Espellere per fronteggiare l’immigrazione, accordi sui rimpatri

Il numero di migranti e rifugiati che rischiano la vita per raggiungere l’Europa in cerca di protezione internazionale continua a crescere. Intanto, il Governo italiano con l’appoggio dell’Unione Europea continua a stabilire accordi politici con i Governi dei Paesi di provenienza o di transito – primo fra tutti quello con la Libia – nel tentativo di fronteggiare quella che il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha definito “la più grande crisi di migranti e rifugiati in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale”. E la parola chiave delle ultime politiche italiane sulla migrazione è ora espulsione.

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Hate speech, le responsabilità di cittadini, Stati e social media

Il Consiglio d’Europa e la UE chiedono con sempre maggior vigore agli Stati europei di agire contro l’hate speech. Contemporaneamente rinviano la gestione del problema alle grandi aziende della Rete come Facebook, Google o Twitter, demandando di fatto il compito di censurare e cancellare i contenuti ritenuti illegali. Tuttavia la mancanza di definizioni giuridiche chiare e la conseguente soggettività dell’azione di censura fa temere che così si vada a ledere la libertà di espressione dei cittadini. Il problema, anche in Italia, rimane la carenza di attenzione e fondi devoluti a un’azione preventiva, svolta nelle scuole e orientata alla promozione del rispetto reciproco e dei diritti umani.

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Fondi pensioni e investimenti, la sfida dell’Africa Sub Sahariana

Per combattere povertà e gap sociali in Africa si potrebbe partire dalle pensioni. Fino a solo un decennio fa si calcolava che appena il 10% della popolazione anziana dell’Africa Sub Sahariana avesse accesso a una pensione contributiva. Oggi, la situazione è migliorata ma non di molto, considerato che nella maggior parte dei Paesi, la sola sicurezza di ricevere un trattamento pensionistico è lavorare per il settore pubblico, per grandi aziende oppure essere parte delle classi agiate che possono permettersi uno schema privato. Riforme e nuovi meccanismi di protezione sociale si rendono necessari, intanto ci sono Paesi che stanno dando l’esempio.

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L’impatto della povertà e stati d’ansia sulla salute delle donne

Da un nuovo studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Cambridge è emerso come le donne che abitano in luoghi poveri e deprivati abbiano il 60% di probabilità in più di soffrire di ansia rispetto agli uomini o a coloro che vivono in zone più ricche. Nervosismo, stress, irritabilità, insonnia ed eccessive e incontrollabili preoccupazioni sono tutti sintomi riconducibili al Disturbo d’Ansia Generalizzato, disturbo che colpisce maggiormente il sesso femminile. Tuttavia, alla luce dei risultati ottenuti i due sessi sembrano manifestare gli effetti dello stress in maniera totalmente opposta. Ma quali sono le reali ragioni alla base di questo problema e come può essere affrontato? Questo articolo cerca di dare qualche risposta.

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Burundi: Iwacu, gli eroi dell’informazione che sfidano il potere

Questa è la testimonianza di un giornalista burundese in esilio, Antoine Kaburahe. Antoine è fondatore e direttore del settimanale Iwacu, l’unico media indipendente di informazioni di carattere generale che non sia stato distrutto nel maggio 2015 a Bujumbura. Il giornale ha continuato le pubblicazioni in condizioni estremamente difficili. Al momento Antoine Kaburahe è in esilio in Belgio dall’ottobre 2015, dopo essere stato più volte convocato dalla giustizia del Burundi. Dirige quindi a distanza la testata e incoraggia i suoi colleghi a lavorare nonostante il contesto molto pericoloso. Moltissimi altri giornalisti burundesi sono stati costretti all’esilio. Intanto dal luglio 2016 un altro collega è stato arrestato e di lui non si hanno più notizie.

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Copti in Egitto, non solo pedine politiche per ISIS e al-Sisi

I recenti attacchi ai Copti non possono essere visti solo come mera resistenza militare all’autoritarismo del Governo egiziano. Quando, lo scorso aprile, l’ISIS ha rivendicato il doppio attentato alle due chiese copte indicando i nomi degli attentatori suicidi, ha anche lanciato un altro avvertimento ai “crociati”. “Il conto tra noi e loro è davvero alto e i miscredenti devono capire che pagheranno ancora con il sangue dei loro figli, che scorrerà a fiumi, se Allah vorrà.” Ma di che “conto” si tratta? Questo articolo tradotto da openDemocracy cerca di spiegarlo.

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Hate speech, tecniche educative e di controllo del fenomeno

Cresce il volume e l’intensità dei commenti di odio pubblicati in Rete. Si tratta di un fenomeno definito dal Consiglio d’Europa come “hate speech” e che, come tale, va contrastato. Il compito è affidato a giornalisti, social media manager, scuole e cittadini. Cosa possiamo fare, dunque, quando ci imbattiamo in un commento che istiga all’odio e alla discriminazione? Dialogo, rispetto e informazione sono gli strumenti che abbiamo a disposizione. Nell’articolo sono elencati alcuni strumenti utili per combattere un'”abitudine” che sembra diffondersi a macchia d’olio.

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Genocidio armeno, il vergognoso negazionismo della Turchia

Il 24 aprile ha segnato l’anniversario del genocidio armeno, durante il quale lo Stato ottomano uccise 1,5 milioni di armeni. Anche se tale tragedia è avvenuta 102 anni fa, in un certo senso non si è mai conclusa poiché l’attuale Stato turco ha intrapreso un progetto di negazione. Ciò continua a sovvertire e a ostacolare sia i ricordi dei sopravvissuti che le rivendicazioni dei loro discendenti. Il negazionismo sta alle fondamenta dello Stato turco e rappresenta il pilastro della sua politica estera. E solo 23 nazioni riconoscono ufficialmente il genocidio di questo popolo.

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Yemen, la guerra civile che fa strage di bambini

La catastrofe umanitaria in questo Paese del Medio Oriente ha raggiunto picchi altissimi. Il nuovo report di Watchlist e Save the Children evidenzia numeri impressionanti su morti, violenze, malattie gravi che colpiscono i bambini di un territorio già povero. Oltre tre milioni di loro sono malnutriti in modo molto grave e rischiano la vita anche per la mancanza di acqua potabile, medicine e vaccini. Gli attacchi senza scrupoli di tutte le forze in lotta su ospedali, scuole, ambulanze stanno distruggendo ogni fragile speranza di affrontare una crisi umanitaria senza precedenti.

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I primi 100 giorni: Trump delude e i suoi elettori lo incoraggiano

Dopo averlo definito “un contratto con gli elettori americani” durante la campagna elettorale, ora Trump liquida la scadenza dei 100 giorni come “standard ridicolo”. Tra i molti bilanci, Politico parla di “incessante assalto alle regole politiche…un grande circo di reality-show”, mentre il Washington Post scrive che “Trump dovrebbe pensarci due volte prima di accusare qualcun altro per i suoi 100 giorni scadenti”. Ma pur con l’evidente crisi di confidenza generale, un sondaggio limitato agli elettori di Trump rivela che il 93% ne approva l’operato finora. Intanto, dopo il successo dell’ultima protesta di sabato scorso, ci si prepara alla People’s Climate March, con la mobilitazione in pieno fermento, sopratutto sui social media. Jimmy Wales annuncia WikiTribune, nuova piattaforma che offrirà informazione globale prodotta (e verificata) da una comunità di volontari affiancati da 10 giornalisti professionisti, in risposta al moltiplicarsi delle ‘fake news’.

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