Turchia: un modello per il Mediterraneo delle rivoluzioni?

Esiste un modello turco, e come si configura? Il leader del Movimento della rinascita islamica (Ennahda), Rashid Al-Ghannushi, non ha dubbi: per la Tunisia post-rivoluzionaria, è la Turchia il modello da seguire. La Turchia del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp), guidato dal premier Erdogan, che ha reso virtuosamente compatibili l’Islam e la democrazia, la tradizione e la modernità (EaST Journal).

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America Latina: buoni propositi per l’anno in corso

In America Latina la sinistra si allontana dalla gente, e la destra “assistenzialista” ne trae guadagno. Vi è una crisi di fondo che riguarda tutti i Governi e i processi progressisti. Una nuova élite il cui vantaggio comparativo e competitivo all’interno del sistema è il discorso di sinistra, la sua origine popolare e il suo operare da destra pragmatica. Sono alcune delle riflessioni di Manuel Rozental, chirurgo e attivista colombiano, che proponiamo in questo post (Caposud).

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Esponenti delle arti performative intorno alla rivoluzione

Dal 21° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina che si è concluso ieri a Milano, un’istantanea del dibattito ‘Tunisia e le altre. Storie in parole e immagini dai Paesi del Mediterraneo in rivolta’, moderato da Mohamed Challouf, regista tunisino e storico collaboratore del Festival nel quadro del programma ‘Mondo arabo: segnali da una rivoluzione contagiosa’.

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Bosnia: nasce il partito neonazista bosniaco, a maggioranza musulmano

Inauguriamo con un post dedicato alle tensioni identitarie della Bosnia una nuova, importante, collaborazione con la testata EaST Journal. Mirata all’Europa centro-orientale e balcanica e basata sul giornalismo partecipativo, EaST Journal vuole sensibilizzare sui temi dell’integrazione europea, raccontando le mille minoranze dimenticate e in via di estinzione dei Paesi che furono al di là della Cortina di Ferro.

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Cina: Lo Stato di diritto ai tempi di Twitter

Nell’underground tutto speciale del sino-web, corre il blogging del dissenso, quello che spaventa le autorità. Grazie ai “weiguan” (grosso modo, “allerta in corso”) subito diffusi su Twitter, con gli inevitabli “retweet” e rilanci vari, sembra erodersi la grande muraglia informatica, il filtro fittissimo imposto da Pechino sul web. Ma è davvero così?

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La società civile afgana: la ricostruzione parte da qui

L’indagine “La società civile afgana. Potenzialità e limiti” è la prima ricerca di questo tipo presentata in Italia. I suoi risultati fanno luce sul ruolo della società civile come potenziale soggetto protagonista del processo di pace e ricostruzione in Afganistan: un ruolo non facile da sostenere in un Paese provato dalla guerra, dal terrorismo, dalla povertà e dagli interessi internazionali…

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A Parigi settimana anticoloniale tra cultura e riflessioni incrociate

Anche quest’anno Parigi e dintorni sono stati protagonisti degli eventi legati a “Sortir du colonialisme”, una settimana di cultura e spazi di riflessione politica e sociale sul colonialismo del passato e sulla dimensione di un fenomeno/atteggiamento che si esprime oggi in nuovi aspetti e forme.

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Lipa, a sostegno delle donne migranti per garantirne l'inte(g)razione

Essere migranti in Italia vuol dire affrontare ogni giorno nuove difficoltà, anche a causa del varo di leggi e normative che spesso limitano l’integrazione anziché favorirla. Ci sono però associazioni che operano per garantire sostegno e informazione agli stranieri. In particolare Lipa, nata per volontà di alcune donne originarie della ex-Jugoslavia, promuove l’inte(g)razione delle donne migranti nel nostro Paese.

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Haiti e il miraggio della ricostruzione

Haiti un anno dopo. Chi si aspettava un Paese pronto a rinascere dalle macerie del terremoto che nel gennaio 2010 lo ha sconvolto, oggi, di fronte ad accampamenti, epidemie e cantieri fantasma si deve tristemente ricredere. Venerdì 11 febbraio alle ore 17.30 si terrà a Roma presso Officine Fotografiche, via Libetta 1, l’evento “Roma incontra Haiti ad un anno del terremoto”, a cura dell’associazione Roma Multietnica.

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Altissima moda: come portare veri abiti indigeni sulle passerelle e farne progetti sociali

Da qualche anno, alcune passerelle a Parigi e New York si vestono con l’etnico stile wayúu. Tipiche tuniche colorate che conservano nei loro intrecci la cultura ancestrale di questa comunità indigena latinoamericana. Una novità, quella di portare autentici indumenti indigeni sugli scenari dell’alta moda e aiutare la loro popolazione, che è stata un’iniziativa della Fondazione Wayúu Taya dell’attrice e modella venezuelana Patricia Velásquez.

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