Tra utopia e pragmatismo, il socialismo ambientale per la Terra

[Traduzione a cura di Valentina Gruarin dell’articolo originale di Chris Saltmarsh pubblicato su The Ecologist]

Strategia della Lumaca per la Terra
La “Strategia della Lumaca” può spiegare il concetto di decrescita. La lumaca costruisce il suo guscio partendo dalle spire più grandi, in ordine crescente; ad un certo punto passa a quelle più piccole, in ordine decrescente, perché altrimenti diventerebbe troppo grande. L’eccessiva grandezza peggiorerebbe le qualità della sua esistenza. Così è anche la vita umana sulla Terra. Sonia Gulemme/Flickr CC BY-NC-SA 2.0

Un crescente numero di autori di sinistra sta proponendo idee e spunti su come rispondere alle crisi – sempre maggiori e interconnesse tra loro – del capitalismo odierno. Tra questi, Troy Vettese e Drew Pendergrass che hanno recentemente pubblicato Half-Earth Socialism: A Plan to Save the Future from Extinction, Climate Change, and Pandemics [edito in Italia da Codice con il titolo “Metà della Terra. Salvare il futuro della vita”, NdT]

La loro proposta è innovativa come lo stile della loro prosa. Nel saggio sviluppano il concetto di Half-Earth, ‘Metà della Terra’, introdotto per la prima volta dall’entomologo E. O. Wilson – il quale proponeva di rinaturalizzare metà del pianeta allo scopo di preservarne la biodiversità – affermando che tale approccio potrebbe concretizzarsi solo attraverso il socialismo.

Nello spiegare la loro idea, probabilmente nuova per molti lettori, Vettese e Pendergrass si muovono fluidamente tra polemica tagliente, dettagli tecnici e narrativa utopica sulla questione del clima. Lo stile ricorda, per inciso, After Geoengineering di Holly Jean Buck, con la quale però Vettese e Pendergrass hanno molti punti di divergenza.

Giustizia

Il tema centrale da cui prende le mosse l’analisi di Half-Earth Socialism è l’inadeguatezza della politica del movimento ambientalista mainstream. I partiti politici verdi e le organizzazioni di attivisti vengono giustamente criticati per la promozione del “capitalismo verde”, un concetto che risulta essere una contraddizione in termini.

Gli autori dimostrano come gli appelli al mercato, nonché l’affidamento al movente del profitto, non siano riusciti a realizzare le trasformazioni economiche rese necessarie dalle crisi relative al clima, all’estinzione di massa e alla pandemia.

Vettese e Pendergrass avanzano critiche altrettanto vigorose sia al prometeismo che al malthusianesimo, le due correnti dominanti del pensiero ambientalista. E danno ben poco credito ai progressisti che credono ancora che l’umanità possa dominare la natura nell’ambito di un futuro ‘tecno-utopico’.

Allo stesso modo, i due autori rifiutano l’ideologia razzista dei conservatori riguardo il concetto di ‘sovrappopolazione’ – che ha dato origine a una mortale violenza eco-fascista – fornendo una copertura ideologica per le ambizioni genocide dell’estrema destra.

Invece, Vettese e Pendergrass sostengono “nuovi modi di concepire la relazione tra economia e ambiente“. Si tratta di ‘smontare’ la concettualizzazione del mondo in cui viviamo per costruire un nuovo sistema dove le economie, le infrastrutture fisiche e i sistemi politici diano priorità alla giustizia e all’equilibrio ecologico.

Veganismo

L’appello per l’utilizzo del 100% di energia rinnovabile è ormai comune alla maggior parte dei movimenti per l’ambiente. Una delle richieste principali da parte di coloro che lottano per la giustizia climatica è quella di porre fine all’estrazione di combustibili fossili. L’ Half-Earth Socialism va però oltre, proponendo di rinaturalizzare metà del pianeta.

