L’arte che racconta l’inquinamento. Storia da uno slum a Nairobi

Il problema dell’aria inquinata è globale ma certi popoli sono più afflitti di altri. A Mukuru, una delle baraccopoli più grandi del Kenya, il progetto The AIR Network, composto da un gruppo multidisciplinare di ricercatori, si prefigge di lavorare a stretto contatto con la comunità per individuare le fonti del problema, andando oltre i metodi più tradizionali. Sfruttando la creatività grazie all’uso di cinema, teatro, pittura e musica, mira a coinvolgere attivamente la popolazione nel trovare soluzioni realmente applicabili ed efficaci che partano proprio da coloro che vivono il disagio in prima persona.

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Cyber-violenza, sotto attacco giornaliste e libertà di espressione

La violenza online minaccia la libertà di espressione assumendo una connotazione sempre più di genere. Bersaglio prediletto dei troll e dell’hate speech sono soprattutto le giornaliste, vittime di attacchi in Rete di stampo misogino a sfondo sessuale e sessista. L’obiettivo è quello di ridurle al silenzio, limitandone la visibilità e la piena partecipazione alla vita pubblica in quanto donne. Le conseguenze per le vittime sono devastanti sia sul piano professionale che personale. L’OSCE, preoccupata per le proporzioni assunte dal fenomeno, ha istituito un progetto al fine di individuare soluzioni atte a garantire più sicurezza.

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Tribunale Permanente dei Popoli, 40 anni in difesa dei diritti

Era il 1979 e a Bologna nasceva il TPP per opera del senatore Lelio Basso. Ancora oggi i diritti umani non rivestono un ruolo centrale né in Europa né in Italia. L’anniversario che cade quest’anno è un’occasione infatti per ricordare come sia stata inascoltata la sentenza del suddetto tribunale i cui membri si sono incontrati – un’ultima volta – a Palermo nel dicembre 2017. La sessione affrontava la questione migranti, tanto centrale oggi nella politica italiana ed europea, e il tribunale elencava i responsabili della situazione attuale proponendo già allora azioni risolutive. Il testo della sentenza resta tuttavia lettera morta e rimane inascoltata.

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L’umanità dilapidata, la speranza sta nei “giusti”

Nel 2018 si sono celebrati i 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ma il verbo celebrare non è adeguato. Questa parola dovrebbe esprimere non solo l’ufficialità di un evento ma anche la gioia e partecipazione che dovrebbe accompagnarlo. E, invece, non c’è molto da gioire. L’erosione dei diritti è costante e sempre più rapida. Se c’è una cosa che accomuna molti Stati, Governi, Istituzioni è oggi la degenerazione della giustizia sociale. È proprio di questi tempi che bisogna alzare la testa. Diventare protagonisti di un cambiamento. Lo hanno fatto i premi Nobel per la Pace Denis Mukwege e Nadia Murad, ma anche uno sconosciuto, Omar Abdel Jabar.

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Il naufragio fantasma che anticipò la tragedia dei migranti

Era la notte tra il 25 e il 26 dicembre 1996. Quella notte sarebbero morte annegate 283 persone. Clandestini, secondo una dicitura che rende a priori i migranti dei criminali. Gente che cercava di raggiungere l’Italia, l’Europa. Ognuno disperato a suo modo. Ognuno con la sua storia. Pakistani, indiani, cingalesi. Molti i ragazzi giovanissimi, dei bambini. Fu la più grande tragedia del Mediterraneo e ne avrebbe anticipato altre analoghe e anche più terribili, come quella di Lampedusa. Ma i trafficanti di uomini continuano ad agire e si nutrono di questo: chiusura delle frontiere, povertà, malaccoglienza, marginalità…

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Diritti Umani, 70 anni fa la promessa di giustizia sociale

La Dichiarazione universale dei diritti umani compie settant’anni. Un tempo enorme, soprattutto perché a cavallo di due secoli. Fatto di cambiamenti, nelle società, ma anche nel modo di pensare. Ma i diritti no, non dovrebbero cambiare, sono universali. Sono stati scritti per essere tali. Anzi, come certa filosofia ci spiegherebbe, sono universali perché sono inerenti all’essere umano. A tutti gli esseri umani. Eppure, specialmente in certe aree del mondo, i diritti “universali” continuano ad essere negati e calpestati. E i principali responsabili sono gli stessi Governi che dovrebbero difendere e tutelare i propri cittadini.

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USA, prove di cambiamento nel voto di metà mandato

Molte le candidate donne elette, e alcuni rappresentanti gay, ma per queste elezioni di midterm è impossibile dare un’interpretazione univoca dei risultati. Se i Democrat conquistano la Camera, i Repubblicani si rafforzano al Senato. Non mancano altri segnali di risveglio progressista, e si profila un’opposizione assai più ampia e convinta. Ma non si è concretizzata l’auspicata valanga blu anti-Trump, né il Paese è meno frammentato. E nulla appare scontato o prevedibile, come conferma la (pur attesa) cacciata del Procuratore Generale, Jeff Sessions. E molti sperano nella spinta dei parlamentari-attivisti.

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3 ottobre, ricordare in nome dell’umanità

In occasione della Giornata nazionale della Memoria e dell’Accoglienza, Voci Globali esorta al ricordo delle vittime che negli ultimi anni hanno provato a raggiungere la Fortezza Europa. Donne, uomini e bambini della maggior parte dei quali non si conosce né nome, né età, né provenienza. Invitiamo i nostri lettori ad una riflessione silenziosa e a domandarci quali sono i motivi che spingono a considerare una vita più importante di un’altra. Dal 1993 il network europeo UNITED for Intercultural Action sta tenendo l’elenco di questo olocausto contemporaneo.

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Alla scoperta dell’informazione online tra successi e tentativi

Quanti sono gli utenti che, armati di click, cercano informazioni nel vasto mare della Rete? Mentre imperversa il dibattito sulle fake news e sull’affidabilità delle testate online, l’ultimo Rapporto redatto dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni snocciola le cifre sulle abitudini di consumo degli italiani rispetto all’informazione digitale. Come è composto il pubblico delle news online? Quali marchi editoriali primeggiano e quanti faticano ad ottenere visibilità? Quali sono le strategie di finanziamento delle imprese digitali? Queste ed altre domande sollevate da numeri e percentuali. Per nulla rassicuranti.

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Bambini rubati, un processo riapre le ferite del franchismo

Durante la dittatura franchista, migliaia di neonati sono stati tolti ai propri genitori biologici per essere dati illegalmente in adozione ad altre coppie. Basandosi su teorie eugenetiche diffuse ai tempi, al fine di “purificare” il Paese da razze inferiori o dai marxisti, e sfruttando le pressioni sociali di un Paese estremamente cattolico, una rete che includeva medici, suore e preti ha portato avanti per anni questo sistema criminale, anche dopo la morte di Franco. Dopo oltre 50 anni, sembra che le vittime di questi abominevoli reati stiano finalmente iniziando ad ottenere giustizia per quello che è considerato uno degli aspetti più bui della Storia spagnola.

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