e di persone che sono affette da albinismo e i sacrifici umani. Le tradizioni, la religione o la cultura non possono rappresentare una scusa per legittimare le violazioni dei diritti umani.

Ssenkaayi afferma anche che la religione e l’attivismo per i diritti umani non possono andare di pari passo in Africa a causa dell’analfabetismo. Davvero? Sostiene che gli Africani non hanno cultura e quindi le loro interpretazioni della vita rendono difficile la comprensione della nozione dei diritti umani. Questo non è vero. In Africa esiste il problema dell’analfabetismo, ma gli Africani non sono così “completamente o parzialmente analfabeti” da non comprendere i principi dei diritti umani. Infatti che cosa c’è di così difficile nelle nozioni universali dei diritti umani che gli Africani contemporanei non possono comprendere?

I valori dei diritti umani esistono anche in alcuni costumi locali africani, e comprendono il diritto alla vita, la libertà di coscienza ed espressione, la libertà di associazione e di movimento. Nessun aspetto dei diritti umani è incompatibile con le religioni africane. Il Pentecostalismo, l’Islam e la Cristianità possono adattare le tradizioni locali per legittimarsi. Tuttavia, i diritti umani non possono permettersi di farlo, non possono semplicemente adattarsi alle tradizioni locali in modo che siano compatibili alla dignità umana.

Prendendo in considerazione alcuni sviluppi recenti in Uganda e Nigeria, si nota la tendenza a trattare con angoscia i conflitti tra le religioni organizzate e i gruppi per i diritti umani, ma qualsiasi osservatore esperto sull’attivismo dei diritti umani internazionale non dovrebbe farlo.

Mettere in contrapposizione religione e diritti umani non è una novità e non accade soltanto in Africa. Molti dei gruppi che manifestano contro la legalizzazione dei matrimoni gay in Europa e in America sono organizzazioni basate sulla religione. In passato hanno avuto più potere, ma quello che è accaduto negli anni in Europa e in America ha fatto sì che non si cedesse alla pressione dei gruppi religiosi, i diritti umani non sono stati respinti come “estranei” e “incompatibili” con le proprie tradizioni. Di conseguenza, oggi molti gruppi religiosi nei Paesi occidentali stanno abbandonando la propria presa di posizione omofobica e stanno riconoscendo i diritti degli omosessuali. Dovrebbe essere così anche in Africa. Qualsiasi confutazione è retrograda e dalla parte sbagliata della Storia.

Benedetta Monti

Traduttrice freelance dal 2008 (dall'inglese e dal tedesco) soprattutto di testi legali, ama mettere a disposizione le sue competenze anche per fini umanitari e traduzioni volontarie.

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