Stupri di guerra in Bosnia, in 20 anni solo scampoli di giustizia

Sono passati 22 anni dalla fine della guerra nei Balcani, ma questo tempo non è stato sufficiente per assicurare una forma di giustizia e risarcimento alle oltre 20.000 donne e ragazze che durante il conflitto hanno subito una forma di violenza sessuale e stupro. In Bosnia Erzegovina in particolare, denuncia Amnesty International, le vittime non hanno accesso alla giustizia in maniera omogenea nelle varie regioni del Paese, non hanno supporto fisico, psicologico, legale ed economico, e la lentezza dei processi spesso pregiudica la reale condanna dei colpevoli.

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Giornata dell’Alfabetizzazione, l’impegno di ActionAid Italia

Un’infografica realizzata dalla Onlus aiuta a capire quale sia la situazione relativa all’analfabetismo nel mondo. Le aree più critiche sono l’Africa Sub-Sahariana (dove vive il 26% della popolazione analfabeta globale) e l’Asia Meridionale (51% della popolazione analfabeta globale).

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Corea del Nord, test nucleari per la sopravvivenza del regime

Dopo l’ultimo test missilistico, il Paese dell’Estremo Oriente sembra più vicino a realizzare il progetto di collocare un’arma termonucleare a bordo di missili. La situazione di tensione che si è creata nella penisola coreana è preoccupante e risale alle questioni irrisolte della divisione tra le due Coree dopo l’armistizio, e alle migliaia di truppe americane dislocate all’interno della regione. La crisi non si risolverà con ulteriori dispiegamenti di armi degli USA e nemmeno attraverso la retorica provocatoria o con le sanzioni della comunità internazionale. L’unica via di uscita sembra essere il dialogo, che però viene considerato come un segno di debolezza.

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Estremismo in Africa, decide la povertà più che la religione

Lo dice un Rapporto delle Nazioni Unite basato su interviste a circa 500 ex affiliati – giovani tra i 17 e i 26 anni – all’ISIS, Boko Haram, Al-Shabaab, Al-Qaeda. Secondo il documento i fattori principali che favoriscono il reclutamento sono la povertà, scarsa scolarizzazione, l’impossibilità di trovare un lavoro e i comportamenti dei Governi. Il 57% ha ammesso di “comprendere poco o nulla dell’interpretazione dei testi religiosi”. “Dove c’è ingiustizia, deprivazione e disperazione le violente ideologie estremiste si presentano come una scappatoia e una sfida allo status quo” si legge nel Report. Secondo i ricercatori ONU il rischio di azioni violente da parte di gruppi estremisti in Africa è alto e va crescendo ulteriormente e i motivi sono dunque evidenti e stanno meno nell’appartenenza religiosa che nei fattori socio-economici.

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‘Fedele alla linea’, quando un disegno racconta più delle parole

Edito da Becco Giallo, il nuovo libro di Gianluca Costantini dedicato al Graphic Journalism è un ottimo compendio di come il giornalismo disegnato possa contribuire a ridefinire le linee dell’informazione. L’attuale crisi degli strumenti classici delle democrazie occidentali ha contribuito a rendere nebbioso anche l’orizzonte del quarto potere e del suo ruolo. Costantini da dieci anni offre invece chiaramente ai suoi lettori la narrazione del reale, attraverso un disegno che non è di fantasia e immaginazione ma di fatti e denunce di quanto accade nel mondo.

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Malaria, c’è un vaccino. Già testato su oltre 400 bambini africani

Da alcuni anni va avanti una sperimentazione cominciata in Kenya e Tanzania. Dal 2018 si comincerà con la quarta fase, tre i Paesi selezionati: Kenya, Ghana e Malawi. Già deciso anche il nome del farmaco, una volta in commercio, Mosquirix. L’Africa Sub-Sahariana rimane l’area geografica al mondo più colpita con il 92% dei casi registrati e il 90% delle morti. Gli effetti del vaccino, unico ad essere riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono stati studiati su un “campione” di oltre 400 bimbi in un’età compresa tra i 5 e i 15 mesi. Anche se i risultati sono stati inferiori alle aspettative e non si conoscono gli effetti collaterali, per ora questa rimane l’unica speranza per combattere la malattia.

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I gorilla del Virunga, protetti dalla guerra a costo della vita

Patrimonio dell’UNESCO dal 1973, il parco nazionale del Virunga situato nell’area orientale della Repubblica Democratica del Congo è uno degli ultimi luoghi al mondo dove sopravvivono i gorilla di montagna. La sopravvivenza di questa specie e di molte altre è, tuttavia, messa a repentaglio dai continui attacchi delle violente milizie locali e dai tentativi delle compagnie petrolifere di infiltrarsi nella zona per sfruttarne il sottosuolo. Ultimo baluardo contro queste minacce sono i rangers, congolesi impegnati nella difesa del parco e nel turismo con l’auspicio di preservare questo angolo di natura preziosissimo per il Congo e per il mondo intero.

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Dal Corno d’Africa all’Europa, il caso degli Eritrei senza diritti

L’Eritrea appare sempre di più un Paese senza speranza. Violazioni gravi e persistenti dei diritti umani, poche prospettive di crescita economica, conflitti non risolti con le nazioni confinanti caratterizzano quello che è ormai considerato uno Stato-caserma. Tanti sono gli Eritrei che ogni mese, circa 5000, lasciano la loro terra in cerca di una vita dignitosa finora negata. Dal Corno d’Africa all’Europa il viaggio è estenuante e a volte mortale. Gli accordi europei e la stessa politica italiana appaiono deboli nel fronteggiare un’emergenza per i diritti fondamentali.

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Immigrazione, uno sguardo storico per spiegare l’intolleranza

Rispetto agli anni Novanta le cifre odierne di coloro che si riversano in Europa sono diminuite notevolmente. Qual è dunque il motivo dell’attuale inasprimento degli europei nei confronti di immigrati, rifugiati e richiedenti asilo? Intervistato da Felicita Tramontana, lo storico dell’immigrazione Leo Lucassen spiega i fattori determinanti di un dilagante allarmismo che coinvolge sia il pubblico che la classe politica. L’11 settembre e l’islamofobia che ne ha conseguito, la crisi economica e il rafforzamento dei partiti di estrema destra, gli spostamenti via mare anziché via terra, hanno sicuramente fomentato scetticismo e paure verso il secolare fenomeno migratorio.

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Kenya, il risultato ingannevole delle presidenziali 2017

Secondo quest’analisi pubblicata su Pambazuka, la conferma di Uhuru Kenyatta alle recenti elezioni nella nazione dell’Africa orientale è il risultato di una combinazione di interessi, con il benestare della comunità internazionale, mirata alla pacificazione di un Paese afflitto dalla violenza interetnica. Si ritiene che questo esito sia forzato, e lasci il Kenya con una ferita aperta, una popolazione che si lamenta sotto il giogo dell’umiliazione e con poche prospettive di una riconciliazione nazionale, fattori che giustificano le ingiustizie del passato e del presente.

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