L’Africa e lo sviluppo industriale, porte aperte verso il futuro

Il 20 novembre si celebra la Giornata dell’industrializzazione dell’Africa, ma la narrativa sul continente africano sembra essere sempre la stessa, incentrata su povertà assoluta e mancanza o lentezza nello sviluppo. Eppure l’economista Wim Naudé ci propone un punto di vista diverso. Secondo lo studioso, l’Africa ha tutte le potenzialità per avanzare nello sviluppo grazie a tre tipi di industrializzazione. L’articolo offre un’attenta analisi sulla questione e propone al tempo stesso dei suggerimenti ai governi del continente. Perché di fatto ci sono stati grandi passi in avanti, ma bisogna saperli raccontare.

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Il legame tra clima, aumento popolazione, distribuzione risorse

Tra i principali punti citati dagli esperti per affrontare la crisi climatica ce n’è uno controverso: la stabilizzazione della popolazione mondiale. Perché non c’è un’equa responsabilità per l’emissione dei gas serra, da attribuire in larga parte ai Paesi più ricchi. Dunque misure di contenimento delle nascite sarebbero molto più efficaci ad esempio negli USA, dove un americano medio emette nove volte più CO2 di un indiano medio. Tuttavia, anche se la ragione è sbagliata, contenere la popolazione a un livello stabile è importante perché gli impatti delle attività umane sono in enorme crescita e vanno oltre il cambiamento nella composizione dell’atmosfera.

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Libertà accademica a rischio, quali i confini al pensiero critico

La libertà di ricerca dev’essere il cuore pulsante del sistema universitario. Alla luce delle attuali tendenze politiche, oggi più che mai questa libertà è a rischio, e lo è a livello globale, con preoccupanti sviluppi in particolari Paesi. L’orientamento neoliberale dell’istruzione ha portato a ulteriori più sottili minacce e, per combattere questa tendenza, le istituzioni universitarie hanno bisogno di riformare profondamente le proprie strutture. C’è bisogno di consapevolezza e di pensiero critico, fondamentali mentre il mondo soffre una generale crisi di governance.

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Colonialismo digitale, il Sud globale reclama il possesso dei dati

Capitanati dall’India, diversi Paesi in via di sviluppo rivendicano gli interessi sui dati generati dai propri cittadini, chiedendo che le aziende Big Tech mondiali costruiscano i data center sul proprio territorio e accusando le grandi potenze di imperialismo digitale. I benefici finanziari della localizzazione dei dati appaiono in realtà incerti. Oltre alla complessità della questione economica, gli attivisti segnalano il pericolo insito nel consentire maggiore accesso alle informazioni personali sensibili ai loro Governi, mentre gli sviluppatori sperimentano nuovi strumenti per tutelare i diritti personali.

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Yemen, chi sono gli Houthi e per quali motivi sono in guerra

Dopo gli attacchi agli impianti petroliferi in Arabia Saudita, l’attenzione si è focalizzata di nuovo sul movimento dei ribelli sciiti. Com’è possibile che un piccolo movimento di opposizione emerso nello Yemen del Nord sia diventato un attore politico a livello nazionale e regionale? Secondo USA e Sauditi gli Houthi stanno combattendo una guerra per procura manovrata dall’Iran. Ma non è proprio così. Questo articolo ci offre un’analisi completa per capire meglio chi sono gli Houthi, come sono arrivati ad espandersi così tanto e che tipo di conflitto stanno combattendo.

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Migrazioni climatiche, in aumento anche in Centro America

In questa regione l’emigrazione subisce una forte spinta – tra gli altri fattori – dagli effetti del cambiamento climatico. Negli ultimi decenni i coltivatori di caffè, per esempio, si sono ritrovati a dover affrontare condizioni meteorologiche estreme, siccità ed epidemie delle colture. Esasperati, in molti decidono di emigrare ma si ritrovano comunque a fronteggiare realtà difficili, motivate dalla mancanza di normative internazionali che regolino e tutelino lo status di chi emigra per motivi ambientali. Si stima che entro il 2050 circa due milioni di persone emigreranno da questa zona del continente per cause correlate ai cambiamento climatico.

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Brucia anche l’Africa, ma si tratta di gestione del territorio

Se durante l’estate gli occhi sono stati puntati soprattutto sul Brasile, la NASA ci avverte che la foresta amazzonica non è la sola a bruciare. Sembra, infatti, che in alcune zone africane si registrino incendi maggiori. Alla luce degli studi condotti in questo campo si scopre però che gli incendi nelle savane possono essere parte di un’attività fondamentale di controllo di molte aree protette del continente. L’analisi degli esperti chiarisce e distingue quando il fuoco è davvero dannoso per l’ambiente.

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Rifugiati siriani e aiuti alimentari, e-voucher e le spese vietate

I programmi di aiuto alimentare attivati dalle Nazioni Unite attraverso l’ausilio di tecnologie quali la blockchain stanno oggi non solo tamponando la situazione di insicurezza alimentare ma anche sostenendo agricoltori locali e negozianti. Per dare maggiore voce in capitolo a coloro che beneficiano di questi progetti, però, i loro input dovrebbero essere presi maggiormente in considerazione durante la fase di sviluppo delle tecnologie introdotte, al fine di conferire autonomia e rafforzare il ruolo delle comunità.

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Perù, storia di intrighi politici che ricorda “House of Cards”

Da quando è scoppiato, lo scandalo Odebrecht ha coinvolto diversi Paesi in America Latina portando alla luce una rete di corruzione e tangenti senza precedenti. Anche la classe politica peruviana è stata travolta, molti personaggi un tempo intoccabili, tra cui diversi ex presidenti, sono stati accusati e finiti sotto indagine. Proprio il sistema giudiziario peruviano è sembrato particolarmente efficiente nel portare avanti questa lotta, un aspetto che va ricondotto non solo agli sforzi internazionali, ma anche a una particolare storia nazionale che nasce dalle classi più umili.

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Gambia, tensioni sugli investimenti e l’inquinamento cinesi

La Gunjur Beach è un piccolo gioiello in territorio gambiano, nell’Africa occidentale. Ma proprio tra l’oceano e la prima riserva naturale del Paese, sorge uno stabilimento della Golden Lead, azienda con base in Cina che si occupa della produzione di farina di pesce. Accolta inizialmente con entusiasmo, l’apertura della fabbrica ha successivamente sollevato diversi problemi, sia ambientali – ai danni della fauna -, che economici, a discapito delle piccole attività locali. Ciò ha portato a scontri e riflessioni sul rapporto tra la salvaguardia del proprio territorio e la necessità di attrarre capitali esteri.

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