Violenza nelle scuole, tra guerre, punizioni corporali e bullismo

In varie parti del mondo, la scuola può essere un luogo molto insicuro e violento. A causa di guerre o situazioni sociali difficili, di gesti violenti da parte di ragazzi o comportamenti ingiusti e offensivi degli insegnanti, o di episodi di bullismo tra pari, i giovani studenti rischiano ogni giorno umiliazione e violazione della dignità. Il bullismo è subito da 1 ragazzo su 3 a livello internazionale. Le punizioni corporali da parte dei professori sono ancora praticate in alcuni – troppi – Stati, con il risultato che 732 milioni di minori non hanno la tutela legale contro la violenza fisica. In molti casi, dunque l’ambiente scolastico non prepara ad un mondo di relazioni sane.

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India, non basta un registro con i nomi degli stupratori

Lo Stato indiano presenta uno dei più alti tassi al mondo di reati sessuali. Per cercare di ridurre questa piaga, il Governo ha lanciato un registro dei responsabili di violenze a sfondo sessuale. Tuttavia, uno dei principali ostacoli è il bassissimo numero di denunce che vengono effettuate contro questi crimini, principalmente per via di atteggiamenti tradizionali e sessisti nei confronti delle donne che le fanno sentire colpevoli e nel torto, disincentivando quindi una pubblica accusa. Nonostante i buoni propositi, la strada sembra dunque ancora molto lunga.

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Russia, cresce la resistenza a difesa di minoranze linguistiche

La protezione dei diritti delle minoranze linguistiche russe all’estero è sempre stata una priorità per la Russia, non si può dire altrettanto delle minoranze etniche all’interno del Paese. Di recente, è stato abolito l’insegnamento obbligatorio delle lingue minoritarie nelle scuole delle proprie “Repubbliche etniche” al fine di perseguire un programma di omogeneizzazione culturale. Tuttavia, questi tentativi di eliminazione del multiculturalismo hanno generato numerose proteste, ma soprattutto hanno portato la gente comune a unirsi in campagne a difesa delle proprie lingue native.

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I vertici militari birmani dietro gli stupri etnici delle Rohingya

In Myanmar (ex Birmania) lo stupro delle donne Rohingya – minoranza musulmana in un Paese buddista – viene utilizzato dai militari birmani come strumento di “pulizia etnica”. Donne violate dal nemico e marginalizzate dalla propria comunità di appartenenza. Costrette a vivere nella vergogna e a partorire i figli della violenza nei campi profughi bengalesi. L’ONU accusa i vertici militari birmani di genocidio e crimini contro l’umanità. Il Governo di Naypyidaw nega ogni accusa ma impedisce l’accesso alle organizzazioni internazionali sul territorio interessato e rifiuta la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.

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Qualità del cibo, reazioni/adattamenti ai cambiamenti climatici

In che modo gli alimenti mantengono i loro elementi nutrienti al variare del cambiamento climatico? Il cibo riesce a dare lo stesso apporto proteico di un tempo? E in quali zone del mondo l’agricoltura risulta essere più sensibile ai mutamenti atmosferici? Mentre il clima cambia a ritmi sempre più accelerati, si affacciano numerosi interrogativi. L’intervista a Ana Islas Ramos, Nutrition Officer della FAO, e alla prof. Anna Maria Giusti, docente di Biochimica e Biochimica della Nutrizione presso la facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’università Sapienza di Roma.

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Haiti contro Moïse, presidente spalleggiato dagli USA

Da mesi il popolo haitiano è in rivolta, con gli abitanti che si sono riversati nelle strade in massa per chiedere le dimissioni del presidente eletto nel febbraio 2017. A scatenare le proteste è stata la comunicazione del Governo di voler ridurre i sussidi sul carburante, ma in realtà l’insurrezione ha radici molto più profonde. Infatti, nonostante i colpi di Stato orchestrati dagli Stati Uniti contro l’ex capo di Stato Aristide, le successive elezioni caratterizzate da brogli e inganni e, infine, la povertà diffusa tra la maggioranza delle famiglie, il movimento popolare è sopravvissuto e ora chiede giustizia e cambiamenti.

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Ungheria di Orban, banco di prova per la democrazia in Europa

L’Unione Europea, con la votazione in Parlamento del ettembre scorso, ha avviato la procedura prevista dall’art.7 del Trattato Ue contro l’Ungheria. Lo Stato governato dal conservatore Viktor Orban è sotto osservazione per una serie di politiche e leggi considerate poco democratiche. La mozione presentata e votata in Parlamento richiama l’attenzione su metodi illiberali e soprusi contro i migranti. Il Consiglio europeo, formato da Capi di Stato e di governo, dovrà pronunciarsi all’unanimità per far scattare le sanzioni. L’Unione europea riuscirà a porsi come baluardo della democrazia?

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Femminismo in Tunisia: elitarismo, sfruttamento ed esclusione

Nel corso della Storia tunisina, il movimento a favore dei diritti delle donne ha raggiunto traguardi importanti che hanno portato a cambiamenti fondamentali. Tuttavia, un’analisi approfondita del panorama femminista nel Paese mette in luce gravi problematiche. Tra queste, l’emarginazione delle donne nere da una partecipazione concreta e l’indifferenza verso le necessità della popolazione rurale. Sembra quindi ancora lunga la strada verso l’uguaglianza con gli uomini, soprattutto perché prima è necessario andare oltre un atteggiamento elitario diffuso tra le stesse attiviste.

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3 ottobre, ricordare in nome dell’umanità

In occasione della Giornata nazionale della Memoria e dell’Accoglienza, Voci Globali esorta al ricordo delle vittime che negli ultimi anni hanno provato a raggiungere la Fortezza Europa. Donne, uomini e bambini della maggior parte dei quali non si conosce né nome, né età, né provenienza. Invitiamo i nostri lettori ad una riflessione silenziosa e a domandarci quali sono i motivi che spingono a considerare una vita più importante di un’altra. Dal 1993 il network europeo UNITED for Intercultural Action sta tenendo l’elenco di questo olocausto contemporaneo.

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Volontariato, una corrente di ottimismo e azioni positive

Il mondo del volontariato è sempre più ricco, eterogeneo e partecipato. Le istituzioni non profit del nostro Paese sono circa 336.000 e i volontari impegnati in esse superano i 5 milioni. Associazioni e singoli individui che decidono di impegnarsi in modo gratuito agiscono soprattutto in nome della solidarietà e dell’altruismo. Ma non solo. Gli studiosi sottolineano che alla base del servizio verso gli altri ci sono anche la ricerca dell’autostima, l’espressione di valori, il miglioramento di competenze personali. I risultati sono un mondo con meno bisogni e persone con maggiore fiducia in sé stessi e nel prossimo.

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