Libia, ancora “giorni di sangue” tra tregue violate e civili uccisi

Nonostante i tentativi per una sospensione umanitaria delle ostilità, nel Paese africano proseguono gli scontri e aumentano i morti. Una nuova legge potrebbe silenziare, nel Sud Dakota, le proteste dei nativi americani contro l’oleodotto Keystone XL. La pandemia Covid-19 aggrava alcune piaghe sociali, tra cui: la violenza domestica. Molte le iniziative in Italia per supportare le donne vittime di abusi. Mentre Human Rights Watch denuncia le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze saudite ai danni dei civili yemeniti, il Venezuela respinge le accuse di narcotraffico mosse dagli USA nei confronti di Maduro.

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Siria, “giurisdizione universale” per fermare crimini e impunità

Ormai da anni, organismi internazionali e ONG denunciano i crimini commessi da tutte le parti coinvolte nel conflitto siriano. Tuttavia, impunità e impunibilità regnano sovrane. Il Governo di Assad non ha alcuna intenzione di perseguire i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. La giustizia internazionale, per una molteplicità di ragioni, è al momento paralizzata. L’unica speranza per le vittime arriva dalle procure europee. Alcuni Stati hanno infatti deciso di esercitare la giurisdizione universale. Nei prossimi mesi, si aprirà nella città tedesca di Coblenza il primo processo al mondo contro i crimini di Stato nel Paese.

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Egitto, la violenza di Stato e l’illusione della modernità

Da tempo il regime militare egiziano al potere ha aumentato l’uso della violenza, della repressione e delle sparizioni di massa. La comunità internazionale, così come diverse organizzazioni, hanno denunciato più volte le gravi violazioni di diritti umani perpetrate nel Paese. Dal canto loro, tuttavia, il Governo e i suoi sostenitori, tra cui il ceto medio urbano, continuano a negare l’evidenza. Puntando il dito contro rivali e continuando a proporsi come la sola forza che può garantire stabilità e modernità, il regime cela in realtà gravi reati che alla fine si ripercuotono sulla popolazione.

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Bambini rubati, un processo riapre le ferite del franchismo

Durante la dittatura franchista, migliaia di neonati sono stati tolti ai propri genitori biologici per essere dati illegalmente in adozione ad altre coppie. Basandosi su teorie eugenetiche diffuse ai tempi, al fine di “purificare” il Paese da razze inferiori o dai marxisti, e sfruttando le pressioni sociali di un Paese estremamente cattolico, una rete che includeva medici, suore e preti ha portato avanti per anni questo sistema criminale, anche dopo la morte di Franco. Dopo oltre 50 anni, sembra che le vittime di questi abominevoli reati stiano finalmente iniziando ad ottenere giustizia per quello che è considerato uno degli aspetti più bui della Storia spagnola.

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Giustizia archiviata per i desaparecidos del franchismo

In Spagna, le vittime del franchismo, dopo oltre 40 anni dalla fine del regime e l’instaurazione della democrazia, non hanno ancora ottenuto giustizia. La ragione principale risiede nella legge sull’amnistia del 1977, che riconosce l’impunità agli autori dei crimini commessi durante la dittatura e vieta lo svolgimento di indagini penali. I governi che si sono finora succeduti, nonostante le pressioni della comunità internazionale, continuano a negare alle famiglie degli “scomparsi” il diritto alla verità. L’unico processo al mondo contro i crimini del franchismo si sta svolgendo in Argentina in applicazione del principio di giurisdizione universale.

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