L’Africa accoglie i suoi rifugiati, l’Europa fa accordi con i dittatori

Mentre l’Europa e altre nazioni ricche vorrebbero voltare le spalle all’emergenza dei migranti, l’Uganda, ma non solo, si presenta come Paese esemplare che ne accoglie moltissimi. Poiché sono sempre di più i profughi che cercano una sistemazione, i suoi campi stanno tuttavia raggiungendo il limite di sopportazione. Quale sarebbe la cosa giusta da fare affinché tutti si facciano carico di questo problema? L’autore di questo articolo dà alcune risposte, dal punto di vista di un’Africa che condanna i suoi dittatori ma anche gli accordi che l’Europa fa con questi ultimi.

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Profughi e rifugiati, è l’Africa che ne accoglie il numero più alto

Più dell’80% dei rifugiati nel mondo vive in Paesi in via di sviluppo. In particolare, molti Paesi africani come Etiopia, Kenya, Uganda, Ciad e Repubblica Democratica del Congo accolgono milioni di persone in enormi campi profughi ormai trasformati in vere e proprie città dove, però, molti diritti non sono garantiti, a partire dall’accesso al cibo. I problemi sono anche ambientali: da un lato, carestie e siccità stimolano nuovi flussi migratori, dall’altro i campi stessi hanno un violento impatto sugli spazi e territori dove vengono collocati rendendo ancora più difficile la vita dei rifugiati.

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“Germogli recisi”, stop all’uso dei bambini soldato

Il 12 febbraio è la Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini soldato. Più di 250.000 sono i bambini e gli adolescenti che vengono utilizzati in guerre. Per sensibilizzare sempre di più sul fenomeno dei bambini soldato è in cantiere il progetto “Germogli Recisi”.

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Leggi anti-gay, bisogna fermare la caccia alle streghe

Il presidente Yoweri Museveni ce l’ha fatta. Contro tutte le aspettative sollevate dalla sua precedente promessa, il leader ugandese ha fatto dietrofront e ha firmato la legge Anti-Omosessualità che lo scorso dicembre è stata approvata in Parlamento dal suo partito. Quali problemi dovrebbe risolvere una legge anti-gay? Quali benefici porta ad una nazione il carcere o l’esecuzione degli omosessuali? Le leggi punitive rivolte all’orientamento sessuale delle persone sono leggi ingiuste e devono essere contrastate.

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Uganda, la legge anti-gay compromette la lotta all’Hiv/Aids

La crociata contro l’omosessualità in atto nel Paese preoccupa anche per i rischi di arretramento nella lotta contro il virus HIV. L’Uganda è storicamente un Paese esemplare nella lotta contro l’HIV, dimostrando fino ad anni recenti un costante declino della percentuale di adulti infetti. La situazione era davvero emergenziale negli anni ’80 e ’90, toccando un picco del tasso di incidenza nel 1992, quando il 18,5% degli adulti risultava infetto da HIV. Secondo l’ultimo Progress Report di UNAIDS , negli anni 2004/2005 si è raggiunto il tasso minimo del 6,4%. Ma ora la stretta sui gay pregiudicherà l’approccio alla malattia.

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Uganda, la nuova legge anti-gay prevede l’ergastolo

Il Presidente dell’Uganda Yoweri Museveni ha firmato lo scorso lunedì, 24 febbraio, un controverso disegno di legge anti-gay che punisce gli atti omosessuali con la detenzione fino all’ergastolo, previsto in alcuni casi.
Il Parlamento ugandese aveva approvato a larga maggioranza la norma il 20 dicembre 2013. La legge prevede il carcere anche per le mancate denunce di comportamenti gay alle autorità, e punisce l’utilizzo di Facebook e Twitter per i diritti LGBT, con una pena massima di sette anni di carcere.

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Uganda, impressioni di viaggio

Impegnato come docente di informatica presso le scuole comboniane, Paolo Merlo racconta in questo post le sue esperienze ugandesi. Tra le attività delle missioni presenti sul territorio e gli incontri con la gente del luogo, questo breve racconto ci delinea il quadro di una vita che si può comprendere solo quando ci si trova direttamente a contatto.

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Uganda, forza militare e finta democrazia

L’Uganda si caratterizza, come molti altri Stati africani, per la sua “dittatura democratica” con un presidente di 75 anni in carica da 26 e che vuole ora cambiare la Costituzione per ricandidarsi. Intanto la sua forza militare è sempre più massiccia, con l’obiettivo di essere una “forza di pace” per l’Africa.

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Dopo la tempesta mediatica la questione Kony resta

La valanga di reazioni negative al video Kony 2012 rischia di oscurare alcuni problemi importanti nella regione dell’Africa centrale. La comunità internazionale non può ignorare il ruolo destabilizzante di Kony e del suo esercito ed ha il dovere di proteggere e tutelare la popolazione, scrive Jasmine-Kim Westendorf su openDemocracy.

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Kony e gli occhi sull’Uganda

Un breve filmato può risultare più potente di mille parole. Nelle ultime settimane ha fatto molto discutere il video realizzato dall’Ente no profit americano ’Invisible Children’ su Joseph Kony, capo del Lord’s Resistance Army che per oltre un ventennio ha terrorizzato la popolazione ugandese, soprattutto nel nord del Paese. Ha fatto meno scalpore, invece, il video che ha contribuito alla condanna da parte della Corte Criminale Internazionale di Thomas Lubanga, leader di un sanguinario gruppo ribelle che agisce nella Repubblica Democratica del Congo.

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