Etiopia, liberi gli attivisti del blog collettivo Zone9

È notizia di pochi giorni fa l’assoluzione di quattro membri del blog collettivo in lingua amarica Zone9, nonché collaboratori del network Global Voices, rimasti in carcere per 18 mesi sotto l’accusa – infondata – di terrorismo. Il blog copre le questioni sociali e politiche in Etiopia e promuove i diritti umani e la responsabilità di governo. Nonostante questa buona notizia, la situazione del Paese in termini di libertà di stampa e di parola, sia online che offline, resta particolarmente critica. È noto, e confermato dalle classifiche di Freedom House 2015, che l’Etiopia è uno dei Paesi meno liberi al mondo in questo senso.

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Musica e web, costruzione di relazioni e ricerca di sonorità

Elio Martusciello, Giulio Aldinucci e Alessandra Eramo – tre professionisti del suono – sono alcuni degli artisti che hanno preso parte al Realityvism 2015, un evento-occasione che ha offerto lo spunto per ragionare sulla tecnologia come strumento per reinventare “pratiche e politiche che attraverso la Rete escono dalla Rete per contagiare i corpi e la vita”. Dall’universale accesso alla musica e ai suoi dispositivi per produrla, analizzarla e ripensarla, ad approcci più critici come l’atrofizzazione delle abilità connesse alla nostra intelligenza emotiva. Ma Rete anche come rapporto reticolare fra arte e spazio urbano.

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La crisi dei rifugiati, i diritti digitali e le censure dei governi

Le storie di rifugiati che si allontanano in massa dalla Siria e da altri Paesi teatro di conflitti per cercare di raggiungere l’Europa occidentale si trasferiscono nel territorio parallelo dei diritti digitali, dato che l’accesso alle reti di comunicazione è diventato davvero vitale per chi si muove a piedi in territori sconosciuti, e dovendo anche affrontare una crescente pressione da parte delle autorità di frontiera nell’Europa meridionale e centrale. Questa e altre storie in Rete da una sintesi del Netizen Report, bollettino settimanale a cura di Global Voices Advocacy.

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Nona, la nudità nera per testimoniare la schiavitù

Nona Faustine è una donna. Una donna grassa e nera, newyorkese e nera. Nona Faustine, artista e fotografa afro-americana, ha fatto del suo corpo “potente” un medium per trasmettere un messaggio altrettanto potente: la denuncia del razzismo strutturale della società americana e il ricordo della schiavitù. Nelle sue performance live – che diventano poi mostre fotografiche – si presenta nuda solitamente in luoghi simbolo dello schiavismo. “White shoes” è una delle sue “esibizioni” più note: ne pubblichiamo alcune immagini su concessione dell’artista.

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La Sierra Leone vince la battaglia sull’Ebola

Dimesso pochi giorni fa l’ultimo ammalato ufficiale di ebola. Si tratta di una donna, Adama Sankoh, il cui figlio era deceduto a Freetown a causa della malattia, e ora, contagiata ma ormai guarita potrà tornare al villaggio in cui vive. Nonostante la gioia di questo momento, la preoccupazione per il futuro rimane elevata.

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