Lampedusa e gli hotspot, metodo che favorisce la clandestinità

Il nuovo sistema degli hotspot resta un esperimento ma comporta l’attuazione di politiche, elaborate a livello europeo, che violano i diritti: questi centri hanno l’obiettivo di dividere i migranti in diverse categorie direttamente dopo il loro arrivo via mare, distinguendo tra potenziali rifugiati e migranti economici. Tuttavia, al momento non mancano le pratiche discriminatorie e di violazione dei diritti umani per tutte le categorie, anche quella attualmente “privilegiata”. Un’analisi della situazione di openDemocracy e da noi tradotta.

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Diritti lavoratori migranti, Convenzione inapplicata dopo 25 anni

Venticinque anni fa, il 18 dicembre 1990, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottava la Convenzione Internazionale sulla Tutela dei Diritti di tutti i lavoratori migranti e i membri delle loro famiglie. Si tratta del più ardito strumento giuridico internazionale che sia stato mai concepito al fine di tutelare i diritti fondamentali dei migranti. Tuttavia è anche uno dei Trattati più impopolari: infatti è stato ratificato solo da un piccolo numero di Stati e nessun Paese occidentale che accoglie i migranti l’ha fatto.

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“Rifugiato” non equivale a “vittima”, contro un luogo comune

Con il susseguirsi delle situazioni di crisi nel Mediterraneo o altrove, l’attenzione dell’opinione pubblica viene richiamata dalle sempre più numerose persone in fuga dalla guerra, dalla povertà o dalle persecuzioni. Tuttavia, le rituali manifestazioni di compassione sui media e sulla scena politica svolgono un cattivo servizio alle attività in favore dei rifugiati perché involontariamente – e falsamente – li rappresentano in uno stato di inazione e passività. Descrivere i rifugiati in questa chiave non favorisce cambiamenti sociopolitici significativi.

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Ciak si gira. (In)visible cities, ovvero la parola ai migranti

Alla parola “integrazione”, la giornalista italo – congolese Beatrice Kabutakapua, autrice, insieme al videomaker Gianpaolo Bucci, del documentario autofinanziato “(In)visible cities”, preferisce la parola “interazione”. Perché il senso del loro lavoro – il racconto di alcune storie di migranti dei Paesi sub-sahariani in 13 città del mondo, è quello di puntare lo sguardo su quanti – in un altrove scelto e cercato – cominciano a costruire la propria esistenza, una volta superata la fase più dura dell’arrivo, interagendo con nuovi contesti e nuove opportunità.

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Kater I Rades, contro il naufragio della memoria

Esce oggi nelle librerie il volume “KATER I RADES. Il naufragio della speranza”, pubblicato dalla casa editrice Becco Giallo: il 28 marzo del 1997 si consumava uno dei più drammatici naufragi avvenuti nel Mediterraneo, nel quale perirono 81 persone di origine albanese.

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