13 Giugno 2024

The Ecologist

Difensori della Terra, il “decennio mortale” secondo Global Witness

Il nuovo rapporto dell’ONG internazionale documenta come, negli ultimi dieci anni, oltre 1.700 persone sono state uccise per proteggere la loro terra e le loro comunità dalla distruzione ambientale. Oltre la metà degli attacchi ha avuto luogo in Brasile, Colombia e Filippine; nel 2021, oltre tre quarti degli omicidi sono avvenuti in America Latina. A essere presi di mira sono spesso piccoli agricoltori o comunità indigene, minacciate dall’agrobusiness su larga scala, dallo sfruttamento di risorse minerarie o legname. Si temono futuri accaparramenti di terre per la crescita del mercato del carbonio. Nel report vengono citati alcuni progressi compiuti da Governi e aziende, la strada è però ancora lunga.

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Tra utopia e pragmatismo, il socialismo ambientale per la Terra

Il “Socialismo di metà della Terra”, concettualizzato dagli autori Vettese e Pendergrass, si pone in controtendenza rispetto alle correnti ambientaliste mainstream. Esso rifiuta qualsiasi forma di “capitalismo verde” e propone di ricreare la relazione tra economia e ambiente, liberando metà della Terra dall’azione invasiva dell’uomo sulla natura. Questo tipo nuovo di socialismo definito “ambientale” sostiene in modo innovativo il veganismo, la decrescita e la pianificazione economica. L’articolo prende in esame le posizioni dei due autori, sottolineandone i punti di forza e di debolezza.

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Clima: quel disperato bisogno di voci globali, l’assemblea popolare

Alla ricerca di forme più inclusive e partecipative di democrazia, una nuova Assemblea Globale dei Cittadini è stata istituita in occasione della COP26 in corso a Glasgow. L’Assemblea si pone l’obiettivo di affrontare tematiche riguardanti l’attuale crisi climatica ed ecologica da un nuovo punto di vista, che veda coinvolti e rappresentati i cittadini di tutto il mondo. In questo modo, il deficit democratico che coinvolge oggi le istituzioni, potrebbe essere in parte risanato favorendo la partecipazione diretta all’interno di assisi popolari, ma anche il dialogo tra queste e le conferenze globali.

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L’estrattivismo verde che non può risolvere l’emergenza climatica

Per fronteggiare l’emergenza ambientale globale cresce il ricorso ai “minerali di transizione”, utilizzati nella produzione di veicoli elettrici, pale eoliche o altre attrezzature. Le industrie minerarie, e i Governi, non possono però applicare all’estrazione di questi materiali le usuali logiche non sostenibili. Serve una “transizione giusta”, che porti a una società veramente circolare, post-estrattiva e allineata con le esigenze di giustizia climatica, nel rispetto di tutti i territori e le comunità coinvolti nei nuovi processi industriali. Lontano dall’illusione dell’ininterrotta “crescita verde”.

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Ambiente, i danni alla terra delle ‘erbe cattive’ create dall’uomo

Le erbe infestanti stanno minacciando le coltivazioni a livello globale. È il risultato di decenni di agricoltura industriale che ha sempre puntato al miglioramento genetico delle piante in termini di maggiore “efficienza” e “produttività”, e meno sulla resilienza ai cambiamenti ambientali. La selezione di ridottissimi pool genetici per le colture ne ha impoverito inoltre la diversità. Alla luce del fallimento della “Big Agriculture” è sempre più urgente il passaggio a un paradigma agro-ecologico, anche in vista della Conferenza sulla biodiversità (COP15) che verrà ospitata in Cina il prossimo ottobre.

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Covid-19, cambiamento climatico e duplice rottura metabolica

Agroindustria e pandemie: qual è il nesso che le lega? Gli allevamenti intensivi e le filiere della distribuzione globale generano canali per l’evoluzione, la proliferazione e la trasmissione su scala mondiale di virus letali. Da oltre un quarto di secolo gli epidemiologi ci mettono in guardia prospettando l’ipotesi di un’epidemia capace di sopraffare l’umanità. Un’umanità stremata e svilita dalla legge del capitale, impantanata nelle logiche del profitto secondo le quali la prevenzione di una pandemia non viene implementata perché non redditizia.

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Pakistan, cambiamento climatico e disabilità: strategie e azioni

Secondo l’OMS, 1 miliardo di persone nel mondo convive con una forma di disabilità, di cui quasi 200 milioni, il 2-4% della popolazione mondiale, incontrano notevoli difficoltà. Attualmente la pianificazione e le politiche sul cambiamento climatico o la riduzione del rischio di catastrofi non accolgono con sufficiente efficacia le voci e le preoccupazioni delle persone disabili. Un esempio è quello del Pakistan, come altri Paesi asiatici particolarmente colpito dai mutamenti del clima, e dove la mancanza di politiche inclusive in risposta ai disastri sta rendendo le persone disabili particolarmente vulnerabili.

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Colombia, da campione di biodiversità a territorio sotto assedio

La Colombia è tra i Paesi più dotati di biodiversità al mondo, ma i suoi ricchi ecosistemi boscosi stanno affrontando nuove minacce esistenziali, anche in seguito alla pandemia di Covid-19 che mette a rischio soprattutto le comunità indigene. Si stanno tentando una serie di strategie per rallentare i crescenti tassi di deforestazione ma è necessario comprendere e combattere con successo i complessi fattori sociali, politici, economici di larga scala, che sono interconnessi e sono alla base del fenomeno che ha ormai determinato l’ingresso in un punto critico per l’eco-ambiente.

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