Nella galleria d’arte di Vasan, l”enfant terrible’ della Thailandia

Chi crede che il Sud-Est asiatico sia solo un paradiso per le vacanze estive dovrebbe conoscere la storia di Vasan Sitthiket, vulcanico e ribelle artista e attivista che ormai da quarant’anni si batte contro “tutto quello che non è giusto”, attirandosi l’antipatia del Governo e l’amore del suo popolo. Attraverso i suoi occhi ci vengono svelati molti problemi del suo Paese quali quelli dell’agricoltura, della prostituzione, del turismo di massa, dell’ambiente e della corrotta dittatura militare – ciò che l’occhio distratto del turista spesso non vede.

Leggi il seguito

Kathmandu, città ‘senza freni’ e disagio post-terremoto

In seguito a una catastrofe, la necessità di ricostruire presenta anche inaspettate opportunità di cambiamento. Come in Nepal, devastato da terribili terremoti nel 2015. La capitale è quasi irriconoscibile, avendo perso molti dei suoi edifici simbolici. Tuttavia, a distanza di quattro anni e con milioni di donazioni, sono ancora molti i problemi da affrontare. Con le interferenze delle potenze internazionali interessate, la crescita senza controllo della città, le risorse del territorio stremate, i cittadini hanno ora capito quanto sia importate alzare la voce e proteggere un patrimonio culturale e storico unico al mondo.

Leggi il seguito

La sfida dell’African style, per un mercato etico e identitario

Sono molti gli stilisti che hanno attinto dal bacino delle culture africane, traendovi ispirazione e spesso anche derubandole delle loro caratteristiche, per creare prodotti indirizzati al mercato occidentale. Da alcuni anni, però, sono molti anche i movimenti nati con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo non solo al tema dell’appropriazione culturale, ma anche al rispetto della manodopera che sta dietro alla realizzazione dei capi di abbigliamento, spingendo a un consumo più etico.

Leggi il seguito

Khartoum, in una biblioteca all’aperto i libri negati da al-Bashir

Un libraio sudanese ha dato vita a un’iniziativa singolare tra le strade della capitale del Sudan: una distesa di libri messi sull’asfalto, alla portata di tutti – testi severamente vietati dal regime e finora introvabili. Questo curioso avvenimento ci ricorda quanto negli ultimi anni nel Paese sia stato difficile esprimere la propria opinione e avere libero accesso ad informazioni reali ed attendibili. Omar al-Bashir voleva un popolo ignorante e disinformato – ma oggi i sudanesi stanno tornando a nutrirsi della linfa vitale che per tanti anni gli è stata negata: il diritto di imparare, educarsi, pensare.

Leggi il seguito

Ex Africa, in mostra i capolavori universali dell'”arte negra”

Al Museo Civico Archeologico di Bologna fino all’8 settembre 2019, un allestimento che ha il merito di restituire dignità alla produzione artistica di tutti i tempi del continente. Lo chiarisce anche il sottotitolo dell’evento, “Storie e identità di un’arte universale”. Sotto l’occhio – a volte stupito – del visitatore ci sono oltre 270 capolavori provenienti da grandi musei e collezioni internazionali. L’esposizione, divisa in 9 sezioni, sfata pregiudizi e luoghi comuni sul continente, come quello che dall’Africa non sia emersa vera e propria arte ma produzioni di generici saperi collettivi. Emergono invece scuole, stili, manufatti del tutto originali.

Leggi il seguito

L’ombra di Franco, girano ancora i libri amputati dalla censura

Per lungo tempo la Spagna ha faticato nell’elaborare gli orrori del passato ma, negli ultimi anni, è riuscita ad affrontare alcune delle sue pagine più dolorose. Ciò che pochi sanno è che uno dei retaggi più controversi del franchismo si estende ancora oggi su uno dei mezzi culturali più diffusi: i libri. Molte opere del mondo ispanico infatti, circolano ancora con le amputazioni volute dai censori franchisti. Oggi che l’estrema destra sta guadagnando terreno con propositi che rimandano indietro nel tempo, ripristinare il passato senza filtri appare di fondamentale importanza.

Leggi il seguito

La fotografa bambinaia che fermava la vita ma restò nell’ombra

Si chiamava Vivian Maier (1926-2009), nata da madre francese e padre austriaco nel Bronx di New York. Una vita che definiremmo solitaria la sua. Certamente eccentrica. Per vivere non fece altro che la tata, cambiando case e quartieri. E ogni volta “imponendo” ai datori di lavoro la presenza delle sue scatole, dove poi sono state ritrovate 100.000 fotografie, alcune ancora nei rullini. Ma non pensò mai di utilizzare la fotografia come mestiere. Nonostante libri, mostre e documentari sulla sua arte e vita, non sapremo mai davvero cosa la spingesse. Forse voleva semplicemente fotografare la vita: fermarla, goderne almeno per un attimo, per lasciarla poi al suo destino.

Leggi il seguito

Messico: forza, paure e ribellioni dietro il movimento #MeToo

La lotta contro le molestie sessuali e le altre forme di violenza subite dalle donne si sta diffondendo anche nel territorio centroamericano. Da troppo tempo la popolazione femminile era costretta al silenzio per paura di un sistema che difende più gli aggressori che le vittime. Tutto ha avuto inizio con un tweet che ha provocato un’ondata di segnalazioni in numerosi settori, dal giornalismo al teatro fino all’ambito accademico. Attraverso i social media si è creato uno spazio utile a esprimersi liberamente e denunciare gli abusi.

Leggi il seguito

Fatimah, l’artista irachena che insegna la libertà alle donne

Come si vive in Iraq nel 2019? Uno sguardo alla vita di tutti i giorni – quella della gente comune – filtrata attraverso gli occhi di un’artista ventiseienne nata in una delle città più conservatrici del Paese. Al di là del conflitto e dello Stato Islamico rimangono altri problemi irrisolti: dispotiche società tribali, oppressione delle donne, settarismo, acqua contaminata, navi che affondano e anarchia generale, situazioni che tengono la vita degli Iracheni continuamente appesa ad un filo.

Leggi il seguito

L’arte che racconta l’inquinamento. Storia da uno slum a Nairobi

Il problema dell’aria inquinata è globale ma certi popoli sono più afflitti di altri. A Mukuru, una delle baraccopoli più grandi del Kenya, il progetto The AIR Network, composto da un gruppo multidisciplinare di ricercatori, si prefigge di lavorare a stretto contatto con la comunità per individuare le fonti del problema, andando oltre i metodi più tradizionali. Sfruttando la creatività grazie all’uso di cinema, teatro, pittura e musica, mira a coinvolgere attivamente la popolazione nel trovare soluzioni realmente applicabili ed efficaci che partano proprio da coloro che vivono il disagio in prima persona.

Leggi il seguito