Questo tipo di socialismo ambientale ha ovvie implicazioni sull’utilizzo della terra a livello globale, in quanto determina l’imperativo per l’umanità di ritirarsi da gran parte dello spazio che attualmente occupa. Ciò porta gli autori a proporre il veganismo globale per mitigare l’intensità d’uso della terra nell’agricoltura industriale.

Anche se la problematica della scarsità di terra è la principale giustificazione per questa audace proposta, gli autori sono chiaramente solidali con – e forse anche motivati da – gli appelli a favore del veganesimo per i diritti degli animali, così come dei benefici per limitare le malattie zoonotiche – come elaborato in modo convincente da Andreas Malm.

I principi dell’Half-Earth Socialism possono essere più o meno condivisibili. Risulta però chiara la necessità di trasformare il nostro sistema energetico, accelerando il ripristino estensivo della natura. Tuttavia, non sono affatto convinto che via sia un imperativo ecologico o etico per l’attuazione del veganismo globale.

Queste specifiche, tuttavia, sono chiaramente delle provocazioni e concentrarsi solo su di esse farebbe perdere di vista il punto della questione. Il nocciolo prezioso del contributo di Vettese e Pendergrass è rappresentato dall’analisi dei compromessi. In quest’epoca di crisi esistenziale non si può avere tutto e, per questo motivo, dobbiamo scegliere come utilizzare la terra, dove dirigere le risorse e a quali tecnologie dare la priorità.

Secondo gli autori, il rifiuto dell’energia nucleare da una parte comporta dall’altra che si richieda un uso sempre maggiore delle energie rinnovabili sul territorio. Il compromesso starebbe quindi nel sacrificio da parte dell’industria dell’allevamento di bestiame con uso intensivo della terra. Altri autori o attivisti ambientali sostengono invece che varrebbe la pena di avere l’energia nucleare nel mix per cui non sarebbe necessario un veganismo globale.

Decrescita

L’Half-Earth Socialism sembra avere molti aspetti in comune con l’idea di ‘decrescita’, anche se Vettese e Pendergrass non usano questo termine. Come i sostenitori della decrescita, essi sono chiari sull’impossibilità di alti tassi di crescita economica e sulla necessità di un’economia stazionaria che eviti l’aumento dei volumi di produzione.

Le differenze tra le due articolazioni sono però fondamentali. L’Half-Earth Socialism può anche annunciare un utile cambio di direzione per i sostenitori della decrescita. L’attenzione dei socialisti ambientali, però, non è posta sulla ‘crescita’ in sé, quanto invece sul più profondo sistema capitalista di cui essa è sintomo.

Ciò significa che questo socialismo evita di considerare la decrescita come unico centro del dibattito. In un’economia politica in cui la crescita è valorizzata e percepita come determinante del benessere di base, sconfessarla può essere tanto alienante quanto insufficiente. L’Half-Earth Socialism può invece comportare la decostruzione, per fini più alti, di gran parte della nostra attuale economia.

Più concretamente, l’anticapitalismo esplicito tipico dell’Half-Earth Socialism rifiuta la convinzione che i suoi obiettivi possano essere raggiunti invertendo la crescita all’interno del modo di produzione capitalistacome alcuni sostenitori della decrescita credono o almeno lasciano intendere.

Soprattutto, gli autori riconoscono che questo specifico socialismo dovrebbe essere portato avanti da un movimento di massa, anche se attualmente non ne esiste uno. Il loro approccio si dimostra molto diverso da quello dei fanatici della decrescita, che rimangono in gran parte confinati nel mondo accademico.

Pianificazione

Mentre molti ambientalisti mainstream continuano a pensare entro i limiti del mercato, Vettese e Pendergrass sostengono la causa di un movimento di ambientalisti socialisti, i quali pongono la pianificazione economica al centro delle loro proposte.

La pianificazione, infatti, non viene presentata soltanto come il più efficiente mezzo di organizzazione economica, ma anche come filosoficamente giustificata dall’inconoscibilità della natura.

