L’Africa e lo sviluppo industriale, porte aperte verso il futuro

Il 20 novembre si celebra la giornata dell’industrializzazione dell’Africa, ma la narrativa sul continente africano sembra essere sempre la stessa, incentrata su povertà assoluta e mancanza o lentezza nello sviluppo. Eppure l’economista Wim Naudé ci propone un punto di vista diverso. Secondo lo studioso, l’Africa ha tutte le potenzialità per avanzare nello sviluppo grazie a tre tipi di industrializzazione. L’articolo offre un’attenta analisi sulla questione e propone al tempo stesso dei suggerimenti ai governi africani per far ripartire l’industria avanzata nel continente. Perché di fatto ci sono stati grandi passi in avanti, ma bisogna saperli raccontare.

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Benin, perché tradizioni e capi religiosi contano più dello Stato

Un viaggio nei remoti villaggi africani può stupire per l’organizzazione amministrativa e istituzionale delle piccole società. Qui, infatti, spesso si mescolano strutture burocratiche e di gestione del potere imposte dal colonialismo occidentale e sistemi di autorità tradizionali. Il risultato? A Sokpontà (Benin) per esempio, un misto di figure e istituzioni come la gendarmerie, l’ufficio del delegué, il centro di geomanzia, il palazzo del re, il capo religioso. Ecco perché la giustizia tradizionale africana resiste sul diritto occidentale e può essere preziosa per le comunità locali.

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Il legame tra clima, aumento popolazione, distribuzione risorse

Tra i principali punti citati dagli esperti per affrontare la crisi climatica ce n’è uno controverso: la stabilizzazione della popolazione mondiale. Perché non c’è un’equa responsabilità per l’emissione dei gas serra, da attribuire in larga parte ai Paesi più ricchi. Dunque misure di contenimento delle nascite sarebbero molto più efficaci ad esempio negli USA, dove un americano medio emette nove volte più CO2 di un indiano medio. Tuttavia, anche se la ragione è sbagliata, contenere la popolazione a un livello stabile è importante perché gli impatti delle attività umane sono in enorme crescita e vanno oltre il cambiamento nella composizione dell’atmosfera.

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L’Amazzonia piange i suoi “Guardiani”. E la mattanza continua

Nella foresta pluviale prosegue l’escalation di violenza contro i difensori ambientali. Minacce, intimidazioni e omicidi si susseguono in un clima di quasi totale impunità. In un contesto dove patrimonio ambientale, diritti dei popoli indigeni e sviluppo economico sono strettamente interconnessi e imprescindibili gli uni dagli altri, l’attivismo rappresenta un vero e proprio ostacolo per i loschi affari di quanti vedono nell’Amazzonia solo una mucca da mungere per il proprio profitto. Ecco perché attori governativi e societari si adoperano per silenziare gli ambientalisti con metodi definibili mafiosi.

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Samos chiama l’Europa, nell’hotspot emergenza fuori controllo

È trascorso quasi un mese dal terribile incendio che nella notte di lunedì 14 ottobre ha devastato la “giungla”, vasta area dove risiedono i migranti che non hanno beneficiato di una collocazione all’interno dell’hotspot nella piccola isola greca. La realtà è che l’hotspot è al collasso, incapace di tutelare sia i rifugiati, di cui calpesta dignità e diritti, che i locali, che lamentano il forte calo nel turismo, di cui di fatto vive l’isola. Entrambi – rifugiati e popolazione di Samos – sembrano uniti dallo stesso destino: l’impossibilità di un futuro migliore, ed è sempre più urgente la necessità di un intervento da parte della UE.

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Vivere nella Striscia di Gaza, da 70 anni prigione a cielo aperto

Esiste un territorio nella regione palestinese che è considerato una sorta di prigione per i suoi circa 2 milioni di abitanti. È la Striscia di Gaza, lingua di terra incuneata tra Israele ed Egitto che ogni giorno deve fare i conti con le restrizioni alle libertà imposte nel 2007 dal Governo di Tel Aviv. Persone e beni di prima necessità riescono a transitare nella Striscia solo in base a quote stabilite da Israele. La conseguenza è l’aumento di povertà, frustrazione e violenza tra gli abitanti palestinesi, ancora in cerca di libertà e giustizia. Ce lo racconta anche Ahmed Masoud, originario della Striscia e autore del romanzo “Scomparso”, edito in Italia da Legeb.

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Tamil Nadu, i villaggi stretti tra i disastri del clima e industrie

I pescatori dei piccoli villaggi in India lottano ogni giorno contro i danni causati dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. Nella regione del Tamil Nadu, per esempio, le comunità locali hanno tentato di manifestare contro le pratiche delle industrie che scaricano rifiuti nel mare e nei fiumi. Ma la protesta è finita in tragedia con diverse vittime. Oggi, queste stesse persone cercano di sopravvivere all’impatto distruttivo degli scarichi in mare, dell’erosione delle coste, della scarsità di pesce. Attaccamento alle tradizioni e senso di appartenenza uniscono i villaggi in questa sfida quotidiana.

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Aborto non sicuro, così il mondo calpesta i diritti delle donne

Ogni anno, secondo i dati dell’OMS, vengono praticati nel mondo 25 milioni di aborti “pericolosi”. Il fenomeno è dovuto, da un lato, alla presenza di normative statali che vietano tout court l’interruzione di gravidanza. Dall’altro, al modo in cui vengono applicate le leggi laddove lo stesso è libero e legale. Sul piano internazionale, la questione è stata inquadrata nel contesto dei diritti fondamentali delle donne. E sebbene non possa dirsi che esista, nell’ordinamento giuridico internazionale, un diritto all’aborto, la prassi degli organismi a tutela dei diritti umani sembra muoversi proprio in direzione del suo riconoscimento.

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Afghanistan, l’emigrazione rischiosa di adolescenti senza futuro

Raccontiamo la storia di Adbul e Masoud – nomi di fantasia – che assomiglia a quella di tanti altri ragazzi della loro età. La breve narrazione, riferita a fatti accaduti lo scorso anno, si basa su fatti reali e informazioni di prima mano, e sul profilo, le esperienze e le dinamiche socio-economiche di molti giovanissimi afgani che ogni giorno passano il confine per e dall’Iran con conseguenze estreme nelle loro vite. Costretti a partire dietro la spinta della necessità e con il consenso delle famiglie, subiscono poi violenze di ogni tipo e di alcuni si perderanno completamente le tracce.

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Libertà accademica a rischio, quali i confini al pensiero critico

La libertà di ricerca dev’essere il cuore pulsante del sistema universitario. Alla luce delle attuali tendenze politiche, oggi più che mai questa libertà è a rischio, e lo è a livello globale, con preoccupanti sviluppi in particolari Paesi. L’orientamento neoliberale dell’istruzione ha portato a ulteriori più sottili minacce e, per combattere questa tendenza, le istituzioni universitarie hanno bisogno di riformare profondamente le proprie strutture. C’è bisogno di consapevolezza e di pensiero critico, fondamentali mentre il mondo soffre una generale crisi di governance.

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