Non possiamo tollerare il caos dei mercati che provocano contraccolpi sempre più imprevedibili ai sistemi ecologici che essi cercano di capitalizzare. Il principio di un libero mercato guidato dalla perfetta informazione è ecologicamente impossibile.

Il veganismo di consumo, per esempio, può aver favorito l’adozione di un certo stile di vita, ma i guadagni ecologici sono stati limitati. La nuova tendenza ha semplicemente creato nuovi mercati per l’accumulazione di capitale all’interno del sistema alimentare esistente, esportando i prodotti dell’allevamento animale nei mercati emergenti, mentre il consumo globale di carne non accenna a diminuire.

Che si sostenga o meno il veganismo globale, Vettese e Pendergrass hanno ragione nel ritenere indispensabile un cambiamento radicale dell’agricoltura, al fine di ridurre le emissioni, limitare l’uso della terra, ridurre la diffusione delle malattie zoonotiche, promuovere la salute pubblica e garantire la sicurezza alimentare. Solo una trasformazione sistemica, pianificata a livello globale e basata sulla proprietà democratica, può creare un sistema alimentare che risulti adeguato ai nostri tempi.

Lavoro

La politica, nonché la necessità di creare coalizioni di movimento, costituiscono una chiara sfida per questo nuovo socialismo. Come si integrerebbe, per esempio, il movimento operaio nella lotta per questo futuro utopico? Mentre alcuni sindacati sono politicamente radicali, altri rimangono comprensibilmente conservatori riguardo la transizione economica.

Vettese e Pendergrass sono chiaramente consapevoli degli attuali vincoli a cui è legato il movimento operaio, sostenendo che sarebbe difficile rimproverare i sindacati per aver accettato un impiego in industrie inquinanti, qualora i posti di lavoro ecosostenibili promessi dal Green New Deal non si materializzassero presto.

Tuttavia, a differenza dei sostenitori socialisti del Green New Deal, i nostri autori non sembrano concepire il lavoro organizzato come la forza trainante delle loro proposte. Quando concettualizzano la necessaria coalizione di movimenti, includono socialisti, femministe, scienziati, agricoltori biologici e animalisti, ma non esplicitamente i lavoratori.

Forse, la politica del movimento operaio realmente esistente in molti contesti sembra una sfida fin troppo superabile quando si immaginano le utopie. Tuttavia, costituisce una tensione cruciale da risolvere per chiunque voglia seriamente costruire l’eco-socialismo.

Pragmatismo

Raggiungere un cambiamento sistemico che si avvicini all’Half-Earth Socialism può richiedere compromessi, come quello di allentare la dura linea dell’opposizione al nucleare allo scopo di ottenere il sostegno dei sindacati.

Ciò potrebbe richiedere una posizione più pragmatica rispetto al veganismo globale, in riconoscimento del significato culturale che il consumo di carne dispone in molte parti del mondo.

L’esercizio del pensiero utopico rimane però fondamentale nel tentativo di tracciare una via d’uscita dal capitalismo, per dirigersi verso la creazione di una società che dia priorità alla giustizia e che sia altresì radicata nella stabilità ecologica.

Tuttavia, considerato il poco tempo a nostra disposizione, è necessario prestare particolare attenzione perché queste utopie non generino fanatismi ostinati che bloccherebbero ogni sforzo per orientarci nelle crisi che viviamo.

Valentina Gruarin

Laureata in Storia e Politica Internazionale, specializzata in Politiche Europee. Si interessa di politica estera dell'UE con uno sguardo particolare alle zone del Nord Africa e Medio Oriente. Ha frequentato un corso di formazione "analista euro-mediterraneo" presso l'Istituto Affari Internazionali. Laureata con il massimo dei voti, ha svolto una tesi magistrale attorno al tema delle teorie post-development, alternative non-eurocentriche al concetto di sviluppo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.